Tra infezioni odontoiatriche e diabete esiste una doppia correlazione: è stato riscontrato che mantenere la salute della bocca può contribuire al controllo della glicemia nei pazienti con diabete, mentre nelle persone con problemi al cavo orale il rischio di sviluppare il diabete è aumentato.

Tra infezioni odontoiatriche e diabete esiste una doppia correlazione: la salute della bocca contribuisce a migliorare il controllo della glicemia, mentre le parodontopatie aumentano il rischio di sviluppare il diabete
Ugo Covani sottolinea che tra infezioni odontoiatriche e diabete esiste una doppia correlazione: la salute della bocca contribuisce a migliorare il controllo della glicemia, mentre le parodontopatie aumentano il rischio di sviluppare il diabete

«Da sempre il paziente diabetico ha rappresentato un problema per i dentisti per il rapporto bidirezionale che esiste con le infezioni del cavo orale: da una parte, il diabete favorisce le infezioni, e le patologie odontoiatriche sono per la maggior parte infettive; dall’altra, le patologie infettive del cavo orale nel paziente diabetico creano scompenso al metabolismo, ossia rendono più difficile l’equilibrio della glicemia. Il rischio di sviluppare la malattia cresce sino al 30% per coloro che soffrono di problemi parodontali. Per questo è necessario definire e razionalizzare l’approccio da parte di tutti gli operatori dello studio odontoiatrico» – dichiara Ugo Covani, direttore dell’Istituto Stomatologico Toscano (Centro di Odontoiatria della Casa di Cura San Camillo, Forte dei Marmi).

Numerose ricerche scientifiche, infatti, mostrano che il corretto trattamento della parodontopatia non ha benefici diretti soltanto sul cavo orale, ma induce un migliore controllo del diabete a livello sistemico, riducendo, per esempio, il rischio di complicanze cardiovascolari.

In ragione di queste considerazioni, gli odontoiatri devono conoscere il diabete e tutte le precauzioni che il paziente richiede in corso di trattamento odontoiatrico. Le manifestazioni orali della malattia diabetica rivestono inoltre un importante ruolo dell’odontoiatra nella diagnosi precoce e nella motivazione del paziente diabetico e da questo nasce l’importanza di un costruttivo rapporto fra odontoiatra e diabetologo.

L’odontoiatria nel paziente diabetico. Dalle correlazioni fra infezioni orali e diabete alle problematiche del trattamento nelle varie discipline odontoiatriche” è stato il tema del VI Congresso dell’Istituto Stomatologico Toscano (Viareggio, 25 – 26 gennaio 2019).

Diffusione del diabete

Il diabete è una delle più comuni malattie croniche ed è caratterizzato da una crescita inarrestabile in tutto il mondo, conseguente ai mutati stili di vita. Ha già una diffusione epidemica e si candida a diventare una catastrofe sanitaria globale.

In Italia i casi noti di diabete nel 1985 erano circa 1,5 milioni, ora si avvicinano ai 4 milioni, quindi sono più che raddoppiati in 30 anni. In soli 10 anni poi si è passati da una prevalenza del 5,1% (2007) al 6,34% (rapporto Arno Diabete 2017): si è avuto un incremento del 24% su scala nazionale. Tuttavia, stime affidabili arrivano al 20% di casi di sommerso (in pratica un caso di diabete su 5 sarebbe non diagnosticato e non riconosciuto): ciò significherebbe una prevalenza di questa condizione nel nostro Paese all’8% circa. Il che, tradotto in cifre, equivale a una popolazione di 4 milioni di persone con diabete in Italia ai quali si deve aggiungere 1 milione di diabetici che ignorano la loro condizione.

Nel mondo, vi sono 415 milioni di persone adulte affette da diabete; nel 2040 si stima diventeranno 642 milioni (10,4% prevalenza).

In Europa, sono circa 60 milioni, nel 2040 la stima è di 71 milioni (prevalenza 10,7%). Globalmente, a essere interessata dal diabete sarebbe una persona su undici; in un caso su due (sempre su scala mondiale) questa condizione non è diagnosticata.

Conseguenze del diabete

Nel 2015, il diabete ha causato direttamente o come comorbilità circa 75.000 decessi.

