Il direttorato Trade della Commissione europea ha reso noto che l’Organizzazione mondiale per il commercio (WTO) ha deciso che la Turchia non può richiedere ai produttori stranieri di medicinali di spostare le loro produzioni all’interno del Paese eurasiatico ai fini di far accedere i propri prodotti al rimborso da parte del locale schema di sicurezza sociale.

Il Panel del WTO che ha esaminato la questione ha concluso anche circa l’impossibilità per la Turchia di dare priorità ai medicinali prodotti nel Paese per quanto riguarda lo svolgimento delle procedure di rimborso e di autorizzazione alla commercializzazione, in quanto tal modo di procedere rappresenterebbe una discriminazione nei confronti dei produttori stranieri ed è incompatibile con l’impegno in ambito WTO sottoscritto anche dalla Turchia. 

Alla decisione è già stato opposto appello dal Governo turco. Secondo quanto reso noto dalla Commissione UE, la procedura di arbitrato dovrebbe concludersi entro 90 giorni, a meno che si giunga a concordare una diversa data su richiesta degli arbitri. Più in particolare, spiega la Reuters, la Turchia ha scelto di attivare l’arbitrato ai sensi dell’articolo 25, una procedura finora utilizzata in un solo altro caso, ma che potrebbe aprire nuovi percorsi per la risoluzione delle dispute commerciali a livello internazionale. Qualora anche in tale sede venisse confermata la natura discriminatoria delle politiche messe in atto dalla Turchia, il Governo turco dovrebbe rimuovere tutte tali misure, immediatamente o entro un certo lasso di tempo concordato con l’UE in sede di arbitrato WTO. 

Un breve riepilogo dei fatti

Il caso (DS583) era stato aperto dall’Unione europea presso l’Organizzazione mondiale per il commercio nell’aprile 2019, con la richiesta di consultazioni da parte dell’UE nei confronti della Turchia. Al centro della richiesta, la decisione delle autorità turche di procedere con la progressiva localizzazione nel Paese di una parte sostanziale delle produzioni farmaceutiche consumate nel Paese stesso. La mancanza, da parte dei produttori esteri interessati, di proporre piani in tal senso, il loro rifiuto da parte delle autorità turche o la loro mancata implementazione sarebbero stata causa di esclusione dalle procedure di rimborso riferite ai farmaci in vendita nelle farmacie turche.

Inoltre, ove le produzioni siano state localizzate, le autorità turche avevano anche disposto il divieto d’importazione dei farmaci le cui produzioni erano attive nel Paese, e avevano comunque stabilito delle priorità per i prodotti di origine nazionale ai fini dell’accesso alle varie procedure di prezzo e rimborso. 

A seguito del fallimento delle consultazioni, ad agosto 2019 l’UE ha quindi fatto richiesta al WTO di aprire un Panel che valutasse e decidesse sulla questione. 

Sulle ultime evoluzioni della vicenda ha anche commentato EFPIA dal suo sito. La Federazione europea dell’industria farmaceutica sottolinea la sua posizione a favore di una sistema commerciale aperto e basato sulle regole, che supporti al meglio la resilienza e l’efficienza delle catene di fornitura farmaceutiche globali. Le conclusioni raggiunte dal Panel garantiscono un trattamento non discriminatorio dell’export farmaceutico dell’UE in Turchia e l’accesso continuativo per i pazienti turchi ai medicinali innovativi ed efficaci, indipendentemente dal luogo della loro produzione”, si legge nella nota. EFPIA continuerà a monitorare il prosieguo della procedura arbitrale e conferma l’impegno dei suoi membri a lavorare in stretto coordinamento con il Governo turco per costruire un ecosistema in grado di favorire l’accesso per i pazienti ai farmaci innovativi e la creazione di valore per l’economia turca.

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