Digitalizzazione, packaging, chimica verde e metodi alternativi: la rotta verso una maggiore sostenibilità della filiera farmaceutica è stata delineata all’interno del report sul workshop tenutosi a marzo 2026 e che ha visto anche una folta partecipazione delle parti industriali, oltre che di rappresentanti accademici e delle autorità regolatorie (tra cui Commissione europea, EDQM, FDA, PDMA e Swissmedic). L’evento è stato organizzato dal Listen and Learn Focus Group (LLFG) del Quality Innovation Group (QIG) dell’Agenzia europea dei medicinali con l’obiettivo di favorire il dialogo con l’industria sulla transizione verso le nuove tecnologie.

Il report riassume i diversi casi di studio presentati da aziende, consorzi di ricerca e da EFPIA come associazione di categoria. Il messaggio finale indica la necessità di un approccio graduale, senza sacrificare qualità e sicurezza delle produzioni.

Progettazione e packaging sostenibili

Il consorzio guidato dell’Imperial College ha mostrato come strumenti digitali basati su modellazione tecnoeconomica e Life Cycle Assessment (LCA) possano guidare decisioni di processo basate su evidenze, integrando anche l’analisi formale dell’incertezza. Più in particolare, sono stati approfonditi la pianificazione sostenibile della capacità produttiva per vettori lentivirali, con confronto tra sistemi multi-uso in acciaio e monouso in plastica, e un framework per la produzione di anticorpi monoclonali. Tra gli elementi di criticità è stata citata la scarsità e la riservatezza dei dati industriali, che rende difficile una quantificazione robusta e comparabile della sostenibilità. Da qui la richiesta condivisa di uno standard di riferimento non confidenziale.

La sostenibilità degli imballaggi rappresenta un tema cruciale per il miglioramento dei processi. Il dibattito ha visto presentare una strategia di transizione graduale verso plastiche “biobased drop-in”, polimeri chimicamente identici a quelli fossili ma derivati da fonti biologiche di seconda generazione. L’attuale linea guida sui materiali plastici da imballaggio primario non specifica l’origine del materiale, ha sottolineato EMA, per cui, a parità di identità chimica e fisica del polimero, il passaggio a materiali biobased potrebbe non richiedere una variazione all’autorizzazione, purché supportato da un’adeguata valutazione del rischio.

Anche i blister in PVC sembrano ormai giunti al termine del loro utilizzo; l’approccio sviluppato dal forum industriale PMF si basa su una piattaforma che utilizza il tasso di trasmissione del vapore acqueo (MVTR) come criterio primario per valutare l’equivalenza dei nuovi materiali, con l’obiettivo di ridurre il numero di studi di stabilità prodotto-specifici richiesti. L’abbandono dei blister in PVC potrebbe impattare su migliaia di prodotti a livello globale, ragione per cui le parti industriali hanno chiesto a EMA di giungere a un accordo scientifico condiviso e replicabile anche per altre tipologie di sostituzioni (es PFAS o l’introduzione di materiali riciclati).

Efficienza energetica, minor uso di solventi, endotossine

Secondo i dati presentati da GSK, i sistemi di riscaldamento, ventilazione e condizionamento (HVAC) possono arrivare a consumare fino al 60% dell’energia totale di uno stabilimento farmaceutico: il dato deriverebbe da un approccio tradizionale focalizzato sul dimensionamento rispetto al caso peggiore. La proposta per migliorare la sostenibilità è in questo caso centrata su un sistema di HVAC “adattivo”, in grado di regolare in tempo reale il flusso d’aria in funzione dei livelli di particolato e di altri parametri ambientali. Il risparmio energetico potrebbe essere di almeno il 30% nelle aree di classe C e D. Tra le criticità regolatorie, sono stati citati la qualifica di questi sistemi, l’integrazione con i programmi di monitoraggio ambientale e l’eventuale estensione alle aree più critiche di classe A e B.

Il progetto Horizon Europe IMPACTIVE ha approfondito le potenzialità della meccanochimica, una tecnica che sfrutta forze meccaniche quali macinazione, compressione e/o taglio quali possibili sostituti dei tradizionali solventi organici. Solventi che sarebbero responsabili del maggiore impatto a livello di sostenibilità dei processi di sintesi in soluzione. Il caso della nitrofurantoina, prodotta tramite estrusione a doppia vite, ha mostrato una riduzione dell’85% delle emissioni di CO2 e della tossicità ambientale, oltre a un costo inferiore del 12%, senza necessità di solventi né di fasi di lavorazione post-reazione. È stata presentata anche una piattaforma meccanochimica autonoma, capace di progettare e ottimizzare esperimenti tramite machine learning e ottimizzazione bayesiana.

Sempre in tema di solventi, EFPIA ha proposto l’utilizzo di modelli termodinamici predittivi per stimare la capacità di separazione dei processi di recupero dei solventi e ha presentato un caso studio sull’uso dell’acetonitrile nella sintesi di oligonucleotidi. Il dibattito ha visto sollevare dubbi sull’affidabilità dei modelli per alcune combinazioni solvente-nitrosammina (ad esempio DMF e NDMA) e sulla necessità di affiancare sempre verifiche sperimentali, oltre alla richiesta di soglie di accettabilità più chiare per le nitrosammine nei solventi recuperati.

EFPIA ha anche presentato metodi ricombinanti alternativi (rFC e rCR) volti a sostituire il tradizionale test delle endotossine batteriche (BET), basato attualmente in larga misura sul lisato LAL ottenuto dal sangue del granchio a ferro di cavallo, specie ecologicamente critica per gli uccelli migratori. Sul piano regolatorio, il metodo rFC è già inserito in farmacopea e potrebbe quindi richiedere una variazione di tipo IB, mentre per il metodo rCR sarebbe necessaria una validazione più estesa.

Le indicazioni per i prossimi passi

Il workshop si è chiuso con l’indicazione di massima su come affrontare il passaggio a metodi più sostenibili in ambito farmaceutico. Il messaggio chiave è che, per il momento, non sarebbe necessario da vita ad alcun quarto pilastro regolatorio, che veda l’introduzione della sostenibilità quale criterio autonomo di valutazione beneficio-rischio accanto a qualità, sicurezza ed efficacia.

Tra le azioni che il QIG intende intraprendere figurano gli incontri riservati one-to-one con aziende, consorzi e sviluppatori tecnologici e lo sviluppo di linee guida regolatorie nelle aree in cui la scienza è già sufficientemente matura. È stata anche prevista la condivisione degli esiti del focus group con gli altri gruppi di lavoro della rete regolatoria europea (QWP, BWP, IWG) ed è stato ribadito l’impegno alla cooperazione con i partner regolatori internazionali per favorire la convergenza delle aspettative a livello globale.