a cura di Tiziana Corti - giornalista
Dopo un altro anno positivo dal punto di vista dei risultati di mercato, l’industria degli integratori alimentari operante in Italia guarda avanti in uno scenario con diverse opportunità, ma anche limiti, soprattutto normativi. Le imprese ritengono infatti preoccupante l’assenza di armonizzazione tra Unione Europea e mercati extra-UE su temi di grande importanza come le materie prime, la gestione dei contaminanti, i claim di prodotto e le sanzioni. Inoltre, le stringenti regole sulla registrazione di novel food rendono molto complessa l’attività innovativa del comparto, che si sta concentrando su nuove formulazioni e tecniche produttive.
Le novità all’orizzonte
Tra queste, è stata recentemente introdotta la microincapsulazione, una tecnica non nuova di per sé, ma prima non usata per gli integratori. Un’altra promettente novità è sicuramente l’uso di soluzioni di intelligenza artificiale, che diverse aziende stanno adottando per analizzare e incrociare dati in modo puntuale e veloce. L’AI è in grado di analizzare dati biometrici, genetici e comportamentali. Potrebbe quindi prevedere bisogni futuri sulla base dello stile di vita, permettendo di offrire soluzioni personalizzate, centrate sull’individuo. L’uso di questa tecnologia può essere di supporto anche alle attività di ricerca e sviluppo. La possibilità di analizzare grandi quantità di dati molecolari e di mercato può prevedere la bioattività e la tossicità di nuove molecole, riducendo i tempi e i costi di sviluppo.
Come sottolineato nella scorsa assemblea annuale di Integratori & Salute, l’intelligenza artificiale non dovrà però sostituire il ruolo centrale dei professionisti della salute che rimangono figure insostituibili nell’interpretare i bisogni individuali, fornire consigli mirati e garantire un approccio etico e sicuro all’integrazione alimentare. Un ulteriore beneficio dell’uso dell’intelligenza artificiale riguarda la sostenibilità di tutta la filiera, dall’approvvigionamento delle materie prime fino al consumo. Monitorare continuamente i dati permette di rilevare inefficienze, prevenire guasti delle macchine e ottimizzare i consumi energetici, riducendo costi e sprechi di risorse.
Un comparto all’avanguardia

Cogliendo queste e altre opportunità derivanti dalle nuove tecnologie, il settore italiano degli integratori alimentari resta all’avanguardia grazie ad aziende che continuano a fare innovazione, collaborando spesso con università o istituti di ricerca accademici. Ricerca e rigore scientifico restano alla base del comparto, che lo scorso anno ha visto anche la nascita della Fondazione Botanica per la Ricerca, promossa da Siste, Assoerbe e Unionfood al fine di condurre studi sulla valutazione della sicurezza e dell’efficacia dei preparati vegetali destinati all’impiego nei prodotti per la salute e il benessere.
Guardando al futuro, secondo una survey effettuata tra le imprese associate a Integratori & Salute, le principali sfide da affrontare riguardano le modifiche regolatorie in ambito di normativa europea (86%), i costi e la disponibilità delle materie prime (84%), la concorrenza nel settore (68%), il contesto geopolitico (68%) e la sostenibilità (58%). Di questi temi e delle prospettive del settore in Italia e in Europa abbiamo parlato con Germano Scarpa (nella foto), presidente di Integratori & Salute, l’associazione italiana che rappresenta il settore degli integratori alimentari ed è parte di Unione Italiana Food, aderente al sistema Confindustria.
Come si è chiuso il 2025 per il mercato degli integratori?
«Il mercato dell’integrazione alimentare continua a registrare trend positivi. Per quanto riguarda l’Italia, i dati attualmente disponibili lasciano ipotizzare il superamento dei 5 miliardi di euro. Si evidenzia una buona crescita anche per la Germania. Abbiamo consumatori sempre più maturi e consapevoli degli effetti metabolici e dei benefici per la salute che ottengono grazie alla corretta assunzione di integratori. I cittadini hanno compreso che l’integratore alimentare non è un farmaco che si assume in occasione di una malattia, ma è un prodotto costituito da nutrienti che facilitano il mantenimento di un metabolismo sano e fisiologico. L’uso si adegua quindi in base all’età del soggetto e alle condizioni personali».
Quali sono le sfide più complesse per l’industria del settore?
