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Nexten: il futuro delle comprimitrici è qui

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Un nuovo step beyond. Nella scenografica Villa Erba (residenza estiva di Luchino Visconti) sul Lago di Como, mai location più adeguata, IMA Active ha voluto celebrare con Nexten (nome dell’evento che richiama il decennale del lancio della serie Prexima e guarda oltre), la presentazione in anteprima mondiale delle nuove famiglie di comprimitrici Domina e Solida. Un momento di condivisione sontuoso, tra tecnologia e arte. Entrambe le macchine sono progettate in ottica Pharma 4.0, per un’industria farmaceutica sempre più connessa, flessibile e orientata alla qualità (esigenze su cui va in scia anche la fiorente nutraceutica), con una gestione semplificata dei processi tramite interfacce guidate e sistemi adattivi. E sono pensate anche in chiave di sostenibilità, con attenzione al risparmio energetico, l’efficienza, la riduzione degli scarti.

«La principale novità – ha spiegato Salvatore Fabrizio Consoli, mechanical technical dept. manager, tableting & mixing- è Dynamicam, che permette una profonda personalizzazione, la regolazione automatica del caricamento del prodotto in matrice, gestita direttamente dall’interfaccia operatore senza alcuna necessità di interventi manuali o meccanici sulla macchina». Diventa così una camma universale, con un range di regolazione da 0 a 22 mm, che garantisce un ampio spettro di usabilità. «È un brevetto IMA, così come Preforma, una camma di compattazione che permette di aumentare la qualità delle compresse e ridurre i fenomeni di capping e laminazione». Un altro aspetto fondamentale riguarda l’automazione: «Abbiamo interfacce intuitive, controlli adattivi e sampling automatico. Inoltre, l’integrazione con sistemi T&T (Track & Trace) consente un controllo puntuale e tracciabile della produzione». Altro plus la flessibilità: le macchine sono progettate per adattarsi a diverse condizioni operative. «Possiamo produrre in modalità monolayer o bilayer, ma anche operare in contesti batch, semi-batch o continui, grazie alla flessibilità sia meccanica sia dell’architettura software».

Un altro elemento chiave è la modularità che permette di adattarsi alle varie richieste di clienti nell’ambito di diversi mercati, dando un grande vantaggio dal punto di vista del time-to-market. E con il digital twin si possono fare simulazioni. Entrambe le macchine si caratterizzano poi per la robustezza, consentendo forze di precompressione e compressione fino a 100 kN. Tra le prime aziende a testare le nuove macchine c’è Angelini Pharma, come è stato raccontato durante le presentazioni tecniche. «La divisione IMA Active ogni anno consegna al mercato dalle 250 alle 270 macchine – ha ricordato Luca Cavazzini, sales and marketing director – i nostri mercati principali rimangono Europa e Stati Uniti ma stiamo andando molto bene anche in Asia». Quello delle comprimitrici è un mercato sempre più competitivo: non solo Germania, Belgio, ma anche indiani e coreani, mentre la Cina, sempre monitorata per le sue capacità di investimento anche all’estero, per ora è più focalizzata su una fascia medio-bassa.

Alberto Vacchi, presidente e AD di IMA, ha dichiarato: «Il mondo Pharma rappresenta per il Gruppo IMA un acceleratore straordinario cui stiamo rispondendo con un forte impegno nell’innovazione, digitalizzazione e sostenibilità». Quattro anni fa IMA Active ha acquisito Thomas Engineering, a Elgin (Illinois), il leader nel mercato coating negli Stati Uniti: «È una struttura che volendo potremo potenziare, ma anche a livello di gruppo non ci piace parlare di delocalizzare produzioni fatte in Italia», ha precisato il vice president di IMA Active, Andrea Semprini Cesari. L’azienda continua a guardare avanti. A cominciare dall’evoluzione del servizio assistenza clienti, il Competence Center, che punta a instaurare un rapporto di partnership. «A Bologna stiamo facendo un investimento molto importante: non è un semplice laboratorio, ma un centro dove ci sono competenze che vanno al di là dell’uso della macchina. Cerchiamo anche di mettere un focus particolare sulle nuove tecnologie, una per tutte la produzione additiva/3D. Abbiamo avviato una collaborazione con una multinazionale con cui stiamo esplorando queste tecnologie: è un percorso di test, indagini e sviluppo che facciamo insieme al cliente».

Investire nella nutraceutica plant-based

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La positive nutrition, affiancata da un uso funzionale degli integratori, è destinata a rivoluzionare il mondo food e della salute preventiva nella direzione auspicata da più parti ovvero quella chimica verde o biochimica che bene si allinea alle direttive del Green Deal. Il mercato degli integratori alimentari è in piena espansione, con stime a 327 miliardi di dollari di ricavi entro il 2030, per una crescita annua che veleggia al 9% annuo. Va sempre più in questa direzione IMCD Italia.

Principi attivi naturali

A CPHI 2024, IMCD Italia ha presentato due nuove formulazioni, precedentemente in vetrina a Vitafoods, Sleep Well e Think Well, progettate per migliorare la qualità del sonno e le capacità cognitive. «Come IMCD Italia la nostra business unit farmaceutica si occupa principalmente di Pharma, intesa come principi attivi, eccipientistica, che è sempre stato il nostro core business – racconta Daniele Bernareggi, business unit manager Pharmaceuticals IMCD Italia – Negli ultimi dieci anni abbiamo iniziato a lavorare in ambito nutraceutico, anche perché quello italiano è il mercato più grosso in Europa. E oggi rappresenta il 20-25% del fatturato della business unit Pharma». Think Weel e Sleep Well sono due concetti formulativi, che si presentano sotto forma di comode caramelle gommose, formulazione che negli ultimi anni sta diventando sempre più trendy, o liquid shots, comodi da assumere. Il lato innovativo è nell’ingredientistica naturale. Sleep Well ha un estratto a base melatonina non di sintesi, ma derivante da pistacchio, un ingrediente plant-based. L’estratto, Prosomial, è un brand di IMCD. 

