Gli ospedali rappresentano la voce principale della spesa di cura nella sanità europea e sono sotto pressione per rispondere a una popolazione che sta invecchiando. Gli ospedali stanno perdendo un’importante opportunità per beneficiare dell’uso ottimale dei medicinali generici, biosimilari e a valore aggiunto, ed è fondamentale implementare le nove raccomandazioni“. L’indicazione del direttore generale di Medicines for Europe, Adrian van den Hoven,  si riferisce all’ultimo rapporto sulla accesso a queste tipologie di farmaci in ambito ospedaliero elaborato da Kpmg per conto dell’associazione europea delle aziende produttrici di generici e biosmilari.

L’analisi ha preso in considerazione quanto succede in otto diversi paesi europei, tra cui l’Italia, compresi i fattori abilitanti e le barriere che ancora limitano l’uso di questa tipologia di farmaci economicamente più vantaggiosa per le tasche dei payer. Alcuni paesi potrebbero già aver messo in atto alcune delle misure indicate, mentre altri potrebbero necessitare anche di azioni più mirate a rispondere alla specifica situazione locale.

Nove ingredienti per una maggior penetrazione negli ospedali

L’indicazione prioritaria è di puntare all’implementazione di criteri “Meat” (most economically advantageous procedure) per l’aggiudicazione delle gare di appalto, superando il modello delle offerte al ribasso. Il consiglio è di prevedere anche l’opzione di vincitori multipli e la riapertura della gare nel momento in cui compaiono sul mercato i primi fornitori genericisti. Obiettivo primario, per Kpmg, dovrebbe essere infatti stimolare la competizione per il mercato ospedaliero, insieme alla salvaguardia dell’efficienza dei servizi sanitari e la sostenibilità di lungo periodo dei sistemi di procurement. Da questo punto di vista, il modello Meat va oltre la mera offerta economica per la fornitura dei medicinali, per includere anche elementi di qualità, come ad esempio il rispetto dei tempi di consegna previsti. Questo esercizio richiede però un’accurata ricerca del giusto equilibrio per evitare, come accaduto in Belgio, di favorire le aziende originator.

Al secondo posto come priorità d’implementazione, Kpmg pone la necessità di stimare in modo preciso i fabbisogni, di modo che le aziende possano calcolare nel modo più preciso possibile all’interno delle offerte gli effetti delle economie di scala, riducendo al contempo anche il rischio di carenze di medicinali. La disponibilità di un certo prodotto verrebbe anche incentivata dalla possibilità di gare d’appalto a vincitori multipli, che disincentiverebbe le aziende dal ridurre o dismettere la produzione dei farmaci meno redditizi. A salvaguardia di tutti i partecipanti, le gare multi-winner dovrebbero prevedere un certo volume di fornitura per ogni azienda vincitrice. Da questo punto di vista, il rapporto indica l’Italia tra gli esempi positivi.

La riapertura delle gare nel momento della comparsa sul mercato dei primi prodotti generici/biosimilari permetterebbe inoltre di garantire ai pazienti l’accesso puntuale ai trattamenti più costo-efficaci e favorirebbe la migliore riallocazione delle risorse complessive disponibili per il funzionamento dei sistemi sanitari. Kpmg suggerisce anche di armonizzare le procedure usate per gestire le gare di appalto, ora frammentate a livello dei diversi paesi, andando verso la loro complessiva semplificazione burocratica e completa digitalizzazione.

Gli elementi specifici per i biosimilari

Se i primi quattro elementi individuati da Kpmg valgono sia per i medicinali generici che per i biosmilari, le peculiarità di quest’ultima categoria di prodotti ha portato a individuare alcuni elementi specifici. Primo fra tutti, la necessità di migliorare la conoscenza e la consapevolezza tra i professionisti della sanità (medici, infermieri e farmacisti ospedalieri) del possibile impatto derivante dal loro utilizzo. La disponibilità di linee guida specifiche e la conduzione di campagne d’informazione sono gli strumenti identificati  dal rapporto, che forniscano ad esempio maggiori dettagli sulle procedure di switching che potrebbero essere implementate dai medici. Tali azioni dovrebbero anche venire indirizzate ai manager che gestiscono e controllano le gare, che potrebbero venire incentivati a limitare la spesa farmaceutica. I cicli produttivi per i medicinali biosimilari sono piuttosto lunghi, quindi attenzione andrebbe anche prestata nel bilanciare in modo adeguato la riapertura delle gare per questo tipo di farmaci.

Gli incentivi per l’uso dei biosimilari dovrebbero anche considerare la sostenibilità di lungo periodo del settore, compresa l’implementazione di accordi target per i medici e quote specifiche per gli ospedali. Il perseguimento di questi obiettivi dovrebbe essere strettamente monitorato, sull’esempio di quanto fatto, per esempio, nella regione tedesca della Westfalia.

Lo switching tra prodotti diversi dovrebbe venire supportato dalla disponibilità di linee guida a livello nazionale o di singolo ospedale, e dovrebbe essere anche incluso nelle comunicazioni indirizzate a medici e pazienti. La messa in atto di nuovi modelli per la condivisione dei benefici, inoltre, favorirebbero il reinvestimento dei risparmi derivanti dall’uso dei biosimilari a beneficio dei pazienti e degli altri interessati a livello ospedaliero.

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