Community Media Reasearch, in collaborazione con Confindustria Dispositivi Medici ha condotto l’indagine “Tech4life” sulla percezione del valore delle tecnologie mediche da parte degli italiani.

La prima indagine Tech4life sulla percezione del valore delle tecnologie mediche negli italiani evidenzia una frattura territoriale e generazionale
La prima indagine Tech4life sulla percezione del valore delle tecnologie mediche negli italiani evidenzia una frattura territoriale e generazionale

L’indagine è stata presentata a Milano il  28 marzo 2019 nell’ambito dell’evento “Tech4life: la salute tra informazione e tecnologia”.

«I cittadini devono essere informati in modo corretto sulle tecnologie mediche a beneficio della propria salute e sulle possibilità di miglioramento della qualità della propria vita che la nuova medicina offre loro. – ha dichiarato il neopresidente eletto di Confindustria Dispositivi Medici, Massimiliano Boggetti. – Per questo con l’indagine Tech4life abbiamo voluto fare un punto sulla consapevolezza degli italiani del valore delle tecnologie e delle nuove frontiere della medicina. Vogliamo favorire la divulgazione coinvolgendo il mondo scientifico e le istituzioni, che svolgono un ruolo cruciale in questo processo. Dobbiamo fare in modo che l’informazione corretta ed equilibrata sulle nuove possibilità di prevenzione e cura diventi sempre più centrale soprattutto sul web, dove le persone cercano sempre più spesso la risposta ai proprio bisogni di salute».

L’”internauta della salute”, ovvero chi almeno una volta ha consultato il web per una qualche ragione collegata al tema salute, presenta un duplice volto. Da un lato, è caratterizzato dalla giovane età: quattro giovani 18-34enni su cinque (76%) hanno navigato in rete per un parere o un approfondimento e tale pratica cala drasticamente al crescere dell’età fino a raggiungere al 38,4% fra gli over 55. Dall’altro lato, però, internet è fruito in misura maggiore da chi è deprivato economicamente e ha dovuto rinunciare a fare esami per scarsità di risorse (71,8%), in particolare da chi  risiede nel Mezzogiorno (61,6%). Queste caratteristiche denotano che esistono nel Paese una frattura generazionale e una territoriale in fatto di salute.

Mediamente, una quota oscillante fra il 15 e il 17% fruisce della rete in modo assiduo per fare un’autodiagnosi, approfondire nozioni su cure e terapie. Se a questa quota aggiungiamo quanti vi accedono in misura più contenuta, superiamo ampliamente la metà degli intervistati: il 57,1%. La navigazione in internet avviene soprattutto per approfondire le nozioni su cure e terapie (55,9%) e fare diagnosi sul proprio stato di salute (54,5%). Leggermente meno utilizzato è il web per scoprire le tecnologie e i dispositivi applicati alla salute (45,7%).

Gli italiani e la medicina preventiva

La prevenzione, la propensione a realizzare esami, test o visite non prescritte da un medico coinvolge una quota maggioritaria della popolazione. Si sta diffondendo un’attenzione alla dimensione della cura grazie anche alla possibilità di disporre di conoscenze attraverso la rete, che ormai coinvolge la maggioranza della popolazione. Negli ultimi cinque anni, la tipologia di prevenzione maggiormente diffusa (senza il sollecito da parte di medici e/o di  personale sanitario) è costituita dalle analisi del sangue (67,1%), seguita dalle visite mediche specialistiche (63,8%). Un minor grado di preferenza è invece riservato ai test diagnostici quali pap-test o mammografie (54,7%). Circa un terzo degli italiani (37,4%) appare meno propenso a realizzare esami preventivi autonomamente. Sono le donne le più orientate alla prevenzione (65,9%), ma anche gli abitanti del Centro Italia (67,2%) e quanti accedono a internet per conoscere aspetti legati alla propria salute (68,6%).

Gli italiani e la medicina predittiva

Sul versante della medicina predittiva, in generale, circa un decimo degli italiani (fra il 7 e l’11%) si è già sottoposto a una prova per qualche patologia o una malattia grave. Poco più di un terzo (36%) le vorrebbe sostenere, ma ancora non le ha fatte. Per contro, poco meno della metà (fra il 43 e il 46%) si dichiara contrario e un decimo (fra l’8 e il 10%) non sa esprimersi. Dunque, gli italiani, di fronte alla possibilità di predire l’eventuale insorgere di una patologia e/o una malattia più o meno grave si dividono in parti quasi omogenee.

I “disponibili” (48,5%) verso la medicina predittiva sono costituti soprattutto dalle generazioni più giovani (55%, 18-34enni), da chi accede a internet per consultare le questioni legate alla salute (55,9%) e quanti si dimostrano attivi nel realizzare autonomamente test ed esami clinici (53,3%). Inoltre, chi ha un’autopercezione più negativa della propria salute (54,5%) e chi risiede nel Mezzogiorno (52,3%) appare più incline a una simile attività.

