Il Mycobacterium chimaera è diffuso nell’ambiente, soprattutto nell’acqua (anche potabile). Normalmente non è patogeno, può però provocare pericolose infezioni se introdotto nell’organismo mediante l’inserimento di protesi cardiache o vascolari alle quali può aderire. La contaminazioni può avvenire attraverso l’aerosol formatosi dall’acqua di dispositivi di regolazione della temperatura (Heater-Cooler Devices, HCD) del sangue in circolazione extracorporea durante interventi cardiochirurgici.

I segni dell’infezione compaiono dopo un periodo di incubazione che va dai 3 ai 72 mesi. Comprendono febbre, astenia e calo ponderale.

Non sono note terapie per contrastare l’infezione da Mycobacterium chimaera. La letalità raggiunge il 50% dei casi.

Infezione da Mycobacterium chimaera
Pier Giorgio Scotton è intervenuto al XVII Congresso Nazionale SIMIT sul tema dell’emergenza per i casi di infezione da Mycobacterium chimaera

L’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha diffuso un protocollo specifico per l’identificazione dei casi con test di laboratorio e test ambientale, per il quale ha indicato la metodologia. A fine 2016, ha emanato un altro Rapid Risk Assessment europeo, descrivendo nuove misure preventive come la collocazione degli Heater-Cooler Devices fuori dalla sala operatoria.

Le infezioni da Mycobacterium chimaera in Italia

«Il problema del batterio chimera è noto da qualche anno – spiega Pier Giorgio Scotton, Responsabile delle Malattie Infettive dell’Ospedale di Treviso e membro SIMIT. – Agli ospedali di Treviso e Vicenza lo abbiamo evidenziato già all’inizio del 2017. L’infezione causata da questo batterio è difficile da diagnosticare, perché il tempo dell’incubazione è spesso molto lungo. Se un soggetto sta bene, non esistono test per stabilire se il paziente ha contratto l’infezione. Il test può essere fatto solo su pazienti sintomatici, ossia che stiano male da settimane o mesi con febbre, spossatezza, alterazioni importanti degli esami del sangue: in tal caso, si devono rivolgere a centri specializzati di malattie infettive. Il batterio deve essere cercato con la massima caparbietà possibile».

Dopo la scoperta del gennaio 2017 sono stati adottati i primi provvedimenti. È stato immediatamente attivato un gruppo di lavoro regionale che ha prodotto un documento in comune tra la regione Veneto e la regione Emilia-Romagna nella gestione della diffusione del Mycobacterium chimaera nelle sale operatorie di cardiochirurgia. È stato deciso di inviare ai pazienti operati dal 2010 in poi una scheda informativa, che invita i pazienti con disturbi a recarsi presso i reparti di malattie infettive. Adesso è necessario fare un accurato monitoraggio a livello nazionale anche degli altri centri in modo tale da fare una cernita precisa dell’impatto di questa malattia.

«Adesso bisogna mettere in sicurezza le sale operatorie del resto d’Italia: o lasciando fuori dalle sale operatorie le macchine incriminate o sigillandole.» – conclude Pier Giorgio Scotton, intervenuto al XVII Congresso Nazionale SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Torino, 2-4 dicembre 2018).

I costruttori di dispositivi di riscaldamento/raffreddamento hanno emanato avvisi di sicurezza modificando le Informazioni di utilizzo (IFU) e hanno fornito raccomandazioni per le corrette operazioni di pulizia e disinfezione.

Il Ministero della Salute, nell’ambito del PNCAR (Piano Nazionale di contrasto dell’antibiotico-resistenza) 2017-2019, ha avviato attività di valutazione del rischio con l’obiettivo di emanare raccomandazioni specifiche.

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