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Mercati e sistemi sanitari alle prese con l’innovazione tecnologica

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Royal Philips diffonde i risultati del primo Philips Future Health Index (FHI), un ampio studio internazionale che mostra il livello di preparazione di diversi paesi ad accogliere i benefici dell’innovazione tecnologica per le cure connesse al fine di affrontare le sfide sanitarie globali a lungo termine.
La relazione sulla ricerca internazionale commissionata da Philips rivela che ci sono diversi livelli di preparazione:  i mercati avanzati hanno un accesso migliore alla sanità, mentre i mercati in via di sviluppo sono i primi per utilizzo di tecnologie connesse.
I risultati indicano dei gap di percezione tra i professionisti in ambito healthcare e i pazienti riguardo temi quali responsabilità e capacità di prevenzione dei problemi di salute.

innovazione tecnologica
Lo studio internazionale Philips Future Health Index (FHI) misura il livello di preparazione di diversi mercati e sistemi sanitari a recepire l’innovazione tecnologica per le cure connesse

Per migliorare la qualità e l’accessibilità alle cure anche dal punto di vista economico, i sistemi sanitari stanno spostando il loro focus dalle terapie da condurre esclusivamente in ambito ospedaliero a nuovi modelli di cura integrati e coordinati attraverso un “percorso salute” che parte dalla sana alimentazione e continua con prevenzione, diagnosi, terapie e cure che si possono condurre anche in ambito domestico.

Prendendo in esame le percezioni, i comportamenti e gli approcci dei pazienti e dei professionisti in ambito healthcare, il FHI di Philips si focalizza su tre fattori chiave necessari per andare verso un sistema sanitario più integrato: accesso alla sanità; integrazione dell’attuale sistema sanitario e adozione di tecnologie e sistemi per le cure connesse.

Mentre i dati della ricerca evidenziano come la tecnologia digitale rappresenti un driver chiave per la trasformazione del settore sanitario, il FHI rivela differenti livelli di preparazione nei diversi paesi e grandi opportunità di miglioramento per incoraggiarne un’adozione più ampia a livello globale.

Il 76% degli operatori sanitari dei mercati avanzati sono d’accordo nell’affermare che i loro pazienti hanno accesso alle cure necessarie per patologie attuali e future, mentre solo il 58% nei mercati emergenti.

I mercati emergenti quali il Sudafrica e gli Emirati Arabi Uniti, invece, sembrano essere in prima linea nell’adozione di tecnologia connessa. I professionisti delle economie emergenti si aspettano che la tecnologia connessa venga usata per gestire la sanità nel futuro.

Lo studio Philips Future Health Index (FHI) sulla preparazione al recepimento dell’innovazione tecnologica volta alla connettività in ambito sanitario

Lo studio Philips Future Health Index (FHI), che sarà condotto su base annuale, è stato sviluppato in partnership con un istituto di ricerca internazionale indipendente in 13 paesi negli ultimi mesi. Sono stati intervistati più di 2.600 professionisti dell’healthcare e 25.000 pazienti in Australia, Brasile, Cina, Francia, Germania, Giappone, Paesi Bassi, Singapore, Sudafrica, Svezia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti.

Assegnando a ciascun paese preso in esame un punteggio massimo pari a 100, il FHI mostra il livello di preparazione di ciascun mercato ad accogliere i benefici dalla tecnologia per le cure connesse.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto il punteggio più alto (65,3) tra i paesi presi in esame, seguono i Paesi Bassi e la Cina con punteggi significativi (58,9 e 58,1 rispettivamente) mentre la Germania, il Brasile e il Giappone hanno ricevuto i punteggi più bassi in termini di prontezza (54,5, 50,6 e 49,0 rispettivamente).

