La denuncia dei ritardi e dell’inadeguatezza delle sedi provvisorie proposte da Amsterdam per ospitare l’Agenzia europea dei medicinali in attesa che sia pronta, non prima del 2020, la nuova sede di Zuidas, proviene direttamente dal direttore esecutivo di Ema, Guido Rasi (scarica qui il testo dell’intervento di Rasi durante la conferenza stampa congiunta con le autorità olandesi).

Alla intrinseca complessità del processo di relocation dell’Agenzia da Londra alla capitale olandese, infatti, si aggiunge “un ulteriore strato di complessità: dovremo spostarci prima in locali temporanei e poi nell’edificio finale. Questo doppio trasferimento ci obbligherà ad investire più risorse e prolungherà il nostro stato di “business continuity planning”, che implica che ci vorrà più tempo per tornare alla normale operatività”, ha dichiarato Rasi.

Il rendering dell’edificio Spark, sede provvisoria di Ema ad Amsterdam presentato durante la conferenza stampa (credits: Ministero della Salute olandese)

La sede provvisoria è inadeguata

Le difficoltà si erano prospettate subito dopo l’assegnazione ad Amsterdam della nuova sede di Ema sulla base del sorteggio, lo scorso 20 novembre: il Vivaldi building deve essere ancora costruito, e oggi Rasi denuncia come anche la sede provvisoria che era stata inizialmente selezionata dal governo olandese non si sia rivelata adeguata ai bisogni dell’Agenzia. “I nostri partner olandesi hanno quindi dovuto trovare un’altra opzione, cosa che ha richiesto più tempo del previsto. Sono felice che si sia ora trovata una soluzione. Tuttavia, questa non è la soluzione ideale. Avremo solo metà dello spazio rispetto a quello attualmente disponibile a Londra”, ha spiegato il direttore di Ema. La conseguenza è che molte attività dovranno essere svolte in esterno, in modo particolare quelle che implicano l’utilizzo delle sale riunioni, in quanto la sede provvisoria individuata dovrebbe essere in grado di ospitare solo gli incontri scientifici relativi alle attività core di Ema. “Ma siamo chiari, stiamo lavorando su una deadline estremamente stringente”, ha sottolineato Rasi.
L’obiettivo, infatti, rimane quello di terminare la relocation dell’Agenzia entro la data della Brexit, il 30 marzo 2019, cosa che implica il progressivo trasferimento del personale di Ema ad Amsterdam a partire dal 1° gennaio del prossimo anno. “Vorrei rassicurare sul fatto che Ema farà tutto il possibile affinché questo doppio trasloco funzioni. Dobbiamo tutti essere consapevoli di cosa è a rischio: la preservazione di un’attività che va a beneficio di tutti i cittadini europei e che protegge la salute pubblica”, è stato l’ammonimento finale del direttore esecutivo dell’Agenzia.

L’Italia si è mossa subito per rilanciare Milano

La politica nazionale non ha perso tempo per rilanciare Milano come sede per Ema, dove il grattacielo Pirelli è già pronto e la Regione Lombardia che attualmente lo occupa potrebbe rapidamente liberarlo. Secondo fonti di Palazzo Chigi, il Governo è intenzionato a mettere una atto “ogni opportuna iniziativa presso la Commissione europea e le istituzioni comunitarie competenti” affinché la decisione basata sull’esito del sorteggio del 20 novembre 2017 venga riconsiderata. Milano, infatti, si era dimostrata la candidatura più solida sul piano tecnico, e in grado di assicurare la continuità dell’operatività di Ema.
Il sindaco della città meneghina Beppe Sala ha scritto sul suo profilo Facebook di aver già preso contatti col premier Paolo Gentiloni: “Leggo in una nota che, secondo la direzione di Ema, i problemi di Amsterdam ad ospitare la loro nuova sede sono evidenti. D’accordo con il presidente Maroni confermiamo invece che Milano è in grado di rispettare la tempistica richiesta, sia per la sede che per tutte le condizioni a latere”, si legge. Intervenuto su Radio 102.5, il sindaco Sala ha rincarato la dose: “Su Ema ho chiamato Gentiloni e gli ho detto: è il momento di essere aggressivi, facciamolo, proviamoci, fino in fondo, e da quello che mi ha detto, e senz’altro sarà così, oggi parte il ricorso. Siamo sinceri, le possibilità non sono altissime, ma dobbiamo provarci”.
Anche il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni ha affidato le proprie reazioni ad un post su Facebook: “Ma come, Amsterdam non è pronta? Ci hanno presi in giro? sulla salute dei cittadini non si può scherzare. Cara commissione Ue, riporta Ema a Milano, subito: il Pirellone è pronto e disponibile” ha scritto Maroni.
Più cauta la reazione del sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi, che aveva rappresentato l’Italia durante la procedura di assegnazione ed ha ora rimandato alla posizione che dovrà prendere il Parlamento europeo in merito alla decisione del Consiglio d’Europea del 20 novembre scorso.
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin già a metà dicembre, quando si erano sollevati i primi rumors sui possibili ritardi di Amsterdam, si era detta favorevole a valutare le possibili vie che potrebbero portare la sede di Ema a Milano. “Secondo il direttore esecutivo di Ema sede la Amsterdam non sarà pronta nei tempi previsti. In più la sede transitoria risulta inadeguata. #Milano era pronta e operativa, sarebbe stato meglio decidere su elementi tecnici senza affidarsi alla sorte. Dobbiamo porre la questione in Commissione Europea”, ha ora ribadito Lorenzin in un tweet.
Anche la presidente della Camera Laura Boldrini è intervenuta sul tema con un tweet: “Amsterdam non è pronta ad ospitare l’agenzia del farmaco. Il governo riproponga la scelta di Milano. È importante fare presto nell’interesse dei cittadini europei”.

Cosa succede in Olanda

Alla conferenza stampa congiunta (vedi il video completo su YouTube) sono intervenute anche le autorità olandesi. Il ministro della Salute Bruno Bruins ha indicato che il trasloco di Ema avverrà anche nel caso la Brexit non si dovesse infine realizzare. Il Governo olandese coprirà per 11 mesi i costi per l’affitto dell’edificio provvisorio (lo Spark building, nel quartiere di Sloterdijk), nell’attesa che il Vivaldi building venga completato per novembre 2019.

L’area metropolitana della capitale olandese è in via di ridefinizione ed estensione in modo da poter offrire adeguate possibilità di alloggio e istruzione per le famiglie dello staff di Ema, ha spiegato durante la conferenza il vice-sindaco di Amsterdam Udo Kock, in quanto la città non sarebbe attualmente in grado di coprire adeguatamente tutte le richieste. Dallo scorso 8 dicembre è stato anche aperto l’help-desk delle autorità olandesi presso la sede Ema di Londra.

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