Home Autori Articoli di

ARTICOLI

Traguardi e obiettivi del settore integratori. Intervista a Marco Fiorani, Federsalus

L’interesse verso gli integratori alimentari continua a crescere su tutti i fronti: cresce la fiducia dei consumatori (oltre 32 milioni in Italia), della scienza e di medici e farmacisti. Com’è cambiato il mondo degli integratori negli ultimi anni, quali sono i problemi risolti che hanno fatto da volano e quali gli ostacoli ancora da superare?

Lo abbiamo chiesto a Marco Fiorani, al suo terzo mandato da Presidente per Federsalus, l’associazione italiana che rappresenta circa 200 aziende nazionali e multinazionali e l’intera filiera industriale degli integratori alimentari.

Marco Fiorani terza volta presidente Federsalus Tiziana Azzani
Marco Fiorani, per la terza volta eletto Presidente Federsalus

Qual è la situazione degli integratori alimentari in Italia e nel mondo?

Lo scenario mondiale è articolato con marcate differenze tra USA, Europa ed Asia e spesso anche tra paesi della stessa regione.

A livello europeo il processo di armonizzazione si è scontrato con tradizioni di consumo, attitudini e regolamentazioni locali consolidate restie a cedere il passo. Ne sono un esempio le notevoli difficoltà di applicazione delle disposizioni comunitarie su Health Claims e Mutuo Riconoscimento tra i diversi paesi.

L’Italia è il principale mercato a valore in Europa per dimensione e crescita (23%) seguito da Germania (13%) Francia (9%) e UK (8%). Con 3,3 miliardi di euro e un trend positivo di +5%, lievemente in flessione rispetto all’anno precedente (+6,7%). Possiamo dire che il mercato italiano è ormai entrato nella fase di maturità, vista la diffusione dei consumi su oltre i due terzi della popolazione adulta, la crescente segmentazione per genere, età, specifici bisogni o frequenza d’uso (maxi-formati) e l’affermazione di brand, insieme a tassi di crescita dimezzati.

Elementi peculiari del mercato italiano sono anche la distribuzione prevalente attraverso le farmacie e il ruolo del medico. In farmacia gli integratori rappresentano la maggiore quota a valore dopo il farmaco da prescrizione e il medico è determinante nel processo d’acquisto di alcune importanti categorie di integratori. Il numero delle prescrizioni di integratori è aumentato in due anni del 28%, grazie al contributo soprattuto dei medici di medicina generale, pediatri, ortopedici e ginecologi. A questi, anche se più timidamente, si aggiungono oculisti, neurologi e urologi.

Integratori nella pratica clinica- da IV indagine di settore Federsalus Tiziana Azzani
Integratori nella pratica clinica (tratto dalla IV indagine di settore condotta dal Centro Studi Federsalus)

Quali sono i traguardi raggiunti, e quali gli ostacoli ancora da superare?

FederSalus ha tracciato le linee guida ufficiali sulla qualità dei prodotti e ottenuto il riconoscimento formale di specifiche GMP; è interlocutore di riferimento delle autorità tecniche e politiche nazionali ed europee, è presente a Bruxelles nel board di EHPM (European Health Products Manufacturers) ed ha strutturato una visione chiara e condivisa del progetto associativo per sostenere lo sviluppo del settore.

Consideriamo, tuttavia, tutto questo non un traguardo ma un mezzo per rappresentare autorevolmente a livello europeo le istanze del nostro settore e contribuire a creare le condizioni per lo sviluppo industriale a lungo termine in risposta ai moderni bisogni di salute della popolazione, cioè la prevenzione primaria, per stare bene il più a lungo possibile.

Resta comunque la necessità che l’integratore venga riconosciuto nella sua specifica identità, ruolo, funzioni, profili di efficacia e sicurezza, diversi e complementari ad alimenti e farmaci, perché possa sviluppare le sue potenzialità.

Qual è la principale carenza delle aziende di integratori in Italia?

Il comparto italiano degli integratori è molto articolato e frammentato in imprese medio-piccole che competono con grandi multinazionali. La carenza più insidiosa per le aziende del settore a mio parere non è tanto nella dimensione, nelle competenze o nei mezzi disponibili – che pure è notevole in molti casi – quanto nella loro visione di breve o lungo termine. Alcune aziende tendono a sbilanciarsi sulle opportunità di breve termine, rischiando di trovarsi impreparate al cambiamento che inevitabilmente arriverà.

Esiste anche un altro tema di ordine generale, che è tipico dell’imprenditoria nazionale e che interessa anche il nostro settore: la riluttanza a fare squadra per affrontare, ad esempio, i mercati esteri. Per sostenere la presenza delle nostre aziende all’estero, FederSalus organizza “partecipazioni collettive” nei principali eventi internazionali e “Padiglioni Italia” con la collaborazione dell’Agenzia ICE  (Italian Trade & Investment). Queste iniziative permettono di fare sistema con le Istituzioni e sfruttare al meglio le opportunità offerte dai mercati esteri.

Per prospettare agli operatori italiani le moderne opportunità e modalità di approccio del mercato asiatico, a fine gennaio FederSalus ha anche organizzato in collaborazione con l’Istituto di Commercio Estero ed i Ministeri dello Sviluppo Economico e degli Affari Esteri un evento-incontro a Milano con i vertici di Alibaba, il principale portale di vendita online in Asia.

Quali obiettivi si propone durante il suo mandato e come intende raggiungerli?

FederSalus ha avviato un progetto di vision e di creazione di una comune identità di comparto – con il contributo attivo di un pool di primarie aziende e un advisor internazionale – che ha tracciato un percorso basato sulla qualità del prodotto per l’affermazione dell’integratore come presidio della salute, e che si sviluppa in tre fasi:

  • consolidare una filiera industriale di qualità riconoscibile – dalla formulazione al laboratorio, dalla produzione alla validazione dell’efficacia del prodotto secondo criteri specifici rispetto all’alimento e al farmaco;
  • realizzare un’informazione efficace e corretta a medici, farmacisti e consumatori;
  • promuovere l’integratore in prevenzione primaria e nel sostegno ai SSN.

FederSalus si sta strutturando per sostenere e valorizzare la filiera produttiva e l’internazionalizzazione delle imprese italiane verso nuovi mercati geografici, in particolare in Est Europa e Asia, dove la qualità e l’innovazione italiana hanno un valore riconosciuto e distintivo.

Realizzare ognuno di questi obiettivi è un passo avanti per rappresentare con forza e autorevolezza le istanze del comparto nelle sedi politiche e tecniche italiane ed europee.

Se avesse la bacchetta magica, come la userebbe?

