Il Pandemic Sciences Centre che ha da poco iniziato le attività all’Università di Oxford (UK) ha raccolto l’esperienza fin qui acquisita nella gestione dell’emergenza Covid nel Regno Unito e nelle collaborazioni internazionali per realizzare un nuovo punto di riferimento a livello globale per la ricerca finalizzata a prevenire ed affrontare al meglio nuove possibili crisi pandemiche. 

Il Centro comprenderà al suo interno diversi istituti specializzati in settori chiave afferenti a diverse discipline, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni globali, eque e basate su solide evidenze scientifiche, sull’esempio di quanto fatto a tempi record nell’ultimo anno e mezzo per contrastare l’avanzata del virus Sars-CoV-2. Un ruolo di primo piano l’avranno nuovamente le partnership tra le eccellenze accademiche, l’industria e le organizzazioni preposte al governo della sanità pubblica. Tra i settori disciplinari individuati per le attività del Centro figurano le malattie infettive, la vaccinologia, l’immunologia, la biologia strutturale, la diagnostica, il drug discovery, le sperimentazioni cliniche, le scienze sociali, politiche e dei dati, la sanità pubblica. 

Tre temi principali per la ricerca

Le attività del Centro per le Scienze pandemiche saranno inizialmente focalizzate su tre aree chiave per contrastare eventuali nuove minacce per la salute delle popolazioni, a partire dalla capacità di velocizzare il più possibile, in tempo quasi reale, e rendere accessibile a livello  globale l’acquisizione delle conoscenze e dei dati ad esse relativi, dagli agenti patogeni fino al paziente. Da ciò conseguirà lo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche per applicazioni concrete, a livello di strumenti digitali, diagnostici, nuove terapie e vaccini. Non può mancare l’attenzione ad aumentare la fiducia delle popolazioni verso queste innovazioni, che passerà attraverso l’identificazione di modalità per rafforzare il coinvolgimento, la resilienza e la risposta a livello sia sociale che politico. Tra i primi punti dell’agenda anche investimenti per oltre 500 milioni di sterline da parte di filantropi, aziende multinazionali e governi.

Alla guida del Centro è Peter Horby, docente di Malattie emergenti infettive dell’Università di Oxford con una lunga esperienza su agenti patogeni che hanno rappresentato una minaccia per la salute nel passato, tra cui il virus Sars-1, Ebola, l’influenza aviaria e la febbre Lassa. “La pandemia di Covid-19 ci ha mostrato che progressi spettacolari sono possibili a una velocità senza precedenti attraverso l’alleanza tra scienza, settore pubblico e industria, con creazione di strumenti digitali di controllo delle malattie, test diagnostici e trattamenti e vaccini salvavita. Ma non dovrebbe essere necessaria una pandemia a far sì che ciò avvenga. Questo livello di innovazione e collaborazione multisettoriale deve essere applicato giorno per giorno per prevenire un’altra catastrofe come il Covid-19”, ha commentato Peter Horby.

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