L’interesse verso gli integratori alimentari continua a crescere su tutti i fronti: cresce la fiducia dei consumatori (oltre 32 milioni in Italia), della scienza e di medici e farmacisti. Com’è cambiato il mondo degli integratori negli ultimi anni, quali sono i problemi risolti che hanno fatto da volano e quali gli ostacoli ancora da superare?

Lo abbiamo chiesto a Marco Fiorani, al suo terzo mandato da Presidente per Federsalus, l’associazione italiana che rappresenta circa 200 aziende nazionali e multinazionali e l’intera filiera industriale degli integratori alimentari.

Marco Fiorani terza volta presidente Federsalus Tiziana Azzani
Marco Fiorani, per la terza volta eletto Presidente Federsalus

Qual è la situazione degli integratori alimentari in Italia e nel mondo?

Lo scenario mondiale è articolato con marcate differenze tra USA, Europa ed Asia e spesso anche tra paesi della stessa regione.

A livello europeo il processo di armonizzazione si è scontrato con tradizioni di consumo, attitudini e regolamentazioni locali consolidate restie a cedere il passo. Ne sono un esempio le notevoli difficoltà di applicazione delle disposizioni comunitarie su Health Claims e Mutuo Riconoscimento tra i diversi paesi.

L’Italia è il principale mercato a valore in Europa per dimensione e crescita (23%) seguito da Germania (13%) Francia (9%) e UK (8%). Con 3,3 miliardi di euro e un trend positivo di +5%, lievemente in flessione rispetto all’anno precedente (+6,7%). Possiamo dire che il mercato italiano è ormai entrato nella fase di maturità, vista la diffusione dei consumi su oltre i due terzi della popolazione adulta, la crescente segmentazione per genere, età, specifici bisogni o frequenza d’uso (maxi-formati) e l’affermazione di brand, insieme a tassi di crescita dimezzati.

Elementi peculiari del mercato italiano sono anche la distribuzione prevalente attraverso le farmacie e il ruolo del medico. In farmacia gli integratori rappresentano la maggiore quota a valore dopo il farmaco da prescrizione e il medico è determinante nel processo d’acquisto di alcune importanti categorie di integratori. Il numero delle prescrizioni di integratori è aumentato in due anni del 28%, grazie al contributo soprattuto dei medici di medicina generale, pediatri, ortopedici e ginecologi. A questi, anche se più timidamente, si aggiungono oculisti, neurologi e urologi.

Integratori nella pratica clinica- da IV indagine di settore Federsalus Tiziana Azzani
Integratori nella pratica clinica (tratto dalla IV indagine di settore condotta dal Centro Studi Federsalus)

Quali sono i traguardi raggiunti, e quali gli ostacoli ancora da superare?

FederSalus ha tracciato le linee guida ufficiali sulla qualità dei prodotti e ottenuto il riconoscimento formale di specifiche GMP; è interlocutore di riferimento delle autorità tecniche e politiche nazionali ed europee, è presente a Bruxelles nel board di EHPM (European Health Products Manufacturers) ed ha strutturato una visione chiara e condivisa del progetto associativo per sostenere lo sviluppo del settore.

Consideriamo, tuttavia, tutto questo non un traguardo ma un mezzo per rappresentare autorevolmente a livello europeo le istanze del nostro settore e contribuire a creare le condizioni per lo sviluppo industriale a lungo termine in risposta ai moderni bisogni di salute della popolazione, cioè la prevenzione primaria, per stare bene il più a lungo possibile.

Resta comunque la necessità che l’integratore venga riconosciuto nella sua specifica identità, ruolo, funzioni, profili di efficacia e sicurezza, diversi e complementari ad alimenti e farmaci, perché possa sviluppare le sue potenzialità.

Qual è la principale carenza delle aziende di integratori in Italia?

Il comparto italiano degli integratori è molto articolato e frammentato in imprese medio-piccole che competono con grandi multinazionali. La carenza più insidiosa per le aziende del settore a mio parere non è tanto nella dimensione, nelle competenze o nei mezzi disponibili – che pure è notevole in molti casi – quanto nella loro visione di breve o lungo termine. Alcune aziende tendono a sbilanciarsi sulle opportunità di breve termine, rischiando di trovarsi impreparate al cambiamento che inevitabilmente arriverà.

Esiste anche un altro tema di ordine generale, che è tipico dell’imprenditoria nazionale e che interessa anche il nostro settore: la riluttanza a fare squadra per affrontare, ad esempio, i mercati esteri. Per sostenere la presenza delle nostre aziende all’estero, FederSalus organizza “partecipazioni collettive” nei principali eventi internazionali e “Padiglioni Italia” con la collaborazione dell’Agenzia ICE  (Italian Trade & Investment). Queste iniziative permettono di fare sistema con le Istituzioni e sfruttare al meglio le opportunità offerte dai mercati esteri.

Per prospettare agli operatori italiani le moderne opportunità e modalità di approccio del mercato asiatico, a fine gennaio FederSalus ha anche organizzato in collaborazione con l’Istituto di Commercio Estero ed i Ministeri dello Sviluppo Economico e degli Affari Esteri un evento-incontro a Milano con i vertici di Alibaba, il principale portale di vendita online in Asia.

Quali obiettivi si propone durante il suo mandato e come intende raggiungerli?

FederSalus ha avviato un progetto di vision e di creazione di una comune identità di comparto – con il contributo attivo di un pool di primarie aziende e un advisor internazionale – che ha tracciato un percorso basato sulla qualità del prodotto per l’affermazione dell’integratore come presidio della salute, e che si sviluppa in tre fasi:

  • consolidare una filiera industriale di qualità riconoscibile – dalla formulazione al laboratorio, dalla produzione alla validazione dell’efficacia del prodotto secondo criteri specifici rispetto all’alimento e al farmaco;
  • realizzare un’informazione efficace e corretta a medici, farmacisti e consumatori;
  • promuovere l’integratore in prevenzione primaria e nel sostegno ai SSN.

FederSalus si sta strutturando per sostenere e valorizzare la filiera produttiva e l’internazionalizzazione delle imprese italiane verso nuovi mercati geografici, in particolare in Est Europa e Asia, dove la qualità e l’innovazione italiana hanno un valore riconosciuto e distintivo.

Realizzare ognuno di questi obiettivi è un passo avanti per rappresentare con forza e autorevolezza le istanze del comparto nelle sedi politiche e tecniche italiane ed europee.

Se avesse la bacchetta magica, come la userebbe?

Userei la bacchetta magica innanzitutto per superare l’attuale Regolamento Claims, che è stato pensato per gli alimenti di uso corrente e come tale si è rivelato fallimentare applicato agli integratori. Occorre invece una regolamentazione capace di valorizzare la specifica identità, il ruolo e le funzionalità degli integratori, di stimolare investimenti in R&S, le buone pratiche di laboratorio, di produzione e di validazione dell’efficacia in una prospettiva comunitaria per lo sviluppo di un vero e proprio mercato europeo della salute, prevenzione e benessere in sinergia e a complemento del farmaco.

 

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