Userei la bacchetta magica innanzitutto per superare l’attuale Regolamento Claims, che è stato pensato per gli alimenti di uso corrente e come tale si è rivelato fallimentare applicato agli integratori. Occorre invece una regolamentazione capace di valorizzare la specifica identità, il ruolo e le funzionalità degli integratori, di stimolare investimenti in R&S, le buone pratiche di laboratorio, di produzione e di validazione dell’efficacia in una prospettiva comunitaria per lo sviluppo di un vero e proprio mercato europeo della salute, prevenzione e benessere in sinergia e a complemento del farmaco.

 

Investimenti ed export (oltre EU): ecco i driver della filiera italiana degli integratori

0

L’interesse per gli integratori alimentari è in continua crescita e il settore gode di ottima salute e guarda al futuro. Ad affermarlo sono i dati della IV Indagine di settore condotta dal Centro Studi FederSalus. Ma quali sono i fattori che rendono così dinamico il settore degli integratori alimentari?

IV Indagine del settore integratori alimentari Centro Studi Federsalus
IV indagine di settore del Centro Studi Federsalus: investimenti ed export in crescita

 

L’Italia si conferma nuovamente il principale mercato degli integratori alimentari in Europa per dimensione e crescita (23%) seguito da Germania (13%) Francia (9%) e UK (8%). Con 3,3 miliardi di euro e un trend positivo di +5%, lievemente in flessione rispetto all’anno precedente (+6,7%) è un mercato che ha iniziato la sua fase di maturità. 

Lo scorso anno sono state vendute 226 milioni di confezioni di integratori, che corrispondono a 7 confezioni pro-capite. Ognuno ha comprato almeno due integratori diversi.

Benché la crescita riguardi tutte le categorie di integratori, secondo i dati del Centro Studi Federsalus, sono 5 i principali driver: i probiotici, gli integratori minerali, i regolatori del colesterolo, gli integratori per il sistema urinario e i multivitaminici. Da sottolineare l’impennata (+19%) registrata dagli integratori antiacido e per il bruciore di stomaco.

La filiera italiana degli integratori alimentari gode di ottima salute

Made in Italy

La filiera dell’integratore alimentare è composta da produttori di materie prime, aziende di produzione in conto terzi e aziende a marchio proprio sul mercato di consumo.

“Un ruolo importante è svolto dal contract manufacturing (81%), modello di produzione prevalente, fiore all’occhiello del made in Italy, utilizzato in Italia da importantissime multinazionali farmaceutiche, come ulteriore prova della qualità produttiva”, Marco Fiorani, presidente Federsalus.

La produzione è realizzata in Italia nel 73% delle aziende che hanno risposto all’indagine.

Il comparto si mostra molto dinamico, con un fatturato industriale in crescita per oltre 2/3 delle aziende (68%). Complessivamente nel 2018 il fatturato industriale ha raggiunto i 1,33 miliardi di euro, ed è aumentato + 12% rispetto all’anno precedente, grazie anche all’aumento delle quota export.

In aumento anche l’occupazione (+7% dal 2014), positiva per la quasi totalità delle aziende che hanno aumentato o mantenuto l’occupazione negli ultimi 5 anni.

Innovazione, motore del dinamismo

“E’ un comparto che crede molto nell’innovazione”, ha commentato Marco Fiorani,  d’altronde il 91% della crescita di valore degli integratori è legata a nuovi lanci (136 milioni di euro).

Le aziende investono tanto, circa l’11% del fatturato, secondo i dati del Centro Studi FederSalus, soprattutto in impianti e nuovi macchinari, in ricerca e sviluppo, formazione, nuove tecnologie e anche e-commerce, che complessivamente rappresentano il 72% degli investimenti.

Impianti, R&D e formazione sono gli ambiti in cui le aziende di integratori alimentari investono maggiormente (IV Indagine di settore, Centro Studi Federsalus)

Per quanto riguarda le fonti di finanziamento, la maggior parte delle aziende si affida ad autofinanziamento (68%), credito bancario (65%) e reinvestimento utili (40%)- “E’ un segno di solidità economica delle aziende del settore”, ha commentato Marco Fiorani.

Fonti finanziamento per investimenti IV indagine settore integratori alimentari Centro Studi Federsalus Tiziana Azzani

Le aziende sono molto reattive alle misure di incentivo per lo sviluppo. La percentuale delle aziende del settore integratori che ha fatto ricorso agli incentivi pubblici del Piano Nazionale Industria 4.0 per la competitività delle imprese italiane si avvicina a quella del cluster nazionale delle aziende a Media Tecnologia (41% rispetto al 48%). Il 24% ha fatto ricorso al patent box, ovvero al regime fiscale agevolato per redditi da brevetti, nonostante le difficoltà.

“Auspichiamo la semplificazione delle procedure di accesso al beneficio per le PMI, già sollecitata dal Garante per le Micro-PMI”, ha sottolineato marco fiorani, federsalus.

Internazionalizzazione, c’è ancora molto da fare

I dati dell’indagine confermano il trend di crescita della attività estere, con il 22% delle aziende che esporta oltre ¼ del fatturato.

Per quanto riguarda l’internazionalizzazione, benché l’interesse sia alto, i margini di miglioramento appaiono ampi, dal momento che per oltre la metà delle aziende intervistate (53%) la quota del fatturato estero sul totale non raggiunge il 25% ed è inferiore alla media nazionale (rapporto export/PIL italiano 32,6%). Inoltre,  un quarto delle aziende non esporta.

Export integratori alimentari ecco i Paesi- IV indagine Centro Studi Federsalus
Export fuori dall’Europa, i prossimo obiettivo delle aziende di integratori alimentari (IV Indagine di settore del Centro Studi Federsalus)

Destinatari dell’esportazione al momento sono i principali Paesi comunitari, sono Spagna, Grecia, Francia e Polonia, ma le continue difficoltà nell’armonizzazione dei sistemi contribuiscono a spostare l’attenzione verso Paesi extracomunitari, soprattutto asiatici (Russia, Cina e Corea del Sud), nei quali sta rapidamente crescendo la capacità di spesa.

“L’internazionalizzazione è il volando della crescita dell’economia italiana- ha commentato Carlo Marina, (direzione politiche di internazionalizzazione e promozione degli scambi, Ministero dello sviluppo economico)”.

E le aziende che esportano sono quelle che hanno le migliori performance, in termini di dinamiche di investimento (+ 65%), di occupazione (+61%) e fatturato (+75%).

Botanicals, how to guarantee quality vegetable raw materials?

