Le operazioni di fusione e acquisizione (M&A) nel settore biopharma stanno lasciando sempre più il passo alla conclusione di partnership e alleanze tra aziende. Secondo il rapporto di EY 2022 EY M&A Firepower report, i prossimi anni dovrebbero confermare l’interesse verso i nuovi approcci terapeutici, in particolare nel settore delle terapie avanzate. Più in particolare, il 2021 è stato un anno positivo per la crescita del mondo biopharma, e la conclusione di nuove alleanze e partnership continuerà anche in futuro a rappresentare uno dei driver principali nel definire i percorsi d’innovazione nel settore. “Crediamo che le aziende continueranno a concludere affari per trasformare il loro business. Ma pensiamo anche che tali transazioni non saranno necessariamente delle fusione e acquisizioni (M&A). Le aziende che utilizzano in modo produttivo le partnership per costruirsi posizioni di leadership saranno quelle che più probabilmente creeranno valore durevole per se stesse e, più importante, per i pazienti”, sottolinea nel’introduzione del report Subin Baral, Global Deals Leader, Life Sciences di EY.

La “potenza di fuoco” dispiegata dalle aziende biopharma nel concludere operazioni societarie nel 2021 è aumentata del 14% rispetto al 2020; esaminando più nel dettaglio la tipologia di operazioni, si osserva però un progressivo calo delle operazioni di M&A (25% nel 2019, 12% nel 2020, 9% nel 2021) a favore di collaborazioni con altre aziende strutturate in forma di alleanze (9% nel 2019, 16% nel 2020, 13% nel 2021; dati EY).

Lo scorso anno non ha visto operazioni identificabili come “megadeal”, e un valore totale delle operazioni pari a $108 miliardi, che rappresenta solo circa il  40% del valore in operazioni M&A registrato nel 2019. All’opposto, il volume delle operazioni bolt-on ha rappresentato l’88% del volumi totali fatti segnare nel 2021. Si tratta, in questo caso, di operazioni con cui un private equity conclude accordi con una società di grandi dimensioni per inserire all’interno della piattaforma di quest’ultima una delle aziende del suo portfolio. Si tratta di una strategia volta a favorire da un lato l’accesso al mercato delle aziende ancora in fase di sviluppo, dall’altro di inserire nuovi servizi a tecnologie complementari a quelle già a disposizione della multinazionale.

L’innovazione continuerà ad essere la principale spinta propulsiva del settore biopharma anche nei prossimi anni; il report di EY indica che i nuovi lanci da qui al 2026 dovrebbero più che compensare l’uscita di molti prodotti dal periodo di protezione brevettuale. Le nuove fonti di revenues per le aziende del settore sono attese arrivare dai prodotti biologici (43%) e da nuovi tipi di trattamento (17%), tra cui terapie geniche e cellulari e prodotti a base di mRNA, soprattutto per aree terapeutiche che hanno mostrato finora la maggiore flessibilità dei prezzi. Le terapie convenzionali sono attese rappresentare in futuro circa il 40% delle vendite. 

Le aziende che sviluppano nuove modalità di approccio alla cura sono anche quelle che nel 2021 sono state premiate di più su mercati; tra di esse, spiccano gli specialisti delle terapie cellulari (premio del 150% sulle azioni, a un mese dall’acquisizione), seguiti dale aziende che sviluppano anticorpi next-generation (108%) e terapie geniche (94%).

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