Il diabete autoimmune latente dell’adulto è una forma di diabete che si manifesta dopo i 30 anni, che non necessita di trattamento insulinico per almeno 6 mesi dopo la diagnosi e che è caratterizzato da positività per anticorpi anti GADA e/o anticorpi verso β-cellule.

Il LADA (diabete autoimmune latente dell’adulto) è caratterizzato da lenta evoluzione verso l’insulino-dipendenza e da positività per anticorpi anti GADA e/o anticorpi verso β-cellule
Il LADA (diabete autoimmune latente dell’adulto) è caratterizzato da lenta evoluzione verso l’insulino-dipendenza e da positività per anticorpi anti GADA e/o anticorpi verso β-cellule

Il diabete mellito di tipo 1 è una malattia su base autoimmune causata presumibilmente  da fattori ambientali in presenza di una condizione di suscettibilità genetica. Il diabete di tipo 1 è caratterizzato dall’infiammazione e dalla distruzione progressiva delle beta-cellule del pancreas. Quando il numero di beta-cellule è insufficiente a fornire una concentrazione di insulina adeguata a controllare la glicemia, si manifesta il diabete di tipo 1. Questo avviene sotto i 30 anni, più frequentemente nell’infanzia o nell’adolescenza; se invece la malattia si sviluppa in età maggiore, si ha diabete autoimmune latente dell’adulto (LADALate Autommune Diabetes in Adults).

Inizialmente, il diabete autoimmune latente dell’adulto appare spesso come diabete mellito di tipo 2, cioè come una forma di resistenza all’insulina. Si stima che il 5-12% dei pazienti inizialmente diagnosticati come diabetici di tipo 2, sia in realtà affetto da LADA. Quindi questi pazienti ricevono diagnosi e trattamenti terapeutici errati, manifestando  complicanze dovute proprio all’inadeguatezza delle cure.

Caratteristiche del diabete autoimmune latente dell’adulto

Il LADA è una forma di diabete autoimmune dell’adulto caratterizzato da lenta evoluzione verso l’insulino-dipendenza. È una patologia complessa e articolata, molto eterogenea e quindi difficile da riconoscere, troppo spesso non curata adeguatamente con conseguenze significative per il paziente e per la sua qualità di vita.

Questa condizione è più eterogenea rispetto al diabete autoimmune giovanile e condivide caratteristiche cliniche e metaboliche sia con il diabete di tipo 2 sia con quello di tipo 1.

Diagnosi e trattamento del LADA

I pazienti affetti da LADA ricevono quindi spesso un’errata diagnosi di diabete di tipo 2 e vengono indirizzati a un percorso terapeutico non corretto che include una dieta alimentare specifica, attività fisica e un trattamento con ipoglicemizzanti orali, che però nel lungo periodo non risultano efficaci. Al contrario, nell’arco di 2-6 anni il controllo metabolico del diabete risulta non ottimale portando ad un deterioramento della funzione β-cellulare e alla necessità di introdurre la terapia insulinica.

Sebbene ad oggi non sia ancora chiaro quale sia l’atteggiamento terapeutico più appropriato per questa forma di diabete, è certo che un intervento terapeutico ideale dovrebbe non soltanto favorire un precoce e duraturo mantenimento del compenso glicemico, ma agire con azione protettiva sul patrimonio β-cellulare residuo e mostrare una sicurezza ed efficacia cardiovascolare al fine di evitare o ridurre la progressione delle complicanze micro e macro-vascolari del diabete.

«Gli aspetti epidemiologici, genetici e fisiopatologici di questo tipo di diabete non sono completamente chiariti: il problema principale del LADA è rappresentato dall’assenza di un algoritmo diagnostico terapeutico standardizzato e dalla mancanza di linee guida specifiche che ne definiscano il management ed il gold standard terapeutico – commenta Paolo Pozzilli, professore ordinario di Endocrinologia e Diabetologia presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma. – Un approccio personalizzato alla terapia è necessario per ottenere un controllo metabolico ottimale e ridurre il rischio di complicanze del diabete a lungo termine».

«I recenti dati riguardanti l’uso di farmaci innovativi, come gli inibitori di SGLT-2 e gli agonisti del recettore del GLP-1, aprono la strada verso nuove opzioni terapeutiche che possono migliorare il controllo glicemico, preservare la funzione delle cellule beta e, non da ultimo, agire prevenendo potenzialmente lo sviluppo e la progressione delle complicanze cardio-renali anche in questa forma di diabete, così come recentemente dimostrato nei pazienti affetti da diabete di tipo 2» – aggiunge Pozzilli.

Preparazione delle prime linee guida internazionali specifiche per il trattamento del diabete autoimmune latente negli adulti

L’Università Campus Bio-Medico di Roma ha ospitato sette tra i maggiori esperti mondiali sulla diagnosi e terapia del LADA che hanno lavorato alla stesura delle prime linee guida internazionali per il trattamento di questa patologia. L’incontro per la discussione del primo documento di consenso per il trattamento del diabete autoimmune latente negli adulti è stato realizzato grazie alla collaborazione e al supporto incondizionato di AstraZeneca Italia che ha deciso di sostenere il lavoro degli specialisti al di là del proprio ambito di ricerca e cura di riferimento.

«È un segnale importante – commenta Pozzilli – che speriamo ci consenta di poter rispondere presto alle necessità di cura dei pazienti affetti da LADA».

L’obiettivo è quello di fornire un miglioramento delle attuali conoscenze sul LADA, focalizzandone le reali lacune nella diagnosi e nella gestione e approfondendo i nuovi approcci terapeutici e le prospettive future per un trattamento sempre più personalizzato che tenga conto del fenotipo della malattia, delle condizioni del paziente e del rischio cardiovascolare.

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