Un derivato della morfina che non crea dipendenza e un nuovo, possibile trattamento per la psoriasi caratterizzati dal fatto di essere attivati con la luce sono stati al centro delle ricerche di un progetto condotto dal Bellvitge Institute for Biomedical Research (IDIBELL) insieme all’Università di Barcellona. La tecnologia emergente della fotofarmacologia è stata impiegata anche per investigare il ruolo dell’adenosina nella trasmissione del dolore cronico. I risultati ottenuti sono stati oggetto di tre recenti pubblicazioni, rispettivamente su British Journal of Pharmacology, Pharmacological Research e Bioconjugate Chemistry. 

La fotofarmacologia permette di combinare le molecole ad azione farmacologica con altre che agiscono da interruttori: quando vengono colpite dalla luce hanno luogo delle modifiche strutturali che si riflettono sull’attività biologica. Ciò permette di modulare l’attivazione del farmaco al solo sito d’azione, evitando effetti collaterali a carico degli altri tessuti.

Tre diversi campi di applicazione

Le sostanze oppioidi derivate dalla morfina sono largamente utilizzate per alleviare i dolori, ma il loro utilizzo può dare gravi problemi di dipendenza e altri gravi effetti collaterali, nonché sviluppo di tolleranza rispetto all’effetto analgesico del farmaco. La molecola sviluppata dal gruppo guidato da Francisco Ciruela, in collaborazione con Amadeu Llebaria, è un derivato della morfina attivabile con grande precisione utilizzando la luce. Gli studi condotti sui topi hanno mostrato il mantenimento di un effetto analgesico, e la prevenzione sia della comparsa di tolleranza che di dipendenza. 

Il progetto sulla psoriasi è stato condotto in collaborazione con Kenneth Jacobson (NIDDK, NIH, Bethesda, USA) e ha visto lo sviluppo di una molecola attivata con la luce che lega il recettore per l’adenosina A3. Ne risulta un forte effetto anti-infiammatorio; gli studi sui topi hanno, in questo caso, mostrato che la molecola è in grado di alleviare i sintomi della psoriasi, una malattia autoimmune della pelle, prevenendo al contempo i possibili gravi effetti collaterali legati all’utilizzo di antinfiammatori sistemici. 

Il terzo progetto, condotto in collaborazione con Dirk Trauner (University of New York), ha visto la mappatura di diversi recettori dell’adenosina coinvolti nella trasmissione del dolore grazie all’utilizzo di un derivato fotocommutabile dell’adenosina stessa. Questo neurotrasmettitore può agire da analgesico endogeno, anche se finora non erano ancora noti i recettori coinvolti in questo tipo d’azione. La ricerca del gruppo spagnolo ha ora permesso d’identificarli sia a livello di sistema nervoso centrale che periferico, aprendo alla possibilità di sviluppo di nuovi farmaci adenosinergici per la gestione del dolore. 

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