Il biotech, e in particolare la cell & gene therapy, vivono un momento storico di grande successo, che potrebbe portare a nuove opportunità di sviluppo per l’industria italiana, con ricadute positive sulla ricerca per gli unmet needs.

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Riccardo Palmisano, Presidente di Assobiotec, durante la keynote lecture in AFI Scientifica

Il panorama del biotech per quanto riguarda la cell & gene therapy si è radicalmente modificato. Ne parla Riccardo Palmisano, invitato da AFI Scientifica a tenere una keynote lecture sul tema il 4 aprile a Milano. Lo storytelling del Presidente di Assobiotec parte dai primi approcci clinici messi in atto dalle aziende biotecnologiche con la terapia genica. E passa per la narrazione emotivamente densa di Strimvelis, il farmaco per ADA-Scid sviluppato dalla partnership di successo fra TIGET San Raffaele e Glaxo Smith Kline.
Da allora, il biotech non si è più fermato. Da appannaggio per pochi, piccoli spin-off per lo più universitari, si è trasformato in un business molto promettente, capace di attrarre finanziamenti cospicui e di guidare uno degli aspetti più interessanti dell’innovazione tecnologica.
Attualmente ci sono circa 900 aziende globalmente operanti nel settore della cell & gene therapy. Un potenziale produttivo enorme che ci autorizza a pensare positivamente.
Palmisano identifica i tre eventi che hanno segnato il percorso vincente del biotech: regolatorio puntuale, grandi acquisizioni e cospicui investimenti.

Gli ingredienti del successo della cell & gene therapy

Le storiche approvazioni da parte di FDA delle prime tre terapie CAR-T (Kymriah, Yescarta, Luxturna) hanno dato l’impulso decisivo per lo sviluppo della cell & gene therapy. In particolare, il CAR-T diretto contro il CD19 ha permesso di salvare la vita al 60% dei pazienti cui è stato somministrato. Bambini e giovani adulti che, a seguito dell’insuccesso della chemioterapia e del fallimento del trapianto di midollo osseo, sarebbero andati incontro a morte certa. Se, per quanto riguarda Luxturna, non possiamo parlare di patologia life threatening, si tratta comunque di un farmaco che permette di salvare la vista dei pazienti affetti da malattie rare ereditarie della retina che porterebbero alla cecità.
Ma i nostri anni sono anche il tempo dell’M&A, delle grandi acquisizioni, dei big che si fanno bigger. Palmisano ricorda il caso di Gilead, che ha comprato la sola pipeline di Kite per 12 miliardi: un player di dimensioni contenute su cui la biotech company californiana ha puntato gli occhi, attratta dalle enormi potenzialità.
E poi gli investimenti, raddoppiati fra il 2016 ed il 2017 e ancora raddoppiati dal 2017 al 2018. Risorse che hanno finanziato i costosissimi studi che hanno, a loro volta, portato allo sviluppo dei farmaci oggi approvati e gettato le basi per nuove terapie del prossimo futuro.

I costi della cell & gene therapy: approccio outcome-based e savings

Numeri alla mano, la cell & gene therapy pone un serio problema di sostenibilità. Un fattore che impatta in maniera molteplice sulle possibilità di finanziamento delle terapie da parte dei Governi. E che potrebbe scaturire in una decisa restrizione nell’accesso alle cure.
Su questo tema il Presidente di Assobiotec e CEO di MolMed invita a riflettere senza pregiudizi, sottolineando i costi ingenti che impegnano le aziende biotecnologiche e i rischi associati a questo tipo di investimenti.
Occorre, replica Palmisano, considerare le importanti possibilità di guarigione offerte da queste terapie, ad oggi game changing nelle patologie per le quali sono state sviluppate. E non sottovalutare i costi evitati grazie al loro utilizzo. Confrontando i costi del trapianto di cellule staminali del midollo osseo (pari a circa 200-300.000 euro) con quelli della terapia CAR-T (400.000 euro circa) potremmo scoprire che le differenze non sono poi così evidenti. Tenuto anche conto del fatto che il trapianto di midollo richiede assistenza sanitaria che va al di là della sola procedura. E che comporta seri rischi di reazioni quali la GVHD, sia acuta che cronica e di infezioni severe, con un costo di gestione stimato pari a circa 200-500.000 euro.

Il tema della proprietà intellettuale

Attualmente la terapia CAR-T è indicata come trattamento di terza linea per alcuni tumori liquidi e sono circa 1.000 i pazienti in Italia candidati a riceverla. Ma in futuro le cose potrebbero cambiare e la cell & gene therapy potrebbe diventare terapia di prima linea per altre patologie tumorali, anche solide. A questo punto la questione della sostenibilità potrebbe trasformarsi in un fattore limitante l’accesso alla terapia. La probabilità che ciò accada è elevata. Fortunatamente, se questo significa la guarigione per più pazienti, ma con un costo impattante sulla spesa pubblica.
Per risolvere, almeno in parte, questo problema, una delle proposte è quella di sviluppare delle cell factories autonome negli ospedali autorizzati a gestire la terapia CAR-T. Questo permetterebbe ai centri di ricerca di svincolarsi dall’industria farmaceutica. Per questa ragione, nell’ottica di prevedere un piano di sostenibilità sulla spesa futura, lo Stato guarda con interesse al finanziamento dell’attività delle cell factories nella produzione dei linfociti modificati. Ma il cosiddetto CAR-T di Stato viene da più parti considerato difficilmente realizzabile ai costi stimati da AIFA (circa 30.000 euro a paziente).
Attualmente sono 12 le cell factories autorizzate sul territorio italiano, fra cui quella dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma.
L’idea del CAR-T di Stato si fonderebbe sul presupposto della debolezza del brevetto e dunque della sua superabilità. CAR-T è infatti una procedura basata sull’impiego di cellule umane (ovviamente non brevettabili) prelevate, ingegnerizzate e reinfuse nel paziente.
Mentre imperversa il dibattito su come sia più giusto affrontare il tema della sostenibilità economica nel lungo periodo e sulla gestione degli effetti collaterali del CAR-T (il più pericoloso dei quali è la sindrome da rilascio delle citochine), attendiamo a breve l’approvazione nel nostro Paese delle prime terapie CAR-T, prevista fra l’estate e l’inizio dell’autunno.

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