a cura di Francesca Morelli - giornalista scientifica
Un tessuto industriale molto eterogeneo, altamente innovativo e specializzato, dove le piccole aziende convivono con i grandi gruppi, uno dei pilastri del Servizio sanitario pubblico e privato. Il settore dei dispositivi medici è un motore del sistema Paese e risorsa, cruciale, per il funzionamento del sistema salute. Oltre 1,5 milioni di tecnologie per la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione della persona, 4.641 aziende di settore, 117.607 addetti e operatori. Sono solo alcuni dei numeri del Rapporto PRI 2026 e dell’Indagine su costi delle materie prime, energia e impatto dazi del Centro studi di Confindustria Dispositivi Medici, presentati recentemente al MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy). Un mercato, quello dei dispositivi medici (DM) che genera a valori 18,3 miliardi di euro tra export e mercato interno.
Produzione, import ed export
Quasi 7 miliardi (Mld) di euro (€): è il valore complessivo della produzione di DM in Italia. Frutto di un efficiente mix fra esportazioni verso il resto del mondo di tecnologie mediche, pari a un controvalore complessivo di 5,9 Mld €, che posiziona l’Italia ai primi posti fra gli esportatori, mangiando terreno alla Cina, in ambito di commercio internazionale, che perde il ruolo di leader acquisito nel corso degli anni, con importazioni diminuite del 20,6% solo nell’ultimo anno. Gli Stati Uniti sono il principale Paese di destinazione dell’export italiano, sebbene nel 2022 sia diminuito del 5,4%. Nel complesso, il bilancio resta stabile, positivo, con un lieve incremento del 2,9%. Considerazioni positive anche per l’import che dal 2022 è in aumento, per un valore pari a 9,3 Mld complessivi, e segnale dell’(interesse) dell’Italia a produttori non nazionali.
Investimenti in ricerca e sviluppo
Dopo lo stallo della pandemia che ha interrotto l’attività di ricerca e sviluppo, ed in particolare per la realizzazione di studi clinici pre e post market, anima per l’innovazione del DM, con un drammatico calo degli investimenti a 683 milioni (Mil) di €, il 2021 ha segnato una prima ripresa con investimenti saliti a 1.364 mil €, seguiti da un ulteriore brusco calo degli investimenti a 978 Mil €, pari a -30,1% nonostante l’industria del settore impieghi l’8% degli addetti in ricerca e sviluppo, con un dato fra i più elevati rispetto altre industrie manufatturiere. Di fatto, il numero di aziende e gli occupati del settore dei DM è cresciuto in maniera importante nel corso degli ultimi 5 anni. Motore dell’incremento è rappresentato soprattutto da una maggioranza di aziende di produzione e distribuzione, e dall’incremento di aziende di servizi che hanno raggiunto il 7,8% del totale nel 2022 nel corso dell’ultimo quinquennio. Al 2022 si registrano 33% di imprese impegnate nella distribuzione, 59% nella produzione in costante aumento dal 2018 (54%) e dell’8% dei servizi, percentuale stabile dal 2029 e in crescita dal 6% del 2018. Un settore che dà lavoro: ad oggi sono 117.607 gli addetti totali del settore DM, rispetto agli 82.644 del 2018 e dei 112.534 del 2020, ma in calo ai 118.837 del 2021. Numeri che, sul totale degli occupati in UE, corrispondono al 13,9% totale al 2020, in diminuzione in confronto al 15,1% del 2021 e del 14,4% del 2020.
Un modo in innovazione
L’innovazione è l’anima dei DM e dell’1,5 Mln di tecnologie per la salute e il benessere della persona: medicina estetica, ottica, dispositivi a base di sostanze, elettromedicali e servizi, biomedicale strumentale, protesi acustiche, dentale, attrezzature tecniche, ausili, home e digital care, diagnostica in vitro. Un mondo che tuttavia si scontra con diverse criticità: i sistemi sanitari europei stanno vivendo un periodo di estrema difficoltà nel rispondere ai cambiamenti del fabbisogno di salute, esacerbato dalle recenti crisi sanitarie, geopolitiche e sociali e da un trend demografico che non inverte la rotta, destinato all’invecchiamento cronico. A fronte di ciò, il settore dei DM ha comunque dimostrato resilienza, capacità di adattamento, superando le sfide emergenti e arrivando a soddisfare i bisogni di salute delle persone. Le potenzialità della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale aprono la strada per ridisegnare la sanità del futuro, incentivando lo sviluppo di nuovi modelli di assistenza sanitaria, grazie alle più moderne tecnologie e tali da garantire la continuità terapeutica tra ospedale, territorio e domicilio.
Lo scenario
Le catene di approvvigionamento, che traggono risorse prevalentemente in Europa e per il 68% dall’Asia,con una significativa presenza di forniture extra UE lungo le catene del valore, e la capacità competitiva europea nei comparti ad alta tecnologia sono messe a dura prova dal contesto “globale” attuale. Alcune componenti strategiche per i DM, come semiconduttori, polimeri industriali e componentistica plastico, viaggiano in aree interessate da tensioni geopolitiche e instabilità delle rotte commerciali internazionali. Tensioni geopolitiche che impattano anche sui costi: in aumento quelli di trasporto, con difficoltà a sostenerli segnalati nel 71,2% dei casi dalle aziende, di produzione del 22% con punte superiori al 50% per il 10% delle aziende. Energia, logistica, volatilità delle materie prime, frammentazione commerciale e instabilità geopolitica, incidono sull’intero settore.
Le azioni mirate
Per tutelare il settore, Confindustria DM da inizio legislatura, insieme al Ministero della Salute, ha istituito un Tavolo per la Farmaceutica e il Biomedicale, ed è stato sviluppato anche un Atto di indirizzo strategico 2026-2028 condiviso tra MIMIT e MUR (Ministero dell’Università e della Ricerca), per ridurre la frammentazione dell’ecosistema nazionale della ricerca e del trasferimento tecnologico. Non ultimo, la messa a punto di un nuovo Piano Transizione 5.0, un programma triennale, che destina al settore quasi 10 Mld € e il cui decreto attuativo sarà operativo entro giugno dovrebbe dare sostentamento al settore DM. Inoltre, per far fronte alla criticità degli approvvigionamenti, l’Europa è impegnata a trovare strategie per mettere in sicurezza le filiere, mentre l’Italia, con l’area di Porto Marghera, si candida a ospitare uno dei primi siti strategici europei per lo stoccaggio di materie prime critiche e terre rare, indispensabili per l’industria del continente e per la transizione energetica e digitale del sistema produttivo nazionale. Il comparto dei DM svolge, come detto, un ruolo preponderante in ambito salute, con attività di ricerca e l’innovazione tecnologica, pertanto occorre mettere le aziende del settore nelle condizioni di poter investire in capitale umano, progetti, azioni e tecnologie che si traducono in nuove soluzioni e opportunità di cura per la persona-paziente. Le imprese, non ultimo, chiedono una governance stabile del settore, una soluzione strutturale al tema del payback e politiche industriali dedicate a una filiera composta in larga parte da PMI (Piccole Medie Imprese) innovative e ad alta specializzazione.


