Il mercato degli integratori alimentari continua a crescere e pone nuove sfide in termini di qualità, sicurezza e supporto scientifico. È questo il tema emerso durante la seconda giornata del 65° Simposio AFI (10-12 giugno 2026). Secondo i dati presentati nel corso dell’evento, il mercato europeo degli integratori ha raggiunto nel 2025 un valore di 24 miliardi di euro, registrando una crescita del 10% rispetto all’anno precedente. In questo scenario l’Italia si conferma leader continentale con un giro d’affari di circa 5,4 miliardi di euro, pari a oltre il 21% del valore complessivo del mercato dell’Unione Europea, davanti a Germania e Francia. Anche la filiera produttiva nazionale mostra un andamento positivo: il fatturato industriale ha superato i 3,5 miliardi di euro, raddoppiando di fatto i volumi nell’arco degli ultimi dieci anni.

Un sistema regolatorio tra i più rigorosi d’Europa

Alla crescita economica si accompagna la necessità di mantenere elevati standard di sicurezza. In Italia il settore è regolato dal decreto legislativo 169/2004, che definisce gli integratori come prodotti alimentari destinati a favorire il benessere fisiologico e vieta di attribuire loro proprietà terapeutiche. Il sistema prevede inoltre un controllo preventivo: ogni azienda è tenuta a notificare l’etichetta al Ministero della Salute prima della commercializzazione, affinché il prodotto possa essere inserito nel Registro ufficiale degli integratori alimentari. Recentemente il Ministero ha istituito un tavolo di lavoro triennale dedicato al comparto, al quale partecipa anche Paola Minghetti, vicepresidente di AFI.

«Dal punto di vista della qualità e della transizione tecnologica – ha detto la professoressa –, la filiera degli integratori alimentari è chiamata a confrontarsi con la necessità di mantenere standard ottimali per garantire la tutela della salute pubblica. Le principali sfide riguardano la tracciabilità e la variabilità delle materie prime, la riproducibilità dei processi produttivi, e il rafforzamento del supporto scientifico alle indicazioni d’uso, in un contesto di forte innovazione di prodotto. La digitalizzazione della filiera e l’adozione di strumenti avanzati di controllo e gestione dei dati rappresentano un’opportunità importante, ma richiedono investimenti e competenze specifiche, lungo tutta la catena del valore. Sul piano normativo europeo, al momento non sono previste modifiche significative della direttiva degli integratori alimentari, ma l’evoluzione delle altre normative da applicare per gli aspetti relativi al digitale, all’uso dei dati e alla sostenibilità ambientale richiederanno modifiche aziendali. L’obiettivo sarà garantire un mercato innovativo ma al tempo stesso solido, sicuro e scientificamente affidabile».

Cresce il ricorso agli studi clinici

Sempre più aziende del settore stanno investendo in studi clinici, osservazionali e trial randomizzati per validare l’efficacia e l’accettabilità dei propri prodotti. «Questo trend – ha confermato Arrigo Francesco Giuseppe Cicero, Professore Associato dell’Università di Bologna e Direttore della Scuola di Specializzazione Scienza dell’Alimentazione – è un segnale di crescente maturità del settore, specie considerando i costi fissi degli studi ed i tempi burocratici per attivarli (talora anche 12 mesi). Ma un prodotto clinicamente (e correttamente) testato ha una marcia in più, non fosse altro che chi lo deve promuovere non deve fidarsi di un teorico effetto ma può poggiare le proprie promesse su un dato reale».

Il fenomeno è sostenuto anche dall’ampia diffusione degli integratori tra la popolazione italiana. I consumatori, abituali o occasionali, hanno ormai superato i 30 milioni. Tra i prodotti più richiesti figurano probiotici e fermenti lattici per il benessere intestinale, integratori di vitamine e sali minerali e, sempre più spesso, prodotti dedicati al sonno e al benessere mentale.

Secondo Cicero, un ruolo centrale spetta alla corretta informazione dei consumatori e degli operatori sanitari. «Una divulgazione mass-mediatica o tramite i social media – ha continuato il Professore – che non sia sensazionalistica, ma neanche banale, deve orientare il consumatore verso scelte per un prodotto di qualità e adeguatamente dosato, incentivando la richiesta di supporto da parte di professionisti della salute. Per questi ultimi, ad oggi, valgono ancora i format standard, ovvero una formazione frontale o a distanza rinforzata da informatori scientifici del nutraceutico, magari sfruttando la maggiore elasticità progettuale che il campo consente rispetto all’area Pharma per format più dinamici, veloci ed incisivi».

Internazionalizzazione e armonizzazione normativa

Sul fronte industriale, Daniela Giuriati, presidente di Assointegratori, ha indicato le priorità per sostenere la competitività del comparto italiano. «Sono due – ha spiegato – le direttrici per rafforzare la leadership industriale italiana nel settore: il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese e una maggiore partecipazione ai processi decisionali europei, per cui Assointegratori si vuole attivare come interlocutore di sistema». Tra le richieste avanzate dall’associazione vi è il rafforzamento della collaborazione con il Ministero della Salute per rendere più efficiente il sistema dei certificati di libera vendita, considerati uno strumento essenziale per facilitare l’accesso ai mercati internazionali.

«Auspichiamo di sviluppare una collaborazione molto operativa con il Ministero della Salute per rendere più efficiente e strutturato il sistema dei certificati di libera vendita. Si tratta di uno strumento fondamentale per le aziende che esportano, perché consente di semplificare l’accesso ai mercati internazionali e di aumentare la competitività delle imprese italiane, che rappresentano già oggi un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale nella produzione conto terzi e nei prodotti a marchio». Giuriati ha inoltre sottolineato la necessità di una maggiore presenza italiana nei tavoli tecnici europei per contribuire ai processi di valutazione scientifica e regolatoria.

«Parallelamente, intendiamo rafforzare la nostra presenza a livello europeo con l’obiettivo di essere parte attiva nei tavoli tecnici e regolatori, contribuendo con dati, competenze e proposte concrete ai processi di valutazione scientifica e normativa, in particolare quelli che coinvolgono le opinioni dell’EFSA. Questo impegno è oggi ancora più importante perché assistiamo a una crescente frammentazione tra i diversi Paesi europei. Il rischio è che ingredienti o sostanze oggi utilizzati negli integratori alimentari possano essere soggetti a interpretazioni e limitazioni differenti, generando incertezza per le imprese e ostacolando gli investimenti. La priorità di Assointegratori è promuovere un quadro regolatorio armonizzato, basato sull’evidenza scientifica, che tuteli i consumatori ma allo stesso tempo consenta alle aziende di continuare a innovare, produrre ed esportare. È questa la condizione necessaria per consolidare la leadership industriale italiana per accrescere la presenza delle nostre imprese sui mercati internazionali».