«Il Future Health Index ha svelato una serie di aree significative di cambiamento per i sistemi sanitari necessarie per riuscire a fornire cure valide e a lungo termine – ha affermato Frans van Houten, CEO di Royal Philips – Tuttavia, è incoraggiante vedere tante nazioni partire da una posizione piuttosto forte nella loro preparazione ad adottare tecnologie connesse che porteranno in ultima analisi la vera trasformazione. Il FHI fornisce validi spunti di riflessione su pazienti, professionisti in ambito sanitario e decisori politici, nei mercati avanzati così come in quelli emergenti, su cui bisogna focalizzare l’attenzione per aumentare i loro rispettivi livelli di accesso, integrazione e adozione di tecnologie sanitarie per migliorare i risultati  e l’esperienza dei pazienti nel lungo termine».

Altri aspetti rilevanti emersi dallo studio FHI

I dati dilagano, ma la loro condivisione continua a rappresentare una grande sfida. Nonostante i progressi compiuti con le cartelle cliniche digitali in alcuni paesi, la maggioranza dei pazienti (74%) dichiara di dover ripetere le stesse informazioni a più operatori sanitari e la maggior parte (60%) ha anche affermato di essersi sottoposta più volte agli stessi test. Inoltre, nonostante più della metà dei pazienti intervistati (57%) possieda o utilizzi la tecnologia connessa per monitorare alcuni parametri sanitari, solo un terzo di questi (33%) ha condiviso queste informazioni con il proprio medico.

La tecnologia è una questione generazionale, sia per i professionisti sanitari che per i pazienti. Nei paesi presi in esame, i pazienti più giovani e gli operatori sanitari con meno esperienza sono, ugualmente, più propensi a utilizzare e condividere informazioni attraverso la tecnologia connessa rispetto ai loro predecessori. Più della metà (57%) dei pazienti di età compresa tra i 18-34 anni dichiara di possedere almeno un dispositivo di monitoraggio della salute, e un quarto di questi (25%) ritiene di essere più informato sulle tecnologie di cura connessa rispetto al 14% di coloro che hanno un’età superiore ai 55 anni.

I pazienti e i medici hanno una diversa percezione della capacità dei pazienti di monitorare la propria salute. Una netta maggioranza dei pazienti intervistati (69%) ritiene di avere le conoscenze necessarie per gestire in maniera appropriata la propria salute. Tuttavia, meno della metà degli operatori sanitari (40%) è d’accordo. Questo gap di percezione esiste anche per quanto riguarda la responsabilità nella prevenzione dei problemi di salute. I pazienti più anziani sono più propensi a credere di essere i responsabili della propria salute – il 79% di quelli che hanno 55 anni o oltre credono di essere totalmente responsabili nella prevenzione rispetto ai pazienti più giovani (il 66% di quelli di età compresa tra 18 e i 34 anni globalmente).

L’integrazione e la condivisione dei dati sono degli importanti traguardi da perseguire. La maggioranza dei pazienti e degli operatori sanitari (rispettivamente il 69% e l’85%) sono convinti che i sistemi sanitari integrati siano in grado di migliorare la qualità della cura per i pazienti e la maggior parte dei medici (88%) concorda sul fatto che l’integrazione possa avere un impatto positivo diretto sulla salute dell’intera popolazione.  Specifiche aree di miglioramento devono essere prese in considerazione per aumentarne l’adozione su scala globale.

La burocrazia è vista come un ostacolo importante. Oltre la metà (54%) degli operatori sanitari e il 43% dei pazienti considera la burocrazia del sistema sanitario uno dei principali ostacoli per coordinare la condivisione dei dati e favorire l’integrazione del sistema sanitario nei propri paesi.

I costi, la formazione e la sicurezza dei dati preoccupano ancora. La metà dei professionisti e dei pazienti (il 52% e il 51%, rispettivamente) pensa che le tecnologie connesse possano aumentare i costi della sanità e ci sono ancora grandi preoccupazioni legate alle risorse necessarie per migliorare la formazione e la sicurezza dei dati.

