Infezioni da HIV e malattie sessualmente trasmissibili negli over 50 sono in aumento. Una nuova diagnosi di infezione da HIV su 5 riguarda over 50. Sono raddoppiati i casi di sifilide. In aumento anche gonorrea ed epatiti.

Se ne è parlato durante la IX edizione di ICAR all’Università di Siena.

HIV e malattie sessualmente trasmissibili negli over 50 sono in aumento
HIV e malattie sessualmente trasmissibili negli over 50 sono in aumento

Il legame tra protezione e infezione è ancora spesso oscuro, sia per i giovani che per gli adulti. Si confonde ancora la difesa dalle infezioni sessualmente trasmesse con il concetto della contraccezione. Ad esempio, la pillola viene erroneamente considerata uno scudo nei confronti delle malattie infettive, specialmente tra i teenager. Il preservativo, inoltre, quando utilizzato, spesso è impiegato solo nella fase finale del rapporto.

Ad ogni modo è sempre più chiaro che l’HIV non riguarda una categoria specifica. Si tratta, invece, di un’infezione sempre più generalizzata indipendente dall’orientamento sessuale e, anche, dall’età.

«Quando i rapporti non sono adeguatamente protetti dal preservativo – spiega Andrea De Luca, Direttore Malattie Infettive Università di Siena – l’incidenza di tutte le infezioni sessualmente trasmesse aumenta. In Italia, negli ultimi anni, abbiamo osservato un raddoppiamento di casi di sifilide, ma sono in aumento anche episodi di gonorrea e di epatiti A e C. Per questo stesso motivo i nuovi casi di infezione da HIV non diminuiscono come potrebbero».

Esiste un gradiente di rischio ben definito per la trasmissione di HIV nei rapporti non protetti, in relazione alla modalità del rapporto.

«I rapporti a maggior rischio – dichiara De Luca – sono quelli anali recettivi, seguiti dai rapporti vaginali recettivi, quindi quelli anali insertivi, vaginali insertivi ed infine i rapporti orali recettivi. Ho deliberatamente omesso il genere maschile o femminile e ho voluto focalizzare sulla modalità del rapporto che può in parte prescindere dal genere. Questo gradiente e l’entità del rischio può inoltre variare sensibilmente in relazione al contesto in cui il rapporto si svolge: è ovviamente più elevato se avviene nell’ambito di popolazioni ad alto rischio come in alcune grandi metropoli europee o in paesi dell’Africa Sub-sahariana ad elevata endemia».

Il rischio principale è certamente associato al numero dei partner sessuali. Tuttavia si registrano anche infezioni contratte mediante rapporti avvenuti con il partner stabile che non era a conoscenza di avere l’infezione.

«Non bisogna commettere l’errore di settorializzare l’HIV come una malattia di genere o di gruppi – spiega Andrea Antinori, coordinatore di ICAR, direttore UOC Immunodeficienze virali, Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, IRCCS, Roma – perché negli scorsi decenni questo errore ha creato un profondo stigma, determinando problemi sociali e culturali. Si tratta di un virus che non guarda in faccia se sei un uomo che ha avuto rapporti sessuali a rischio con uomini o se, uomo o donna, hai avuto rapporti eterosessuali a rischio, ma che colpisce uomini e donne semplicemente sessualmente attivi. Nessuno può sentirsi al riparo, sia il giovane ventenne che ha avuto rapporti sessuali con uomini, sia uomini e donne oltre i 50 anni con rapporti eterosessuali. È soprattutto  una questione di comportamenti a rischio».

L’HIV non ha età

Assieme all’allungamento della vita media, anche la vita sessualmente attiva si è oggi prolungata. Ciò è dipeso dal miglioramento della salute e dai cambiamenti di stile di vita nonché in parte anche dalla disponibilità  di “aiuti” farmacologici.

«Oggi si registra un incremento di nuove diagnosi di infezione da HIV in soggetti con più di 50 anni di età –  afferma De Luca – che rappresentano circa il 20% delle nuove diagnosi nei centri clinici ed appartengono ad entrambi i sessi. Fino a 5 anni fa, invece, rappresentavano soltanto il 14% (fonti: Coorte ICONA e ISS-CoA). Un appunto importante: in oltre un caso su due la malattia è stata riscontrata in una fase molto avanzata. Nel periodo 2009-2011, invece, rappresentavano soltanto il 14%. Per quanto riguarda gli uomini che fanno sesso con uomini, si è passati da 120 a 190 nuove diagnosi di HIV nell’ultimo quinquennio. L’ambito di trasmissione può essere coniugale o extraconiugale».

Epatiti in aumento

Si sono registrati in Italia, nell’ultimo anno, molti casi di epatite A trasmessa mediante rapporti orali o anali, e diversi studi epidemiologici e scientifici spiegano che è in corso un focolaio epidemico in molti paesi europei. Si ricorda che per l’epatite A esiste un vaccino altamente efficace e molto ben tollerato. Questi focolai sottolineano l’importanza di vaccinare le popolazioni a maggior rischio. Per l’epatite B invece, non si registrano al momento incrementi.

«Per quanto riguarda l’epatite B – conclude De Luca – un ruolo importante lo ha giocato il vaccino, che ha ridotto drasticamente l’incidenza e la diffusione del virus nel nostro paese. I nati prima del 1980 non sono però stati vaccinati sistematicamente in età pediatrica e, se a rischio, devono esser vaccinati. Per quanto riguarda l’HCV, la prevenzione avviene attraverso la protezione dei rapporti sessuali ed evitando la condivisione delle siringhe tra soggetti farmacodipendenti per via iniettiva. L’eradicazione del virus dell’epatite C tra i pazienti infetti, oggi possibile grazie alla nuove terapie, dovrebbe ulteriormente ridurre la circolazione del virus».

La conferenza ICAR

Se ne è parlato durante la nona edizione di ICAR (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research), dal 12 al 14 giugno 2017 a Siena. Al congresso, presieduto dai professori Maurizio Zazzi (Siena), Andrea Antinori (Roma) e Andrea De Luca (Siena), hanno partecipato 800 specialisti tra medici e ricercatori di vari settori coinvolti nell’assistenza e cura dell’infezione da HIV e volontari delle associazioni impegnate nella lotta contro l’AIDS.

L’obiettivo, in continuità con le passate edizioni, è presentare e discutere le novità in tema di ricerca, prevenzione, diagnosi e cura delle infezioni da HIV e da virus dell’epatite.

ICAR è organizzata sotto l’egida della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali e con il patrocinio di tutte le maggiori società scientifiche di area infettivologica e virologica.

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