La trasparenza nella pubblicazione dei risultati della ricerca indipendente si va sempre più affermando come il golden standard a tutela della diffusione presso la comunità scientifica e i cittadini dei benefici ottenuti grazie agli investimenti dei fondi pubblici (ne abbiamo parlato qui). A ciò si aggiunge, sottolinea Aifa in una nota, l’impatto potenziale che le evidenze ottenute attraverso gli studi indipendenti, finanziati direttamente dall’Agenzia italiana del farmaco in aree di scarso interesse per la ricerca profit, potrebbero avere a supporto dell’appropriatezza dei trattamenti e delle decisioni regolatorie.

Proprio in quest’ottica, Aifa ha anticipato la pubblicazione dei prossimi bandi per la ricerca indipendente (prevista per il prossimo 28 maggio) rendendo disponibile sul suo sito l’elenco delle pubblicazioni basate sui risultati degli studi già conclusi e che erano stati finanziati nell’ambito dei Bandi per la ricerca indipendente 2005-2012 (scarica qui il file).

Un esempio a supporto della valutazione del rapporto costi-benefici

Sono stati poco meno di trecento (283) gli studi finanziati nel corso del sette anni considerati, che hanno portato alla pubblicazione di un totale di 168 articoli scientifici in riviste internazionali peer-reviewed. La maggior parte degli studi è di tipo interventistico e riguarda malattie orfane o rare, a cui si aggiungono gli studi comparativi tra farmaci, quelli su nuove strategie farmacologiche, gli studi di farmacovigilanza attiva e di farmacoepidemiologia.

Aifa cita come esempio delle possibili ricadute della ricerca indipendente per le attività del Servizio sanitario nazionale lo studio ANSWER, i cui risultati sono stati pubblicati nel 2018 su The Lancet. Lo studio ha coinvolto 35 centri italiani sotto il coordinamento dell’Università di Bologna, ed è stato finanziato nell’ambito del Bando 2006. Al centro dell’attenzione dei ricercatori è stato, in questo caso, l’effetto del trattamento a lungo termine con albumina umana come terapia aggiuntiva della terapia medica convenzionale della cirrosi epatica scompensata. I risultati ottenuti nello studio randomizzato su 440 pazienti indicano che il ricorso alla terapia con albumina ha permesso di ridurre del 38%  il rischio di mortalità a 18 mesi; sono risultate diminuite anche il numero di paracentesi evacuative e la frequenza delle principali complicanze, con un netto beneficio per la qualità di vita dei pazienti. A ciò si aggiungono anche i risparmi legati ai minori costi di ospedalizzazione. Aifa sottolinea come tali risultati giustifichino i costi elevati legati al trattamento cronico con albumina, controbilanciati da una riduzione della spesa sanitaria globale per i pazienti.

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