Il tabagismo è il consumo abituale e prolungato di tabacco, generalmente sottoforma di tabacco da fumo in sigarette. Il tabagismo si associa a diversi disturbi respiratori, cardiocircolatori e gastrointestinali. La gravità è correlata alla quantità di tabacco consumato, alle sostanze contenute, agli additivi usati per la sua concia e alla carta delle sigarette. I danni sono inoltre dovuti ai prodotti della combustione.

La dipendenza include l’intenzione di interrompere il consumo, ma l’incapacità di attuarla. Per i fumatori resistenti si punta a contenere il danno e a individuare le caratteristiche genetiche che influenzano il rischio di dipendenza da fumo di sigaretta e la difficoltà a smettere di fumare. Si potrà così mettere a punto un test genetico che consentirà di intraprendere percorsi terapeutici personalizzati.

Il XIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Tabaccologia (SITAB) ha rappresentato un’occasione per ribadire che il tabagismo va considerato una malattia mortale e non soltanto un fattore di rischio.

In questo XIII Congresso sono stati affrontati alcuni scottanti temi come:

  • i nuovi scenari in tema di tobacco control,
  • l’inquinamento,
  • la ricerca in tabaccologia e in fatto di dipendenza da tabacco,
  • le principali patologie fumo-correlate,
  • le strategie di sostegno al paziente fumatore intenzionato a smettere.

Inoltre è stata messa a fuoco la specificità clinica dei fumatori resistenti, gli irraggiungibili, quelli che proprio non ce la fanno a smettere. Per questi il focus dell’offerta è nella riduzione del danno, argomento dibattuto in una accesa ma costruttiva tavola rotonda. Infine sono stati affrontati gli stili di vita, i sentimenti e i comportamenti legati alle prime sperimentazioni del fumo di tabacco da parte degli adolescenti.

Durante il congresso, è stato eletto Vincenzo Zagà alla presidenza della Società Italiana di Tabaccologia. Zagà, medico pneumologo, già responsabile del Centro Antifumo dell’AUSL di Bologna e giornalista medico-scientifico, succede a Biagio Tinghino, dirigente responsabile UOS Alcologia e Nuove Dipendenze Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze dell’ASST di Vimercate (MB).

«Il messaggio forte scaturito dal Congresso – afferma Zagà – è stato quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) da anni continua a proporre per evitare ciò che chiama Epidemia da Tabacco (Tobacco Epidemic): la lotta al fumo di tabacco come l’intervento di maggiore efficacia in termini di prevenzione primaria delle patologie fumo-correlate».

«Come Società Italiana di Tabaccologia siamo sempre più determinati a diffondere informazioni al pubblico e scambiare esperienze tra noi specialisti. Dobbiamo iniziare a pensare al tabagismo come una malattia mortale e non solo come un fattore di rischio. E per salvarsi la vita esiste un solo modo, smettere di fumare. I costi del tabagismo però non sono solo quelli dei morti precoci e, lo sottolineiamo con forza, evitabili. Ma anche quelli per curare le centinaia di malattie che derivano da questa dipendenza. Si tratta di circa 6,5 miliardi di euro, senza considerare i danni sociali e il carico di sofferenza umana».

«Uno studio del Ministero della Salute inglese, già alcuni anni fa ha dimostrato come un counseling breve, associato all’uso di farmaci di provata efficacia, è capace di salvare molte più vite di altri (e pur importanti) progetti di screening. Ma la chiarezza dei dati scientifici si scontra con l’idea che il fumo di tabacco sia un problema risolvibile con la sola buona volontà e perciò non abbia bisogno di trattamenti e servizi di cura. Mentre smettere di fumare da soli è il metodo più diffuso, ma anche quello meno efficace, che produce un esito dell’1-3% a distanza di un anno, i trattamenti farmacologici riescono ad amplificare fino a decuplicare le percentuali di successo».