The world of vegetable matrices is rapidly evolving and promises great satisfactions in the field of food supplements and health in general. However, it is not simple to guarantee quality raw materials, due to different regulations not harmonized between countries and some regulatory holes.

Annex 1 of the Ministerial Decree (DM) of 10 August 2018 defines the type of plants allowed in food supplements. It is a unique list that combines the previous positive list proposed by the Ministry and the Belfrit list (annexes 1 and 1bis of the Ministerial Decree of 9 July 2012).

In food supplements, as specified in point 3.2 of annex 2 of the DM,  only “substances and preparations deriving from plants or parts of them that have matured a traditional history of consumption as evidence of their safety” are allowed. The preparation techniques must be “traditional”, otherwise the EU regulation 2015/2283 on novel foods will take over, too.

Contamination risk throughout the supply chain

The increased consumption of medicinal herbs in the world has raised the problem of their safety for human use. In some cases, the adverse events documented in the literature are attributable to the poor quality of both raw materials of plant origin and finished products.

The problems associated with the low quality standards of plant raw materials are substantially due to contamination from heavy metals, pesticides, mycotoxins, micro-organisms or even other types of plants. And the problem can affect all levels of the supply chain, starting from the seed, the cultivation, the harvesting phase, the extraction and transport procedures. “The picture is clearly more complicated and complex than synthetic products, for which standardization is easier and feasible”», explains Marinella Trovato, general secretary of SISTE (Italian Society of Applied Sciences in Medicinal Plants and Health Products).

Short supply chain

The responsability for the food supplement is in head of the person who places it on the market. “Unfortunately, the official bodies, ASL and zooprofilattici institutes and the Istituto Superiore di Sanità inspective visits are ativated in the most cases in case of an alert”, underlines Marinella Trovato.

“The Italian legislation is one of the most severe and for this reason it is of greater guarantee. For the most part, the problem of contamination is attributable to raw materials imported from countries that have legislation distant from ours- said Heide De Togni, Pegaso’s technical director -. For this reason we prefer to use italian raw materials, and in the case of plants that can not be grown in Italy, we choose suppliers in Canada or in those European countries that have legislation similar to ours, and with easily reached locations. We do not have a structure that allows us to organize audits in countries such as China or the Eastern countries in general.

Partnerships

The size of the company is an important factor in the quality assurance processes of raw materials. “Having your own laboratory can help amortize the costs of analytics, given that the controls to which the raw materials are subjected are so many, – says Francesco Nicotra, Sales Director of EPO (Extracts Pianti Officinali, srl) -. We also look for to create positive synergies with our suppliers and customers and therefore upstream and downstream the supply chain. In this way we can make sure that the checks carried out are correct and appropriate to our needs. To give a concrete example, when possible we try to create partnerships with farmers, to whom we supply our selected seeds. It is a positive model that not only guarantees quality but also reduces costs and processing times”.

Waiting for harmonized guidelines

The choice of the short supply chain, according to Marinella Trovato, is certainly an interesting option, but not always applicable “70% of the raw materials of plant origin comes from abroad, – says Found -. Investing on the cultivation of plants that currently do not grow in Italy could be interesting and would reduce many of the current problems. The real issue, however, remains the lack of legislative harmonization between countries and even some regulatory holes. The real step forward will only be done when we will have clear and unambiguous rules at least at European level”.

70 thousand species interesting for health

That of plant matrices is certainly a complicated world. The checks to be carried out to guarantee quality raw materials are many, difficult to standardize. There are so many plants, 70 thousand species could be interesting for health and of these until today only 5000 (WHO data) have been studied. “There is still much to do and perhaps for this reason that of vegetable matrices is a fascinating world that can respond to the lack of active ingredients of the pharmaceutical industry. It is a sector in very strong evolution that will give satisfaction “, concluded Marinella Trovato.

Botanicals, garantire materie prime vegetali di qualità

Quello delle matrici vegetali è un mondo in forte evoluzione che promette grandi soddisfazioni nel settore degli integratori alimentari e della salute in generale. Garantire materie prime di qualità non è però semplice, complici le numerose normative da seguire, la mancanza di armonizzazione tra i Paesi e alcuni buchi normativi.

Botanicals, garantire materie prime di qualità richiede attenzione lungo tutta la filiera. Mancano linee guida armonizzate
Botanicals, garantire materie prime di qualità richiede attenzione lungo tutta la filiera. Mancano linee guida armonizzate

Il tipo di piante ammesse negli integratori alimentari è definito nell’allegato 1 del DM 10 agosto 2018; si tratta di una lista unica che unisce la precedente lista positiva proposta dal Ministero e la lista Belfrit (allegati 1 e 1bis del DM 9 luglio 2012), ovvero il tentativo, rimasto tale, di armonizzazione tra Belgio, Francia e Italia.

Come specificato al punto 3.2 dell’allegato 2 del DM, negli integratori alimentari sono ammesse solo “sostanze e preparati derivanti da piante o parti di esse che hanno maturato una storia tradizionale di consumo come prova della loro sicurezza”. Anche le tecniche di preparazione devono essere “tradizionali”, altrimenti subentra il regolamento UE 2015/2283 sui novel food.

Rischio di contaminazione lungo tutta la filiera

Il consumo aumentato di erbe officinali nel mondo ha sollevato il problema della loro sicurezza per l’impiego nell’uomo. In alcuni casi, gli eventi avversi documentati in letteratura sono attribuibili alla scarsa qualità sia delle materie prime di origine vegetale che dei prodotti finiti.

I problemi associati agli standard qualitativamente bassi delle materie prime vegetali sono sostanzialmente dovuti a contaminazioni da metalli pesanti, pesticidi, micotossine, microrganismi o anche altri tipi di piante. E il problema può colpire a tutti i livelli della filiera, a partire dal seme, la coltivazione, alla fase di raccolta, alle procedure di estrazione e di trasporto. «Il quadro è chiaramente più complicato e complesso rispetto ai prodotti di sintesi, per i quali la standardizzazione è più facile e fattibile», spiega Marinella Trovato, segretario generale di SISTE (Società Italiana di Scienze Applicate alle Piante Officinali e ai Prodotti per la Salute).

Leggi i rischi di contaminazioni accidentali o “intenzionali” degli integratori di origine vegetale raccontati da Paola Moro del Centro Antiveleni di Milano

Il quadro è chiaramente più complicato e complesso rispetto ai prodotti di sintesi, per i quali la standardizzazione è più facile e fattibile

C’è chi sceglie la filiera corta

Il responsabile dell’integratore alimentare è chi lo immette sul mercato. Deve avere in mano tutti i documenti e certificazione che possano garantire la qualità del suo prodotto finito in tutte le fasi  «Purtroppo le visite ispettive da parte degli organi ufficiali, ASL e istituti zooprofilattici e l’Istituto Superiore di Sanità, sono a campione e nella maggior parte dei casi si attivano in caso di una segnalazione», sottolinea Marinella Trovato.