In Italia, tra le persone con diabete il tasso di ricoveri è il doppio di quelle non affette da questa condizione e la degenza media per una persona di diabete è in media di un giorno più lunga rispetto ai pazienti non diabetici.

Il costo complessivo per il monitoraggio e la cura di queste persone è il doppio dei soggetti non diabetici.

L’8% del budget sanitario italiano è investito nel diabete e più del 50% dei costi è dovuto alle ospedalizzazioni relative al trattamento delle complicanze croniche. La presenza di diabete è responsabile di un eccesso di 12.000 ricoveri ogni 100.000 persone nel corso di un anno. Inoltre, più di 50 milioni di euro ogni anno vengono spesi in Italia per ricoveri causati da una grave ipoglicemia.

Diffusione e prevenzione delle patologie paradontali

Circa l’80% della popolazione adulta mondiale al di sopra dei 30 anni di età è affetta da forme di gengivite più o meno diffuse, tradotto in cifre significa che circa 750 milioni di persone soffrono di una patologia gengivale.

Diventa pertanto fondamentale sensibilizzare sempre di più pazienti e medici nei confronti del diabete e creare una rete di sentinelle che possano intercettare la patologia.

«Da anni ormai l’Istituto Stomatologico Toscano, Fondazione per la ricerca, svolge ricerca in ambito di correlazione tra diabete e patologia orale – dichiara Simone Marconcini, coordinatore del Gruppo di Ricerca dell’Istituto Stomatologico Toscano. – L’idea è che in un quadro così allarmante, la parola d’ordine debba essere sempre di più multidisciplinarietà, al fine di creare percorsi diagnostico-terapeutici condivisi con tutti i professionisti della Sanità. Abbiamo focalizzato la nostra attenzione in ambito OralHealth, nello studio quindi delle correlazioni esistenti tra salute orale e salute sistemica. Siamo agli albori di una nuova era in cui la promozione della salute sarà più importante della riduzione della malattia. OralHealth è un dittico che significa magnificazione di quello che c’è già: potenziamento delle difese endogene, implementazione e integrazione dei sistemi fisiologici che regolano l’equilibrio dinamico della salute orale».

«Essere in grado di eseguire una valutazione del paziente non soltanto da un punto di vista della salute orale, ma anche in modo più ampio è ciò che si richiede oggi alla figura dell’igienista dentale – aggiunge Annamaria Genovesi, professore straordinario Università Guglielmo Marconi di Roma e responsabile del Servizio di Igiene e Prevenzione orale dell’Istituto Stomatologico Toscano. – La saliva è il target di nuove ricerche e negli ultimi anni ha assunto un ruolo di primissimo piano nella diagnosi di numerose patologie. Un semplice test salivare, come un banale tampone, assolutamente non invasivo, può infatti portarci moltissime informazioni sullo stato di salute del paziente. Ad esempio, è in grado di darci una valutazione dei livelli di stress ossidativo del paziente; lo stress ossidativo è un marker di estrema attualità che rientra a pieno titolo nella eziopatogenesi di numerose patologie, tra cui la malattia parodontale, il diabete, la cardiopatia ischemica. La missione di odontoiatri e igienisti è dunque quella di sensibilizzare sia i pazienti che la stessa classe medica, troppo spesso non a conoscenza di queste informazioni, al fine di creare percorsi diagnostico-terapeutici multidisciplinari, condivisi con tutti gli operatori che gravitano all’interno delle professioni sanitarie».

Prevenzione orale

Le prime forme di prevenzione da adottare sono un costante controllo e una particolare cura nella pulizia dei denti.

I primi segni di disturbi gengivali includono rossore o gonfiore delle gengive, sanguinamento o comparsa di sangue dopo l’uso dello spazzolino, denti all’apparenza più lunghi e spazi più ampi tra i denti. Indipendentemente dalla comparsa o meno di questi sintomi, sarebbe necessario recarsi dal dentista e/o dell’igienista dentale due volte all’anno. Inoltre, seguendo i consigli del proprio igienista, sarebbe auspicabile lavarsi i denti almeno due volte al giorno con una media di spazzolamento corretto di almeno 4 minuti, contro gli attuali 30 secondi che è riscontrato nella media della popolazione italiana. Come riscontrato dai professionisti del settore, l’igiene interdentale pulisce l’85% del cavo orale, mentre il semplice spazzolino solamente il 60%.

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