Daniele Bernareggi, business unit manager Pharmaceuticals IMCD Italia

Si prevede che il mercato degli integratori che agiscono sul benessere del sonno crescerà a un tasso annuale composto (CAGR) del 13,3% fino al 2030, raggiungendo un valore di $ 23,41 miliardi.Think Well ha come principio attivo una sostanza derivante dalla bacopa. Un altro estratto naturale che, come focus, migliora le performance cognitive, attenzione, memoria. Anche in questo caso l’estratto ha un brand, Ebel One. La maggior parte degli estratti, soprattutto quelli che poggiano su un brand, sono accompagnati da studi clinici, oltre al pacchetto documentale di qualità. Il lancio rafforza la gamma delle formulazioni nutraceutiche di IMCD Italia. «Per la nutraceutica siamo legati a estratti botanici e attivi naturali, che vanno a coprire diversi ambiti curativi: Health from the gut, probiotici, postbiotici, prebiotici, Beauty from within, estratti antinfiammatori, collagene, salute delle articolazioni e skin care, per esempio la prevenzione dell’iperpigmentazione della pelle». IMCD Italia non vuole essere un semplice distributore, ma un partner scientifico tra i produttori delle materie prime e le aziende che poi decidono di mettere sul mercato il prodotto finito. E si avvale di una rete commerciale con competenze tecniche.

I principali trend

La direzione degli investimenti punta sempre di più a coprire i segmenti più innovativi con un approccio il più possibile naturale. «La parte Health from the gut è sempre più strategica, soprattutto sul mercato italiano, dove gli integratori per questa applicazione sono i più venduti, senza dimenticare gli estratti, seguiti dai multivitaminici dove siamo presenti. Quindi il segmento Beauty from within. Il concetto di Patient Centricity riassume la nostra proposta del mondo Pharma, dove vogliamo fornire soluzioni che migliorino l’accettabilità dell’assunzione di un preparato (sapore, spalmabilità di una crema, densità di uno sciroppo eccetera)». Altro settore in forte crescita, in cui l’azienda vuole pesare di più, è il biofarmaceutico: i report di Farmindustria registrano sempre più progetti in biofarma, biotecnologie e la terapia genica è destinata a rivoluzionare il mercato. «Distribuiamo per esempio prodotti per la fermentazione batterica, che servono per la produzione di farmaci biologici, molecole e nutrienti per il batterio per la biosintesi del principio attivo. Per il mondo agrochimico vendiamo soprattutto co-formulanti per crop protection e seed coating: l’Italia è con la Francia tra i mercati più forti».

Acquisizioni e sostenibilità

Fondato nel 1995, il Gruppo IMCD opera oggi in più di 60 Paesi. Nel solo 2023 ha completato 13 acquisizioni, tra cui Selechimica, Gruppo multinazionale che distribuisce un ampio portafoglio di principi attivi farmaceutici (Api). A maggio IMCD Italia ha inaugurato la nuova sede di Milano, che include anche nuovi laboratori di eccellenza dedicati a Coatings & Construction (situato in una sede distaccata), Food & Nutrition e Beauty & Personal Care. «C’è sempre fermento. Nella nuova sede abbiamo anche una palestra per il benessere dei lavoratori. Nei nostri laboratori testiamo materie prime per la cosmetica, il food, l’edilizia e il mercato degli adesivi, oltre a porci come incubatore di innovazione, offrendo soluzioni formulative. I laboratori farmaceutici sono invece a Colonia, un po’ un hub per IMCD in Europa, ma abbiamo anche laboratori in Asia e USA. L’idea delle gummy Sleep Well e del liquid shot Think Well nascono in Germania».  IMCD è molto sensibile alla sostenibilità. Da anni pubblica i periodici report e ha ricevuto la medaglia Platinum di Ecovadis per la seconda volta consecutiva, posizionandosi tra l’1% delle migliori aziende valutate per l’impegno green. «Stiamo lavorando per la certificazione Well come IMCD Italia. Ci avvaliamo di fornitori con certi tipi di standard, per una sostenibilità a 360 gradi, anche sociale, che eviti lo sfruttamento. Riduciamo sprechi, minimizziamo i trasporti e accorpiamo le consegne: abbiamo bisogno che tutta la filiera ci venga dietro. Certo, la Supply Chain è sempre una sfida a causa delle tensioni geopolitiche, i noli da Cina a India hanno avuto andamenti altalenanti. Noi stiamo attenti a tenere gli stock sotto controllo per eventuali difficoltà e abbiamo team dedicati per ogni Supply Chain per trovare soluzioni alternative».

Il Gruppo

IMCD Italia è consociata italiana del Gruppo che, con sede a Rotterdam, è specializzato nella formulazione, vendita e distribuzione di prodotti chimici e ingredienti attraverso 8 business groups (Advanced Materials, Beauty & Personal Care, Coatings & Construction, Food & Nutrition, Home Care e Institutional & Industrial, Industrial Solutions, Lubricants & Energy, Pharmaceuticals).

Ipack-Ima e Pharmintech, puntare a una maggiore internazionalizzazione

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Networking e internazionalizzazione sono le parole chiave di Ipack-Ima (joint venture tra Ucima e Fiera Milano) e Pharmintech, due manifestazioni che si terranno in programma in contemporanea a Fiera Milano dal 27 al 30 maggio 2025. E che segnano o confermano due importanti collaborazioni strategiche di Ipack-Ima: la prima con Informa Markets (divisione commerciale di Informa Plc, che organizza tra l’altro il Cphi), la seconda, rinnovata, con Bologna Fiere.

Obiettivo 160-180 aziende, l’80% degli spazi espositivi venduti

Pharmintech, dopo l’edizione del 2022 (287 espositori di cui il 31% esteri), si terrà nuovamente a Milano Fiere. Ha come cuore l’ambito pharma, ma si porta dietro tutta la filiera per le industrie Life Science, con l’innovazione come collante: tecnologie e soluzioni di processo, imballaggio, fino a toccare il parafarmaceutico, cosmeceutico, nutrizionale, biotecnologie, camere bianche, medical device, nuovi materiali. Digitalizzazione, sostenibilità, serializzazione del farmaco, normative e certificazioni saranno tra i focus tematici che verranno affrontati. Una fiera ad alto tasso di internazionalizzazione e che promette di diventarlo ancora di più.

