I diritti di proprietà intellettuale (IP) conferiscono al loro detentore la possibilità di uso commerciale esclusivo dell’oggetto/marchio/tecnologia/creazione d’ingegno a cui si riferiscono su un certo lasso di tempo, elemento essenziale per sostenere gli investimenti in innovazione. I settori industriali ad alto tasso IP, tra cui figura quello farmaceutico, generano da soli il 44,8% del PIL europeo e il 38,9% delle possibilità d’impiego. L’impatto è molto significativo anche a livello di export (68%) e dell’attrattività dell’UE per gli investimenti esteri (51%).  Uno studio pubblicato dallo European Centre for International Political Economy (ECIPE) ha evidenziato quattordici punti importanti per ottimizzare i benefici apportati dalla gestione dei diritti di proprietà intellettuale (IP) nell’ambito degli accordi di libero scambio in essere nell’Unione Europea.

I punti principali dello studio

I settori a più alto tasso IP che incidono sull’economia europea includono i macchinari (€232 mld) e i veicoli a motore (€206 mld); la farmaceutica (€135 mld), e la chimica (€161 mld) sono tra quelli a che contribuiscono maggiormente all’export europeo e producono il più alto valore aggiunto a livello di forza lavoro. Ancora debole appare essere la capacità di proteggere la proprietà intellettuale generata dalle piccole e medie imprese, un settore sempre foriero di molte innovazioni anche in ambito life sciences.

Il rapporto evidenzia come gli accordi di libero scambio (FTA, Free trade agreements) messi in atto dall’UE sia forti sopratutto in aree di nicchia (come le indicazioni geografiche), molto meno sui aspetti legati alla protezione di marchi e brevetti. Oltre la metà degli export europei (55%) non è protetta da accordi di libero scambio. Il blocco UE, inoltre, ha perso posizioni nelle classifiche dell’IP score nel periodo 2009-2018 rispetto ai principali concorrenti, USA, Cina, Giappone e Svizzera.

Secondo ECIPE, l’includere negli accordi di libero scambio clausole più forti a protezione della proprietà intellettuale permetterebbe di migliorare la competitività e l’accesso al mercato dei prodotti europei, riducendone i costi e migliorando le previsioni sugli investimenti a lungo termine, con benefici che toccherebbero in modo significativo i settori a più alto tasso IP. Ricadute positive si avrebbero anche nel campo della lotta alla contraffazione e della protezione della biodiversità. 

L’inclusione di clausole IP negli accordi di libero scambio sottoscritti dall’UE, inoltre, potrebbe contribuire agli obiettivi delle politiche industriali lanciate dalla Commissione e, in particolare, a migliorare la capacità di resilienza strategica mediante la promozione dell’innovazione. A questo riguardo, di particolare importanza è ritenuta essere la nuova Strategia farmaceutica europea, che secondo ECIPE potrebbe tuttavia vedere sminuite le sue potenzialità a seguito dell’introduzione di condizionalità sulla proprietà intellettuale e gli incentivi. 

Il commento di EFPIA

Oggi l’opportunità va ricercata nell’affrontare di petto i fattori che determinano le decisioni d’investimento in R&D sia per le grandi che per le piccole imprese, e nell’implementare quelli più competitiviha commentato il direttore generale di EFPIA, Nathalie Moll – Ciò è quello che stanno facendo tutti i paesi e le regioni che stanno competendo per gli investimenti  e l’innovazione farmaceutica. Se l’Europa deciderà di implementare quadri di riferimento IP forti e affidabili nelle sue strategie farmaceutica e commerciale in combinazione con un sistema regolatorio di livello mondiale, la nostra regione potrà mettersi in moto per riprendersi la posizione di dominio di cui ha goduto negli anni ’90 e poi persa a favore di Stati Uniti e sempre di più Cina, continuare a migliorare l’accesso per i pazienti piuttosto che dipendere dall’innovazione futura importata, e rafforzare la resilienza strategica complessiva del’UE, che sappiamo essere un obiettivo chiave”.

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