Tutelare e rafforzare la competitività dell’industria chimica in Italia e in Europa non è più una scelta, ma una necessità. Il messaggio è stato portato da Federchimica fin nel cuore delle istituzioni europee, con l’evento organizzato lo scorso 23 giugno presso il Parlamento europeo, che ha visto riuniti gli esponenti delle istituzioni europee e i rappresentanti dell’industria chimica in Italia in un momento di confronto aperto e concreto sulle sfide che il settore sta affrontando.

Le sfide per la chimica italiana

L’industria chimica italiana si conferma un pilastro insostituibile per tutta l’economia e lo sviluppo del Paese, con i suoi 63,5 miliardi di euro di fatturato nel 2025 e gli oltre 116 mila addetti. Il comparto occupa la quinta posizione in Italia e la terza in Europa. L’attuale contesto, caratterizzato da crescenti pressioni normative, costi energetici elevati, nuovi assetti della geopolitica internazionale e una competizione globale sempre più marcata, pone non poche sfide per il settore chimico. Sfide che sono state portate all’attenzione delle istituzioni nel corso del convegno.

Il presidente di Federchimica, Francesco Buzzella, nel suo intervento a chiusura dei lavori ha lanciato un allarme a tutela della competitività, per non correre il rischio di una desertificazione industriale italiana ed europea. «Stiamo assistendo a un cortocircuito pericoloso – ha segnalato Buzzella – l’Europa, che già vanta gli standard ambientali e sociali più elevati al mondo e un livello di emissioni pari a un quarto di quello cinese, sta sovraccaricando le proprie imprese di oneri e rigidità regolatorie. Il risultato è paradossale: riduciamo la capacità produttiva interna e importiamo gli stessi prodotti da Paesi con standard più bassi, finendo per esportare lavoro e ricchezza e per ‘importare’ emissioni altrui, mentre la Cina sfiora ormai il 50% della produzione mondiale. In questa tempesta di crisi sistemica e shock geopolitici, l’Europa deve superare l’approccio ideologico: la transizione ecologica non si fa senza l’industria ed è impossibile senza la chimica. Servono azioni urgenti per garantire la sopravvivenza delle imprese».

Un ruolo essenziale in molte filiere industriali 

I prodotti chimici sono componenti essenziali del 95% dei manufatti utilizzati nella vita quotidiana, dalla mobilità alla salute e benessere, dall’agroalimentare all’ICT. I dati di Federchimica indicano, inoltre, che il settore ha un effetto moltiplicatore sull’intera economia: 100 euro di valore aggiunto nella chimica ne attivano altri 232 lungo tutte le filiere collegate.

I primi quattro mesi del 2026 hanno tuttavia visto aggravarsi la contrazione della produzione in Italia del -5,4%, dopo il -3,2% del 2025. Ad aggravare la situazione, ciò si colloca in un contesto di costi energetici e delle materie prime non competitivi e di mancata ripresa della domanda industriale, aggravato dalle tensioni geopolitiche, dai dazi USA e dall’aggressiva concorrenza cinese.

Il confronto organizzato da Federchimica al Parlamento europeo ha permesso di richiamare l’attenzione sull’urgenza di politiche che consentano alle imprese europee di competere ad armi pari sui mercati globali. Al centro del dialogo, la richiesta di un ampio processo di semplificazione normativa e di una profonda revisione di alcune politiche europee per la transizione, per evitare che gli obiettivi di decarbonizzazione e sostenibilità non si traducano, per le imprese, in una perdita di competitività e di capacità produttiva.

Quattro i panel per il confronto con le istituzioni

Le quattro sessioni in cui si è articolato l’evento organizzato da Federchimica sono state dedicate ciascuna un diverso punto di vista che contribuisce al problema complessivo.

In tema di decarbonizzazione, è stato evidenziato come la chimica sia uno dei fattori abilitanti per raggiungere questo obiettivo, sia a livello di produzione di batterie, pannelli solari, turbine eoliche, semiconduttori, materiali isolanti, farmaci e fertilizzanti più efficienti, che per il riciclo e il recupero di materie prime critiche, la valorizzazione dei rifiuti, lo sviluppo di bioplastiche e materiali biodegradabili.

Per quanto riguarda la semplificazione normativa legata alla restrizione delle sostanze chimiche, il vicepresidente di Federchimica Marco Squinzi ha sottolineato come i prodotti europei si distinguano a livello globale per il loro elevato grado di sicurezza e sostenibilità, garantito da una serie di legislazioni europee tra cui regolamento REACH. «Sarebbe opportuno che la sua annunciata revisione avvenga secondo principi di semplificazione, al fine di sostenere accanto alla salute e sicurezza anche la competitività delle imprese europee. La necessità dell’industria chimica è che la Commissione europea valuti in maniera attenta le conseguenze delle proprie proposte legislative e di applicazioni troppo rigide. Non farlo significa non trarre alcun vantaggio in termini di protezione della salute dell’uomo e dell’ambiente, ma indebolire significativamente il tessuto industriale europeo», ha commentato Squinzi.

Il terzo panel è stato dedicato all’importanza strategica della ricerca per l’innovazione nella nuova programmazione degli investimenti. Il messaggio per le istituzioni indica la priorità di trovare un equilibrio funzionale e di budget tra ricerca di base, ricerca applicata e innovazione. In assenza di ciò, le imprese potrebbero veder diminuire l’interesse per il programma di finanziamento, compromettendo l’impegno nella ricerca industriale e riducendo l’attrattività dell’Europa come polo di innovazione e di investimento del capitale di rischio privato. La mancanza di una corretta interpretazione della domanda industriale, inoltre, potrebbe  portare ad aumentare la frammentazione degli ecosistemi di innovazione e a ridurre l’effetto leva desiderato.

«Siamo uniti nel chiedere all’Europa un quadro regolatorio che sostenga chi produce, chi offre sana occupazione, chi garantisce benessere sociale ed economico. Non chiediamo privilegi, chiediamo di poter competere ad armi pari. Chiediamo che il lavoro di qualità e il valore della chimica europea, quello che garantisce benessere a 1,2 milioni di famiglie nel continente, siano messi al centro della strategia industriale dei prossimi anni», è stato l’appello che Bernardo Sestini, vicepresidente di Federchimica con delega alle Relazioni Industriali, ha rivolto nel confronto con Stefan Olsson, vicedirettore generale della DG EMPL della Commissione europea sul tema della dimensione sociale e occupazionale.