«L’obiettivo è arrivare a 160-180 aziende – ha ricordato Simone Castelli, CEO di Ipack-Ima durante la presentazione avvenuta in occasione del Cphi, il più grande evento farmaceutico al mondo-. Abbiamo necessità assoluta di aumentare il tasso di internazionalizzazione di Pharmintech. C’è un’altissima percentuale di aziende nuove che parteciperà, fatto che ci ha sorpreso. L’abbinamento con Ipack-Ima e lo spostamento a Milano hanno aperto possibilità più concrete».

Spuntano le prime conferme, dai colossi Coesia a Marchesini fino a nuovi player come Truking.  «Circa l’80% dello spazio espositivo è stato venduto – ha fatto sapere Valerio Soli, CEO industrial market solution division Coesia e presidente Ipack-Ima -. Ci saranno presenze dal Mediterraneo, Africa e soprattutto Nord Africa, Asia, Sudest asiatico, Usa. Tra le associazioni di categoria che ci hanno supportato, Afi, Abf, Ascca, Aschimfarma, Assobiotec, Egualia, Pda, Ucima, Ispe e altre che verranno».  

«Per i materiali hanno confermato la presenza Industrie Grafiche Bressan e Carcano Antonio – ha aggiunto Rossano Bozzi, director corporate business development Bologna Fiere-. La visione di Fiera Milano e Bologna Fiere, che hanno ascoltato gli amici di Ucima e hanno anteposto le esigenze dell’industria, è un unicum che sta dando risultati. C’è l’impegno per 2025 e già fino al 2028, ma il nostro approccio è collaborare a medio-lungo periodo. Non possiamo che plaudire anche per l’accordo con Informa Markets (tra l’altro primo azionista privato di Bologna Fiere), anche se non ci vede ancora protagonisti in maniera diretta».

L’Italia meglio dell’Europa per domande di brevetto farmaceutico

Secondo il centro studi Mecs, responsabile del Pharmintech Monitor, il valore aggregato globale del mercato farmaceutico di packaging, processing e materiali sfiorerà nel 2027 i 160 miliardi di euro (158,9). Nel periodo 2023-2027, il Cagr del processing è atteso in crescita del +7,8%, il packaging del +2,8% e i materiali del +6,4%, per valori rispettivamente pari a 19,2 mld €, 7,6 mld € e 132,1 miliardi di euro. I dati sorridono poi al nostro Paese, dove tra l’altro, in base a una ricerca Cphi, la Lombardia è risultata il miglior sito per destinare produzione farmaceutica in Europa.

«Noi abbiamo la passione del made in Italy – ha ricordato Sergio Dompé, presidente esecutivo Dompé Farmaceutici -. In 40 anni abbiamo portato l’export da una media del 18% al 72% e oggi siamo il principale hub europeo per la produzione. L’Italia ha una media di incremento di domande di brevetto farmaceutico negli ultimi 5 anni del 35% rispetto al 23% dell’Europa. Il settore farmaceutico è destinato a trainare ancora per molti anni; grazie alla medicina aumenta l’aspettativa di vita e  l’80% della spesa farmaceutica va sull’ultimo 20% di vita.

L’incremento di Internet of things nei prossimi anni è atteso del 9%. Circa 350 milioni di persone hanno avuto accesso alle cure primarie grazie anche al vaccino sui bambini che ha consentito di ridurre la mortalità del 60-70% in alcuni Paesi. I vaccini a Rna sono poi il trend del progresso che stiamo facendo» (il Nobel della Medicina 2024 è andato a Victctor Ambros e Gary Ruvkun per il microRna; quello del 2023 assegnato a Katalin Karikó e Drew Weissman per la scoperta su come modificare le molecole di mRna, tecnologia che ha reso possibile lo sviluppo dei nuovi vaccini).

«Una dinamica che osserviamo sempre più è il consolidamento tra aziende perché il mercato sta evolvendo per maggiore efficienza e competitività – ha aggiunto Soli -. La crescita dei brevetti, e noi di Coesia nell’ultimo anno siamo stati i primi in Italia, è uno degli indici che il settore è in salute».

Ipack-Ima e Informa Markets insieme

Dal 27 al 30 maggio 2025 si svolgerà anche la 26esima edizione di Ipack-Ima, la consueta fiera internazionale dedicata alla lavorazione e al confezionamento, ai materiali e alle tecnologie per il mondo food e non food.

L’accordo ufficializzato alcuni mesi fa a Bangkok tra Ipack-Ima e Informa Markets sancisce un’alleanza strategica finalizzata a sviluppare una promozione internazionale, con una attività di cross selling delle rispettive fiere in portafoglio: da un lato le piattaforme Propak e Fispal e dall’altro le fiere organizzate da Ipack-Ima. Con il supporto di Informa sarà potenziata la presenza di espositori provenienti da mercati strategici come India e Stati Uniti, oltre a consolidare la penetrazione in Paesi europei come Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi e Belgio, sostenendo la rete di vendita già affermata di Ipack-Ima.

A sua volta Informa beneficerà della presenza diretta di Ipack-Ima nei mercati italiano e turco, facilitando l’acquisizione di nuovi espositori per la sua rete fieristica. «È una partnership strategica, con Informa condividiamo il DNA, copriamo da pharma al food, beverage, cosmetica. Non lavoriamo per un brand unico, ma per una condivisione di contenuti» ha rimarcato Castelli.

«È un riconoscimento del lavoro fatto da Ipack: l’edizione del 2022 ha avuto 1200 espositori e 60mila visitatori – ha aggiunto Soli -. Abbiamo lo stesso approccio: Informa si focalizza su packaging e materiali, ha forte reputazione in India e Usa, mondo asiatico e globale».

«L’alleanza è una grande opportunità per rafforzare la presenza sul mercato. Imack è industria leader non solo un partner – ha affermato Fraser Hawkes, managing director, international sales Informa Markets -. Stiamo investendo in tecnologie e dati. Questo aiuterà anche la transizione sostenibile». Ancora troppo presto per comunicare dati e contenuti.

