a cura di Piero Iamartino - Executive Director EIPG e Consigliere AFI

La Commissione Europea ha pubblicato lo scorso 13 maggio la comunicazione Reinforcing global health resilience amidst geopolitical change, un documento strategico che ridefinisce il ruolo dell’UE nella salute globale in un contesto internazionale complesso. Il testo rappresenta l’esito della Call for Evidence for an Initiative, lanciata il 16 marzo 2026 sulla futura Global Health Resilience Initiative, traducendone gli orientamenti preliminari in una vera agenda europea per la resilienza sanitaria globale. La comunicazione parte da una constatazione chiara: i progressi sanitari degli ultimi 25 anni sono oggi a rischio. Se da un lato l’aspettativa di vita è aumentata e la mortalità infantile si è ridotta, dall’altro la pandemia, l’emergere di nuove epidemie, l’AMR, il cambiamento climatico e le guerre hanno messo in evidenza la fragilità dei sistemi sanitari. A ciò si aggiunge una crescente frammentazione della governance sanitaria internazionale e un drastico calo degli aiuti allo sviluppo destinati alla salute, diminuiti del 21% tra il 2024 e il 2025. La Call for Evidence aveva già identificato i principali fattori di vulnerabilità: sistemi sanitari deboli e dipendenti dagli aiuti esterni, insufficiente capacità di prevenzione e risposta alle pandemie, catene di approvvigionamento fragili, scarsa coordinazione tra gli attori globali e crescita della disinformazione sanitaria. La comunicazione di maggio sviluppa queste criticità in una strategia articolata su cinque priorità e nove iniziative, che dovranno essere avviate tra il 2026 e il 2027.

Il primo asse riguarda la riforma della governance sanitaria globale. Bruxelles sostiene la necessità di un’architettura più efficace, meno frammentata e maggiormente centrata sull’OMS. L’obiettivo è rafforzare il multilateralismo evitando sovrapposizioni tra organismi internazionali, promuovendo una maggiore health sovereignty dei Paesi UE. La Commissione intende inoltre rafforzare il coordinamento tra istituzioni e Stati membri attraverso un approccio “Team Europe”. Il secondo pilastro riguarda il sostegno ai sistemi sanitari nazionali. L’UE propone un modello ispirato alla propria esperienza di copertura sanitaria universale, puntando sul rafforzamento dell’assistenza primaria, della salute materno-infantile, della prevenzione e della digitalizzazione. Grande attenzione viene data alle tecnologie digitali e all’AI come strumenti per migliorare l’accesso ai servizi sanitari. La strategia sottolinea anche la necessità di rafforzare il finanziamento pubblico nazionale per ridurre la dipendenza dagli aiuti internazionali. La terza priorità è il rafforzamento della preparazione e risposta alle minacce sanitarie globali. La Commissione propone di sviluppare reti internazionali di sorveglianza epidemiologica, potenziare laboratori, sistemi di allerta precoce e capacità di risposta rapida. Un ruolo centrale sarà affidato alla cooperazione con OMS, ECDC e HERA.

La comunicazione insiste inoltre sulla necessità di garantire accesso equo alle contromisure mediche attraverso nuove piattaforme europee e partnership internazionali. Il quarto asse riguarda la diversificazione delle catene globali di approvvigionamento e il sostegno alla produzione locale di farmaci e vaccini. La pandemia ha mostrato la vulnerabilità di sistemi produttivi troppo concentrati geograficamente. Per questo l’UE intende promuovere investimenti congiunti, trasferimenti volontari di tecnologia e partnership industriali, soprattutto in Africa, America Latina e Asia. Infine, la quinta priorità affronta il tema della disinformazione sanitaria: fake news, manipolazione informativa e campagne anti-scientifiche rappresentano una minaccia diretta alla resilienza sanitaria globale. La strategia propone un rafforzamento della cooperazione internazionale nella comunicazione scientifica, nell’accesso aperto ai dati sanitari e nel contrasto alle interferenze informative straniere. La comunicazione del 13 maggio rappresenta, quindi, un’evoluzione significativa della politica europea di salute globale. La resilienza sanitaria viene così definita non solo come capacità di risposta alle crisi, ma anche come elemento centrale della competitività europea e della stabilità geopolitica internazionale.