Rank Paese* Indice
(0-100 Punti)
Indici
Accesso Integrazione Adozione
(0-100 Punti)
Le celle evidenziate indicano che il punteggio è superiore alla media dei 13 mercati presi in considerazione per quanto riguarda il sotto-indice
1 Emirati Arabi Uniti 65,3 72,1 60,0 63,9
2 Paesi Bassi 58,9 72,4 58,8 45,5
3 Cina 58,1 64,8 57,3 52,1
4 Australia 57,9 71,5 55,1 47,2
5 Singapore 57,7 70,1 54,8 48,2
6 Stati Uniti 57,4 68,4 54,7 49,0
7 Svezia 57,3 64,0 60,9 46,9
8 Sud Africa 56,7 63,2 55,3 51,6
9 Regno Unito 56,4 70,2 53,7 45,3
10 Francia 54,6 66,9 54,4 42,6
11 Germania 54,5 69,2 52,8 41,5
12 Brasile 50,6 45,4 57,0 49,4
13 Giappone 49,0 57,9 50,7 38,4
Media dei 13 paesi 56,5 65,9 55,8 47,8

Farmaci innovativi per l’epatite C. Come gestirne l’accesso?

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Trattare tutti i pazienti affetti dal virus dell’epatite C è la parola d’ordine degli esperti che, a quasi due anni dalla disponibilità delle nuove terapie nel nostro Paese, si sono riuniti a Napoli l’11 giugno 2016 nel corso del Convegno Nazionale organizzato dall’Associazione EpaC onlus dal titolo “L’offerta dei farmaci innovativi a tutti i pazienti con epatite C: limitare l’accesso è l’unica soluzione?”

Farmaci innovativi per l'epatite C
I tempi sono maturi per eliminare gli attuali criteri di accesso ai farmaci innovativi per l’epatite C, sostituendoli con linee guida basate sull’urgenza clinica e sociale

Farmaci innovativi per l’epatite C non soltanto per alcuni pazienti

I nuovi farmaci ad azione antivirale diretta sono in grado di modificare radicalmente la storia naturale dell’epatite C con la possibilità di guarigione di oltre il 95%. L’accesso a questi trattamenti è attualmente “calmierato” in quanto ad oggi possono beneficiarne solo alcune categorie di pazienti individuate da Aifa, che ha dato precedenza ai pazienti più gravi, basandosi quindi, di fatto, su un principio di “urgenza” della cura.

«Tutti i giorni – afferma Ivan Gardini, presidente di Epac Onlus – riceviamo proteste da parte di pazienti esclusi dall’accesso dai farmaci innovativi. L’analisi attenta dei dati diffusi dall’Agenzia del Farmaco rivela che la fase di emergenza è terminata e i tempi sono maturi per eliminare gli attuali criteri di accesso, sostituendoli con linee guida basate sull’urgenza clinica e sociale che consentano una programmazione terapeutica gestita dal medico specialista, per restituire maggiore serenità ai pazienti e alle loro famiglie».

Ad oggi in Italia sono stati curati oltre 48.000 pazienti, di questi oltre 6.000 solo in Campania in 25 centri di competenza autorizzati.

Una malattia sistemica

«Non bisogna guardare all’infezione da virus C come un qualcosa che colpisce solo il fegato: l’infezione da virus C deve essere considerata come una malattia sistemica a tutti gli effetti che, ad esempio, può interessare il sistema endocrino ed immune, il sistema nervoso centrale, l’apparato cardio-vascolare – afferma Nicola Caporaso, direttore dell’OUC di Gastroenterologia ed Epatologia e della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia dell’ Università degli Studi di Napoli Federico II. – Eliminare l’infezione significa modificare in senso positivo anche l’evoluzione delle malattie associate che, una volta, costituivano controindicazioni al trattamento con interferone ed oggi, invece, devono essere considerate opportunità aggiuntive. Eliminare il virus significa eliminare non solo l’infezione ma anche ridurre la mortalità per molte altre cause».

È fondamentale il trattamento precoce

L’Associazione americana per lo studio del fegato (AASLD) recentemente ha modificato le linee guida per la cura dell’epatite cronica C con i nuovi antivirali raccomandando il trattamento per HCV a tutti i pazienti, sulla scorta degli evidenti benefici dell’eradicazione virale anche nei pazienti con malattia lieve.

