Il 61° Simposio AFI dal titolo “Il mondo farmaceutico: i paradigmi di una nuova era” si è aperto lo scorso mercoledì 8 giugno al Palacongressi di Rimini con i saluti istituzionali di benvenuto da parte del Presidente Giorgio Bruno. In una sala gremita dai professionisti del settore, alla presenza dei più autorevoli rappresentanti del mondo accademico, delle associazioni di categoria, delle associazioni scientifiche e delle istituzioni, il presidente Bruno ha evidenziato come AFI nel 2021 abbia ottenuto dal Ministero della Salute lo status di Società Scientifica, proprio in seguito ai drammatici eventi legati alla pandemia da SARS-CoV-2. Ha poi chiesto un caloroso e affettuoso applauso per chi ha fondato l’AFI, a colui chi è stato l’anima di tutti i sessanta precedenti simposi: il Prof. Alessandro Rigamonti, ora Presidente Onorario.

“Il titolo del simposio 2022 è una scelta emblematica che testimonia la volontà dell’AFI di focalizzarsi sulla rivoluzione che il mondo della salute ha dovuto affrontare nell’ultimo periodo e ha posto ciascuno di noi oltre la nuova normalità – ha dichiarato entrando nel vivo dei lavori – È in atto un cambiamento per certi versi radicale e irreversibile. Siamo tutti più consapevoli che se non c’è salute non c’è vita sociale, non c’è economia. Il nostro approccio alle terapie, dall’aderenza delle stesse, punto fondamentale di ogni tipo di cura, all’accesso alle nuove terapie con maggiore consapevolezza, sono i segnali di questo cambio di mentalità che inevitabilmente si deve, e si dovrà riflettere, in ogni politica sanitaria”.

È stato poi ricordato come in Italia ci sia già un tessuto produttivo capace di supportare i farmaci più innovativi e dove le eccellenze “vanno valorizzate in un contesto in cui pubblico e privato devono lavorare insieme per dare ai pazienti le risposte di cui hanno bisogno”.

L’intervento introduttivo del presidente AFI, Giorgio Bruno

La Lectio Magistralis

Al saluto istituzionale di AFI, è seguita la Lezione Magistrale del Presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. L’intervento, che si è concretizzato con una relazione descrittiva del mondo farmaceutico di oggi orientato al paradigma della nuova era, è stato un resoconto, lucido e appassionato, che è servito anche per rispondere alle principali critiche che sono state rivolte alla categoria quando, in piena crisi pandemica, si ipotizzava l’impossibilità da parte delle imprese farmaceutiche di produrre un numero adeguato di vaccini per la gestione dell’emergenza sanitaria. “Stiamo invece raccontando una bellissima storia, perché nel nostro Paese il vaccino non è solo stato trovato e distribuito, ma sono state somministrate 140 milioni di dosi per cui a oggi il 91% della popolazione sopra i 12 anni ha ottenuto un ciclo vaccinale completo. Inoltre, l’Italia nel 2021 è stato il quarto Paese per export di vaccini”.

Nella sua overview, il presidente di Farmindustria ha mostrato e commentato tutta una serie di dati mostrando il fermento che c’è nel settore e come in futuro ci sarà una crescita diffusa e straordinaria a livello mondiale un po’ in tutti gli ambiti. “Solo da parte di EMA, abbiamo 90 nuovi prodotti in attesa di approvazione e nel mondo, fino al 2026, ci sono 1.600 i miliardi di risorse a disposizione per fare ricerca e di questi dobbiamo essere bravi a portarne il più possibile nel nostro Paese – ha precisato Scaccabarozzi che ha poi posto l’accento sul cambio di paradigma che c’è stato dal 2000 a oggi nel mondo della ricerca – Oggi il modello di ricerca è aperto, con partnership, reti multidisciplinari, università, enti pubblici, enti di ricerca, startup. Credo che sia una cosa straordinaria pensare che la ricerca interna, che era all’80% nei primi anni duemila, oggi si è ridotta al 20%”.

Un dato che – secondo Farmindustria – tenderà ancora a diminuire per via della notevole riduzione dei costi legati alla ricerca, come ad esempio quelli per eseguire una sequenza genomica passati da centinaia di migliaia di dollari agli attuali 300. Cosa succederà alla ricerca quando si arriverà a “3-4 euro”, si è chiesto il presidente. Per quanto riguarda la posizione di leadership dell’Italia con 34 miliardi di produzione, “le cose stanno un po’ cambiando” perché “Francia e Germania non sono rimaste a guardare e hanno investito molto nell’industria farmaceutica. “La cosa che mi preoccupa di più – ha dichiarato Scaccabarozzi – è che anche la Spagna si sta avvicinando ai nostri livelli con un valore della produzione di 28 miliardi. Questo è un dato che ci deve far pensare”.

Dopo avere mostrato i principali dati del settore, incusi quelli relativi all’occupazione, alla transizione energetica, allo sviluppo del digitale e delle implicazioni legate alla medicina personalizzata e di precisione per gli over 65 in continua crescita, il presidente di Farmindustria ha auspicato di riuscire a fare trasformare in ordinario tutto ciò che si straordinario è stato fatto in questi due anni. Anni durante i quali la comunità scientifica, le aziende, le autorità regolatorie hanno collaborato come non mai.

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