«La normativa italiana è una delle più severe e proprio per questo è di maggiore garanzia. Nella maggior parte, il problema di contaminazioni è attribuibile a materie prime importate da Paesi che hanno una legislazione distante dalla nostra – ha affermato Heide De Togni, direttore tecnico di Pegaso-Per questo motivo noi per i nostri integratori preferiamo utilizzare materie prime vegetali coltivate e lavorate in Italia, con filiera corta, e nel caso di piante che non possono essere coltivate nel nostro Paese scegliamo fornitori in Canada o in quei Paesi europei che hanno una legislazione più simile alla nostra, e con sedi facilmente raggiungibili. Non abbiamo infatti una struttura che ci consente di organizzare audit in Paesi come la Cina o i Paesi orientali in generale».

Chi crea partnership

La dimensione dell’azienda è un fattore importante nei processi di garanzia della qualità delle materie prime. «Disporre di un proprio laboratorio può aiutare ad amortizzare i costi di analitici, visto che i controlli a cui sottoporre le materie prime sono davvero tanti, – afferma Francesco Nicotra, Sales Director di EPO (Estratti Pianti Officinali, srl) – Cerchiamo, inoltre, di creare sinergie positive con i nostri fornitori e clienti e quindi a monte e a valle della filiera. In questo modo possiamo assicurarci che i controlli effettuati siano corretti e adeguati alle nostre esigenze. Per fare un esempio concreto, quando possibile cerchiamo di creare delle partnership con gli agricoltori, ai quali forniamo i nostri semi selezionati. E’ un modello positivo che non solo garantisce la qualità, ma consente di ridurre i costi e i tempi di lavorazione».

È un modello positivo che non solo garantisce qualità, ma consente di ridurre costi e tempi di lavorazione

In attesa di linee guida armonizzate

La scelta della filiera corta, secondo Marinella Trovato, è certamente una opzione interessante, tuttavia non sempre applicabile: «Il 70% delle materie prime di origine vegetale viene dall’estero, – afferma Trovato – Investire sulla coltivazione delle piante che al momento non crescono in Italia potrebbe essere uno sbocco interessante e ridurrebbe molti dei problemi attuali. La vera questione rimane, però, la mancanza di armonizzazione legislativa tra paesi e anche alcuni buchi normativi. Tra tutte le norme non è facile districarsi, ecco perché come associazione abbiamo scritto delle linee guida di orientamento in tema di qualità delle materie prime. Il vero passo in avanti sarà fatto solo quando avremo norme chiare ed univoche almeno a livello europeo».

70 mila specie interessanti per la salute

Quello delle matrici vegetali è certamente un mondo complicato. I controlli da effettuare per garantire materie prime di qualità sono tantissimi, difficili da standardizzare.

Le normative non sono uniformi, armonizzate tra i diversi Paesi, neppure in Europa e in alcuni casi sono anche mancanti.

Le piante sono tantissime, 70mila specie potrebbero essere interessanti per la salute e di queste fino ad oggi ne sono state studiate solamente 5000 (dati OMS). «C’è ancora tanto da fare e forse proprio per questo quello delle matrici vegetali è un mondo affascinante e che può dare risposta alla carenza di principi attivi del farmaceutico. È un settore in fortissima evoluzione che darà soddisfazioni», ha concluso Marinella Trovato.

Botanicals, (finalmente) pubblicato il decreto in GU con la lista delle piante ammesse

E’ stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Ministero 10 agosto 2018 che “disciplina l’impiego negli integratori alimentari di sostanze e preparati vegetali” . Il decreto riporta l’elenco delle sostanze dei preparati vegetali ammessi negli integratori alimentari, aggiornando la lista “Belfrit”. Il Decreto 10 agosto 2018, inoltre, fornisce specifiche indicazioni sugli adempimenti da effettuare a supporto della loro sicurezza e al fine di elevare il livello di tutela dei consumatori. Viene abrogato il precedente decreto del 9 luglio 2012.

Pubblicato in GU il decreto su sostanze e preparati vegetali per integratori alimentari
Botanicals, finalmente pubblicato in GU il decreto su sostanze e preparati vegetali per integratori alimentari.

Ecco i punti principali del Decreto del Ministero sui Botanicals

Il Decreto è costituito da 6 articoli e due allegati.

Il primo allegato riporta la lista unica di sostanze e preparati vegetali utilizzabili negli integratori alimentari. La lista riporta per ogni preparato vegetale nome botanico, famiglia, eventuali sinonimi, parti tradizionalmente impiegate ed eventuali note. In quest’ultima colonna sono inoltre inserite le avvertenze e le condizioni d’uso obbligatorie per alcune di queste specie vegetali.

Il secondo allegato fornisce indicazioni specifiche per gli operatori del settore alimentare (OSA), sulla documentazione da predisporre e sulle procedure da seguire per l’impiego negli integratori alimentari di sostanze e preparati vegetali, in riferimento alla loro natura, al processo produttivo e al prodotto finito che se ne ottiene.

Definizione di sostanza e preparato vegetale

Nell’allegato 2 viene fornita la definizione di sostanza e preparato vegetale inteso come

  • un ingrediente vegetale, ovvero la “droga vegetale”, ovvero la pianta in toto o sue parti (intere, a pezzi o tagliate) in forma non trattata, generalmente essiccati;
  • un preparato vegetale ottenuto sottoponendo l’ingrediente vegetale a vari trattamenti, come ad esempio estrazione, distillazione, spremitura, frazionamento, purificazione, concentrazione, fermentazione, triturazione e polverizzazione.

Identificazione della pianta

Per l’identificazione botanica della pianta e del conseguente nome scientifico corretto viene suggerita la consultazione dei seguenti data base

  • www.theplantlist.org
  • www.ars-grin. gov
  • www.algaebase.org
  • www.indexfungorum.org
  • www.lichens.ie

Informazioni sulla sostanza o il preparato vegetale come materia prima

Per la sostanza o il preparato vegetale come materia prima da usare per l’integratore alimentare, viene chiesto di specificare

  • il processo di preparazione (es raccolta, lavaggio, asciugatura, estrazione, distillazione, eventuale purificazione, procedure di conservazione ed l’uso di eventuali solventi)
  • le procedure di manipolazione, trasporto e stoccaggio
  • la forma commerciale e quindi se si tratta di polvere, sospensione o soluzione
  • i componenti principali e caratterizzanti (quantificazione dei markers) e quelli indesiderati o tossici (conformità con standard di riferimento)
  • la carica batterica, compresi i funghi
  • conservanti e additivi aggiunti
  • eventuali processi di eliminazione dei componenti indesiderati o tossici

Permessi solo impiego tradizionale e storia di consumo

Il decreto precisa che le uniche sostanze e preparati vegetali consentiti per la preparazione di integratori alimentari sono quelli che derivano da piante o parti di esse che hanno maturato una storia tradizionale di consumo significativo come prova della loro sicurezza.

