a cura di Tiziana Corti - giornalista
Furti, riciclaggio, contraffazione e vendite su canali illegali. Il crimine farmaceutico (Pharma crime) è molto articolato e si avvale di modalità che si evolvono nel tempo. Le istituzioni europee e mondiali, con AIFA in prima linea, seguono le dinamiche del fenomeno con grande attenzione, collaborando in sinergia per contrastare e prevenire le azioni illecite attraverso operazioni congiunte sempre più strutturate. I criminali, infatti, si spostano con facilità da un Paese all’altro rendendo sempre più complesse le indagini. La diffusione di Internet e dell’e-commerce, poi, ha aperto un nuovo canale, con flussi illeciti di farmaci sempre più complessi da bloccare. Domenico Di Giorgio, dirigente dell’Ufficio Carenze, Qualità dei prodotti e Contrasto al crimine farmaceutico di AIFA, ha potuto seguire nel tempo l’andamento dei traffici illegali, analizzandone le tendenze.
I trend più recenti
«L’Agenzia è impegnata da oltre un ventennio nel contrasto al crimine farmaceutico – ha esordito Di Giorgio – Nella nostra lunga esperienza abbiamo visto due tendenze prevalenti: una stabile, legata a prodotti di cui c’è una richiesta costante nel tempo (per esempio gli steroidi negli ambienti sportivi); l’altra temporanea, legata a prodotti che hanno grande risonanza mediatica in un particolare momento. È il caso, nell’ultimo biennio, dei farmaci antidiabetici iniettabili che hanno effetto dimagrante, contraffatti e distribuiti sui mercati illegali, e su Internet, in tutta Europa. Tra i farmaci dei quali invece, nonostante le azioni di contrasto messe in pratica a livello mondiale, continua a esserci grande richiesta sui canali illeciti, troviamo quelli per le prestazioni sessuali, vari prodotti per la bellezza e prodotti dopanti. Per queste categorie la falsificazione e la vendita illegale continua, sostenuta da una forte domanda». La scelta di andare a reperire prodotti farmaceutici (o presunti tali) presso canali illegali denota una scarsa consapevolezza dei rischi da parte dei consumatori.

«Il problema di fondo è proprio la domanda che continua a crescere – prosegue Di Giorgio – Se i consumatori fossero consapevoli, questa si ridurrebbe e verrebbe meno l’offerta. Abbiamo fatto campagne informative mirate in particolare a un target giovanile. Questa fascia della popolazione, infatti, sottostima i rischi dei prodotti proposti illegalmente e sovrastima la propria capacità di distinguere le offerte ingannevoli. Tra le campagne che abbiamo realizzato, ci sono quelle frutto della collaborazione di AIFA con la Facoltà di Psicologia della Sapienza di Roma: abbiamo coinvolto esperti che ci hanno aiutato a definire e veicolare i messaggi più efficaci, sottolineando non tanto l’illegalità dell’acquistare un farmaco contraffatto, ma soprattutto i rischi che si corrono assumendolo. Questo è il punto principale, la tutela della salute dei pazienti: tisane e compresse di ogni tipo, proposte ancora oggi come miracolosi rimedi naturali contro ogni tipo di patologia, spesso contengono sostanze pericolose, e anche il botulino per trattamenti estetici, proposto su questi canali non controllati, è spesso in realtà qualcos’altro, che genera effetti collaterali e problemi di salute significativi».
Oltre a queste tipologie di prodotti che continuano ad avere grande richiesta, ci sono poi periodicamente offerte illegali di prodotti che, per vari motivi, sono al centro dell’attenzione in un determinato momento. Oggi sono gli antidiabetici iniettabili, ma in passato ce ne sono stati altri. «Tra i farmaci che hanno avuto un particolare periodo di traffico illecito, poi superato – ricorda l’esperto – troviamo quelli contro l’epatite C. Qualche anno fa si è visto un picco di truffe legate a questi farmaci, che erano allora poco accessibili: quando la domanda si è normalizzata e l’accesso legale al farmaco è diventato più semplice, le offerte illegali sono progressivamente scomparse».
Una rete di contrasto internazionale
Oggi contro i crimini farmaceutici è stata messa in campo una vera e propria rete di collaborazioni tra diversi Paesi che cooperano condividendo dati e strumenti. «Dietro al crimine farmaceutico – spiega Di Giorgio – ci sono tendenze e dinamiche diversificate, per contrastare le quali AIFA opera più a livello di intelligence che di intervento diretto. In tanti anni di lavoro, abbiamo costruito strumenti con cui le Procure e le forze di polizia hanno potuto effettuare operazioni e arresti». Questo meccanismo ha permesso di portare avanti azioni molto complesse, come l’Operazione Vulcano, nell’ambito della quale qualche anno fa sono state arrestate circa 80 persone ed è stato smantellato il ramo italiano di una grande centrale di furto e riciclaggio di medicinali.
«Negli anni successivi – continua l’esperto – anche altri Paesi europei hanno iniziato a seguire le nostre linee guida e i nostri modelli, vedendo che i criminali si spostavano da una nazione all’altra dove c’erano meno controlli. La collaborazione tra Paesi ci ha permesso di creare una rete di contrasto molto efficace. Ora stiamo facendo un importante lavoro sulla piattaforma Medi-Theft sulla quale vengono inserite le informazioni sui furti a livello europeo per rafforzare il flusso dei dati e mantenere vivi questi strumenti di deterrenza. Abbiamo fatto il possibile per rendere i dati accessibili ovunque, in modo che un prodotto rubato in Italia diventi invendibile anche negli altri Paesi. C’è quindi un lavoro molto stratificato su vari livelli, dove la comunicazione ha un valore fondamentale».
