Shenzhen–Hong Kong–Guangzhou, Tokyo–Yokohama e San Jose–San Francisco occupano quest’anno le prime tre posizioni nella classifica globale dei cluster dell’innovazione stilata, come ogni anno, all’interno del 2026 Global Innovation Index da poco pubblicato da parte della World Intellectual Property Organization (WIPO).

La Cina guida la classifica per Paesi, con venticinque cluster in totale, seguita dagli Stati Uniti (20); molto più staccati tutti gli altri Paesi, con la Germania che si colloca al terzo posto e primeggia in Europa, con sette cluster innovativi tra i primi cento nel 2026. L’Italia ha fatto registrare due cluster innovativi, tra cui il primo in classifica è quello di Milano, che si colloca in 57-esima posizione e vede Pirelli Tyre come principale applicant per le domande di brevetto e il Politecnico come principale organizzazione. Il cluster di Roma si è collocato in 81-esima posizione.

A livello di pubblicazioni scientifiche, due delle principali multinazionali farmaceutiche si collocano tra le aziende che hanno pubblicato in modo trasversale sul maggior numero di cluster ed economie, più in particolare AstraZeneca (35 cluster, 21 economie e sei regioni) e Pfizer (31 cluster, 20 economie e quattro regioni)

Qualche highlight dal Global Innovation Index 2026

La classifica generale del Global Innovation Index 2026 è guidata dalla Svizzera (66,7 punti), davanti alla Svezia e agli Stati Uniti. L’Italia si è collocata in 27-esima posizione, con un punteggio di 46,2.

Complessivamente, quasi tutti gli indici considerati dal monitoraggio annuale di WIPO sono migliorati. In particolare, le pubblicazioni scientifiche sono cresciute del 6,9%, le domande di brevetto internazionali dello 0,7% e le aziende corporate con la maggior spesa R&D del 7,9%. Sul fronte del progresso tecnologico, il rapporto segnala una diminuzione del 12,1% dei costi per il sequenziamento genomico e un aumento del 3,9% delle approvazioni di medicinali. La spesa R&D totale a livello globale è stimata in 3,4 trilioni di dollari, mentre le attività complessive di ricerca e sviluppo rappresentano il 2% del GDP mondiale.

Il commento di IFPMA

La pubblicazione del Global Innovation Index 2026 è stata seguita da una nota del direttore generale di IFPMA, la Federazione internazionale dell’industria farmaceutica, con cui sottolinea come l’obiettivo di competitività di lungo periodo dei diversi paesi e regioni geografiche sia destinato a dipendere sempre più dalla loro capacità di costruire ecosistemi d’innovazione efficaci e supportati da un forte quadro politico. “In un tempo di straordinario progresso scientifico, la domanda non è se si stiano facendo scoperte rivoluzionarie, ma dove“, scrive David Reddy.

Secondo il direttore di IFPMA, è fondamentale capire cosa può fare avanzare le buone idee evitando che si arenino, molte delle quali in campo farmaceutico potrebbero anche non farcela a venire sviluppate.

La nota sottolinea anche come molte siano le sfide da affrontare lungo il percorso dall’idea alla sua realizzazione e commercializzazione, tra cui quelle finanziarie, di sufficiente capacità industriale, di carenza di competenze specializzate o di insufficiente comprensione su come gestire in modo ottimale la proprietà intellettuale. 

Seppur il settore life sciences si sia confermato anche nel GII 2026 quale leader globale dell’innovazione, con oltre 11 mila delle 30 mila startup deep-science lanciate nel periodo 2015-2025, per Reddy non bisogna perdere di vista il fatto che il percorso di sviluppo dei nuovi medicinali è particolarmente complesso  e rischioso, con solo lo 0,01-0,02% dei composti in sviluppo che raggiungono il mercato. Il direttore generale di IFPMA sottolinea quindi l’importanza di una protezione stabile e prevedibile della proprietà intellettuale come sostegno degli investimenti e della collaborazione di lungo periodo, con particolare attenzione al mondo delle piccole aziende biotech.