Viene inoltre specificato che l’utilizzo di nuove procedure di preparazione delle sostanze vegetali, tali da determinare profili di composizione diversi da quelli collaudati in termini di sicurezza dalla storia di consumo negli integratori alimentari, richiede l’applicazione del Regolamento 2015/2283 sui novel food.

Informazioni sul prodotto finito

  • L’allegato 2 al decreto 10 agosto 2018 fornisce indicazioni che riguardano le informazioni che devono essere raccolte sul prodotto finito.
  • In particolare devono essere fornite:
  • descrizione del processo di fabbricaizone e dei piani di autocontrollo
  • criteri di standardizzazione
  • descrizione e specifiche della composizione e del suo razionale
  • criteri di purezza (microbiologica, metalli pesanti, solventi, residui, irraggiamento, ecc.)
  • analisi dei rischi e della sicurezza del prodotto nelle condizioni di impiego consigliate (effetto, dose giornaliera raccomandata)
  • possibili interazioni tra sostanze e preparati vegetali utilizzati come ingredienti nello stesso integratore  o altri costituenti della dieta o con farmaci
  • studi di stabilità e condizioni di conservazione
  • materiali di confezionamento utilizzati
  • sorveglianza post-commercializzazione dell’integratore alimentare

 

Farmacovigilanza, cos’è (DAVVERO) cambiato in 6 anni di Regolamento UE 1235/2010?

Con il Regolamento UE 1235/2010, adottato a partire dal 2 luglio 2012 è cambiata la normativa della farmacovigilanza.

I cambiamenti introdotti – si legge sul sito di Aifa – si proponevano di aumentare l’efficacia, la rapidità e la trasparenza degli interventi di farmacovigilanza attraverso regole che mirano a:

  • rafforzare i sistemi di farmacovigilanza, (ruoli e responsabilità chiaramente definiti per tutte le parti )
  • razionalizzare le attività tra gli Stati Membri ad esempio attraverso una ripartizione delle stesse attività con condivisione del lavoro svolto evitando duplicazioni ,
  • incrementare la partecipazione dei pazienti e degli operatori sanitari,
  • migliorare i sistemi di comunicazione delle decisioni prese e darne adeguata motivazione,
  • aumentare la trasparenza.

A distanza di 6 anni dall’adozione della nuova normativa, cos’è davvero cambiato? Quale impatto ha avuto sui centri regionali e sulle aziende farmaceutiche?

L’abbiamo chiesto a Ugo Moretti, referente centro regionale FV Veneto e Provincia di Bolzano e Laura Boga, Qualified Person for Pharmacovigilance, Dompè Farmaceutici.

L’intervista integrale è stata proiettata durante il 58° Simposio AFI (6-8 giugno 2018).

Integratori alimentari per lo sport, mercato in crescita. Visione e previsione secondo Euromonitor International

0

Il mercato degli integratori e gli alimenti per lo sport è in forte crescita. Secondo il report “Trends and drivers of sports nutrition Industry” pubblicato da Euromonitor International 2018 il fatturato in 5 anni è cresciuto di quasi 5 miliardi di dollari, passando da 7,3 miliardi US$ nel 2011 a 11,9 mld US$ nel 2016. E il trend di crescita non sembra arrestarsi, anzi.

Ecco le previsioni secondo gli esperti di Euromonitor International a livello globale e nei 3 principali Paesi drivers, quali UK, USA e Australia, e 2 Paesi emergenti Brasile e Cina.

Mercato degli integratori alimentari per lo sport Euromonitor International
Mercato degli integratori alimentari per lo sport secondo il report “Trends and drivers of sport nutrition Industry” pubblicato da Euromonitor International 2018

Previsioni mercato integratori per lo sport

Nel 2021 il mercato, secondo gli esperti di Euromonitor International, raggiungerà gli 81 miliardi US$, riuscendo ad “ingaggiare” non solo gli sportivi appassionati, come i bobybuilder e gli atleti professionisti, ma anche chi fa sport a livello amatoriale per tenersi in forma e star bene o divertirsi. Oltre alle palestre specializzate in pesistica e alle pista di atletica, le aziende rivolgeranno i loro prodotti anche a sport più amatoriali e di maggiore diffusione come running, jogging, yoga o anche chi va a camminare in montagna. Aumenterà la competitività tra le aziende e tra i prodotti, che vedranno, pertanto una spinta di innovazione, volta a cercare soluzioni personalizzate e capaci di soddisfare i bisogni dei diversi consumatori sportivi.

Novità attese

Gli integratori proteici, che nel 2016 rappresentavano l’80% del valore a mercato dell’alimentazione per lo sportivo, continueranno ad essere la categoria driver anche nei prossimi anni, con delle novità. È atteso un aumento di integratori preparati con proteine di origine vegetale, da coltura biologica, in linea con la diffusione delle diete vegane e vegetariane, legate a un maggior rispetto per l’ambiente e gli animali oltre che viste come più salutari.

Nel futuro, prossimo, il consumatore sarà più attento e consapevole di quello che mangia, anche dal punto di vista degli ingredienti e della qualità dei prodotti. Per questo motivo, ci si aspetta una crescita della preferenza di prodotti che possano ufficialmente certificare la loro bontà e qualità (es NSF International Certification).

Driver nel mercato UK: integratori proteici di origine vegetale

Il mercato degli integratori e alimenti per lo sport è un mercato “solido” in UK dove i consumatori si mostrano sempre più attenti alla propria salute e alla propria alimentazione.

Il trend atteso in questo Paese è un aumento della richiesta di prodotti di origine non-animale, che possano soddisfare un sempre maggior numero di consumatori che ha deciso di seguire una dieta vegetariana o vegana o comunque ridurre l’introito di proteine di origine animale, perché ritenute più salutari.

Nei prossimi anni i consumatori saranno sempre più esigenti e selettivi e più propensi a scegliere prodotti con le seguenti caratteristiche:

  • qualità certificata,
  • compatibilità con alimentazione filo-vegetariana o vegana
  • ingredienti di origine biologica
  • pochi ingredienti, ma noti.

