AbbVie riceve il parere positivo del CHMP per la nuova combinazione di venetoclax compresse e rituximab come trattamento a durata fissa e senza chemioterapia per i pazienti con leucemia linfatica cronica refrattaria.

Il parere positivo del CHMP si basa sui risultati dello studio clinico di fase III MURANO, che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di venetoclax in combinazione con rituximab rispetto a bendamustina in combinazione con rituximab.

Il profilo di sicurezza della combinazione venetoclax più rituximab è coerente con il profilo di sicurezza conosciuto di entrambi i medicinali in monoterapia.

Venetoclax compresse e rituximab per la leucemia linfatica cronica refrattaria
La combinazione venetoclax compresse e rituximab per la leucemia linfatica cronica refrattaria riceve il parere positivo dal CHMP dell’EMA

AbbVie ha annunciato oggi che il CHMP (Comitato per i medicinali per uso umano, Committee for Medicinal Products for Human Use) dell’EMA (Agenzia europea per i medicinali, European Medicines Agency) ha rilasciato il proprio parere positivo per venetoclax (Venclyxto®) in combinazione con rituximab per il trattamento di pazienti affetti da leucemia linfatica cronica recidivante/refrattaria (LLC r/r), che hanno ricevuto almeno una terapia precedente.

Il parere positivo del CHMP costituisce una raccomandazione scientifica per il rilascio dell’Autorizzazione all’Immissione in Commercio da parte della Commissione europea (CE), che emetterà la sua decisione finale, valida in tutti i 28 Stati membri dell’Unione europea, nonché in Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

Il parere positivo del CHMP si basa sui risultati dello studio clinico di fase III MURANO, che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di venetoclax in combinazione con rituximab rispetto a bendamustina in combinazione con rituximab.

«Lo studio Murano ha dimostrato che venetoclax utilizzato insieme all’immunoterapico rituximab è significativamente più efficace rispetto al classico schema di chemio-immunoterapia bendamustina più rituximab per pazienti con leucemia linfatica cronica recidivati o refrattari – afferma Robin Foà, direttore del Centro di Ematologia, Policlinico Umberto 1, Università “Sapienza” di Roma – Tale associazione permette infatti di aumentare il numero di remissioni complete e il tasso di risposta complessivo, prolungando il tempo di sopravvivenza libero da malattia in tutte le categorie di pazienti, anche quelli con caratteristiche biologiche sfavorevoli. In conclusione, i risultati dello studio dimostrano come un regime terapeutico combinato ‘chemio-free’ riesca a ottenere risultati migliori della chemio-immunoterapia convenzionale».

«La combinazione di venetoclax più rituximab rappresenta un importante progresso per i pazienti affetti da leucemia linfatica cronica recidivata o refrattaria – dichiara Marco Montillo, referente del programma di trattamento dei disordini linfoproliferativi cronici presso l’Ematologia del Grande Ospedale Metropolitano Niguarda – Da quando, solo pochi anni fa, sono state introdotte nell’armamentario terapeutico della leucemia linfatica cronica le nuove molecole, che permettono di evitare l’uso dei chemioterapici, si era sempre ritenuto che quel trattamento non potesse essere sospeso se non per tossicità o recidiva della malattia. Per la prima volta un regime terapeutico che include una nuova molecola, venetoclax, combinato con un anticorpo monoclonale, quindi senza chemioterapia, può essere somministrato per un periodo fisso, ovvero per due anni, alla fine dei quali i pazienti possono interrompere l’assunzione del farmaco. Con questo nuovo trattamento, i pazienti, avranno la fondata speranza di ottenere che la leucemia linfatica cronica da cui sono affetti si riduca a livelli minimi tali da non essere rilevabile dagli attuali strumenti diagnostici. Non possiamo ancora affermare che questo risultato equivalga alla guarigione ma sicuramente si tratta di un importante passo in avanti verso questa direzione».

