Azzerare i nuovi casi di infezione da HIV entro il 2030 e ridurre del 90-95% le nuove infezioni sino al 2022, soprattutto nelle popolazioni a rischio,sono i due obiettivi che, con l’ausilio della Fondazione The Bridge, le città si prefiggono firmando, con il protocollo intenazionale Paris Declaration l’impegno a diventare Fast Track City.

Fast Track Cities Palermo
Palermo firma il protocollo di Parigi e diventa la terza Fast Track City italiana

Secondo l’indagine realizzata sul campo a Milano, prima città apripista di questo progetto,  su un campione mirato di circa 1000 persone in fase di screening, in una persona su 100 è stato riscontrato il virus dell’Hiv. Di queste, l’82% sono uomini, il 17% donne e l’1% transgender. L’età mediana delle persone che hanno chiesto lo screening per Hiv è di 28 anni, ma è particolarmente interessata tutta la fascia anagrafica tra i 24 e i 38 anni.

«Il canale di contagio più ricorrente è quello sessuale: nel 54% dell’intero campione interessato si tratta di maschi che fanno sesso con maschi, nel 28% di uomini eterosessuali, nel 17% di donne eterosessuali, nell’1% di transgender. Il 15%, infine, è di nazionalità non italiana» – spiega Antonella D’Arminio Monforte, direttore Malattie infettive dell’Ospedale San Paolo di Milano, rappresentante clinica delle Fast Track Cities per la Città di Milano.

L’appello della SIMIT ai medici di base per favorire le diagnosi precoci

«Sarebbe necessaria e urgente una maggiore collaborazione tra noi specialisti e i medici di medicina generale – sottolinea Marcello Tavio nuovo presidente della SIMIT – poiché i medici di base potrebbero con poche domande mirate sul comportamento sessuale del singolo, dinanzi a evidenze sullo stato di salute di quest’ultimo, favorire delle diagnosi precoci e individuare il virus con un semplice test».

Il primo obiettivo, per il raggiungimento di tale risultato, è quello di uno screening più precoce, che consenta di individuare i nuovi infetti il prima possibile, così da metterli in terapia. 

«Recenti studi scientifici – spiega Antonella D’Arminio Monforte – hanno ormai confermato che i soggetti hiv positivi in terapia e con carica virale non determinabile nel sangue non trasmettono il virus. Urge quindi individuare quel 15-20% dei possessori del virus che ancora non è consapevole di averlo. Il secondo obiettivo di una città “fast”, invece, è quello di rendere disponibile la profilassi pre-esposizione, la PrEP, per i gruppi maggiormente a rischio, sotto controllo medico. Il terzo obiettivo è quello di divulgare e informare la popolazione, soprattutto i più giovani. Urgono anche programmi di intervento e di informazione per le fasce più fragili della popolazione, come i migranti provenienti dal Sud Africa, dove la malattia è ancora endemica, e per le donne e gli uomini eterosessuali che non si percepiscono a rischio. I maschi che fanno sesso con maschi, invece, hanno dimostrato recentemente una maggiore attenzione  e consapevolezza nei confronti di questa problematica».

Palermo è la terza Fast Track City italiana

A Palazzo delle Aquile, in contemporanea con il XVIII Congresso Simit (Palermo, 24-27 novembre 2019), durante la tavola rotonda “Come accelerare i target ambiziosi della terapia dell’HIV: “Fast Track Cities” in Italia”, organizzata con il supporto non condizionato di Gilead, il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando e Rosaria Iardino, in luogo di Betrand Audoin, vice presidente dell’International Association of Providers of AIDS Care (IAPAC) hanno firmato la Paris Declaration”, nata nel 2014, con cui la municipalità della città siciliana, terza città in Italia dopo Milano e Bergamo e prima nel Centro-Sud, si impegna a diventare una Fast Track City.

«Siamo orgogliosi di essere la prima città del Sud e del Mediterraneo ad aderire, per un progetto che vuole sfidare l’egoismo individuale e mettere al centro la persona. La nostra missione è che singolarmente siamo persone e che insieme siamo una comunità – ha dichiarato il Sindaco Orlando, membro del Global Parliament Major. – Noi chiediamo che il progetto delle Fast Track Cities serva a rendere visibili coloro che hanno l’Hiv. A Palermo vogliamo rendere visibili tutti, perché chi è invisibile non ha diritti, e cerchiamo di mettere a disposizione risorse e strutture, competenze con piani di prevenzione e screening. Bisogna avere cura, del diverso e della malattia, e non averne paura. Palermo, quindi, sottoscrive con convinzione questa conferma di un cammino. Mi farò latore di poter allargare questa firma a tutti i 390 comuni dell’Isola di cui Palermo è capofila».

Firenze e Brescia Fast Track City il 1° dicembre 2019

Un anno dopo l’adesione di Milano, «domenica 1° dicembre 2019, in occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS, aderiranno a  tale progetto, grazie all’ausilio di importanti aziende internazionali, anche i sindaci di Firenze e Brescia – aggiunge Antonella D’Arminio Monforte.Ci sono in sospeso anche le firme delle municipalità di Bologna e Roma; auspichiamo che riescano ad aderire entro fine anno».

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