La malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa a evoluzione progressiva, caratterizzata principalmente dalla difficoltà a controllare i movimenti e a mantenere l’equilibrio (instabilità posturale), con tremore a riposo, rigidità muscolare, bradicinesia e acinesia.

Parkinson
Nella malattia di Parkinson, l’alterazione delle vie dopaminergiche nigrostriatali ha conseguenze motorie, cognitive e sull’elaborazione emotiva delle informazioni

Alla base di questo disturbo del movimento c’è la perdita dei neuroni dopamminergici contenenti neuromelanina (neuroni pigmentati) della pars compacta della substantia nigra nel mesencefalo.

La degenerazione avviene a partire dai neuroni pigmentati della regione ventrolaterale, prosegue con quelli della medioventrale e infine con quelli della regione dorsale. Questo andamento segue una topografia tipicamente opposta rispetto a quella dell’invecchiamento fisiologico.

I gangli della base (nuclei caudato, putamen e pallido), essendo innervati dal sistema dopaminergico attraverso i cinque circuiti motorio, oculomotore, associativo, limbico e orbitofrontale, sono le aree cerebrali più colpite nella malattia di Parkinson, con la conseguente compromissione delle funzioni regolate da questi circuiti.

Nei soggetti parkinsoniani, le proiezioni delle vie dopaminergiche sulla corteccia prefrontale e sui gangli basali sono deficitarie. Di conseguenza la working memory per il riconoscimento delle espressioni dei visi può alterarsi. Questi pazienti presentano problemi nel riconoscere le facce tristi, quelle arrabbiate e quelle impaurite.

L’alterazione delle vie dopaminergiche nigrostriatali, quindi, non ha soltanto conseguenze motorie e cognitive, ma coinvolge anche l’elaborazione emotiva delle informazioni.

La malattia di Parkinson può determinare la perdita di altri neuroni di diverse aree del sistema nervoso centrale e periferico e anche di cellule colinergiche.

In tutte le aree colpite, si formano neuriti distrofici chiamati neuriti di Lewy. Nelle cellule nervose rimanenti, si formano corpi di Lewy, inclusioni citoplasmatiche formate prevalentemente da αsinucleina e da prodotti di degradazione di proteine, di acidi grassi, della sfingomielina e di polisaccaridi.

Sintomi della malattia di Parkinson

I sintomi motori tipici quali tremore degli arti superiori, rallentamento dei movimenti, rigidità muscolare con tendenza a piegare in avanti il busto, possono essere preceduti da segnali non motori che possono manifestarsi anche anni prima. I principali sono: mancanza di olfatto, disturbi del sonno (insonnia o sonnolenza diurna), disturbi della sfera cognitiva e affettiva, depressione, disturbi del sistema gastro intestinale.

Fattori di rischio della malattia di Parkinson

L’eziologia non è ancora completamente conosciuta e sembra multifattoriale.

Si riconoscono possibili fattori genetici e ambientali.

I fattori genetici riguardano alcune mutazioni, come quelle di geni che codificano per l’αsinucleina o per la glucocerebrosidasi.

La familiarità rappresenta un rischio lievemente superiore rispetto a quello della popolazione generale.

I fattori ambientali comprendono l’esposizione ad alcuni pesticidi, solventi e metalli pesanti.

Altro fattore di rischio è rappresentato dall’età: la maggior parte dei casi si manifestano dopo i 65 anni d’età.

L’attività fisica è un fattore protettivo dimostrato. Popolazioni molto attive, caratterizzate dal praticare attività fisica, hanno minore incidenza.

Diagnosi della malattia di Parkinson

La diagnosi è prettamente clinica e spetta al neurologo che si basa su dati anamnesici e su un esame neurologico.

Si ricorre a risonanza magnetica cerebrale per escludere cause che mimano la malattia come, ad esempio, una sofferenza vascolare.

Per individuare con esattezza quali neuroni dopaminergici hanno perso la propria integrità, si può ricorrere a SPECT con daTSCAN. Questo è un radiofarmaco iniettabile il cui principio attivo è ioflupane marcato con Iodio-123.

Ioflupane è un analogo della cocaina che forma un legame ad elevata affinità con il vettore pre-sinaptico della dopamina. Così ioflupane (123I) radiomarcato può essere utilizzato come marcatore sostitutivo per esaminare l’integrità dei neuroni dopaminergici nigrostriatali.

È indicato per rilevare la perdita di terminazioni neuronali dopaminergiche funzionali nel corpo striato. Può agevolare la differenziazione del Tremore Essenziale dalle Sindromi Parkinsoniane correlabili al Morbo di Parkinson idiopatico, Atrofia Plurisistemica e Paralisi Sopranucleare Progressiva senza consentire di discriminare queste tre forme.

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