«Il trattamento precoce è fondamentale perché consente la guarigione definitiva dalla malattia in un paziente che è molto diverso rispetto a un paziente in fase avanzata, dove il virus ha già provocato dei danni clinici severi e che, quindi, va seguito e monitorato anche in seguito alla terapia. Curare un paziente precocemente significa, inoltre, generare un grosso vantaggio sociale non solo in termini di salute pubblica, ma anche in termini economici in quanto sono pazienti che escono definitivamente dalla scena dell’assistenza sanitaria. Un decisore attento e oculato dovrebbe tenere ben presente questo aspetto», afferma Giovanni Battista Gaeta, professore ordinario di “Malattie Infettive” alla Seconda Università degli Studi di Napoli.

Serve una corretta pianificazione

«Attualmente l’agenzia italiana del farmaco ha stabilito una priorità di trattamento per i pazienti più gravi. Ora i criteri di emergenza si stanno esaurendo: la maggioranza dei pazienti con malattia avanzata è stata trattata – afferma Antonio Ascione, medico specialista in malattie del fegato e del ricambio, responsabile del Centro per le malattie del fegato dell’Ospedale Fatebenefratelli di Napoli.– Bisogna superare il criterio della rimborsabilità in rapporto all’entità della fibrosi, anche perché è un limite artificiale che non tiene conto di tante esigenze come, ad esempio, le donne in età fertile che desiderano avere un bimbo e hanno paura di infettarlo. La sfida principale oggi, con farmaci così attivi a disposizione, è di impedire che le persone affette da epatite C sviluppino una malattia grave come la cirrosi epatica. Questo obiettivo è oggi a portata di mano. Basta fare una saggia pianificazione».

Un impatto sociale devastante

Indipendentemente dalla gravità della malattia, l’impatto sociale dell’epatite C sull’individuo è pur sempre devastante. Stiamo parlando di problemi in ambito lavorativo, sessuale, sentimentale e familiare. La sola presenza dell’infezione genera stigma che, a sua volta, produce ansie, limitazioni, rinunce e angosce che diminuiscono la qualità di vita. L’CV è una malattia trasmissibile e solo per questo, preclude al paziente di vivere una vita serena.

«Ricordiamo, inoltre, che esistono categorie particolari di pazienti, come i co-infetti HIV-HCV. In Italia siamo in presenza di un problema reale: su circa 100.000 persone con HIV (in trattamento) circa il 35% ha una co-infezione da HCV – afferma Antonio Chirianni, direttore Dipartimento di Malattie Infettive, Azienda Ospedaliera Specialistica dei Colli Monaldi, Cotugno, C.T.O. – Una grossa fetta di questa popolazione si trova in uno stadio di malattia non molto avanzata e, quindi, al momento sono esclusi dal trattamento HCV. In realtà essi dovrebbero essere inclusi tra i pazienti con priorità di trattamento per varie ragioni: in primo luogo in questa fascia di popolazione l’HCV si aggrava più rapidamente rispetto a coloro che non sono co-infetti; hanno una maggiore probabilità di trasmettere la malattia, a causa del loro sistema immunitario compromesso e dei loro comportamenti a rischio. Infine, si tratta di pazienti costantemente seguiti e monitorati, che i medici conoscono molto bene, quindi in questo gruppo si potrebbe più facilmente eradicare».

Sono necessarie linee guida di prioritizzazione

«Le nostre richieste, inviate alla Commissione Tecnica Scientifica di Aifa già nel novembre 2015 e ancora a marzo 2016, si propongono di eliminare le limitazioni di accesso e introdurre linee guida di prioritizzazione, entro le quali i clinici hanno tutto il diritto e il dovere di scegliere in autonomia casi particolari di pazienti da curare subito. In sostanza, le decisioni cliniche devono tornare nelle loro mani. Inoltre, in questo modo, anche i pazienti sarebbero più tranquilli, potendo contare su un arco temporale entro il quale potrebbero avere accesso alle cure. Infine, sarebbe fortemente ridimensionata la corsa all’acquisto del farmaco generico in India o Egitto da parte dei pazienti esclusi, un fenomeno controverso e in costante crescita», conclude Gardini.