«Le maggiori difficoltà a livello europeo derivano ancora dall’assenza di una normativa specifica per gli integratori. Le norme di riferimento sono infatti quelle che disciplinano gli alimenti e pongono diversi limiti all’innovazione del settore. In Paesi extra-europei, come gli Stati Uniti, le imprese godono di maggior elasticità nel fare ricerca e nella possibilità di introdurre non tanto nuovi nutrienti, ma almeno di modificare i dosaggi in uso di quelli noti, trovando nuove funzionalità metaboliche. In Europa abbiamo ricercatori che effettuano studi scientifici sui nutrienti, mettendo spesso in luce nuove possibilità di health claim, ma poi si bloccano, perché a livello normativo non riescono a procedere. Oltreoceano, invece, nel momento in cui viene dimostrato scientificamente l’effetto metabolico di un nutriente, questo può comparire nell’etichetta dei prodotti».
Cosa comporta questo approccio per la competitività europea?
«Alla lunga si verrà a creare un divario enorme tra il mercato europeo e quelli extra-UE. Ma non solo. I consumatori compreranno all’estero, tramite e-commerce, quegli integratori che in Europa non riescono a reperire, arrecando grandi danni alle nostre imprese. Con questo non vogliamo mettere in discussione il doveroso impegno dell’Unione Europea nella tutela della salute dei cittadini, ma crediamo si sia perso il senso della misura. Ne è prova quanto sta avvenendo in merito agli integratori a base di riso rosso fermentato, oggetto di discussione per un possibile divieto. Il problema è che purtroppo in Europa si continua a commettere l’errore di considerare gli integratori alla stregua di farmaci. Un approccio sbagliato, perché l’integratore contiene nutrienti che consumiamo abitualmente con la dieta. Ma mentre con l’integratore vengono assunti a dosaggi predefiniti, con la dieta non conosciamo il quantitativo assunto di un determinato nutriente. Senza contare che la processazione dei cibi può mutare il loro contenuto in nutrienti. Trattare gli integratori alimentari come farmaci è quindi culturalmente sbagliato e lede la possibilità degli europei di mantenersi in salute, andando così indirettamente a gravare anche sulla spesa sanitaria pubblica».
Come può, quindi, l’industria europea fare innovazione?
«Alla luce di quanto detto finora, l’innovazione nelle nostre industrie non passa attraverso l’uso di novel food, perché sono davvero troppe le difficoltà nel registrare nuovi nutrienti. È un’impresa che le aziende non affrontano nemmeno, perché non c’è un processo certo. Il settore però è ugualmente molto dinamico e punta su nuove tecniche di formulazione e produzione. Recentemente, per esempio, è stata introdotta la microincapsulazione, che prima non si usava per gli integratori. Questa tecnica porta una serie di vantaggi: migliora l’assorbimento e potrebbe quindi favorire una riduzione dei nutrienti necessari per raggiungere l’effetto desiderato. In linea generale, possiamo dire che la ricerca si sta focalizzando sugli aspetti galenici dei prodotti più che sull’innovazione dei nutrienti».
L’AI e le nuove tecnologie hanno fornito nuovi strumenti per lo sviluppo del comparto. In quali ambiti sono maggiormente utilizzate e quali vantaggi hanno portato?
«Sono ormai sempre più numerose nel nostro settore le aziende che hanno adottato, o stanno valutando l’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale. Il comparto ha grande necessità di mantenere un monitoraggio dei dati puntuale e costante. Pertanto, la capacità di poter analizzare in tempi molto brevi dati sull’effetto metabolico, la tossicità e altri aspetti degli integratori, diventa un elemento importante. In futuro, attraverso l’intelligenza artificiale, si potrebbero creare dei modelli predittivi, magari poi da confermare con le tecniche più classiche».
Che progetti e obiettivi avete per il futuro?
«Sicuramente continueremo a interfacciarci con gli Organi nazionali ed europei perché riteniamo ci siano questioni importanti da affrontare. Il mio sogno personale per il futuro è arrivare ad avere una legislazione europea che inquadri gli integratori alimentari al di fuori del contesto farmaceutico, senza però accomunarli al mondo degli alimenti. Serve una regolamentazione specifica che disciplini l’utilizzo di nuovi nutrienti e la dimostrazione di effetti metabolici che oggi non vengono riconosciuti».