«Posso anticipare che il numero delle aziende che partecipano dall’estero è già più alto di quello del 2018, a otto mesi dal via – ha fatto sapere Castelli -. Sia in Pharmitech sia in Ipack-Ima presenteremo molte innovazioni. Abbiamo un panel di appuntamenti contenutistici importanti, li stiamo sviluppando e la supply chain sarà uno di quelli di grande interesse. Purtroppo ci sono eventi a livello internazionale che stanno impattando sulla filiera. Nel 2025 vorremmo rappresentare nelle nostre fiere anche questo tipo di cambiamento, cercando di accompagnarlo, dando chiavi di lettura».

Marchesini Group festeggia mezzo secolo e guarda al futuro

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«Da verdiano (di centro) la colonna sonora è La forza del destino. Con un esito diverso». Maurizio Marchesini, presidente e AD dell’omonimo Gruppo, ha sintetizzato con ironia davanti agli stakeholder (chiamati “partner”), radunati al Teatro Comunale di Bologna, la storia dei 50 anni dell’azienda di famiglia, che da realtà locale – nata in un garage sulle colline bolognesi, grazie a una visione pionieristica – è diventata una multinazionale, un’azienda modello della Packaging Valley emiliano-romagnola.

Per il 50esimo anniversario il gigante delle macchine del packaging farmaceutico e cosmetico, con rinnovato logo che simboleggia la ricorrenza, ha organizzato una serie di eventi, con lo slogan To Our Extraordinary Future. A cominciare dalla scenografica Future Box in Piazza Maggiore a Bologna (al taglio del nastro erano presenti il viceministro alle Infrastrutture e ai trasporti Galeazzo Bignami, oltre al sindaco Matteo Lepore, la presidente facente funzioni della Regione Emilia-Romagna Irene Priolo e il presidente della Cei, cardinale arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi).

Un’installazione la cui forma ricorda una confezione di prodotti farmaceutici dove far vivere un’esperienza multimediale sul tema del futuro. Quattro stanze da esplorare giocando tra ologrammi e l’AI, ma anche per riflettere ammirando come dalla nascita delle prime macchine a Pianoro, come l’astucciatrice alternata BA 50 sviluppata nel 1974, il Gruppo oggi sia un centro industriale all’avanguardia.

I numeri

Una produzione interamente in Italia (15 gli stabilimenti), a garanzia dell’alta qualità del prodotto, Marchesini Group ha chiuso il 2023 con un fatturato di 591 milioni di euro, +15% rispetto al 2022, con l’Ebitda in crescita del 21%, da 113,4 a 137 milioni di euro. Cruciale l’export, con l’87% dei ricavi maturati con le esportazioni, la presenza in 116 Paesi e 16 filiali all’estero.

«Ultimamente, oltre alle presenze in Europa, che è mercato principale, stiamo potenziando l’America Latina. Abbiamo aperto una sede commerciale in Brasile e una in Colombia e lo scorso anno in Thailandia. Il mercato dell’Estremo Oriente è molto interessante, quello cinese invece sta diventando un po’ chiuso. Vediamo per noi un futuro in crescita, molto nell’espansione geografica, ma anche dimensionale e nelle nuove tecnologie».

La via della digitalizzazione: industria 5.0, robotica e Ai

L’Italia è leader globale nelle macchine per il packaging. Quello farmaceutico vale circa 1,5 miliardi degli 8 a livello mondiale. Secondo alcune stime nei prossimi anni il driver principale sarà il mercato statunitense e quello del Nord America. «Il mondo farmaceutico è in crescita e il packaging farmaceutico si evolve, il secondario più del primario. Nel mondo sviluppato, perché la popolazione sta invecchiando e quindi il fabbisogno di farmaci aumenta; nei Paesi, cosiddetti in via di sviluppo, cresce perché il farmaco è uno di quei benefici cui non si vuole rinunciare. Per noi europei, italiani in particolare, la nicchia di mercato che ci spetta è quella della qualità e particolarità, qualcosa di speciale e straordinario. È anche molto interessante tutto il grande mondo dei disposal, che stanno diventando quasi parte integrante del farmaco.

Noi rimaniamo fissi nel piano industriale sul mondo pharma e cosmetico, altro filone che abbiamo aperto qualche anno fa e che sta andando molto bene. Ma con particolare attenzione alle nuove tecnologie. La nostra previsione nei prossimi 5 anni è di almeno 100 milioni di investimenti. Non è detto che saranno in imprese che fanno già macchine di confezionamento: potrebbero essere, come negli ultimi anni, di elettronica, con attenzione allo sviluppo di intelligenza artificiale, robotica e nuove tecnologie (compresi sistemi di visione e realtà aumentata, ndr). Abbiamo già acquisito alcune start up italiane, continueremo con questo programma e stiamo guardando anche all’estero».

Rivedere il Green Deal

Marchesini da sette anni pubblica un report di sostenibilità. Il Gruppo coopera con i produttori dei materiali di confezionamento per promuovere l’utilizzo di materiali eco-friendly. Sostiene diverse iniziative di solidarietà di tre associazioni (Weworld, Save the Children e Phoresta), individuate in collaborazione con la Fondazione Marchesini Act. Dà per esempio un supporto alle comunità in Perù e Bolivia con la telemedicina, agli asili dei campi profughi siriani e per la realizzazione del bosco della biodiversità di Bologna.

«Che l’impresa sia contraria al Green Deal è un mito da sfatare: lo vuol fare perché lo chiede il cliente, eticamente è giusto fare e può essere un buon affare – riflette Marchesini che è anche vicepresidente nazionale di Confindustria -. Quello che a noi non va bene sul packaging, farmaco, automotive, soprattutto relativamente alla precedente Commissione, è che si stia spingendo su soluzioni ideologiche irrealizzabili, non basata su dati di fatto, che stanno mandando l’industria su un canale sbagliato. Se ci indirizziamo sul riuso, e poi non è applicabile, abbiamo perso 5 anni inutilmente.

A Bologna abbiamo il super computer europeo Leonardo (classificato come il quarto più potente del mondo, ndr), utilissimo all’industria farmaceutica, ma ha altissimi consumi energetici. La digitalizzazione consuma tantissima energia, avremo bisogno di fonti quasi illimitate molto potenti e a basso prezzo. E non basteranno quelle alternative».