Consegne di farmaci veloci e sicure

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FD&L è una società di logistica integrata specializzata nei servizi di micro logistica e operante sul territorio nazionale e internazionale.

Con il recepimento della direttiva europea 2011/62/UE l’Italia si mette al passo con gli altri Paesi europei in materia di vendita di farmaci da banco (OTC) senza obbligo di prescrizione (SOP). È stato infatti pubblicato il decreto attuativo che consente la compravendita di medicinali sui siti di farmacie, parafarmacie e corner salute di ipermercati accreditati dal Ministero della Salute.

Si apre quindi un mercato dal potenziale enorme che vedrà prosperare siti di e-commerce dedicati alla farmacopea per automedicazione, anche in virtù del fatto che l’Italia è uno dei paesi in Europa con il maggior consumo di farmaci in generale.

L’acquisto di farmaci ha solitamente carattere di urgenza, nella maggior parte dei casi il prodotto viene richiesto nel momento in cui se ne ha bisogno e quindi lo si deve ricevere in tempi strettissimi. Tassello importante nello scenario che si prospetta è sicuramente quello della logistica del farmaco, gli shop online di para-farmaci devono dotarsi di sistemi di delivery estremamente rapidi ed efficienti.

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FD&L è una società di logistica integrata specializzata nei servizi di micro logistica e operante sul territorio nazionale e internazionale

FD&L rappresenta il partner giusto in grado di garantire tali prestazioni alle condizioni di sicurezza che il prodotto in questione inevitabilmente richiede. Ecco dunque l’importanza dello stoccaggio e del trasporto a temperatura controllata, che FD&L fornisce ai propri clienti grazie a moderni magazzini e mezzi refrigerati, che assicurano la corretta modalità di trattamento dei prodotti sia in fase di giacenza che di trasporto.

Società di logistica integrata specializzata nei servizi di micro logistica e operante sul territorio nazionale e internazionale, FD&L è inoltre in grado di offrire soluzioni su misura, veloci ed efficienti, grazie anche alla consolidata partnership con SDA, Poste Italiane e FedEx. Prezzi competitivi e consegna in 24 ore sono i punti di forza del servizio FD&L, e se l’ordine viene inviato entro le 15.30, la merce viene preparata e spedita in giornata.

Inoltre, FD&L può contare sulla capillarità di 8.000 uffici postali per il pick & pay, servizio rivolto ai clienti del settore e-commerce che desiderano sfruttare la rete degli uffici postali in l’Italia ed all’estero, consentendo al destinatario di effettuare il ritiro in base alle proprie disponibilità.

Partner affidabile e flessibile per tutte le attività di distribuzione dei prodotti, servizi e di assistenza post vendita, FD&L sviluppa con i propri clienti soluzioni su misura che vanno oltre la semplice logistica, dalle attività promozionali e di marketing fino alla gestione in outsourcing del magazzino con relativa ottimizzazione dei costi.

Test per un innovativo sistema di validazione

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Il Fedegari Technology Center ha ospitato nel suo laboratorio di ricerca e sviluppo la squadra di Kaye che ha effettuato alcune sessioni di test con il nuovo Advanced System Validation Kaye (AVS) applicato agli sterilizzatori Fedegari.

Test con Kaye Validator AVS presso i technology centers Fedegari negli USA e ad Albuzzano
Test con Advanced System Validation Kaye presso i technology center Fedegari negli USA e ad Albuzzano

Grazie all’esperienza del personale di R&S, sono state realizzate delle prove per testare l’affidabilità e le prestazioni del nuovo sistema Kaye Validator AVS. «Rispetto alle apparecchiature precedenti, la nuova generazione di validatori Kaye mostra una significativa evoluzione: una tecnologia intuitiva con funzioni facili da utilizzare, che migliorano l’interfaccia uomo-macchina come il touch screen, la connessione Wi-Fi e la connettività del sistema. É sempre un piacere lavorare con partner strategici come Kaye nel nostro Tech Center. Questa è stata una grande opportunità per entrambe le aziende, stiamo condividendo le nostre conoscenze e combinando le esperienze alla fine di promuovere l’innovazione continua», ha dichiarato Marco Ruggeri, R&D Lab Senior Engineer in Fedegari Group.

