Rivaroxaban nei pazienti oncologici ha permesso di ottenere tassi significativamente più bassi di recidiva di TEV rispetto all’attuale standard di cura.

rivaroxaban nei pazienti oncologici
Nel corso di sei mesi di trattamento, soltanto il 4% dei pazienti oncologici trattati con rivaroxaban ha presentato recidive tromboemboliche rispetto all’11% di quelli che hanno ricevuto lo standard di cura

Sono stati pubblicati sul Journal of Clinical Oncology i risultati dello studio clinico Select-D, che ha valutato l’effetto di rivaroxaban, un farmaco Bayer inibitore orale del Fattore Xa, sulle recidive di tromboembolismo venoso (TEV) in pazienti con malattia oncologica attiva. I ricercatori hanno riscontrato percentuali significativamente inferiori di recidiva di TEV nei pazienti in terapia con rivaroxaban rispetto a quelli in terapia con dalteparina, un’eparina a basso peso molecolare, attuale standard terapeutico.

In particolare, il tasso di recidiva di TEV a sei mesi è stato dell’11% con dalteparina e del 4% con rivaroxaban. Le percentuali d’emorragia maggiore in entrambi i bracci di studio sono state relativamente basse e in linea con quelle osservate in studi precedenti. I 

risultati dello studio clinico Select-D erano stati presentati al 59° Congresso Annuale della Società Americana di Ematologia (ASH) a dicembre 2017.

Chi ha una malattia oncologica attiva ha un rischio da quatto a sette volte superiore di sviluppare TEV rispetto a chi non la ha; la chemioterapia può ulteriormente aumentare questo rischio fino a sei volte. I casi di trombosi associata a malattia oncologica sono quasi 1/5 dei casi di TEV; la gestione di questa popolazione di pazienti assorbe una quantità significativamente maggiore di risorse sanitarie.

Nello studio Select-D è stato riscontrato che la sopravvivenza complessiva a sei mesi è risultata superiore nei pazienti trattati con rivaroxaban (75%), rispetto a quelli in terapia con dalteparina (70%). Anche se è stato riscontrato un aumento relativo di sanguinamento non-maggiore, clinicamente rilevante, pari a tre volte con rivaroxaban rispetto alla dalteparina, le percentuali d’emorragia maggiore in entrambi i bracci di studio sono state relativamente basse e in linea con quelle osservate in precedenza.

«La pubblicazione di questi risultati fornisce ulteriori evidenze, di cui vi era una grande necessità, su come aiutare al meglio quei pazienti con trombosi associata a malattia oncologica – dichiara Michael Devoy, responsabile Medical Affairs & Farmacovigilanza della Divisione Pharmaceuticals di Bayer. – Siamo impegnati a esplorare migliori strategie terapeutiche per questa popolazione di pazienti, infatti lo studio Select-D fa parte del più ampio programma CALLISTO, attraverso il quale continuiamo ad affrontare alcune delle sfide fondamentali ed evidenze di lacune nel trattamento della trombosi associata a malattia oncologica».

Lo Studio Select-D

Si tratta di uno studio indipendente mirato alla valutazione della terapia anticoagulante in pazienti oncologici selezionati, a rischio di recidiva di tromboembolismo venoso, coordinato dall’Unità Studi Clinici dell’Università di Warwick, Regno Unito.

Lo studio Select-D fa parte del Programma di Ricerca Clinica CALLISTO, che si compone di iniziative d’esplorazione dei potenziali benefici di rivaroxaban nella prevenzione e nel trattamento dell’embolia polmonare (EP) e della trombosi venosa profonda (TVP), note nel loro insieme come tromboembolismo venoso (TEV), in pazienti con diversi tipi di tumore, per ottenere nuove evidenze che aiutino la gestione della trombosi associata alla malattia oncologica.

Questo studio pilota condotto in UK, è uno studio multicentrico, randomizzato, in aperto, che ha reclutato pazienti con malattia oncologica attiva ed embolia polmonare sintomatica o incidentale o trombosi venosa profonda agli arti inferiori sintomatica.  

Sono stati randomizzati 406 pazienti a ricevere per un periodo di 6 mesi le terapie in studio che erano:

  • rivaroxaban (15 mg due volte/die per 3 settimane e successivamente 20 mg una volta/die),
  • o dalteparina, un’eparina a basso peso molecolare (200 UI pro chilo pro die per 1 mese e successivamente 150 UI pro chilo per 2-6 mesi).

La dalteparina viene somministrata con iniezione sottocutanea giornaliera e rivaroxaban viene assunto per via orale.

Lo scopo dello studio era valutare se rivaroxaban fosse un trattamento alternativo efficace per il TEV in pazienti oncologici.

L’endpoint primario era la recidiva di TEV nei sei mesi di studio.

Gli endpoint secondari erano emorragia maggiore ed emorragia non maggiore clinicamente rilevante.

Esiti di efficacia di Select-D

26 pazienti hanno avuto recidiva di TEV (18 con dalteparina, 8 con rivaroxaban).

Il tasso di recidiva di TEV a sei mesi è stato del:

  • 11% (IC al 95% 7-16%) con dalteparina,
  • 4% (IC al 95% 2-9%) con rivaroxaban (hazard ratio –HR- di 0,43, IC al 95% 0,19-0,99).

È stato riscontrato che la sopravvivenza complessiva a sei mesi è risultata superiore nei pazienti in terapia con rivaroxaban, rispetto a quelli trattati con dalteparina, e pari rispettivamente al:

  • 75% (IC al 95% 69-81%),
  • 70% (IC al 95% 63-76%).

Esiti di sicurezza dello studio Select-D

La sicurezza è stata valutata in relazione a emorragia maggiore ed emorragia non maggiore clinicamente rilevante.  

Gli endpoint secondari erano emorragia maggiore ed emorragia non maggiore clinicamente rilevante. La percentuale cumulativa a sei mesi di emorragia maggiore è stata del:

  • 4% (IC al 95% 2-8%) con dalteparina,
  • 6% (IC al 95% 3-11%) con rivaroxaban (HR 1,83, IC al 95% 0,68-4,96).

Le percentuali di emorragia maggiore in entrambi i bracci di studio sono state relativamente basse e in linea con quelle osservate in studi precedenti.

Hanno avuto emorragia maggiore 6 pazienti in terapia con dalteparina e 11 con rivaroxaban.

Hanno poi avuto emorragia non maggiore clinicamente rilevante ulteriori 7 pazienti in trattamento con dalteparina e 25 con rivaroxaban.

La maggior parte degli eventi emorragici hanno interessato il tratto gastrointestinale o il distretto urologico; non vi è stata alcuna emorragia cerebrale.

Il tasso di mortalità durante lo studio è stato alto in ragione della coorte di pazienti oncologici. Durante i sei mesi sono deceduti 104 pazienti (56 in terapia con dalteparina, 48 con rivaroxaban) e le percentuali di sopravvivenza complessiva sono state del:

  • 70% (IC al 95% 63-76%) nel gruppo in terapia con dalteparina,
  • 75% (IC al 95% 69-81%) nel gruppo in terapia con rivaroxaban.

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