«Accogliamo con favore il parere favorevole del CHMP. L’associazione di Venetoclax con rituximab rappresenterà una nuova opzione terapeutica di cui presto speriamo possano beneficiare anche i pazienti italiani con leucemia linfatica cronica recidivante/refrattaria. Questo consentirà loro di vivere più a lungo, senza la paura della progressione della malattia e di interrompere la terapia dopo i due anni di trattamento. Si tratta di risultati impensabili fino a soltanto 10 anni fa» – dichiara Felice Bombaci, responsabile AIL pazienti, Associazione Italiana contro le leucemie, linfomi e mieloma onlus.

Lo studio MURANO su venetoclax compresse e rituximab per la leucemia linfatica cronica refrattaria

Lo studio MURANO è una sperimentazione clinica internazionale multicentrica di fase III, condotta in aperto e randomizzata. Ha arruolato in totale 389 pazienti con leucemia linfatica cronica recidivante/refrattaria (LLC r/r) che avevano ricevuto almeno una terapia precedente. Lo studio è stato concepito per valutare l’efficacia e la sicurezza di venetoclax in combinazione con rituximab (n = 194) rispetto a bendamustina in combinazione con rituximab (n = 195). L’età media dei pazienti arruolati nello studio era di 65 anni (intervallo: 22-85).

L’endpoint primario di efficacia era costituito dalla PFS (Progression-Free Survival – tempo in trattamento senza progressione della malattia o morte) valutata dallo sperimentatore (INV,investigator). Ulteriori endpoint di efficacia hanno incluso la PFS valutata da un comitato di revisione indipendente (IRC, independent review committee), il tasso di risposta globale valutato da INV e IRC (definito come risposta completa + risposta completa con recupero incompleto del midollo + risposta parziale + risposta parziale nodulare), la sopravvivenza globale e i tassi di uMRD.

Nel corso dello studio clinico MURANO, la malattia minima residua non rilevabile (uMRD, undetectable minimal residual disease), ovvero la presenza di meno di una cellula di LLC in 10.000 globuli bianchi rimasti nel sangue o nel midollo osseo, in seguito al trattamento, rappresentava un endpoint secondario valutato alla fine della terapia combinata (valutazione a nove mesi).

Venetoclax compresse (Venclyxto)

Venetoclax compresse è un farmaco – il primo della sua classe – che si lega selettivamente alla proteina del linfoma-2 dei linfociti B (BCL-2), inibendola. In alcuni tumori ematologici e in altri tumori cancerosi, la proteina BCL-2 si accumula e impedisce alle cellule tumorali di subire il loro processo naturale di morte o autodistruzione (apoptosi). Venclyxto mira alla proteina BCL-2 e agisce per ripristinare il processo di apoptosi.

Venetoclax è stato sviluppato da AbbVie e Roche e viene commercializzato negli Stati Uniti congiuntamente da AbbVie e Genentech (gruppo Roche), e dalla sola AbbVie al di fuori degli Stati Uniti. Insieme, le aziende sono impegnate nella ricerca sulla proteina BCL-2 e nello studio di venetoclax nel corso di sperimentazioni cliniche condotte su diversi tumori, ematologici e non.

Venetoclax è approvato in oltre 50 Paesi, inclusi gli Stati Uniti. AbbVie, in collaborazione con Roche e Genentech, sta attualmente collaborando con le Autorità Regolatorie di tutto il mondo per rendere disponibile questo medicinale ad altri pazienti idonei che ne hanno bisogno.

Nel 2016 venetoclax è stato approvato dalla CE come monoterapia per il trattamento della

  • leucemia linfatica cronica recidivante/refrattaria (LLC r/r) in presenza della delezione 17p o della mutazione di TP53 in pazienti adulti non idonei o che hanno fallito la terapia con un inibitore della via metabolica del recettore delle cellule B,
  • LLC in assenza della delezione 17p o della mutazione di TP53 in pazienti adulti che hanno fallito sia la chemio-immunoterapia sia un inibitore della via metabolica del recettore delle cellule B.

Se approvata dalla CE, l’associazione venetoclax più rituximab potrebbe essere prescritta a una più vasta popolazione di pazienti con LLC r/r rispetto all’indicazione attualmente approvata nella UE per venetoclax in monoterapia.

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