Secondo Monika Knüppel, Marketing Manager di Amphenol, il Kaye Validator AVS «è uno sviluppo rivoluzionario nella tecnologia wired che aprirà le porte ad un nuovo concetto di validazione». Costruito sul Validator 2000, il sistema AVS migliora la precisione della misurazione, aumentandone la flessibilità e la velocità di risposta. La gestione dei dati e la ridondanza garantiscono l’integrità e la sicurezza del sistema. La rivoluzionaria consolle di validazione fornisce un’interfaccia dedicata con maggiore connettività (WiFi, docking), touch-screen avanzato, una efficace gestione dei dati tramite il concetto di centralizzazione delle attività e il miglioramento della segnalazione e degli strumenti di analisi. «L’implementazione di questa vera innovazione è stata un passo naturale che Kaye ha condiviso non solo con i clienti, ma con partner competenti e ben riconosciuti nel settore sin dalla fase molto precoce di ricerca e sviluppo. Fedegari Group, come partner strategico di lunga data, ha sostenuto questo sviluppo lavorando con noi per testare gli AVS nei propri sterilizzatori sia nel Fedegari Tech Center di Sellersville, PA (USA) che in quello di Albuzzano, PV (Italia). Combinando l’esperienza nel monitoraggio di Kaye con la conoscenza di processo Fedegari abbiamo potuto creare un allineamento perfetto per stimolare l’innovazione continua nella tecnologia della validazione termica», dice Frank Kies, General Manager di Kaye.

Data logger di nuova generazione

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Sono molti i settori e i processi produttivi in cui è fondamentale registrare a lungo termine i valori di umidità e temperatura: tali registrazioni permettono lo studio della variazione di questi parametri, e l’elaborazione dei dati relativi fornisce informazioni sugli effetti di questa variazione su altri elementi, dalle persone ai materiali utilizzati nei processi.

Per soddisfare queste esigenze di raccolta e conservazione dei dati è stata sviluppata la nuova generazione di data logger HygroLog di Rotronic, semplici da usare e privi di manutenzione. Grazie a un innovativo software, anch’esso sviluppato da Rotronic, l’elaborazione dei dati risulta facile e veloce: i dati possono essere visualizzati sia graficamente, sia in forma numerica. La varietà di modelli disponibili combinata con l’ampia gamma di sonde intercambiabili garantisce una grande flessibilità d’impiego.

Rotronic
Data logger HygroLog di Rotronic

Fra i numerosi data logger che Rotronic produce per le più svariate applicazioni spicca HygroLog HL-1D, il più compatto della gamma (90 x 60 x 23 mm per 85 grammi di peso). Conforme alle normative FDA CFR21 Part 11 / GAMP5, offre prestazioni eccellenti: è in grado di memorizzare fino a 32.000 valori di misura, con una precisione decisamente elevata (±3,0 %UR e ±0,3 °C). HL-1D è fornito con il software gratuito HW4-lite, che permette di leggere e rappresentare graficamente i dati memorizzati; è possibile impostare l’intervallo di memorizzazione, i limiti di allarme, la modalità di acquisizione e altre variabili.

Estremamente versatile, HL-1D trova impiego nell’industria automobilistica e aerospaziale, nei processi di lavorazione di carta, pelle e tessuti e nelle installazioni museali, oltre che nell’industria farmaceutica: questa è da sempre una delle aree applicative d’elezione degli strumenti di misura dell’umidità e della temperatura.

 

Gestione telematica del registro sostanze zuccherine

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Il Decreto Ministeriale n. 11 dell’8 gennaio 2015 riporta le disposizioni relative alla dematerializzazione del registro di carico e scarico delle sostanze zuccherine ai sensi dell’articolo 1-bis, comma 8, del Decreto legge 91/2014. In particolare il decreto fornisce le prescrizioni cui devono attenersi gli operatori per adempiere agli obblighi di cui all’articolo 28 della legge 20 febbraio 2006, n. 82, attraverso il registro dematerializzato.

