L’annuale appuntamento con lo Stada Health Report 2026 (link) ha visto quest’anno venti diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, coinvolti nel sondaggio sull’attuale stato dell’integrazione dei sistemi d’intelligenza artificiale (AI) nei sistemi sanitari europei.
I risultati dell’indagine indipendente indicano che l’82% dei cittadini è aperto a un possibile ruolo dell’AI nella gestione della loro salute, e che il 55% del campione già utilizza sistemi IA in relazione alla salute. Rimane però ancora molto elevata la percentuale di cittadini europei (77%) che ripone fiducia nella relazione di persona con il medico di base o altri professionisti sanitari ove si debba essere chiamati a prendere decisioni per la propria salute. Elevata (8 su 10) anche la quota di persone che preferisce visite di persona con il proprio medico curante.
I dati principali del rapporto Stada 2026
La fotografia scattata dal rapporto Stada 2026 indica come ormai l’ingresso dell’intelligenza artificiale in sanità non sia più solo uno scenario futuribile, ma un dato di fatto reale con cui le persone devono iniziare ad avere a che fare, anche a fronte della crescente pressione sui sistemi sanitari. Sistemi sanitari che sono soddisfacenti solo per il 56% del campione (-2% rispetto all’anno precedente)
La mancanza di personale sanitario e i conseguenti tempi di attesa sempre più lunghi sono la preoccupazione principale per il 67% dei partecipanti al sondaggio. Anche l’accesso alle cure è un elemento di preoccupazione per molte persone (43%), insieme all’invecchiamento della popolazione e alle conseguenti problematiche croniche per la salute. Significativa anche la quota di persone che ha segnato problemi di salute mentale (53%).
Tempi di attesa ridotti grazie a nuove assunzioni di sanitari e miglior accesso alle cure primarie sarebbero le priorità da perseguire che gli intervistati hanno segnalato nell’ipotesi di essere i Ministri della Salute. Il rapporto indica anche che la maggior parte dei cittadini europei si sente già sufficientemente equipaggiato per badare alla propria salute (78%), con un elevato ricorso (94%) all’automedicazione per alcuni tipi di problemi. Molte persone (85%) utilizzano anche strumenti di monitoraggio quali app per il fitness o strumenti di misura domiciliari.
Gli europei e l’IA
Secondo i dati dello Stada Health Report 2026, il 43% dei partecipanti all’indagine sarebbe disposto a rendere i propri documenti sanitari completamente accessibili all’intelligenza artificiale, così da migliorare la diagnosi, la prevenzione e il trattamento. Circa la metà del campione (49%) ripone già fiducia nelle diagnosi effettuate dal’AI.
Ciononostante, il medico di medicina generale e il farmacista rimangono le figure di riferimento ove ci sia bisogno di un consiglio per una decisione in tema di salute. La fiducia nell’AI cresce in riferimento all’esecuzione di compiti amministrativi, come gli appuntamenti e il monitoraggio delle condizioni croniche. Un terzo circa del campione ha anche espresso preoccupazioni circa la possibile diminuzione delle interazioni umane e una minore qualità della comunicazione con i professionisti sanitari, a seguito dell’entrata in scena dell’AI.
Un discreta quota di intervistati pone comunque fiducia in un futuro in cui l’intelligenza artificiale faciliti le visite digitali e remote, e possa agire da consulente e interprete che aiuti i pazienti a navigare nel mare delle informazioni sulla salute. Solo il 20% dei partecipanti al sondaggio hanno indicato una possibile diminuzione del ruolo dei professionisti umani, segno che l’AI è attesa impattare sul ruolo da essi svolto nel senso di allargarlo piuttosto che restringerlo.


