Accordo AIFA-SCI
Accordo AIFA-SCI
a cura di Massimo Canorro - giornalista

Utilizzare l’intelligenza artificiale per progettare nuove molecole, individuare nuove indicazioni terapeutiche per farmaci già approvati, comprendere perché lo stesso farmaco funziona diversamente da paziente a paziente. Sono alcuni temi al centro del protocollo d’intesa sottoscritto da AIFA-SCI. Una partnership importante, soprattutto perché, per la prima volta, l’Agenzia Italiana del Farmaco e la Società Chimica Italiana formalizzano una collaborazione strutturata di durata triennale.

«L’idea alla base del protocollo d’intesa nasce dalla consapevolezza che l’innovazione nel settore del farmaco richiede oggi una stretta integrazione tra ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e competenze regolatorie. La SCI rappresenta una comunità di ricercatori con competenze che spaziano dalla chimica farmaceutica alla chimica analitica, computazionale e dei materiali, mentre AIFA è il punto di riferimento nazionale per la valutazione, la regolazione e la tutela della salute pubblica nel settore del farmaco», spiega Luigi Mondello, presidente della Società Chimica Italiana.

Ricerca e regolazione a confronto

Mettere in dialogo questi due mondi, quindi, significa creare un canale stabile di confronto tra chi genera innovazione e chi è chiamato a valutarne qualità, sicurezza ed efficacia? «Certamente, in questo modo la ricerca può orientarsi fin dalle fasi iniziali verso approcci scientificamente solidi e coerenti con le future esigenze regolatorie, favorendo un trasferimento più rapido delle conoscenze dal laboratorio alle applicazioni concrete», replica Mondello. E aggiunge: «Il protocollo d’intesa, infatti, è finalizzato a sviluppare attività congiunte di alta formazione e collaborazione tecnico-scientifica, mantenendo piena autonomia delle parti ma costruendo sinergie su temi strategici per il futuro delle scienze del farmaco».

Un concetto condiviso anche da Robert Nisticò, presidente dell’AIFA, convinto che «l’accordo con la Società Chimica Italiana consentirà di approfondire temi strategici per l’innovazione e di sviluppare riflessioni condivise sulle sfide che accompagnano l’evoluzione del settore farmaceutico». È opportuno sottolineare che AIFA e SCI si rincontreranno a Messina in occasione del 30° National Meeting on Medicinal Chemistry, durante il quale i presidenti Mondello e Nisticò presenteranno i primi risultati del lavoro comune. L’appuntamento, il 13 settembre presso l’Università degli Studi di Messina, si inserisce all’interno di un congresso (dal 13 al 16 settembre) che rientra tra i principali momenti di incontro della comunità scientifica nazionale attiva nel comparto della Chimica Farmaceutica e del Drug Discovery, nell’ambito di un proficuo confronto tra ricercatori, studiosi e rappresentanti del mondo industriale.

Otto aree strategiche

Secondo Stefano Alcaro, presidente della Divisione di Chimica Farmaceutica della SCI nonché promotore dell’iniziativa, «questo accordo è uno strumento aperto a tutte le competenze della SCI per interagire con AIFA sui temi fondanti: accesso al farmaco, appropriatezza terapeutica, innovazione». Nel dettaglio, l’accordo copre otto aree di lavoro. Alcune riguardano la frontiera della ricerca, altre rispondono a problemi tangibili e urgenti del sistema sanitario. Tra questi, il riposizionamento dei farmaci, ovvero l’individuazione di nuove indicazioni per molecole già autorizzate, è uno dei capitoli più attesi. Questo approccio riduce i tempi di sviluppo e i costi, e permette di rispondere a bisogni clinici ancora scoperti: la stessa logica che durante la pandemia di Covid-19 ha permesso di testare in tempi rapidi farmaci esistenti contro un virus nuovo.

«Il riposizionamento dei farmaci è solo uno dei temi proposti nel protocollo d’intesa. È divenuto particolarmente interessante durante l’emergenza pandemica poiché, attraverso questo approccio, si cerca di accelerare il processo del Drug Discovery che risulta assai urgente per fronteggiare i rischi di nuove malattie virali, ma che è certamente applicabile anche ad altre patologie», puntualizza Alcaro. «Questo processo si basa sulla capacità degli operatori in campo chimico-farmaceutico di ripescare, tra le molecole bioattive utilizzate per una certa applicazione terapeutica, quelle che possono fungere anche come nuovi potenziali farmaci per altre patologie su cui non sono noti rimedi terapeutici o si rende necessario trovarne altri. Il concetto del riposizionamento si applica bene anche a composti di estrazione naturale così come nel caso di bersagli terapeutici che soffrono del fenomeno della resistenza a farmaci noti, in particolare in campo oncologico».

