Il Parlamento europeo ha adottato il 18 giugno scorso una risoluzione che chiede una nuova valutazione d’impatto e la sospensione temporanea (“stop the clock”) degli obblighi di responsabilità estesa del produttore (EPR) previsti dalla direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane (Direttiva UWWTD). Il testo è stato approvato con 294 voti favorevoli, 245 contrari e 28 astensioni.
La palla sulla questione, a lungo dibattuta e per la quale sono ancora in corso cause legali, passa ora alla Commissione europea, che dovrà pronunciarsi sulla richiesta di nuova valutazione d’impatto e sulla sospensione temporanea degli obblighi EPR.
La risoluzione del Parlamento
La risoluzione votata dal Parlamento europeo ribadisce il sostegno agli obiettivi ambientali della direttiva, sottolineando come il trattamento quaternario per la rimozione dei microinquinanti sia necessario per tutelare la salute, gli ecosistemi e contrastare rischi emergenti come l’antibiotico-resistenza. Tuttavia, secondo gli eurodeputati, i costi del trattamento avanzato non dovrebbero ricadere su contribuenti e consumatori, ma sui settori che contribuiscono all’inquinamento idrico, in modo equo e proporzionato.
A tal fine, è il giudizio espresso nella risoluzione, l’EPR resta lo strumento più efficace per applicare il principio “chi inquina paga”. Il punto centrale del voto parlamentare riguarda la richiesta alla Commissione europea di elaborare, entro fine 2026, una nuova valutazione d’impatto che identifichi le sostanze presenti nelle acque reflue urbane, verifichi i costi del trattamento quaternario e l’attribuzione delle responsabilità ai settori coinvolti, e valuti il potenziale impatto su disponibilità, accessibilità economica e accesso ai farmaci. In attesa del completamento dello studio, gli eurodeputati hanno chiesto la sospensione temporanea delle disposizioni EPR, del trattamento quaternario e dei relativi obblighi finanziari.
Secondo l’attuale testo della direttiva, in vigore dal 1° gennaio 2025, i produttori di medicinali e cosmetici sono chiamati a coprire l’80% dei costi di rimozione dei microinquinanti, con piena applicazione delle misure programmata per il 2045.
Le reazioni dell’industria
Medicines for Europe ha definito il voto “una significativa pietra miliare per l’accesso dei pazienti ai farmaci”, sottolineando che la risoluzione del Parlamento riflette anche le preoccupazioni espresse nel corso del recente Consiglio europeo della Salute. L’associazione industriale ha nuovamente richiesto alla Commissione la sospensione urgente dello schema EPR, con avvio di revisione indipendente del quadro attuativo, inclusa la metodologia e le ipotesi economiche. Il direttore generale di Medicines for Europe, Adrian van den Hoven, ha dichiarato che il voto odierno manda un messaggio chiaro: l’Europa non può rischiare l’accesso ai farmaci essenziali per milioni di pazienti sulla base di una metodologia carente.
Anche EFPIA, in rappresentanza dell’industria farmaceutica innovator, ha accolto con favore la risoluzione del Parlamento UE. L’associazione ha ricordato in una nota di aver segnalato già da anni che alcuni elementi della direttiva non sarebbero coerenti con i principi di proporzionalità, non discriminazione e “chi inquina paga” alla base dell’intera legislazione europea. L’attribuzione dei costi del trattamento quaternario al solo settore farmaceutico e cosmetico non rifletterebbe, secondo la Federazione, il contributo di tutte le fonti di microinquinanti, con rischi per le catene di fornitura e per la capacità produttiva e innovativa in Europa.