Mercato USA: energy drink e barrette proteiche le categorie di elezione

Negli ultimi anni il mercato statunitense ha visto crescere in modo significativo gli integratori sia proteici sia non proteici per lo sport, diffusi non solo tra gli sportivi appassionati, professionisti ma anche tra chi pratica sport a livello amatoriale.

La categoria trainante è rappresentata dagli energy drink pronti da bere (ready-to-drink), dove le aziende offrono una gamma molto diversificata di prodotti sia dal punto di vista degli ingredienti (ingredienti biologici, oppure non edulcorati o con un basso tenore calorico < 100 kcal) sia dal punto di vista della performance (da assumere prima, durante e dopo l’attività sportiva).

Anche le barrette proteiche rappresentano una categoria d’elezione, presenti sul mercato in un’ampia gamma di prodotti diversificata (per gusti, tipo di ingredienti e principi di sostenibilità ecc.) capaci di soddisfare il bisogno di cibo fruibile e pronto all’uso “ovunque sei e in qualunque momento”.

Mercato Australia: integratori per lo sport per target specifici

Mercato degli integratori alimentari per lo sport in Australia secondo il report "Trends and drivers of sport nutrition Industry" pubblicato da Euromonitor International 2018
Mercato degli integratori alimentari per lo sport in Australia secondo il report “Trends and drivers of sport nutrition Industry” pubblicato da Euromonitor International 2018

L’Australia è il 3° più grande mercato di integratori alimentari per lo sport nel mondo dopo USA e UK. La forte cultura del fitness e del benessere, e l’ampia disponibilità di prodotti, sempre nuovi, e di marchi. Si è inoltre consolidata tra i consumatori la consapevolezza dell’efficacia degli integratori per lo sport per il recupero della massa muscolare.

Gli integratori per lo sport in Australia sono diffusi non solo tra gli atleti professionisti e appassionati, ma anche tra coloro che praticano sport amatoriale.

Nel futuro si attende lo sviluppo e messa sul mercato di prodotti capaci di soddisfare bisogni personalizzati. A prova di questo trend è la scelta di alcune aziende di rivolgersi al target femminile con prodotti principalmente preparati con ingredienti naturali e a basso tenore calorico.

Mercato Cina: arrivo di grandi players

Mercato degli integratori alimentari per lo sport in Cina secondo il report "Trends and drivers of sport nutrition Industry" pubblicato da Euromonitor International 2018
Mercato degli integratori alimentari per lo sport in Cina secondo il report “Trends and drivers of sport nutrition Industry” pubblicato da Euromonitor International 2018

Il mercato degli integratori per lo sport sta crescendo in Cina, e ha raggiunto valori da record nel 2017 grazie a:

  • politiche governative per favorire la diffusione dell’attività sportiva. Nel 2016 è stato lanciato il programma di Fitness nazionale organizzando attività e manifestazioni sportive in tutto il Paese (es maratone)
  • sforzi dell’industria nel diffondere programmi educazionali sull’alimentazione per lo sport. Obiettivo era diffondere l’utilizzo di integratori per lo sport oltre che tra i professionisti anche tra chi pratica sport a livello amatoriale
  • entusiasmo dei consumatori verso questo tipo di prodotti.

Le previsione del futuro sono per una crescita del mercato, spinta dalla

  • messa sul mercato di nuovi prodotti, sviluppati con nuove tecnologie
  • arrivo di grandi players dell’alimentazione per lo sport in Cina. Self, Labrada Nutrition e Pure Vita Labs hanno già annunciato la loro intenzione ad entrare in questo mercato.

Mercato Brasile, verso la cultura del benessere

Il mercato degli integratori per lo sport in America Latina in genere, è ancora molto “piccolo” con un valore nel 2016 che ha raggiunto i 487 milioni US$. Il tasso di crescita particolarmente dinamico, tuttavia, rende l’America Latina molto interessante (14% CAGR 2011-2016).

Il Brasile è il primo Paese in termini di volumi di mercato, rappresentando il 40%, seguito da Messico, Perù, Argentina, Colombia e Cile. Tutti insieme i sei Paesi coprono l’82% del mercato degli integratori per lo sport dell’America Latina.

Si tratta di un mercato ancora molto giovane, dove deve ancora consolidarsi l’importanza di seguire uno stile di vita salutare, costituito da una dieta varia e bilanciata associata a una costante attività fisica.

L’elevato numero di palestre, centri fitness in Brasile pone i presupposti per attendere nel prossimo futuro lo sviluppo dell’industria degli integratori per lo sport.

 

Integratori, cresce la vendita diretta porta a porta. Dati AVEDISCO

Il mercato degli integratori continua a crescere e registra un +4% rispetto allo scorso anno, con un valore complessivo pari a 3 miliardi di euro. Ma c’è una novità. Dalla fotografia scattata da Integratori Italia – AIIPA (dati New Line Ricerche di Mercato) e AVEDISCO  emerge il consolidamento di un altro canale di distribuzione: la Vendita Diretta porta a porta degli integratori alimentari si affianca ai canali distributivi più classici della farmacia, parafarmacia e grande distribuzione organizzata (GDO).

Integratori alimentari, cresce la Vendita Diretta. Rapporto AVEDISCO e Integratori Italia AIIPA
Integratori alimentari, cresce la Vendita Diretta. Rapporto AVEDISCO e Integratori Italia AIIPA

Cresce la vendita porta a porta degli integratori alimentari

La farmacia continua a rappresentare oltre l’80% del valore dell’intero comprato in termini assoluti, ma il tasso di crescita è in flessione. Più dinamico è invece il tasso di crescita della GDO, legato ai corner dei super e ipermercati, che con un +8,1% ha registrato un aumento del fatturato da 237 milioni di euro nel 2017 a 256 milioni di euro nel 2018.

Il tasso di crescita forse più interessante nel comparto degli integratori alimentari è quello della vendita diretta, registrato dai dati di AVEDISCO (Associazione Vendite Dirette Servizio Consumatori) relativi al 2017. Il volume delle Aziende Associate coinvolte nel segmento della vendita porta a porta è cresciuto del 16,8% rispetto allo stesso periodo del 2016 ed ha registrato un fatturato superiore ai 425 milioni.

Le Aziende che distribuiscono integratori alimentari che fanno parte di AVEDISCO sono 18, per un totale di 227.440 incaricati, +4,4% rispetto del 2016. La forza di questo canale di distribuzione sta proprio negli incaricati addetti alla vendita. Come spiega Giuliano Sciortino, Segretario Generale di AVEDISCO,

Prima ancora di essere promotori gli incaricati sono consumatori, contenti, attenti, fidelizzati ma soprattutto soddisfatti dei prodotti che hanno provato e a cui si sono affezionati.