PIPELINE
Soluzione Parcel for Sugar di Pipeline

Pipeline ha sviluppato la soluzione Parcel for Sugar che, sia in modo indipendente che in collegamento con software gestionali esterni, consente la gestione del registro, la verifica dei dati e l’invio automatico al portale del ministero (MIPAAF) delle movimentazioni così come richiesto dal decreto utilizzando il sistema di interscambio di dati in modalità web-service.

I soggetti obbligati alla tenuta del registro

Secondo quanto previsto dal Decreto Ministeriale sono obbligati alla tenuta del registro di carico e scarico i produttori, gli importatori, i grossisti e gli utilizzatori di sostanze zuccherine. Tra gli utilizzatori sono esclusi quelli che commercializzano al dettaglio o somministrano al pubblico, chi produce alimenti in laboratori annessi a esercizi di vendita o di somministrazione, gli artigiani nonché chi è in possesso di un registro di carico e scarico delle materie prime, nel quale sono indicati i carichi e le utilizzazioni delle sostanze zuccherine, tenuto ai sensi di altre disposizioni e vidimato dal competente Ufficio territoriale dell’ICQRF oppure dall’ufficio dell’Agenzia delle Dogane competente per territorio.

Stampa del registro telematico

I registri telematici NON sono soggetti ad alcuna vidimazione preventiva né ad una stampa periodica obbligatoria. Tuttavia, in fase di ispezione, qualora l’organismo di controllo lo richieda, l’operatore dovrà consentire la consultazione del registro mediante l’utilizzo del computer aziendale e la stampa di dati utili ai fini del controllo.

Forni di essiccazione

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LAST Technology, protagonista nella progettazione e costruzione di macchine di processo per l’industria farmaceutica e laboratori di ricerca, propone macchine per la prevenzione delle infezioni batteriche attraverso processi di lavaggio, decontaminazione, depirogenazione e sterilizzazione. La filosofia aziendale, orientata alla qualità e la flessibilità produttiva, ha portato LAST al raggiungimento di obiettivi importanti grazie a soluzioni con alti contenuti in tema di prestazioni, sicurezza e affidabilità; in linea con le esigenze della clientela e del mercato globale.

LAST
Essiccatore modello TD prodotto da LAST

Gli essiccatori modello TD prodotti da LAST sono sviluppati per l’essiccazione di qualsiasi tipo di materiale solido, polveri e granulati con una temperatura di esposizione fino ai 150 °C. Il processo di asciugatura avviene tramite calore secco mantenuto per un periodo controllato di tempo. Le capacità utili di carico vanno dai 300 ai 4000 litri. Le superfici di contatto con il prodotto sono lucidate meccanicamente fino a un livello di rugosità inferiore ai 0,35 micron. I processi sono sviluppati seguendo gli attuali codici/standard e il tipo di prodotto da processare. Il sistema garantisce un’ottimale distribuzione del calore durante l’intera fase di asciugatura. Componenti e strumenti in acciaio inossidabile 316L/316Ti ed elastomeri sono approvati dall’FDA (21 CFR part 177). Il software è conforme alle GAMP 5 e FDA 21 CFR Part 11 (LAST iPerformance® per Processori stand-alone o LAST iExcellence® per l’integrazione dei processori con il MES aziendale). L’interfaccia operatore è di tipo intuitivo “user-friendly”. Documentazione di progetto e qualifica del processo sono strutturate secondo “C&Q Strategy” e normative di riferimento.

Prodotti e servizi di qualità per il pharma a un prezzo competitivo

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MPIM, azienda certificata ISO 9001, offre una serie di prodotti specifici per il settore farmaceutico, per la ricerca, per il settore alimentare e chimico.

pipette Labor Chemie

La filosofia della MPIM è sempre stata quella di proporre prodotti e servizi di alta qualità ad un prezzo competitivo. L’offerta va dai prodotti chimici alla vetreria generica e graduata, dalla piccola strumentazione da laboratorio ai dispenser e alle micropipette, fino ad arrivare alla progettazione degli arredi tecnici, alle cappe chimiche e a flusso laminare, alle bilance, stufe, incubatori, frigotermostati, frigoriferi, camere climatiche e fitologiche, lavavetrerie e lavapunzoni.

