La Fondazione Toscana Life Sciences di Siena agisce a tutto tondo sul territorio regionale nel panorama della ricerca nelle Scienze della Vita per far emergere, valorizzare e tradurre in nuove iniziative imprenditoriali le idee nate dai ricercatori

Andrea Paolini, direttore generale della Fondazione TLS

La traduzione delle idee nella pratica concreta dei fatti è uno degli elementi fondanti alla base del processo di innovazione scientifica e tecnologica; tale processo, a sua volta è alla base della capacità di un Paese – nel nostro caso l’Italia – di competere in uno scenario globale sempre più complesso e affollato. Sviluppare nuove idee trasformandole in risultati esportabili nella pratica quotidiana è cosa particolarmente lunga, costosa e ad alto rischio, soprattutto per quanto riguarda la ricerca nell’ambito delle cosiddette Scienze della Vita, ovvero tutte quelle discipline che nel loro insieme contribuiscono a creare nuove opportunità e modelli per la gestione della salute, sia in senso preventivo che curativo, di una popolazione che sta vivendo una fase di forte invecchiamento generazionale.

Toscana Life Sciences (TLS) costituisce un esempio di innovazione per quanto riguarda il possibile ruolo svolto dai parchi scientifici e tecnologici in sinergia con le istituzioni del territorio. La Fondazione, ente, no-profit, è nata nel 2005 con l’obiettivo di supportare le attività di ricerca nel campo delle scienze della vita e, in particolare, per sostenere lo sviluppo di progetti dalla ricerca di base all’applicazione industriale. TLS è anche attiva nel campo del supporto alla ricerca sulle malattie orfane e gestisce attività di trasferimento tecnologico. Ne parliamo con Andrea Paolini, Direttore Generale della Fondazione TLS.

Perché TLS ha deciso di puntare il focus della ricerca sul campo delle malattie orfane, che vengono spesso considerate poco interessanti per il mercato? «Rispetto al passato – risponde Paolini – devo dire che le cose stanno un po’ cambiando. Dal punto di vista industriale, c’è molto più interesse legato anche a vari canali di finanziamento che si stanno aprendo e a un interessamento notevole delle istituzioni. Occuparsi di malattie in generale “orfane” ci sembrava da un lato necessario e dall’altro complementare a quella che era l’attività di incubazione di impresa. All’interno di TLS ci si occupa, più nello specifico, sia di malattie rare che neglette. Abbiamo perseguito questo obiettivo su vari fronti, ospitando gruppi di ricerca specializzati che hanno anche interagito in questi ambiti con il resto della struttura. Indipendentemente dal focus specifico nell’ambito delle malattie rare, le attività di questi gruppi sono comunque complementari e sinergiche anche con altre realtà presenti all’interno dell’incubatore e sul territorio». Più nello specifico, dal 2008 si sono insediati presso TLS tre gruppi di ricerca attivi nel campo dei farmaci orfani: l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR (IFC-CNR) di Pisa, attivo soprattutto nel campo dell’oncologia sperimentale con una attenzione particolare sui tumori rari e sullo sviluppo di nuovi metodi per la veicolazione dei farmaci antitumorali; la Fondazione Umberto Di Mario, che lavora nell’ambito della medicina traslazionale per la cura del diabete, comprese le forme rare di diabete infantile, e alla messa a punto di vaccini per il diabete; l’Istituto Toscano Tumori, che conduce ricerche cliniche e traslazionali sul cancro e mette a punto nuovi protocolli di trattamento. L’Istituto coordina l’intero network delle strutture regionali che svolgono servizi oncologici e attività di ricerca sul cancro, attraverso la creazione di un “Core Research Laboratory” le cui Unità si trovano a Firenze, Siena e Pisa».

Le attività di ricerca condotte da questi gruppi si riferiscono all’ambito della ricerca di base o della ricerca applicata? «Operano in entrambi i livelli – dice di Direttore Generale. – Il laboratorio dell’ITT, ad esempio, è un laboratorio di ricerca di base, che interagisce con una rete regionale che gestisce le prassi di trattamento da applicare ai pazienti. Il prof. Luzzato, che dirige l’Istituto, è molto attento al fatto che oggi la cura dei tumori è fortemente collegata alla ricerca. Anche per quanto riguarda i ricercatori del CNR, ci sono molte interazioni e sinergie: sono persone che fanno ricerca di base ma sanno perfettamente che anche dalla ricerca di base possono venire fuori delle attività che hanno immediate potenzialità di sviluppo, legate anche a brevettabilità e al trasferimento tecnologico. Partiamo comunque sempre da un presupposto: crediamo che per quanto ci possano essere dei tempi più lunghi di arrivo sul mercato rispetto a prodotti “semilavorati”, lavorare sulla ricerca è sempre un investimento e una scommessa importante. È chiaro che molto spesso ci chiediamo anche se è la strada più “redditizia” dal punto di vista dei ritorni a breve periodo».

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