Clovis Oncology ha annunciato che l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato il rimborso di rucaparib (Rubraca®) in Italia come opzione in monoterapia per il trattamento di mantenimento di donne adulte con recidiva platino sensibile di carcinoma ovarico epiteliale ad alto grado, delle tube di Falloppio o peritoneale primario, in risposta dopo chemioterapia a base di platino.

Rucaparib offre una nuova opzione in monoterapia per il trattamento di mantenimento per le donne con carcinoma ovarico platino sensibile recidivante, con mutazione BRCA1/2 o con BRCA wild-type
Rucaparib offre una nuova opzione in monoterapia per il trattamento di mantenimento per le donne con carcinoma ovarico platino sensibile recidivante, con mutazione BRCA1/2 o con BRCA wild-type

Rucaparib è indicato per pazienti idonee indipendentemente dallo status di BRCA, ciò significa che può essere prescritto per donne con mutazione BRCA o con BRCA wild-type.

«Accogliamo con estremo favore l’arrivo del parp inibitore rucaparib che offre una nuova possibilità di cura, dopo la chirurgia e due linee di chemioterapia, a tutte le donne colpite da tumore ovarico che presentano i requisiti necessari  – dichiara Nicoletta Cerana, presidente nazionale di Acto onlus la prima rete italiana di associazioni pazienti impegnata nella lotta contro il tumore ovarico e i tumori ginecologici. –  Il tumore ovarico è una neoplasia altamente mortale che oggi attraverso i parp inibitori è finalmente possibile cronicizzare. Le pazienti lo sanno e sono pronte ad affrontare il difficile cammino della cronicizzazione. Come associazione ci auguriamo quindi che rucaparib possa essere prescritto nel più breve tempo possibile in tutte le Regioni italiane».

Circa il 25% delle pazienti con carcinoma ovarico presenta una mutazione BRCA1/2 correlata alla risposta alla terapia, mentre la maggioranza delle donne con diagnosi di BRCA wild-type avrà una prognosi peggiore e opzioni terapeutiche limitate.

«Nel carcinoma ovarico le donne prive di mutazione BRCA sono circa l’80% dei casi e sono caratterizzate da una prognosi particolarmente sfavorevole – dichiara Sandro Pignata, direttore dell’oncologia medica del Dipartimento Uro-ginecologico dell’Istituto Nazionale Tumore Fondazione Pascale di Napoli, Coordinatore Scientifico della Rete Oncologica Regione Campania e Presidente del Gruppo di Ricerca MITO. – La rimborsabilità di rucaparib rappresenta oggi una nuova importante opzione terapeutica anche per queste pazienti che ancora troppo spesso non ricevono un trattamento di mantenimento sicuro ed efficace».

«Il rimborso di Rubraca in Italia è un importante passo in avanti nel percorso del trattamento del carcinoma ovarico poiché ha dimostrato di essere efficace in un’ampia popolazione di donne con carcinoma ovarico recidivante – afferma Patrick J. Mahaffy, presidente e amministratore delegato di Clovis Oncology. – Stiamo lavorando per fare in modo che rucaparib sia disponibile per più pazienti possibili in tutta Europa, e non vediamo l’ora che venga lanciato in altri paesi nei prossimi mesi».

L’autorizzazione dell’Unione Europea (UE) si basa sui dati dello studio clinico pivotale di fase III ARIEL3, che ha dimostrato che rucaparib ha migliorato significativamente la PFS in tutte le popolazioni di pazienti con carcinoma ovarico studiate.

«Sono personalmente molto felice di poter offrire anche alle pazienti italiane rucaparib, che rappresenta una novità importante – dichiara Nicoletta Colombo, direttore del Programma di ginecologia oncologica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e professore associato Università Milano-Bicocca. – Nello studio ARIEL3 infatti rucaparib ha raddoppiato il tempo libero da malattia dopo una seconda linea di chemioterapia rispetto al placebo e con un profilo di tollerabilità maneggevole nonostante una popolazione in studio molto simile alla pratica clinica, indipendentemente dalla mutazione del BRCA)».

Lo studio ARIEL3

ARIEL3 ha raggiunto con successo l’endpoint primario di estensione della PFS valutata dallo sperimentatore rispetto al placebo in tutte le pazienti trattate (intention-to-treat o ITT), popolazione, indipendentemente dallo status di BRCA (mediana in mesi 10,8 vs 5,4).

Inoltre, ha raggiunto con successo il principale endpoint secondario di estensione della PFS valutata tramite revisione radiologica indipendente rispetto al placebo in tutte le pazienti trattate (ITT) indipendentemente dallo status di BRCA (mediana in mesi 13,7 vs 5,4).

Rucaparib ha quindi fornito dei miglioramenti statisticamente significativi nella sopravvivenza libera da progressione (Progression-Free Survival, PFS) rispetto al placebo in tutte le pazienti con carcinoma ovarico esaminate. Alcune pazienti con patologia residuale al momento dell’arruolamento nello studio ARIEL3 che erano state trattate con rucaparib hanno mostrato un’ulteriore diminuzione nel carico tumorale, tra cui risposte complete.

Il profilo generale di sicurezza di rucaparib si basa su dati ricavati in studi clinici da 937 pazienti con carcinoma ovarico trattate in monoterapia con rucaparib.

La reazione avversa di grado ≥3 più comune era l’anemia; l’unica reazione avversa severa verificatasi nel >2% delle pazienti era l’anemia.

Rrucaparib

Rucaparib è un inibitore orale a piccole molecole di PARP1, PARP2 e PARP3 sviluppato in molti tipi di tumore, tra cui il carcinoma ovarico e il tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione (mCRPC), come monoterapia, e in combinazione con altri agenti antitumorali. Sono in corso anche studi esplorativi sull’uso di rucaparib  per altri tipi di tumore.

Uso autorizzato nell’Unione europea di rucaparib

Rucaparib è indicato come monoterapia per il trattamento di mantenimento di pazienti adulte con:

  • recidiva platino sensibile di carcinoma ovarico epiteliale ad alto grado, delle tube di Falloppio o peritoneale primario, in risposta (risposta completa o parziale) dopo chemioterapia a base di platino;
  • carcinoma ovarico epiteliale di alto grado, delle tube di Falloppio o peritoneale primario con mutazione di BRCA (germinale e/o somatica), platino sensibile, in recidiva o progressione, precedentemente trattate con due o più linee chemioterapiche a base di platino e che non sono idonee a tollerare ulteriore chemioterapia a base di platino.

L’efficacia di rucaparib per il trattamento di EOC (carcinoma ovarico epiteliale), FTC (carcinoma delle tube di Falloppio), o PPC (carcinoma peritoneale primario), in recidiva o progressione, non è stata studiata in pazienti precedentemente trattate con un inibitore PARP. Non è dunque raccomandato l’uso in questa popolazione di pazienti.

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