La politica di Zagà e della Società per i prossimi anni comprende azioni quali:

  • sollecitare la definizione degli standard per l’accreditamento dei servizi sul territorio nazionale come i Centri Antifumo, stimolare,
  • contribuire alla stesura di linee guida sui trattamenti e di strumenti formativi di tabaccologia,
  • il coinvolgimento di specialisti di tutte le specialità in un fronte comune in una “Alleanza Tobacco Endgame”.

Studio sulle caratteristiche genetiche della dipendenza da fumo

I ricercatori dell’Unità di Epidemiologia Genetica e Farmacogenomica, della Pneumologia e della Chirurgia Toracica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano hanno pubblicato uno studio che ha individuato le caratteristiche genetiche che influenzano, a livello individuale, il rischio di diventare dipendente dal fumo di sigaretta e la difficoltà a smettere di fumare, anche con l’aiuto di una terapia farmacologica. Il test è effettuato a partire da un semplice prelievo del sangue.

In un articolo pubblicato su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature, i ricercatori spiegano che alcuni polimorfismi genetici, ovvero variazioni nel DNA specifiche per ciascun individuo, localizzati nei geni che codificano per i recettori nicotinici, sono risultati associati con il rischio di diventare dipendenti dalla nicotina. In particolare, uno di questi polimorfismi, localizzato nel gene CHRNA5, è risultato essere associato anche con un’aumentata difficoltà a smettere di fumare in pazienti che hanno assunto degli specifici trattamenti farmacologici antifumo e hanno ricevuto un apposito supporto psicologico.

I risultati dello studio hanno anche confermato che smettere di fumare e soprattutto non riprendere non è facile. Infatti, benché poco dopo l’inizio della terapia antifumo oltre il 70% dei soggetti sia riuscito a smettere di fumare, dopo un anno dall’inizio del trattamento, molti soggetti sono ricaduti nella dipendenza da fumo. Soltanto il 47% dei soggetti ha smesso definitivamente.

I risultati dello studio aprono prospettive per migliorare la personalizzazione delle terapie antifumo

«Questi risultati – afferma Francesca Colombo, ricercatrice dell’Unità di Epidemiologia Genetica e Farmacogenomica e coordinatrice dello studio – rappresentano il primo passo verso l’individuazione di un profilo genetico individuale, sulla base del quale si potrà definire un percorso terapeutico di disassuefazione dal fumo il più personalizzato possibile».

Il gene CHRNA5 codifica per una subunità del recettore nicotinico.

Polimorfismi nel gene CHRNA5 sono stati anche collegati alla suscettibilità individuale al cancro polmonare.

«In questo modo si potrà sicuramente aumentare il numero di pazienti che beneficeranno delle varie terapie antifumo disponibili, diagnosticando al meglio la tipologia di fumatore che si rivolgerà a noi, così da aiutarlo concretamente nel suo tentativo di cessazione e riuscire a ridurre al contempo l’incidenza delle malattie fumo-correlate». – conclude Roberto Boffi, responsabile della Pneumologia e del Centro Antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori.

Trattamenti farmacologici per tabagismo e dipendenza da fumo e da nicotina

I trattamenti farmacologici hanno l’obiettivo di aiutare il paziente a smettere di fumare.

Per i fumatori fortemente motivati a smettere, si possono utilizzare sostituti della nicotina:

  • vareniclina (agonista parziale di recettori della nicotina),
  • bupropione cloridrato (antagonista di recettori nicotinici).

È utilizzata anche la somministrazione di nicotina a dosi via via più ridotte. La nicotina è disponibile in forma di cerotti o lozioni transdermici, gomme da masticare, compresse sublinguali o masticabili, spray inalabili.

Altri farmaci impiegati per smettere di fumare sono:

  • Topiramato, anticonvulsivante utile per diverse dipendenze,
  • Nortriptilina cloridrato, antidepressivo triciclico che può ridurre la depressione da astinenza,
  • Clonidina, antipertensivo agonista dei recettori α2-adrenergici utile anche nel trattamento di alcune dipendenze.

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