L’imballaggio secondario spinge il mercato delle macchine per il packaging farmaceutico

Il Green Deal europeo impatta anche su una delle componenti della filiera farmaceutica, le macchine per la produzione di packaging, di cui l’Italia è leader a livello globale. Alle aziende produttrici viene infatti chiesta un’aderenza sempre più stringente ai principi della sostenibilità. Ed è l’imballo secondario a spingere sulla crescita.

Stallo sul pack primario: troppe incertezze e materiali che non garantiscono l’integrità del prodotto

A tracciare il quadro è Luca Baraldi, Chief Research Manager Centro Studi Mecs-Ucima. “Lo sviluppo del packaging secondario e del fine linea sta guidando la crescita del settore negli ultimi 2-4 anni: questo anziché il pack primario che per molte aziende rappresenta il core business. Le tendenze del packaging secondario vanno verso il monomateriale, la plastica o R-pet, l’alluminio e la riduzione della dimensione delle confezioni portando a una migliore logistica e una riduzione degli sprechi. Mentre il compostabile rappresenta ancora un orizzonte lontano, si sta cercando di ovviare al problema dei poliaccoppiati e compositi che danno problemi in fase di riciclo. Sul primario si stanno invece scontando alcune problematiche legate al food contact. Le aziende stanno sviluppando nuove tecnologie, adeguando le macchine per essere flessibili su varie tipologie di materiali e di cambi di formati. L’obiettivo principale rimane però sempre la salvaguardia e l’integrità del prodotto: non c’è ancora una soluzione che sia in grado completamente di sostituire i materiali esistenti”.  C’è un po’ di attendismo prima di fare investimenti data la mole di regolamenti e direttive sfornati dall’Ue: “Il Covid ha rallentato gli investimenti sul pack e non abbiamo ancora recuperato la crescita pre 2020”.  Più nel dettaglio, secondo i dati Ucima, nel pharma, anno 2022, il packaging secondario ha avuto una crescita del 31,6%, seguito dal fine linea (+17,3%) e labelling (+6,5%). Il packaging primario è invece calato dello 0,4%.

Luca Baraldi, Chief Research Manager Centro Studi Mecs-Ucima

In Italia il business vale 1,5 miliardi e il mercato è in crescita

Con oltre 600 aziende, per oltre 37mila addetti, l’Italia è leader nelle macchine per il packaging, davanti a Germania, Usa e Cina e ha triplicato il valore negli ultimi venti: 8 dei circa 50 miliardi del mercato sono prodotti nel nostro Paese. Il farmaceutico vale circa 1,5 miliardi, dei 6-7 miliardi a livello globale. “Nel 2023 la tendenza nella prima parte dell’anno è stata molto buona, trainata dall’export che cresce a doppia cifra. In estate c’è stato però un rallentamento brusco degli ordini. La previsione è che ci sarà una crescita del fatturato complessivo ma inferiore al primo semestre, intorno al 5-6% rispetto al 2022 a livello globale, leggermente più basso per il farmaceutico. Secondo le nostre stime il packaging per il farmaceutico andrà oltre i 7 miliardi nei prossimi 3-4 anni con driver principale il mercato statunitense e quello del Nord America.

A livello di pack, oltre a Europa e America, ci sono tante aziende in varie parti del mondo che passano dal confezionamento manuale a quello automatizzato, soprattutto nell’area asiatica”. Le previsioni pharma 2022-26 vedono una crescita del Cagr del 3,2% per l’Italia molto vicina a quella di Usa (+3,5%) e Australia (+3,9%), mentre per alcuni Paesi del Sud-est asiatico è ancora più alta (India +4,3%, Vietnam +6,3%).  “Il mercato Italia è cresciuto di più negli ultimi 10 anni anche grazie agli incentivi industria 4.0. Aumentano i costi, ma non c’è un grosso problema sull’energia: non siamo un’industria energivora. Preoccupa di più la componentistica elettronica che arriva per lo più dalla Cina, ma oggi i tempi di consegna sono quasi tornati normali. Gli sforzi delle aziende mirano ad avere macchine più performanti, con meno sprechi a livello energetico, che usino diversi materiali e meno impattanti a livello ambientale”.

Integratori alimentari: Italia leader in Europa

In uno scenario che vede cambiamenti paradigmatici irreversibili su salute, ambiente e alimentazione, gli integratori alimentari sono destinati a un uso sempre più easy e quotidiano in diversi ambiti. Sono quasi 30 milioni gli italiani che li utilizzano, più di 8 su 10 (82,8%) li hanno assunti almeno una volta nel corso della vita e il 73,3% nell’ultimo anno. I dati emergono da uno studio (Lo scenario degli integratori, tra benessere e star bene) realizzato dal Future Concept Lab per Integratori & Salute. L’associazione, nata circa un anno e mezzo fa, riunisce 200 aziende che rappresentano il 90% del comparto degli integratori alimentari in Italia (l’export vale il 18% dei ricavi) ed è parte di Unione Italiana Food.

Un comparto in forte crescita

Quello degli integratori alimentari è un comparto in grande ascesa. In Europa supera a valore i 13 miliardi di euro. L’Italia è in pole position con una quota del 26% (circa 4 miliardi), seguita da Germania (19%) e Francia (14%). “Negli ultimi dieci anni il mercato è cresciuto del 9,5% e la crescita sembra non sia destinata a fermarsi: il futuro è roseo – ha fatto notare Germano Scarpa, presidente di Integratori & Salute – Noi siamo i primi perché le nostre aziende hanno sempre saputo innovare: il plus è innovazione e la biodiversità”. Argomento delicato rimane quello dei claim. “I probiotici, per esempio stanno andando bene, molte imprese hanno fatto studi per dimostrarne gli effetti, ma Efsa li ha cassati per svariati motivazioni, ma è sbagliato. Il riso rosso fermentato è ancora in warning, ma in questo stato ci sono altre sostanze, non condividiamo l’atteggiamento messo in atto. Oggi l’industria è ancora in mezzo al guado e speriamo che la scienza possa trovare delle modalità che dimostrino l’effetto fisiologico di uno o più nutrienti combinati. L’Europa ha poi ancora procedure non chiare e onerose rispetto agli Usa, come associazione cercheremo di sensibilizzare la politica per percorsi chiari”. Importante il ruolo che potrebbe giocare in chiave preventiva. “Un’elaborazione PwC Italia su dati Food Supplements Europe ha stimato in 1,3 miliardi di euro il potenziale risparmio annuale del sistema sanitario nazionale correlato a minori casi di ospedalizzazione, se le persone over 55 o a rischio di malattie cardiovascolari assumessero omega 3 regolarmente. Allo stesso tempo, se la popolazione a rischio assumesse giornalmente calcio e vitamina D si potrebbero riscontrare minori fratture ossee correlate all’osteoporosi e avere così un potenziale risparmio per il SSN di 0,7 miliardi di euro”.

