Lo scorso 11 dicembre si è svolto a Roma, presso il Policlinico universitario Gemelli Irccs, il convegno #AI4DOCS dedicato all’applicazione dell’intelligenza artificiale (AI) in campo sanitario. Un’occasione per riflettere sulle opportunità, i rischi e le implicazioni etiche legate ai più recenti sviluppi tecnico-scientifici nella ricerca, diagnosi e cura delle malattie.

Sandra Zampa
Sandra Zampa

«Un convegno di studi molto importante e di alto livello – ha dichiarato ai microfoni di NCF Sandra Zampa, sottosegretario al ministero della Salute – sia per le presenze di casa nostra (il prof. Roberto Cingolani, prof. Mauro Ferrari e il teologo Paolo Benanti) – che per quelle internazionali, come il prof. Hassan Sawaf e il prof A.Waibel. Sono state portate esperienze ma anche spunti di riflessione e approfondimento su cui occorrerà tornare». Un evento, ha spiegato il sottosegretario, che ha fornito numerosi spunti anche per la gestione del Servizio sanitario nazionale.

Una delle sessioni aveva come titolo “quali futuri possibili per la Medicina”: ci sono state, a suo parere, proposte o soluzioni che potrebbero interessare il ministero della Salute?

Certamente! Sono state proposte alcune soluzioni operative già testate in alcuni centri di riferimento internazionali che hanno come modello operativo sensori periferici, come analizzatori point of care per analisi del sangue oppure Holter pressori ed Ecg, ma anche ecografi, Tac, Eeg e altri, posizionate in ospedali o ambulatori periferici, oppure al domicilio del paziente. Tutte collegate in remoto con un “centro di calcolo centralizzato” dove vengono elaborate letture e diagnosi “in automatico” per i referti fisiologici mentre per le patologiche c’è il controllo degli specialisti. Allo stesso modello operativo appartiene il controllo a distanza del “robot chirurgico” – posto nella sala operatoria di un ospedale periferico distante anche parecchi chilometri – da parte di un chirurgo esperto che fisicamente risiede nel “centro di calcolo” dell’ospedale centrale.

Secondo Lei tutta questa Tecnologia potrà “fare bene” ai malati?

La tecnologia è solo uno strumento, di per sé né buono né cattivo.

L’intelligenza artificiale è uno dei servizi resi disponibili alla società dall’innovazione tecnologica negli ultimi 50 anni. Se la applichiamo alla medicina, per affinare e migliorare la diagnosi e per migliorare l’efficacia delle terapie, può essere solo un bene per il malato e per la collettività nel rispetto del dettato costituzionale che enuncia il diritto alla salute. Da qui ha preso origine il Servizio sanitario nazionale.

Non pensa che per tutta questa innovazione il Ssn sia ancora impreparato?

Si, lo penso!

Infatti nel mio intervento ho evidenziato che per l’implementazione di tutto questo servirà un corposo programma di formazione per tutti gli operatori sanitari, dai medici, agli infermieri e paramedici in generale, che dovranno essere affiancati da esperti informatici.

Due sessioni del convegno sono state dedicate ai rischi di “dominio dell’algoritmo” e al governo dell’intelligenza artificiale: Lei cosa pensa?

Permettetemi di citare un ragionamento ascoltato durante il convegno: l’intelligenza artificiale è stata progettata e costruita “imitando” il funzionamento del cervello umano: i microprocessori sono tutti collegati in rete, come lo sono i neuroni (reti neuronali) e i robot di ultima generazione, per poter svolgere le funzioni per le quali sono stati progettati devono apprendere (machine learning) e poi una volta imparato possono eseguire, per esempio, il compito di imboccare un anziano non autosufficiente.

Se vogliamo difenderci dal dominio dell’algoritmo, dunque, dobbiamo ipotizzare un “controllo delle operazioni in real time” e fare riferimento al nostro sistema nervoso autonomo, simpatico e parasimpatico.

Il nostro organismo fa molte cose di cui non ci rendiamo conto. Per esempio, non ci accorgiamo che il cuore batte né che l’intestino sta completando la digestione; non sappiamo quando le ghiandole secernono i loro prodotti né se il diametro dei vasi attraverso cui scorre il sangue si sta allargando oppure si restringe. La situazione, Però, è sempre sotto controllo grazie al sistema nervoso autonomo.

Oltre ai “pesi” della intelligenza artificiale, dovremmo pensare anche ai “contrappesi” che introducano limiti oltre i quali il sistema non possa andare “in autonomia”.

Pensa che si potrebbero ipotizzare i “limiti della tecnologia” quando subentrassero situazioni “coscienziali” che riguardano, per esempio, il fine vita?

Questa è una domanda da fare a un teologo e io sono solo un sottosegretario alla Sanità: quello che mi preme è che non aumenti la diseguaglianza, tra chi avrà accesso alle nuove tecnologie e chi no. Forse bisognerà sviluppare una Algor-etica rendendo l’etica computabile dalla macchina!

 

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