All’opposto, manifestano un più rilevante atteggiamento “contrario” (43%) in particolare i più anziani (49,2%, over 55), chi abita nel Nord-Est (49,6%), quanti non accedono mai a internet per fare un consulto o un approfondimento (52,8%) e non hanno mai svolto autonomamente test diagnostici nell’ultimo biennio (50,1%).

Gli italiani e la medicina partecipativa

Per quanto riguarda la salute digitale, il dispositivo più utilizzato è lo smartphone (14,3%) presumibilmente per il suo impiego nella vita quotidiana come oggetto per comunicare oltre che per monitorare i propri livelli di attività fisica e in generale di controllo della salute. Soltanto il 7,6% della popolazione utilizza però app per monitorare la propria salute o per curarsi e una quota ancora inferiore (2%) non le usa personalmente, ma conosce qualcuno che le utilizza.

Ma in che misura la popolazione sarebbe disponibile a condividere i propri dati personali, in particolare con le imprese che progettano e realizzano apparecchiature medicali? Soltanto il 40,6% accetterebbe di buon grado di condividere le informazioni. Tra le ragioni spicca il fine generale di utilità alla ricerca (31,4%), ma anche un risparmio sulla spesa (5,7%) o la personalizzazione di un dispositivo (3,5%). I più “favorevoli” (40,6%) si annidano soprattutto, una volta di più, nelle generazioni più giovani (49,6%, 18-34enni), in chi dichiara di avere un buono stato di salute (42,1%), quanti frequentano abitualmente internet per informarsi sui temi della salute (47,2%), gli abitanti del Centro (41,5%) e del Mezzogiorno (45,7%).

In particolare, la propensione positiva alla medicina predittiva si coniuga con una più elevata disponibilità alla condivisione dei dati (53,7%). Ancora una volta, l’età e la fruizione delle nuove tecnologie, ben più che la disponibilità di risorse economiche, esercita un’influenza negli orientamenti della popolazione e discrimina i comportamenti: più aperti e disponibili quelli delle giovani generazioni, più restie e chiuse quelle dei più adulti.

Gli italiani e la medicina personalizzata

La personalizzazione dei dispositivi biomedicali è nota a una maggioranza della popolazione non amplissima e così pure la disponibilità e l’interesse a personalizzare le apparecchiature. Poco meno del 60% degli interpellati dichiara di sapere di tale opportunità, senza che all’interno dal campione siano rinvenibili particolari fratture. È una conoscenza relativamente diffusa e in misura decisamente inferiore rispetto alla media di quanti dichiarano di sapere cosa sia un’apparecchiatura medicale, dunque, e ha in due occasioni una diversità significativa. Da un lato, l’età: il grado di notorietà dell’opportunità di personalizzare i dispositivi è direttamente correlato al crescere degli anni, passando dal 56,2% dei giovani 18-34enni, al 61,2% degli over 55.

Considerando quanti propendono a personalizzare il dispositivo anche spendendo di più, l’orientamento è più diffuso nelle aree di piccola e media imprese come il Nord Est (40,9%) e nel Centro (39,7%), fra chi ha un’autopercezione positiva del proprio stato di salute (40,3%), chi non ha rinunciato in passato a fare esami e visite mediche (40,3%), chi utilizza internet per conoscere cure o strumenti di cura (41,7%), chi ha fatto più esami di propria iniziativa nel recente passato (40,4%).

L’indagine Tech4life

La popolazione oggetto di campionamento è costituita dalla popolazione con oltre 18 anni in Italia ripartita per macroregioni (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole), genere, età. Il campione ammonta a 1.201 casi. Le eventuali distorsioni sono state in seguito bilanciate in fase di elaborazione post-rilevazione, con riferimento ai dati Istat, attraverso procedure di ponderazione che hanno tenuto in considerazione le variabili di stratificazione campionaria sopra citate.

Le interviste sono state realizzate con il sistema CATI (Computer Assisted Telephone Interviewing) e CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) nel periodo 7-20 giugno 2018. La rilevazione è stata realizzata dalla società Questlab srl di Venezia Mestre. L’indagine è stata progettata e realizzata da Community Media Research per Confindustria Dispositivi Medici.

Daniele Marini ha impostato e diretto la ricerca, curato gli aspetti metodologici e l’elaborazione dei dati. L’impianto del questionario (rivisto a più riprese con Confindustria Dispositivi Medici), l’analisi dei risultati e la redazione del report è avvenuto con il supporto di Francesca Setiffi (Università di Padova).

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here