Il futuro: blockchain e biosostanze da economia circolare

Tra gli ambiti di azione prioritari su cui intervenire nei prossimi anni, al primo posto le aziende mettono lo sviluppo digitale dei processi aziendali (43%), seguito dagli strumenti digitali per la gestione dell’informazione medico-scientifica (28%), l’Internet of things (20%), gli strumenti digitali per la gestione della relazione con il farmacista (8%), la realtà virtuale ed aumentata (1%). “La digitalizzazione potrà aiutare ad avere rapporti più diretti con consumatori e addetti ai lavori – ha precisato Scarpa – e permettere la misurazione istantanea di alcuni parametri: sarà fondamentale per la raccolta dei dati. Nel nostro comparto è presente sia la multinazionale sia la media e piccola impresa: sulla blockchain metà di loro può ambire a svilupparla e alcune aziende l’hanno già messo in atto. Il tema aggregazione nei prossimi anni sarà importante: per sviluppare competenze servono e strutture e fatturato”. Riguardo alla sostenibilità, c’è interesse a dialogare con le filiere in un’ottica di economia circolare. Diversi polifenoli e sostanze bioattive si trovano, infatti, in sottoprodotti e scarti di alimenti. “C’è attenzione, per esempio, sui vinaccioli. Io stesso ho poi dato corso a una filiera della coltivazione della cannabis e dato vita in Friuli a un consorzio con 30 aziende agricole che conferiranno a un oleificio per realizzare olio di canapa con alto potere antinfiammatorio. Anche la sostenibilità delle confezioni sarà un obiettivo: occorre consumare meno materiale”.

L’indagine: il sistema immunitario al primo posto, farmacie primo canale

Secondo lo studio in prevalenza i primi consumatori sono le donne (54,1%). Ma l’abitudine al consumo si sta diffondendo anche tra i giovani, sotto la spinta di driver come lo sport, alimentazione-benessere ed estetica: circa il 25% tra i 18 a 34 anni. Il primo canale di acquisto è la farmacia per 7 persone su 10, mentre il primo canale informativo è il medico (48,4%), seguito dal farmacista (36,3%). A distanza i professionisti della medicina alternativa, come il nutrizionista (19,1%) e le erboristerie (9,1%). L’effetto Covid si fa sentire: l’assunzione avviene principalmente per sostenere le difese immunitarie (30,1%), poi come complemento energetico (26,3%), quindi come aiuto per le ossa e le articolazioni (24,4%). La transizione verso un’alimentazione vegetariana e vegana spinge poi all’utilizzo dell’integrazione (22%); poi come normalizzazione dell’intestino (22%), fino al lato estetico, aiuto per capelli, unghie e pelle (21,7%). Tra le prime otto indicazioni, anche come supporto alla digestione (20,8%) e i problemi d’insonnia (20,2%). Gli italiani sembrano poi propensi ad accettare l’innovazione: 1 su 2 (52,7%) li preferirebbe in capsule, ma con un elemento di innovazione: un involucro biotech tale per cui si possano assumere senza acqua. Un’evidente provocazione (non esiste al momento un prodotto simile) ma la cui risposta è significativa. “Le giovani generazioni sono disponibili alla sperimentazione e trainano sull’innovazione e non c’è diffidenza verso la grande industria. L’uso di integratori tra i giovani è in linea con il loro stile di pensiero – ha fatto notare Francesco Morace, sociologo e presidente di future Concept Lab –. C’è un elemento positivo dell’integratore: usciamo dalle cure ed entriamo nel mondo della qualità della vita”. “In passato gli integratori erano visti come prodotto over, dai 40 anni in su. Oggi il dato incredibile è che i giovani ci credono ed è motivo in più per il mondo industriale per investire ulteriormente in ricerca e innovazione” ha fatto notare Scarpa.

Nessuna competizione con il farmaco

Il ruolo dell’integratore, si tiene a precisare, è diverso sia da quello del farmaco come dall’alimento, sono strade diverse non in competizione. “Un integratore dal punto di vista normativo fa parte degli alimenti, non può essere caratterizzato da alcuna tossicità, non può vantare effetti di tipo terapeutico, nemmeno preventivo specifico. Dobbiamo allora pensarlo come qualcosa che mantenga la situazione di benessere nel tempo” ha chiarito Andrea Poli, presidente Nutrition foundation of Italy.

CPA, i vantaggi di una filiera sostenibile

Il mercato premierà sempre più le aziende che riescono a coniugare profitto e impatto positivo sui territori e sociale. Il Green Deal sta facendo emergere modelli di business più responsabili che costituiscono vantaggi competitivi. È stato questo uno dei temi affrontati dalla consueta assemblea annuale dei soci di CPA, l’Associazione italiana dei produttori di principi attivi e intermedi per il mercato dei farmaci generici, che si è svolta a Monza presso lo Sporting Club.

