a cura di Francesca Morelli - giornalista scientifica
Si è chiuso, con un bilancio positivo, il 65° Simposio AFI di Rimini (10-12 giugno 2026), incentrato quest’anno su un tema di grande attualità: l’industria della salute nel tempo dell’intelligenza artificiale. Oltre 2 mila presenze, 151 espositori, relatori di eccellenza, due lezioni magistrali tenute da Massimo Scaccabarozzi, past president di Farmindustria, e Riccardo Zagaria, presidente di Egualia, 14 sessioni scientifiche e numerosi eventi collaterali, tra cui 7 workshop aziendali e le sessioni Poster, Start-up e Contest Young Talents, hanno offerto una panoramica esaustiva delle possibili applicazioni dell’AI in ambiti specifici della filiera farmaceutica e dell’ecosistema della salute. La scelta del tema di questa edizione del Simposio non è casuale: «L’IA – ha dichiarato Giorgio Bruno, presidente AFI – non è più una tecnologia opzionale, ma rappresenta il motore che spinge l’industria della salute verso una medicina personalizzata e sostenibile in tutti i suoi comparti: ricerca, produzione, distribuzione. L’IA e la tecnologia stanno rimodulando i modelli operativi, migliorando la qualità del lavoro e la capacità di sviluppo, come è emerso, trasversalmente, da tutte le sessioni. Controllo qualità, affari regolatori, Health Technology Assessment, Farmacovigilanza, Real World Evidenze, Dispositivi Medici, terapie digitali e innovative trovano nell’IA una utile opportunità sia per ’implementazione delle attività che per la progettazione di nuovi approcci. L’IA richiede formazione e expertise: “qualità” che consentono di governare questa tecnologia che deve essere guidata e “addomesticata” dall’Intelligenza Umana. L’IA è un acceleratore, un efficientatore, l’uomo resta il governatore” e il validatore dei suoi processi. Sono le competenze che portano al risultato: infatti, le potenzialità dell’IA sono enormi a patto che venga gestita con responsabilità, correttezza e consapevolezza».
Fare rete
La presenza al Simposio di tutte le componenti della filiera – accademia, istituzioni, industria, associazioni di categoria, associazioni scientifiche di settore – lancia un forte messaggio: la volontà di tutti gli stakeholder dell’ecosistema salute di lavorare in sinergia, in un’ottica di collaborazione e di rete, per formare le risorse che operano nel mondo della salute, per sostenere il progresso tecnologico, unica e potente leva per garantire per garantire efficienza, qualità e sostenibilità alla filiera nel lungo periodo. L’IA è il traghettatore verso l’innovazione in un settore, quello farmaceutico, che genera valore per il Paese: 1.500 miliardi (Mld) di euro globali annui e numerosi vantaggi. Riduzione dei tempi di sviluppo del 40% e dei costi operativi del 25%, secondo recenti analisi di mercato. Opportunità che si traducono in benefici per il paziente: analisi rapida di una mole enorme di dati, sviluppo di algoritmi avanzati che permettono di individuare nuovi target terapeutici, ottimizzare la selezione dei candidati farmaci nelle fasi iniziali di studio. Innovazioni che significano anche risparmi per il Paese e il sistema salute: tagli dei costi medi di sviluppo pari a circa 2,6 Mld per molecola, arrivo di nuove terapie innovative al mercato in 5-7 anni, anziché i 10 attuali. Senza trascurare la logistica e la distribuzione dei medicinali che possono agevolarsi dall’applicazione dell’IA tramite modelli predittivi e sistemi di gestione delle scorte, ad esempio, potendo prevedere le carenze e garantendo una distribuzione efficiente lungo tutta la filiera.
Nuove necessità
Oltre allo sviluppo di competenze, è necessario “innovare” anche il regolatorio, con linee guida chiare, e capace di garantire trasparenza degli algoritmi, tutela dei dati, quindi sicurezza dei pazienti, in una logica che coniughi tecnologia, innovazione nei processi di sviluppo e produzione dei medicinali, rigore scientifico. In questo scenario, infine, vanno promossi e sostenuti investimenti in innovazione e diffusione di infrastrutture digitali adeguate facendo emergere, ancora una volta, il valore della rete, dell’impegno condiviso fra industria, istituzioni e comunità scientifica, necessario a valorizzare il potenziale dell’IA e a tradurlo in benefici concreti per il paziente e per la sostenibilità dei sistemi sanitari. «A fine evento – commenta Giorgio Bruno – possiamo trarre una valutazione positiva sia dalle sessioni, sia dagli eventi sociali anch’essi molto partecipati, sia dai momenti di networking, con feedback favorevoli giunti da tutti i “protagonisti” che hanno animato questa edizione dell’evento AFI. L’auspicio è che anche la 66ª edizione del Simposio 2027 possa non deludere la attese e, anzi, fare ancora meglio».