La MPIM si occupa anche di bilance, sistemi per dosaggio, bilance contapezzi, stampa etichette, controllo online di temperature, pH, ossigeno disciolto e di tutti i sistemi di controllo inerenti la produzione e il laboratorio industriale.

Per tutto ciò che viene commercializzato la MPIM fornisce un servizio di installazione, assistenza tecnica e taratura tramite la Quality Service, azienda facente parte del gruppo, anch’essa certificata ISO 9000 e laboratorio Accredia LAT 135-112.

La MPIM non solo seleziona i migliori e più affidabili prodotti da proporre, ma segue il cliente nell’acquisto, prima e dopo, garantendo un servizio di consulenza e assistenza in tutti i sensi.

Situata a San Giovanni Teatino, in provincia di Chieti, MPIM è diventata il fornitore di fiducia delle più grandi e rappresentative società nell’area Abruzzo, Lazio, Molise e Marche, con referenti nel Triveneto, Lombardia e Piemonte e, grazie al suo Shop online, in tutta Italia.

 

Valvole on–off di intercettazione

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Italvalvole® è stata tra le prime aziende italiane a realizzare valvole automatiche di processo, incentrando la produzione su valvole ad attuazione lineare e rotativa con funzione On-Off e di regolazione con comando manuale, pneumatico ed elettrico.

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Valvole on-off di intercettazione modello FFF di Italvalvole

Tali valvole trovano applicazione ovunque vi sia la necessità di intercettare e di regolare un fluido (liquido o gas) sia aggressivo che inerte. I settori di applicazione sono i più disparati: tessile, chimico-farmaceutico, alimentare, siderurgico, oil&gas e packaging.
L’azienda produce anche valvole di sicurezza secondo le norme PED, e offre valvole d’intercettazione, di regolazione, a farfalla, a sfera, di ritegno, filtri, pompe, attuatori, agitatori ecc., disponendo altresì di cospicuo magazzino per offrire un veloce servizio di consegna e per certi items garantisce pronta consegna.

Le valvole on-off d’intercettazione modello FFF sono state concepite per soddisfare quella molteplicità di esigenze di utilizzo che caratterizzano l’utenza attuale e certamente sempre di più quella futura. Per le loro caratteristiche costruttive si prestano ad essere impiegate principalmente nei settori tessili tintoriali, concerie, aziende chimiche, alimentari ed in generale in tutti quegli ambienti che per questioni di umidità ed aggressività non accettano altro materiale che non sia acciaio inossidabile.

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Valvole on-off di intercettazione modello FFF in acciaio Inox di Italvalvole

Le valvole d’intercettazione FFF pneumatiche sono valvole a sede inclinata con corpo in acciaio CF8M, con attacchi filettati gas o a saldare di tasca e servocomando in acciaio inox 304 oppure in Poliammide 66 rinforzata con 30 % di fibra di vetro. La tenuta sulla sede è di tipo morbido con diversi materiali in funzione delle esigenze del cliente. La tenuta sullo stelo è garantita da pacchi premistoppa in PTFE + PTFE caricato grafite.
Sono disponibili valvole dal DN 5 a DN 65.

Cartografia della contaminazione di un’attività di microelettronica

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Curium ha cartografato le contaminazioni all’Arsenio che veniva utilizzato nei locali di un’attività di microelettronica oramai cessata. Lo scopo era individuare le aree affette e l’importanza della contaminazione ai fini di rivendita del sito. La cartografia si svolge in due fasi: l’identificazione delle zone ad alta probabilità di contaminazione, seguita da campionamenti realizzati con metodi adatti all’elemento ricercato e alle soglie di contaminazione predeterminate.

Curium

La cartografia permette inoltre di riabilitare le zone sane e limitare i costi di decontaminazione.

Il consorzio Curium/Jobbing/TechnoOne realizza frequentemente diagnostici di contaminazione di camere bianche per le aziende farmaceutiche, di microelettronica, o per strutture simili.