Marcello Fumagalli e Marco Ferrari, general manager e presidente CPA Italy

Selezione del partner e accesso al credito in base alla misurazione dell’impatto su ambiente e stakeholder

La sostenibilità sta diventando un prerequisito in molti comparti, investendo anche il farmaceutico: emblematico il caso Chiesi, diventata capofila e apripista della trasformazione italiana. Diverse società stanno scegliendo di diventare Società Benefit o certificarsi B Corp. Anche la filiera ne viene coinvolta, con la richiesta ai propri fornitori di compiere scelte analoghe. E dalle istituzioni finanziarie c’è maggiore predisposizione al credito a favore delle aziende che misurano la sostenibilità. Onoblo, società di consulenza che si occupa di trasformazione aziendale, digitale e in Società Benefit, ha raccontato ai soci di CPA le due forme che oggi rappresentano l’avanguardia in tema di trasformazione green. Benefit è una nuova forma giuridica, prevista in Italia dal 2016 (primo Paese in Europa a formalizzarla), in valutazione in alcuni Stati europei e ammessa in alcuni stati Usa e del Sudamerica. Le Società Benefit sono for profit (le non profit sono escluse), ma hanno integrato lo scopo di beneficio comune verso gli stakeholder (governo d’impresa, lavoratori, ambiente e altri portatori di interesse) a quello di business. Sono obbligate ogni anno a presentare un report (depositato insieme al bilancio) dove raccontano cosa stanno facendo per raggiungere gli obiettivi prefissati. Il successo crescente di questa modifica statutaria è dato dai numeri: da 64 nel 2016 oggi sono quasi tremila, in base ai dati di Assobenefit.

Molte aziende si stanno invece certificando B Corp, certificazione rilasciata dall’ente no profit americano B Lab e da rivalidare ogni tre anni. Sono 6.400 nel mondo, 220 in Italia (la prima è stata Nativa nel 2014), tra cui Chiesi e Aboca. L’incremento nel 2022 è stato del 69%.  Una certificazione difficile da ottenere: solo il 3-5% di chi si sottopone al B Impact Assessment raggiunge gli 80 punti minimi (soglia sopra la quale si restituisce valore alla società e ambiente). Entro un certo periodo le B Corp devono anche trasformarsi in Società Benefit. Pensare a questi impegni come onerosi orpelli di marketing o magari da cavalcare in versione greenwashing sarebbe un errore. Bastino due riflessioni. Fino a dieci anni fa la finanza sostenibile era ad appannaggio di pochi investitori per pochi miliardi di dollari, l’ultimo report dice che nel mondo sono arrivati a 35 trilioni di dollari. Come hanno spiegato bene i consulenti di Onoblo, le aziende, spinte da questo sistema, cambieranno il modo in cui selezionano i propri partner e la filiera; e i bandi pubblici diventeranno sempre più accessibili solo a chi ha certi requisiti in termini di misurazione della sostenibilità.  Senza dimenticare che, secondo alcune survey, il 75% dei giovani va a lavorare in aziende che rispondono a certi valori: dunque è anche un modo per attrarre e trattenere talenti.

Brevetto unitario e nuove proposte sul periodo di esclusività per prodotti farmaceutici in Europa

Paride Grisenti, Chemical-Pharmaceutical consulting and Ip management

CPA ha organizzato per il 13 di giugno un webinar focalizzato sulle norme brevettuali e regolatorie che governano il mercato farmaceutico e sulle recenti proposte in esame in Europa, che potrebbero modificare nel giro di qualche anno le attuali dinamiche dei prodotti generici. Paride Grisenti, Chemical-Pharmaceutical consulting and Ip management, ha spiegato i cambiamenti in atto e in discussione, che avranno e potranno avere già effetti concreti a breve. “I due fattori che regolano il mercato farmaceutico in Europa sono di tipo brevettuale e regolatorio. Oggi la protezione brevettuale concede al titolare del brevetto un periodo di esclusività di circa 20 anni (salvo periodi di compensazione noti come Spc che di fatto possono estendere questo periodo fino a un massimo di 5 anni), mentre l’EMA (l’ente regolatorio europeo) garantisce al titolare della autorizzazione a immissione in commercio un periodo di esclusività di 10-11 anni. Questo periodo di esclusività, garantito dall’ente regolatorio, impedisce che un genericista possa ottenere da EMA l’autorizzazione a immettere nel mercato un farmaco “copia” (il generico). Tale periodo si suddivide in una fase di 8 anni, detto data exclusivity (in cui un genericista non può utilizzare i dati dell’originator), e di successivi due anni, detto market exclusivity, in cui il genericista può sviluppare il prodotto generico ma non immetterlo ancora in commercio. L’attuale proposta a livello europeo è quella di ridurre il periodo di esclusività e in particolare di data exclusivity da otto a sei anni. L’obiettivo è rendere più accessibili i generici in Europa, accelerandone di fatto l’iter di approvazione. Le aziende farmaceutiche originator, titolari di autorizzazione di immissione in commercio, vedono in questa proposta un’importante riduzione del periodo di esclusività di mercato (con conseguenti ricadute negative sui loro fatturati)”. “C’è un fermento sul tema – ha aggiunto il general manager Marcello Fumagalli – Due anni in meno di esclusività su una commercializzazione di un prodotto farmaceutico equivalgono a milioni di euro. Apre, è vero, possibilità per i genericisti, ma non tutti sono d’accordo, c’è uno scontro anche interno”.

Relativamente alla protezione brevettuale in Europa, dal primo giugno 2023 si potrà procedere alla brevettazione utilizzando un nuovo strumento noto come Brevetto Unitario Europeo. Questo non cambierà le regole di concessione, ma introdurrà aspetti normativi e di tassazione che lo renderanno accessibile a costi di concessione e di mantenimento più bassi, avvicinandoli a quelli degli Usa. “Attualmente i costi di deposito e mantenimento di un brevetto in Europa sono più elevati rispetto a una corrispondente domanda di brevetto USA”. Cambieranno anche le regole legate ai tribunali che devono giudicare i casi di contraffazione brevettuale. È stata creata infatti una giurisdizione unica e specializzata in materia di brevetti (il Tribunale unificato dei brevetti). La centralizzazione dovrebbe garantire maggiore omogeneità di trattamento delle controversie brevettuali. “Per le istanze di primo grado, relativamente ai brevetti farmaceutici con Spc, il tribunale avrà sede in Francia (Parigi); altre sedi previste saranno localizzate in Italia (Milano) e in Germania (Monaco). All’Italia dovrebbe spettare di dirimere le controversie brevettuali e di proprietà intellettuale in materia di scienza medica-veterinaria e igiene, brevetti farmaceutici privi dei certificati di protezione supplementari (SPC), biotech non farmaceutico, agricoltura, alimenti e tabacco”.  “Una scelta che purtroppo rimarca come l’Italia non sia considerata affidabile”, ha fatto notare Fumagalli.

