L’Italia è da molti anni il primo Paese europeo – davanti a Spagna e Germania –  sia per fatturato che per numero di imprese attive nel settore della produzione di principali attivi farmaceutici, con  72 aziende e 109 siti produttivi e un totale di 12 mila addetti. La fotografia di questo importante settore industriale è stata scattata da Paolo Russolo, presidente di Aschimfarma (associazione parte di Federchimica), nel corso del recente CPhI, che quest’anno ha avuto luogo nuovamente a Milano dopo quattordici anni. 

Il fatturato del 2020 ha toccato quasi i 4,8 miliardi di euro, pari a circa il 10% della produzione mondiale, con una crescita del 14% rispetto al 2018 e una quota export dell’86%. Un trend positivo che si basa anche sull’intensificazione della produzione nella fase acuta della pandemia. “Le aziende di API operanti in Italia hanno prontamente reagito alla carenza di molti principi attivi che provenivano dai produttori asiatici – ha sottolineato Russolo – È stata così garantita non solo la produzione di farmaci per le terapie contro la pandemia di Covid-19 per uso ospedaliero, ma soprattutto la continuità terapeutica per tutti quei pazienti affetti da malattie croniche (ipertensione, diabete, terapie per il dolore etc.)”. Il presidente di Aschimfarma ha anche ricordato l’impegno di molti anni che ha visto le produzioni italiane sfidare la competizione asiatica, in una contrapposizione tra i soli prezzi da un lato e, dall’altro, prodotti di sempre maggior qualità e rispondenti a tutte le norme previste, a garanzia della salute del cittadino.

Il settore italiano dei principi attivi farmaceutici è caratterizzato da alta capacità e specificità produttiva (con copertura di oltre l’85% di tutte le molecole presenti sul mercato, tranne i farmaci biologici) e disponibilità di personale altamente specializzato. Gli investimenti in Ricerca & Sviluppo sono pari al 3% del fatturato, cifra che attesta l’attenzione allo continua messa a punto di nuovi processi produttivi in grado di ridurre gli impatti ambientali e il costo dei farmaci. “Un impegno che le imprese di Aschimfarma confermano, pronte a dare il loro contributo per rendere la filiera del farmaco in Italia e in Europa sempre più robusta, sicura ed efficiente”, ha ribadito Russolo.
Le sfide ancora aperte sul piano della competizione con i produttori extra-UE dovrebbe passare, per il presidente di Aschimfarma, per l’armonizzazione del sistema qualità e regolatorio  a livello europeo e globale. Nei paesi extra europei, è l’obiezione avanzata, le norme sono meno restrittive di quelle europee e italiane, con riflessi a livello dei più bassi costi di produzione.
Noi continueremo a investire in ricerca e tecnologia per mantenere eccellenza qualitativa e leadership di mercato, potendo contare su una supply chain meno dipendente dalle forniture asiatiche, soprattutto per i prodotti ritenuti essenziali. Le regole del gioco, però, devono valere per tutti, a garanzia non solo della nostra competitività ma soprattutto della qualità del farmaco. La salute è un investimento, non un costo: la priorità deve essere sempre tutelarla, ai massimi livelli”, ha concluso Russolo.

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