In Italia, il CDMO (Contract Development and Manufacturing Organization), meglio noto come comparto della produzione farmaceutica conto terzi, vale 1,5 miliardi di euro. Nella classifica europea, l’Italia è al primo posto, seguita da Germania (1,2 miliardi di euro) e Francia (un miliardo di euro). Complessivamente, nel Vecchio Continente, il CDMO vale 5 miliardi di euro.

È quanto emerso dall’analisi condotta da Prometeia, azienda di Consulenza e Ricerca Economica, presentata da Alessandra Benedini lo scorso 12 febbraio al Circolo della Stampa di Milano, alla presenza di Giorgio Bruno, presidente del Gruppo Produttori Conto Terzi di Farmindustria, e di Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria.

Da sinistra: Giorgio Bruno, Massimo Scaccabarozzi e Alessandra Benedini

Dal 1991, cioè da quando, in virtù del Decreto legislativo 29 maggio 1991, n.178, in Italia è stata consentita la produzione conto terzi, il comparto è cresciuto a ritmi incalzanti: nel periodo compreso tra il 2010 e il 2015 del 24%, grazie ad un sostenuto sviluppo delle vendite all’estero, in particolare verso mercati ricchi e maturi come Stati Uniti e Giappone, cresciute al ritmo del 300%.

I risultati dello studio Prometeia sul CDMO farmaceutico

Prometeia ha raccolto i dati salienti del CDMO farmaceutico attraverso:

  • un’analisi comparata dei bilanci delle imprese attive in Europa,
  • la raccolta di informazioni tramite questionario quali-quantitativo somministrato alle imprese del comparto,
  • interviste dirette e focus group.

Dal confronto internazionale, l’Italia è risultata prima in Europa, con un valore della produzione pari a 1,5 miliardi di euro, seguita da Germania (1,2 miliardi di euro) e Francia (1,0 miliardi di euro). Anche sul versante occupazionale l’Italia primeggia: con i suoi circa 8mila addetti, supera la Germania che vede occupati in questo settore 6mila addetti e la Francia che nel comparto conta invece 5mila lavoratori impiegati.

Il 29% della produzione complessiva europea del CDMO farmaceutico è made in Italia, un valore che supera di molto la quota riferita al totale dell’industria manufatturiera (13%). Tra il 2010 e il 2015 la produzione farmaceutica conto terzi italiana è crescita del 24%, quella dell’industria manufatturiera, invece, giusto per fare un raffronto, è diminuita del 7%.  Tutti i segmenti hanno contribuito a realizzare questo risultato: i prodotti non sterili (che rappresentano il 53% del totale) sono cresciuti del 9%, i prodotti sterili (30% del totale) del 19%, mentre la produzione di sostanze ad alta attività e biologiche (17% del totale) sono cresciute del 153%.

Il profilo dell’azienda conto terzi italiana

Ma qual è l’identikit dell’industria contoterzi italiana? Ai microfoni di NCF Giorgio Bruno, presidente del Gruppo Produttori Conto Terzi di Farmindustria e vicepresidente AFI.

I comparti che fanno la differenza

Come fare a valorizzare l’eccellenza? «Il Paese deve cambiare marcia  – afferma il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi – e appoggiarsi ai quei settori che sono in grado di fare la differenza, uscendo da vecchi schemi e andando verso l’innovazione tecnologica».

 

 

 

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