Da sinistra: Greta Antonini (Opyn),Federica Tozzi e Alessandro Mazzi (Onoblo)

Finanza integrata

C’è stato un tempo in Italia in cui si parlava di finanza creativa, oggi grazie alla tecnologia si fa concretamente Embedded finance, ovvero si integra la finanza nelle aziende. Ai soci di CPA Greta Antonini di Opyn, principale abilitatore tecnologico per il lending alle PMI in Italia per conto di banche e asset manager e primo lending as a service europeo per erogato, ha spiegato i vantaggi del Fintech. Le aziende che hanno liquidità e voglia di crescere e investire possono offrire servizi finanziari a fornitori o clienti, diventando loro stesse le banche, grazie a piattaforme con licenza creditizia, che svolgono analisi velocissime attraverso machine learning e Ai. Casi eclatanti sono quelli di Uber, Walmart, Amazon. I vantaggi sono per esempio nella rapidità dei tempi di erogazione del prestito, “da 7 a 10 giorni rispetto ai 3-4 mesi della banca”, riduzione dei rischi di insoluto e dei costi amministrativi. Nel 2022 Opyn ha erogato 752 milioni a 2396 imprese e in dieci anni 1,7 miliardi a seimila aziende.

CPA, rischi e opportunità per i produttori di API

Il logo celebrativo per i 20 anni di CPA

L’Italia (e l’Europa) può tornare a essere un hub di riferimento del principio attivo per i mercati altamente regolamentati. Ma lo può fare solo se affronterà con decisione il tema dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità. È questo il messaggio che CPA, Associazione italiana dei produttori di principi attivi e intermedi per il mercato dei farmaci generici, ha lanciato nel corso del primo incontro dedicato ai festeggiamenti dei propri vent’anni dalla fondazione tenutosi nella suggestiva cornice dell’Hotel Villa Flori a Como e focalizzato sull’attuale periodo di transizione e il contestuale necessario cambio di paradigma. Ad animare il confronto e la discussione tra i membri dell’Associazione che rappresenta oltre 30 imprese del settore industriale chimico-farmaceutico italiano, sono stati il giovane presidente Marco Ferrari e il general manager Marcello Fumagalli.

La Cina e il cambio di paradigma

L’industria italiana degli API (custom + generici) vale 4,8 miliardi (su un mercato mondiale di 72 miliardi) con 72 imprese e 109 siti produttivi. Ma i cambiamenti geopolitici spingono verso la Cina, che detiene la leadership come produttore e fornitore di principi attivi farmaceutici e intermedi su scala mondiale, dove la produzione costa un terzo di quella europea (anche se la vulnerabilità della supply chain durante i lockdown ha aperto gli occhi, innescando un tentativo di reshoring di alcuni produttori europei di API). L’esplosione dei costi energetici in Europa rischia pertanto di mettere fuori gioco la nostra produzione nazionale che vive soprattutto di export. “Esportiamo per quasi il 90%, al contrario il principio attivo del farmaco generico in Italia arriva per l’80% dalla Cina. Se il prezzo del gas aumenta, costringe a schiacciare il costo sul prodotto. Ciò significa chiudere la produzione di alcuni principi attivi, obsoleti o meno: si stanno correndo grossi rischi – ha ammonito Fumagalli. “Il principio attivo italiano è storicamente prodotto per l’estero. L’industria farmaceutica italiana lo compra prevalentemente da altri Paesi e non dalle sue aziende, è una triste verità – ha ammesso Marco Ferrari – Il nostro Paese ha ceduto il passo a India e Cina, che hanno creato sfide ai nostri produttori. Ciò nonostante, oggi possiamo nuovamente aspirare ad essere leader nel mondo dei principi attivi essendo le nostre produzioni molto ambite per l’alta qualità, come ad esempio è pretesa negli U.S.A. e in tutti i paesi che rientrino nei canoni ICH. E la tendenza che si sta verificando è un tentativo di riconsolidamento del blocco europeo come riferimento assoluto per il principio attivo. L’Italia, pertanto, può diventare ancora protagonista sui mercati altamente regolamentati fra i più rilevanti, Nord America (U.S.A. in particolare), Europa e Giappone”.

Il ruolo dei giovani

Nulla ovviamente viene regalato. Per raggiungere certi obiettivi occorre conquistarseli e le parole d’ordine emerse dal dibattito sono almeno tre. La prima è innovazione (la tecnica dell’RNA messaggero, che potrebbe rivoluzionare il mercato del farmaco, lo dimostra). Il biotech, in particolare, è un mercato che entro il 2023 crescerà del 20% rispetto al 2015: biomolecole, ma anche tecnologie maggiormente sostenibili… ad esempio la biocatalisi. Quindi educazione. Bene l’industria 4.0, ma serve anche fare formazione. E poi la sostenibilità, una carta da giocare per guadagnare terreno nei confronti dei competitor asiatici. Al centro della tavola rotonda si sono affrontati diversi temi, un mondo che va nella direzione post-occidentale e sta affrontando una transizione globale, politica, energetica, tecnologico-digitale. Tante le sfide: i problemi energetici, che non si possono risolvere in modo naïf con il pur utile fotovoltaico, la questione delle materie prime (solventi), le difficoltà logistiche. Cinquant’anni fa il settore degli API primeggiava nel mondo, con un numero di aziende superiore a 100 oggi scese sotto le 80. Molte non esistono più, altre sono state inglobate, qualcuna è sopravvissuta e si è anche rafforzata, ma la trasformazione è tangibile. Le previsioni di una crescita del 4,6% del mercato globale dei principi attivi farmaceutici oggi non sono più tali: c’è una caduta in verticale. Senza soluzioni il rischio è un futuro non roseo: servono giovani con nuova mentalità, altrimenti rischiamo una condizione di decadenza”, ha ammonito Fumagalli. “Serve un cambiamento sostanziale che tocchi l’aspetto politico, regolatorio ed economico – ha concordato Ferrari – Gli imprenditori ci devono mettere del loro, l’industria deve crederci e fare gli investimenti che servono e preparare culturalmente un comparto alla transizione.