• di Enrico Orzes

LNuova opzione contro i tumori neuroendocrini’arrivo di un nuovo farmaco sul mercato è sempre visto come l’atteso traguardo di una estenuante maratona che dalla ricerca pre-clinica giunge al letto del paziente. Se poi il farmaco, come nel caso di Lutathera®, va a colmare un vuoto terapeutico evidente il suo arrivo è più simile allo sbarco sulla Luna. È questo che penseranno molti pazienti, affetti da tumori neuroendocrini, (NET) alla notizia che l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato il lutezio (177Lu) oxodotreotide (Lutathera®): infatti, il farmaco sviluppato dall’azienda francese Advanced Accelerator Applications (AAA), che aveva precedentemente ottenuto l’approvazione anche da parte della Commissione europea, in questi giorni ha ricevuto il via libera dall’Aifa per il trattamento di pazienti adulti con tumori neuroendocrini gastro-entero-pancreatici (GEP-NET) ben differenziati, progressivi, non asportabili o metastatici, positivi ai recettori per la somatostatina.

Tassi di sopravvivenza sotto il 50%

I tumori neuroendocrini (NET), pur essendo riconosciuti come tumori rari, negli ultimi anni hanno mostrato tassi di incidenza in netta crescita e ciò è sostanzialmente legato al progressivo miglioramento delle tecniche diagnostiche, alle modificazioni dei sistemi di classificazione anatomo-patologica e alla sussistenza di ancora non ben chiariti fattori di rischio. Pur potendo insorgere in qualsiasi distretto dell’organismo, nella gran parte dei casi i NET si localizzano nell’apparato digerente e nel pancreas e, a seconda del grado di differenziazione e della presenza di eventuali metastasi, hanno tassi di sopravvivenza a cinque anni che possono variare scendendo, nel caso dei NET pancreatici, anche al di sotto del 50%. Questi tumori possono manifestarsi sia come lesioni ben localizzate, non metastatiche dal comportamento non aggressivo – e in questo caso la prima opzione di trattamento è chirurgica – sia come lesioni ben differenziate ma con tendenza a dare metastasi. In questo secondo caso il trattamento di prima linea più efficace nel controllo della patologia si è rivelato quello con gli analoghi della somatostatina. Nel più specifico esempio dei NET del pancreas ben differenziati e metastatici l’uso di analoghi della somatatostatina ha prodotto buoni risultati ma in alcune circostanze il tumore può progredire anche dopo la terapia e non esiste un trattamento di seconda linea universalmente definito per arrestarlo.

Farmaco teragnostico

O meglio, non esisteva perché l’avvento della terapia recettoriale con peptidi radiomarcati (PRRT, Peptide Receptor Radionuclide Therapy) ha cambiato il panorama terapeutico. Lutathera® è l’interprete principale di un nuovo settore della medicina nucleare noto come teragnostica, una strategia grazie alla quale si può sfruttare la medesima combinazione di agenti radiomarcati per eseguire una diagnosi di tumore e, quindi, per trattarlo con efficacia. Ciò è reso possibile dalla presenza dei recettori per la somatostatina, espressi sulla superficie delle cellule tumorali di diversi NET a cui sono in grado di legarsi le molecole su cui sono, a loro volta, ‘agganciate’ le diverse tipologie di molecole radioattive: ad esempio, usando una molecola marcata con gallio 68 (68Ga) nel corso della tomografia a emissione di positroni (PET), è possibile localizzare con estrema precisione anche lesioni di modeste dimensioni. Mentre usando la stessa molecola ma marcata con il lutezio 177 (177Lu) si potrà facilitare la distruzione della cellula tumorale con le emissioni “beta” visto che l’affinità recettoriale permette di portare il lutezio 177 all’interno della cellula, distruggendola senza danneggiare le cellule sane vicine.

Un’opzione terapeutica aggiuntiva

Il radiofarmaco di AAA era stato testato nello studio clinico NETTER-1, dimostrando una riduzione del 79% del rischio di progressione della malattia o di decesso rispetto al trattamento con alte dosi di octreotide LAR. «Il farmaco funziona particolarmente bene nei GEP-NET nei quali i recettori della somatostatina sono altamente espressi e ciò significa che Lutathera® può entrare in gioco in seguito al fallimento del trattamento con analoghi “freddi” della somatostatina» commenta il prof. Massimo Falconi, direttore della chirurgia del pancreas del San Raffaele di Milano e presidente del Consiglio direttivo di It.a.net. «Questo lo rende un’opzione terapeutica aggiuntiva alla chirurgia e ai farmaci attualmente disponibili per il trattamento dei NET. Tutto ciò ha contribuito al riconoscimento dell’innovatività terapeutica e fa di Lutathera® un esempio importante del valore della teragnostica nel campo della medicina nucleare». In aggiunta a un buon livello di efficacia, Lutathera® ha dimostrato di possedere un buon profilo di sicurezza e tollerabilità. Ai pazienti arruolati nello studio clinico NETTER-1 sono state monitorate sia la funzionalità epatica che quella renale senza riscontro di effetti collaterali gravi, a supporto del concreto miglioramento di salute prodotto dal farmaco e della qualità di vita che i pazienti possono raggiungere.

«Si tratta di una delle armi a disposizione per il management terapeutico dei NET avanzati» – spiega il dott. Piero Ferolla, coordinatore del Comitato scientifico nazionale di AI.NET. – «Dopo un’accurata valutazione multidisciplinare, che coinvolga tutti gli specialisti che si occupano di NET, la scelta dell’approccio terapeutico va individualizzata nel singolo paziente, sulla base delle caratteristiche individuali e di quelle del tumore. Spesso sono possibili nel tempo differenti approcci terapeutici in sequenza, in grado di consentire il controllo della malattia e una buona qualità di vita anche per molti anni».

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