«Gli incaricati ricevono una formazione molto attenta e serrata sui prodotti da parte della aziende, con una comunicazione che in nessun modo deve sostituirsi al consiglio medico, anzi – precisa Sciortino – La tutela del consumatore è un valore prioritario per AVEDISCO e lo è ancor di più in un settore come quello degli integratori alimentari. Da sempre ci facciamo garanti della serietà delle pratiche commerciali e dell’elevata qualità dei prodotti distribuiti dalle nostre Aziende Associate. Il nostro impegno prosegue costantemente attraverso il dialogo continuo con Istituzioni e Associazioni di Consumatori affinché si possano conoscere sempre di più le pratiche di un settore importante per l’economia italiana».

Gli integratori alimentari preferiti nei diversi canali di distribuzione

Probiotici e sali minerali sono le due categorie di integratori più richiesti in farmacia e parafarmacia: nello specifico, i probiotici rappresentano il 13% del totale in farmacia. Nella GDO, invece, i più acquistati sono i sali minerali, che rispetto allo stesso periodo del 2017, hanno registrato una crescita del 20,3% e da soli costituiscono il 12,5% del totale integratori.

Nella Vendita Diretta, la categoria di integratori più richiesta sono i multivitaminici, seguiti dagli Omega 3.

 

 

 

Nuova procedura di notifica ELETTRONICA degli integratori alimentari. Istruzioni per l’uso

Da lunedì 2 luglio 2018 è ufficialmente diventata effettiva la procedura di notifica elettronica degli integratori alimentari. La nuova procedura di notifica elettronica va a sostituire quella precedente e quindi a partire dal 2 luglio il Ministero della Salute fa sapere che non verranno più prese in considerazione notifiche effettuate con le modalità precedenti.

Va precisato che la nuova procedura di notifica elettronica oltre agli integratori alimentari riguarda tutti gli “alimenti soggetti a notifica” e quindi gli alimenti destinati a gruppi specifici, alimenti senza glutine specificamente formulati per celiaci, alimenti addizionati di vitamine e minerali.

Tutti i dettagli sono disponibili sul sito del Ministero della Salute nella sezione Moduli e servizi online.

NUOVA procedura di notifica elettronica degli integratori alimentari
Dal 2 luglio 2018 è diventata effettiva la NUOVA procedura di notifica elettronica degli integratori alimentari e di tutti gli “alimenti soggetti a notifica”

Nuova procedura elettronica di notifica degli integratori alimentari

Di seguito riportiamo le istruzioni della procedura elettronica da seguire per la notifica degli integratori alimentari. Le informazioni sono state tratte dalla pagina dedicata del Ministero “Nuova notifica degli integratori alimentarti”.

La procedura di notifica

L’immissione in commercio di ogni integratore alimentare da parte di un operatore del settore alimentare (OSA) è subordinata alla procedura di notifica elettronica al Ministero, che ne valuta la conformità alla normativa vigente al fine di garantire la sicurezza dei prodotti e la corretta informazione ai consumatori.

La notifica elettronica va fatta, singolarmente per ogni integratore alimentare, al Ministero della Salute attraverso il sistema “Alimenti Soggetti a Notifica”.

Le modalità di accesso e di uso del sistema “Alimenti Soggetti a Notifica” sono contenute nel manuale scaricabile presente nella sezione modulistica.

In caso di rilievi, il Ministero informa l’OSA con lettera scritta. L’operatore troverà anche nel sistema le richieste, ma in ogni caso farà fede solo la lettera protocollata. L’OSA ha 30 giorni per adeguarsi a quanto richiesto con le modalità previste nel manuale. Nelle comunicazioni inviate dal Ministero è indicato in oggetto un codice (es: codice: i5ih2/56478) identificativo della pratica.

Cosa fare per gli alimenti notificati con la “vecchia procedura”

Per alimenti notificati attraverso il sistema precedente e che quindi non sono presenti nel sistema di notifica elettronica, deve essere eseguita una procedura di variazione usando la modalità nuova di notifica per inserire i dati dell’alimento. In questo caso l’OSA al momento della “nuova notifica” provvederà a segnalare al sistema che il prodotto è stato già notificato, inserendo anche il codice precedentemente attribuito. In questo modo la procedura proseguirà come se fosse una “nuova notifica”.

La richiesta elettronica va presentata utilizzando esclusivamente il sistema di notifica elettronica.

Chi deve compilare la procedura di notifica elettronica per un intergratore alimentare

Sono gli operatori del settore alimentare (OSA) responsabili della commercializzazione in Italia dell’integratore alimentare i soggetti che si devono occupare della procedura di notifica elettronica.

Gli OSA italiani accedono al sistema attraverso il “portale imprese” come indicato nel manuale utente. Gli OSA europei o di San Marino accedono al sistema dopo avere richiesto l’opportuna chiave di accesso all’ufficio 4, come indicato nel manuale utente.

Tutto quello che serve per procedura di notifica elettronica per un integratore alimentare

  • Dati dell’OSA (da inserire SOLO al primo accesso nel sistema)
  • Informazioni relative al prodotto da notificare:
  • Stabilimento di produzione
  • Composizione, forma di presentazione/formato/gusti, se applicabile
  • Dose giornaliera, se applicabile
  • Elenco ingredienti
  • Quantità degli ingredienti, quando previsto dalla normativa vigente
  • Nome preciso dell’ingrediente ai sensi dell’art.17 del reg. 1169/2011
    Presenza in etichetta delle indicazioni obbligatorie previste dalla normativa specifica (Dir. 2002/46/CE; DL 169/2004)
  • Presenza in etichetta di indicazioni volontarie ai sensi del Reg. 1924/2006
  • una copia dell’etichetta conforme a quella usata per la commercializzazione in formato pdf
  • bollettino o bonifico attestante il versamento dei diritti spettanti al Ministero della Salute.

Tempi di risposta

Entro 90 giorni dall’invio della richiesta di notifica, è possibile verificare l’esito della procedura collegandosi al Sito Istituzionale.

Ufficio responsabile

L’Ufficio responsabile del procedimento è la Direzione Generale per l’Igiene e la Sicurezza degli Alimenti e la Nutrizione (DGISAN)
Ufficio 4 – Alimenti particolari, integratori e nuovi alimenti.