AIFA s’interfaccia sempre anche con il territorio per cogliere qualsiasi avviso di casi anomali. «Processiamo ogni piccolo segnale – continua Di Giorgio – perché potrebbe permetterci di identificare una nuova forma di crimine farmaceutico. Anche lo scambio di informazioni internazionale ha un grande valore perché fenomeni che avvengono all’estero ci mettono in guardia in anticipo sulla possibilità che si verifichino anche in Italia. Per intervenire sul campo, AIFA ha una collaborazione storica e strutturata con i carabinieri dei NAS e con il Ministero della Salute, ma collabora in maniera continuativa e trasparente anche con gli stakeholder privati: in questo ambito abbiamo tutti la stessa visione e gli stessi valori da difendere».
I diversi reati legati ai farmaci
Il traffico illecito di medicinali si concretizza in azioni criminali di vario tipo. Si può incorrere in frodi vere e proprie a carico dei consumatori, come la vendita di prodotti falsificati o proposti con funzioni che non hanno. Un’ampia parte dei traffici riguarda, invece, il riciclaggio di farmaci sottratti alla filiera legale e rivenduti illegalmente. Marco Dugato, docente di Fenomeni Criminali Complessi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto diverse ricerche e studi sulle numerose tipologie di reati farmaceutici. «L’espressione “crimine farmaceutico” – spiega il docente – include un numero sempre più ampio e variegato di reati riconducibili a un mercato parallelo di farmaci o dispositivi medici, che vengono venduti al di fuori dei canali legali. I farmaci oggetto di questo traffico sono di diverso tipo e usati con intenti fraudolenti di varia natura. Ci sono prodotti contraffatti, che imitano in tutto gli originali, riproducendone anche la confezione. Ma troviamo anche farmaci che non imitano niente, e sono venduti al di fuori dei canali legali, con la pretesa di avere effetti che non hanno».

Il Pharma crime origina anche dalla fuoriuscita illegale dalla supply chain del farmaco. «Si tratta di farmaci prodotti legalmente che, pur entrando regolarmente all’interno della supply chain, a un certo punto ne escono passando a un circuito parallelo – precisa Dugato – Questo può essere rappresentato dal mercato nero, come può essere per esempio un farmaco tumorale rubato e rivenduto a una clinica privata, all’estero o su Intenet. Può essere però anche reintrodotto all’interno del circuito legale, mettendo a rischio la salute dei pazienti, perché questi prodotti, uscendo dalla supply chain, non vengono più trattati secondo le norme di conservazione e nel rispetto della catena del freddo». Ad allungare ulteriormente l’elenco dei reati ci sono anche dinamiche di internazionalizzazione.
«Con la globalizzazione dei mercati e l’allungamento delle catene logistiche – afferma il docente – la produzione avviene sempre più spesso in Paesi terzi, aumentando le opportunità di “diversion”, cioè di uscita dei farmaci dalla filiera. Le destinazioni dei medicinali sottratti alla supply chain possono essere di vario tipo. Un potenziale mercato nero nasce dalle crisi umanitarie, in seguito alle quali alcuni Paesi non ricevono più farmaci indispensabili, che possono potenzialmente arrivare per vie illegali. Ma c’è anche un traffico di farmaci ad alto costo, come antitumorali o antireumatici, che entrano in un mercato parallelo per essere rivenduti in Paesi extra-UE, spesso a pazienti facoltosi di cliniche private».
Il mercato online
Come già ricordato, la diffusione di Internet e dei canali digitali ha amplificato notevolmente le opportunità di reati, complicando le azioni di contrasto. «Negli ultimi decenni – dichiara Dugato – il Pharma Crime ha trovato terreno fertile anche grazie alla grande diffusione di Internet, che ha ampliato notevolmente le possibilità di accesso, consciamente o inconsapevolmente, ai canali illeciti. Chi, ad esempio, usa Internet per acquistare steroidi o farmaci per le prestazioni sessuali, è spesso consapevole di accedere a canali non legali. Ci sono però anche persone frodate in buona fede, convinte davvero di star acquistando un farmaco lecito. Purtroppo, la situazione è ulteriormente degenerata con l’avvento dei social o delle piattaforme di messaggistica, dove ormai avvengono numerose transazioni e la pubblicizzazione di prodotti illeciti, aumentando ulteriormente le politiche di contrasto. Il sito Internet è più facile da identificare rispetto a un profilo social, anche perché spesso chi vende tramite questi canali utilizza più piattaforme, spostandosi poi su canali privati come WhatsApp, con possibilità di controllo quasi nulle. La platea di consumatori a cui punta il mercato illecito è quindi molto vasta e variegata. Si va dal mondo dello sport, con body-builder e atleti, all’area legata agli stupefacenti o agli oppiacei. C’è poi tutta l’area estetica, dove si commercializzano prodotti dimagranti, botulino, rimedi per la ricrescita dei capelli e così via. Purtroppo, c’è una conoscenza molto limitata da parte dei cittadini delle disposizioni che regolano i canali che commercializzano farmaci o prodotti simili, quindi le possibilità di essere vittime di frode sono numerose».


