La sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS) è un disturbo del sonno caratterizzato, sul piano fisiopatologico, da episodi ripetuti di ostruzione parziale (ipopnea) o completa (apnea) delle prime vie aeree. Questi episodi si associano a cadute fasiche dell’ossiemia e conseguenti desaturazioni di ossigeno dell’emoglobina arteriosa.

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno è un disturbo del sonno associato a russamento e a sonnolenza diurna
La sindrome delle apnee ostruttive del sonno è un disturbo del sonno associato a russamento e a sonnolenza diurna

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno, sul piano clinico, è spesso caratterizzata da sonnolenza diurna e/o alterazioni delle performace diurne e russamento notturno. A volte, si associa a insonnia.

Le OSAS si classificano in base al grado di gravità stabilito mediante polisonnigrafia, esame in grado di misurare diversi parametri durante il sonno e di registrare il numero di apnee e di ipopnee. Il numero di apnee o ipopnee in un’ora è chiamato indice di apnea-ipopnea (AHI). Un AHI fino a 5 può essere di comune casualità. Da 5 a 14 con saturazione di ossigeno di almeno 86% indica una sindrome di grado lieve, da 15 a 30 con saturazione di ossigeno tra l’80 e l’85% indica un grado moderato, oltre 30 con saturazione di ossigeno inferiore a 80% indica un grado severo.

Fattori di rischio

Anomalie anatomiche del naso, della bocca o della gola che determinano il restringimento del calibro delle vie aeree superiori sono alla base della sindrome delle apnee ostruttive del sonno.

Ipertensione, sovrappeso e obesità, fumo e consumo eccessivo di alcool o di sedativi sono fattori che favoriscono questa condizione.

Conseguenze delle apnee ostruttive nel sonno

Durante l’apnea, il livello di ossigeno nel sangue scende e si attivano dei meccanismi infiammatori che alterano, tra l’altro, anche il metabolismo glucidico. aumenta quindi il rischio di sviluppare diabete o malattie cardiovascolari importanti. Le OSAS arrivano a interessare il 50-60% dei pazienti con diabete e sembrano associate a un aumentato numero di ictus e morti improvvise.

La sonnolenza diurna, dovuta al peggioramento della qualità del sonno, può causare difficoltà di concentrazione, alterazioni dell’umore e della memoria fino a veri e propri colpi di sonno.

La prevalenza elevata di sindrome delle apnee ostruttive del sonno riscontrata negli studi epidemiologici più recenti è dovuta sia alla nuova modalità più sofisticata di fare diagnosi, sia al maggior numero di casi di obesità che ha modificato il bacino di utenti. Si è anche ampliato il panorama dei soggetti. Il paziente tipo non è più soltanto l’uomo di mezza età sovrappeso. Le donne sono maggiormente coinvolte, sebbene manifestino i sintomi in maniera diversa: generalmente non sono assonnate durante il giorno, ma soffrono di insonnia.

L’incremento di casi preoccupa da tempo medici di base, pneumologi, otorini, neurologi e anche dentisti. La bocca è infatti lo specchio della salute: tra le malattie su cui l’odontoiatra può dare un contributo nella cura e nella prevenzione, ci sono proprio le apnee notturne.

Il ruolo degli odontoiatri nella prevenzione e nel trattamento della sindrome delle apnee ostruttive del sonno

Il ruolo degli odontoiatri in questo ambito è ben codificato, poiché, su richiesta del Ministero della Salute, sono state redatte apposite Linee Guida.

«L’odontoiatra interviene sulle apnee notturne lungo due direttrici – spiega Marzia Segù, Coordinatore didattico di sezione del Corso di Laurea di Igiene Dentale all’Università di Pavia. – Anzitutto, dall’anamnesi del singolo ha una funzione di screening: può capire se il paziente russa, se ha sonnolenza diurna, se smette di respirare durante la notte. Ciò consente di intercettare i pazienti non ancora diagnosticati. Il secondo compito è di tipo terapeutico: negli ultimi anni sono stati messi a punto dei dispositivi intra-orali (i MAD, Mandibola Advanced Device), che ci consentono di trattare e tentare di risolvere questa patologia dopo l’esame polisonnografico prescritto dallo specialista».

Mandibola Advanced Device

I MAD si candidano a diventare delle valide alternative alle attuali possibili soluzioni, le CIPAP, delle maschere attaccate a un compressore che prende l’aria dall’ambiente e la inala forzosamente per le vie respiratorie.

I MAD, in quanto apparecchi intra-orali, permettono di ridurre le apnee e sono facilmente trasportabili (sono simili a un byte).

Fino ad AHI 30 il dispositivo intra-orale dà ottimi risultati: elimina la sonnolenza diurna e i malumori, aumenta la produttività, e genera benefici sul piano medico. Può essere utile anche nei casi severi, riducendo comunque il numero di apnee.

«Il ruolo dell’odontoiatra si rivela determinante soprattutto per i casi moderati – aggiunge Marzia Segù. – Nei casi più severi, i soggetti sono già consapevoli della loro condizione. Laddove però persiste il sommerso e la trascuratezza, o nei casi in cui si cercano dispositivi meno invasivi, l’odontoiatra può risultare una delle figure di riferimento».

Marzia Segù

L’importanza dell’approccio multidisciplinare nella diagnosi e nel trattamento della sindrome delle apnee ostruttive del sonno

«Nella sezione dell’anamnesi è importante un approccio multidisciplinare e collaborativo con l’otorino, che permette una valutazione delle sub-stenosi delle prime vie aeree, eseguendo una rinofibroscopia con valutazione degli spazi respiratori, effettuando così una stretta collaborazione tra otorino e dentista per il prosieguo terapeutico combinato» – aggiunge Dario Granata otorinolaringoiatra dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma.

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