AI e scoperta di nuovi farmaci

In merito alla scoperta di nuovi farmaci, l’accordo punta sulle piattaforme digitali basate sull’intelligenza artificiale generativa, strumenti che permettono di progettare e selezionare molecole candidate prima ancora di sintetizzarle in laboratorio. Gli stessi approcci computazionali consentono di stimare in anticipo il profilo di sicurezza di una molecola (tossicità, metabolismo, esposizione sistemica) riducendo il ricorso alla sperimentazione animale.

«L’intelligenza artificiale è ormai realtà in tutti i campi che coinvolgono le scienze del farmaco. Nel protocollo siglato essa viene richiamata in tre diversi punti: alta formazione sulle scienze del farmaco, riposizionamento dei farmaci e piattaforme digitali per la scoperta di nuovi farmaci. In quest’ultimo caso, l’adozione di tali strumenti ha il rilevante vantaggio di valutare preventivamente nuove entità chimiche sulla base di parametri di attività e selettività che sfruttano informazioni biologiche, strutturali e farmacologiche». Alcaro aggiunge inoltre che, oltre a essere utili per scopi strettamente collegati alla ricerca nel settore farmaceutico, queste piattaforme hanno la capacità di valorizzare i risultati con ricadute sui percorsi clinici e industriali, che riguardano direttamente il servizio sanitario nazionale, rispondendo sia alle finalità scientifico-culturali della SCI sia a quelle strategiche di AIFA.

Farmacomicrobiomica e sostenibilità

Il protocollo tocca anche altri fronti. La farmacomicrobiomica studia come il microbiota intestinale modifichi l’efficacia dei farmaci: la prospettiva è calibrare i trattamenti in base al microbioma individuale. Prosegue il presidente della Divisione di Chimica Farmaceutica della SCI: «Il tema della farmacomicrobiomica è certamente tra i più innovativi ed emergenti degli ultimi anni. Concentrandosi sulle interazioni bidirezionali tra i farmaci e il microbiota intestinale, rappresenta un elemento chiave strettamente collegato al benessere dei cittadini. Vanta, peraltro, un forte collegamento sia con la medicina tradizionale sia con quella di precisione».

Il tema riveste un diretto coinvolgimento degli operatori in prima linea per fronteggiare le problematiche riguardanti tali interazioni. «I farmacisti, sia territoriali sia ospedalieri, possono puntare proprio sul tema della farmacomicrobiomica per condurre un’efficace azione di vera e propria medicina personalizzata, prevedendo l’efficacia e prevenendo le reazioni avverse dei farmaci, con notevole impatto economico sanitario. La collaborazione tra AIFA e i farmacisti su tale tema è inoltre cruciale per prevenire preoccupanti fenomeni di disinformazione scientifica che spesso dilagano a livello mediatico».

Sul piano ambientale, l’accordo affronta il tema dei residui farmaceutici nelle acque e del bioaccumulo, un fronte che la regolazione europea sta rendendo sempre più vincolante. Senza dimenticare che, sul piano formativo, sono previsti programmi per giovani ricercatori con un focus sull’intelligenza artificiale e sulla medicina di genere, anche come risposta alla difficoltà italiana di trattenere talenti nel comparto chimico-farmaceutico.

Le prospettive della collaborazione

In conclusione, chiediamo al presidente della Società Chimica Italiana quali sono le finalità prioritarie della collaborazione nel breve e nel medio periodo. Mondello risponde senza esitazioni. «Nel breve periodo l’obiettivo principale è dare concreta attuazione al protocollo attraverso la costituzione di gruppi di lavoro congiunti, l’organizzazione di iniziative di alta formazione, il coinvolgimento reciproco nei principali eventi scientifici e la definizione di programmi condivisi rivolti ai giovani ricercatori e ai professionisti del settore. Particolare attenzione sarà dedicata alla diffusione delle competenze nei nuovi ambiti della chimica farmaceutica, dall’intelligenza artificiale applicata alla scoperta dei farmaci fino agli approcci predittivi e alla medicina di precisione».

E nel medio periodo? «Qui l’ambizione è consolidare una collaborazione stabile tra SCI e AIFA, capace di accompagnare l’evoluzione scientifica e regolatoria del settore farmaceutico. Le aree individuate nel protocollo (dalla formazione avanzata allo sviluppo di piattaforme digitali, dal riposizionamento dei farmaci all’ecotossicologia, fino alla gestione delle impurità e allo sviluppo chimico integrato) delineano una visione condivisa nella quale ricerca, innovazione, sostenibilità e tutela della salute pubblica procedono insieme. L’obiettivo finale è contribuire a rafforzare la competitività del sistema scientifico italiano e a promuovere un ecosistema dell’innovazione sempre più efficace, nel quale il dialogo tra comunità scientifica, istituzioni e sistema sanitario rappresenti un valore strategico per l’Italia».