L’ultimo anno ha visto l’esplosione del ricorso alla nuova tecnologia dei vaccini a RNA, che richiede una procedura di somministrazione per via iniettiva da parte di personale sanitario. Una recente ricerca condotta da ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) pubblicata su Matter ha focalizzato l’attenzione sulla possibilità di sviluppare vaccini a RNA somministrabili per via orale, onde semplificare le procedure venendo anche incontro alle persone che hanno paura degli aghi.

Le capsule sviluppate dal team guidato dal gastroenterologo del Brigham and Women’s Hospital Giovanni Traverso (anche Karl van Tassel Career Development Assistant Professor di Ingegneria meccanica al MIT) hanno permesso di veicolare fino a 150 microgrammi di RNA nello stomaco di maiali, una quantità superiore a quella utilizzata per i vaccini anti-Covid.

Gli acidi nucleici, e in particolare l’RNA, sono estremamente sensibili alla degradazione, in particolare nel tratto digestivo – ha spiegato Traverso -. Superare questa sfida apre la strada a molteplici approcci alla terapia, compresa la possibile vaccinazione per via orale”. Il metodo sviluppato dai ricercatori del MIT potrebbe veicolare in modo mirato al tratto digestivo anche altri tipi di DNA o RNA terapeutici, rendendo così più semplice il trattamento di malattie quale l’ulcera. 

Come funziona la tecnologia

Già nel 2019 il gruppo Giovanni Traverso e Robert Langer aveva sviluppato una capsula in grado di veicolare l’insulina nello strato di rivestimento dello stomaco. La particolare geometria della capsula – che ha la forma che ricorda quella della tartaruga leopardo, caratterizzata da una corazza con cupola particolarmente pronunciata – le permette, infatti di orientarsi in modo corretto affinché i suoi contenuti possano penetrare il rivestimento dello stomaco grazie alla presenza di un piccolo ago retrattile. 

La stessa tecnologia è stata usata nel 2021 per veicolare anticorpi monoclonali in forma liquida, fino ad arrivare ora a biomolecole di dimensioni ancora più elevate quali gli acidi nucleici. Quest’ultime sono state protette grazie all’uso di un nuovo tipo di nanomolecola polimerica, i poli (beta-amino esteri) (in particolari quelli ramificati, che permettono di usare quantità minori di nanoparticelle).

Dopo aver testato il delivery dei coniugati RNA-nanoparticelle nei topi, questi costrutti sono stati inseriti nelle capsule e testati nei maiali, con dimostrazione della produzione della proteina reporter da parte delle cellule dello stomaco. Ulteriori approfondimenti del metodo potrebbero portare in futuro alla possibilità di targetizzare il delivery anche ad altri organi, grazie all’impiego di una diversa composizione per le nanoparticelle. I prossimi passi del progetto dovrebbero comprendere lo studio della possibilità di generare una risposta immunitaria di tipo sistemico, con attivazione delle cellule B e T, un approccio che potrebbe rivelarsi utile anche per il trattamento di alcune patologie gastrointestinali. 

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