Arrivano i medici millennials, chi sono e cosa chiedono alle aziende Pharma

Sono sempre connessi, nomadi digitali, del cambiamento fanno il loro modus operandi. Dalla tecnologia si aspettano un aiuto per migliorare i loro lavoro e la relazione con i pazienti. Sono i medici millennials, da poco specializzati o prossimi alla specializzazione, pronti a invadere le corsie degli ospedali. Comprendere la rivoluzione digitale in atto è una sfida e un dovere per tutti i player della filiera della salute, compresa l’azienda Pharma. La ricerca “GenerationNow”, ideata e sviluppata da Havas Life, Ipsos e Sanofi, traccia l’identikit dei medici millennials.

GenerationNow . In corsia arrivano i medici millennials. Una ricerca ne traccia l'identikit
GenerationNow . In corsia arrivano i medici millennials. Una ricerca ne traccia l’identikit

La ricerca che traccia l’identikit dei medici millennials

La ricerca GenerationNow, ideata e sviluppata da Havas Life con il partner Ipsos e il supporto incondizionato di Sanofi, ha coinvolto 152 medici con età media di 31 anni, di cui 61% specializzandi e 39% già specializzati. Lo scopo della ricerca era identificare attitudini e comportamenti che possano avere un impatto sullo sviluppo della medicina del futuro.

«Comprendere la rivoluzione digitale in atto, con tutte le sue possibili applicazioni in ambito salute, rappresenta una sfida importante per tutti i player del settore, aziende e organizzazioni», ha dichiarato Laura Bruno, Direttore Risorse Umane di Sanofi Italia presentando i risultati della ricerca.

Sono i medici del “qui e ora” , sono la GenerationNow

«I medici millennials sono una generazione che non sta ferma, caratterizzata da individui nomadi, non stanziali e altamente connessi. Proprio per questo motivo possiamo definirli come i medici di “ora”, non come quelli di oggi», ha spiegato Carola Salvato, Chief Executive Officer, Havas Life Milan.

Non è un nomadismo cinetico, ma di attività perché hanno sempre con sé la porta di accesso alle informazioni, i device tecnologici. Il 92% dei medici intervistati ha un computer portatile nella borsa. Il 70% ha un iPad, il 97% ha uno smartphone. I medici millennials sono quelli che per cellulare conoscono e hanno utilizzato solo lo smartphone, che maneggiano da quando avevano 12 anni.

Sempre connessi e social

L’84% degli intervistati ogni giorno trascorre più di un’ora su internet per motivi personali, attraverso device mobili. Solo il 41% di essi ha un computer fisso. Cercano contenuti fruibili in mobilità, veloci, accessibili in qualunque momento e in ogni luogo, quindi semplici, sintetici, user-fiendly e attrattivi.

Conoscono e utilizzano i social media; soltanto il 7% di essi non ha alcun profilo social. Facebook è il social network più utilizzato (82%). La bassa percentuale degli iscritti a Linkedin (37%) è principalmente dovuta al loro recente ingresso nel mondo del lavoro; la maggior parte, del campione, infatti, non ha completato la fase degli studi e di specializzazione.

La connettività costante ha aumentato la loro capacità multitasking, ma la curva di attenzione è davvero ridotta: 8 secondi.

Medici Millennials chi sono e come cambia il ruolo delle aziende Pharma
Medici Millennials chi sono e cosa chiedono alle aziende Pharma. Ricerca GenerationNow

Scienza e tecnologia nel futuro della salute

Come vedono il futuro i medici millennials? Il futuro del mondo della salute sarà sempre più guidato dalle evidenze scientifiche (74%) ma integrato al progresso della tecnologia (81%).

Per la quasi totalità degli intervistati sarà molto importante tenersi aggiornati sugli sviluppi tecnologici e le decisioni di trattamento saranno guidate in maniera sempre crescente dai dati scientifici. La tecnologia, per la quasi totalità dei medici millennial, avrà un ruolo di facilitatore e semplificatore, un alleato nella pratica clinica. Aiutandoli a selezionare gli studi scientifici da leggere, supportandoli con diagnosi più rapide e precise e nel monitoraggio di dati e parametri clinici, velocizzando le pratiche burocratiche, si aspettano dall’Intelligenza Artificiale di poter migliorare la compliance del paziente e un recupero del tempo visita a vantaggio della relazione medico-paziente.

Migliorare la relazione medico-paziente

I millennials non hanno dubbi: la tecnologia giocherà un ruolo chiave nell’influenzare la relazione tra medico-paziente. Soltanto il 25% pensa, infatti, che il più facile accesso alle informazioni non avrà conseguenze su questa relazione.

I cambiamenti tecnologici non estingueranno il tempo dedicato al dialogo: per la maggior parte dei millennials (76%), soprattutto tra chi non è ancora specializzato (83%), prevale la convinzione che la tecnologia avrà un effetto migliorativo sul rapporto medico-paziente. Dare ai pazienti la possibilità di avere accesso con continuità e ovunque si trovino a contenuti e servizi dedicati porterà a renderli anche degli interlocutori più consapevoli, trasformando il rapporto medico-paziente all’insegna di una migliore interazione.

Aggiornamento e informazione scientifica

Nei prossimi anni le linee guida e le pubblicazioni scientifiche sono e rimarranno la fonte preferita, ma il canale sarà principalmente online (siti web e motori di ricerca med-oriented.

Il medico del futuro ha bisogno di informazioni on-demand, nel momento in cui servono, fruibili online tramite dispositivi connessi, in maniera smart e veloce.

Ha bisogno di informazioni sicure, certificate per rispondere in modo puntuale al paziente millennials, che si presenta in ambulatorio dopo aver già consultato siti internet, e che verifica in tempo reale quello che il clinico gli suggerisce. 

Come cambia il ruolo dell’azienda farmaceutica al tempo dei medici millennials

I medici millennials si aspettano un cambiamento del ruolo delle aziende farmaceutiche, o comunque delle modalità con cui esse li supporteranno nella loro pratica clinica e nel loro aggiornamento.

Il medico resterà la figura centrale e privilegiata del rapporto tra aziende Pharma e pubblico. Un medico col quale le aziende interloquiranno in modalità multicanale e spesso da remoto, raggiungendolo con una serie di informazioni utili al momento giusto e in modo dinamico.

Si aspettano la scomparsa dei grandi momenti di relazione e gadget seeking che erano fino alla generazione precedente gli eventi di settore, oggi fruibili da remoto. Non è una via praticabile invece l’interazione diretta fra il paziente e la casa farmaceutica, soprattutto se il coinvolgimento del pubblico avviene per i nuovi farmaci in sviluppo: le informazioni restano appannaggio del clinico che rimane l’unico vettore di veicolazione.