Con questo articolo, NCF inizia un viaggio alla scoperta del Trasferimento Tecnologico Biotech in Italia, definito l’anello mancante tra Accademia e Impresa.

"Il trasferimento tecnologico è l'anello mancante tra Accademia e Impresa per trasferire tempestivamente l’innovazione tecnologica nella pratica clinica grazie a strutture specializzate"
MariaLuisa Nolli: “Il trasferimento tecnologico è l’anello mancante tra Accademia e Impresa per trasferire tempestivamente l’innovazione tecnologica nella pratica clinica grazie a strutture specializzate”

Il nostro viaggio inizia con un’intervista a Maria Luisa Nolli, co-fondatore e CEO di NCNbio, una start-up che si occupa di Trasferimento Tecnologico. A Maria Luisa Nolli abbiamo chiesto di spiegarci cosa si intende per technology transfer, di chiarirci quali sono le finalità dell’attività e i principali attori coinvolti.

Technology Transfer definizione

Maria Luisa Nolli, co-fondatore e Amministratore Delegato di NCNbio, una start-up che si occupa di Technology Transfer

Il Technology Transfer viene solitamente definito come l’insieme delle attività svolte dai centri di ricerca finalizzate alla valutazione, protezione e commercializzazione di tecnologie e alla gestione della proprietà intellettuale sviluppata nell’ambito dei progetti di ricerca condotti dal mondo accademico. È un’attività di cui oggi il Biotech non può fare più a meno, perchè tutti i prodotti biotecnologici hanno un elevato contenuto scientifico e tecnologico e servono conoscenze e competenze che l’azienda non sempre può avere da sola. Il processo delle conoscenze scientifiche non garantisce da solo l’arrivo del prodotto di ricerca sul mercato e quindi l’accesso di un paziente a una terapia innovativa. La creazione di un un più stretto rapporto tra il mondo della ricerca, le istituzioni e il sistema d’impresa, la cosiddetta “tripla elica”, è la condizione determinante per lo sviluppo della capacità innovativa. In altre parole l’innovazione tecnologica deve essere tempestivamente trasferita nella pratica clinica grazie a strutture specializzate che, come un anello mancante tra accademia e impresa, si occupano di Technology Transfer.

Perchè è necessaria una struttura dedicata al Technology Transfer

Servono nuove forme di investimento per sostenere soprattutto quelle fasi iniziali di sviluppo di un prodotto sulle quali l’azienda difficilmente scommette. Il sostegno economico può provenire da diverse fonti: i programmi di finanziamento governativi (es. in Europa il programma Horizon 2020), i venture capitals (ovvero capitali di rischio che finanziano l’avvio o la crescita di attività nei settori ad elevato potenziale di sviluppo), o da piccole imprese biotech che iniziano ad accelerare lo sviluppo fino a portarlo a una fase interessante per le imprese. In questo scenario si colloca l’attività di trasferimento tecnologico, perché oltre al sostegno economico servono misure fiscali e di incentivazione alla protezione della proprietà intellettuale. Finalmente anche in Italia sono entrate in vigore misure com elo stato di giovane impresa innovativa e il patent box (leggi l’articolo “Brevetto Unitario Europeo”) che mirano ad agevolare questo percorso iniziale.

Il processo

Il processo del Technology Transfer è complesso, coinvolge diverse figure professionali e soprattutto dipende da ogni singolo progetto e dagli attori che vi ruotano attorno. Il trasferimento tecnologico non riguarda solo il passaggio dall’Accademia all’Impresa, ma coinvolge in modo specifico tutte le fasi della filiera di sviluppo, fino all’immissione in commercio e spesso anche oltre, perchè tutte le fasi sono ad alto contenuto tecnologico: dal progetto allo spin-off e dallo spin-off all’azienda. Il bisogno di trasferimento tecnologico non si esaurisce con l’ingresso del progetto in azienda, perchè tutti i prodotti biotech, siano essi farmaci dispositivi o diagnostici, hanno bisogno di uno stretto monitoraggio per verificare il mantentimento delle loro caratteristiche originarie.

Le figure professionali

Le figure professionali coinvolte nel processo di technology transfer sono numerose e con competenze diverse: ricercatori di base, project manager, finanziari, avvocati, esperti di regolatorio, persone con competenze in marchi e brevetti e professionisti che abbiano già maturato un’esperienza industriale. Obiettivo del team multidisciplinare è quello di creare un percorso ad hoc che consenta al progetto scelto di spostarsi dalla ricerca di base per diventare un prodotto brevettabile e con caratteristiche adeguate all’immissione sul mercato.

Per approfondire

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2 COMMENTI

  1. Certamente lo sviluppo di uno stretto rapporto tra accademia e industria oggi è ineluttabilmente centrale per lo sviluppo di innovazione (“open innovation”), e non solo nel settore biotecnologico. Più che di trasferimento mi preme ricordare che si tratta di mutuo, reciproco scambio. E’ in ogni scambio che si può sviluppare valore (culturale ed economico). Non c’è trasferimento possibile se non vi è scambio. Questo scambio, con relativi trasferimenti di valore non ruota esclusivamente attorno ai diritti di proprietà intellettuale, ai brevetti. Il tessuto di relazioni è articolato e ampio. Un importante capitolo di scambi è dovuto a quel che in accademia si chiama, riduttivamente, “ricerca commissionata”. La gamma della “contract R&D” è ampia non solo per le tematiche ma anche per le tipologie contrattuali. http://www.linkedin.com/in/servadio

    • Grazie del commento. Penso che alla base di ogni network ci debba proprio essere il “mutuo e reciproco scambio” e che proprio in questo stia il valore del trasferimento tecnologico che unisce/avvicina l’accademia all’impresa e viceversa. Mi piacerebbe sentire le opionioni degli altri attori del TT che sto imparando a conoscere nel mio viaggio attorno al mondo del trasferimento tecnologico.

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