La seconda Sessione del Simposio, in programma mercoledì 8 giugno dalle ore 15:00 alle 19:00, sarà dedicata ai Dispositivi Medici e rappresenterà un momento di confronto, condiviso fra tutti gli attori presenti, sullo scenario di una categoria merceologica in continua espansione e di velocissima trasformazione. Parteciperanno infatti sia appartenenti agli Organismi Istituzionali competenti in materia, sia componenti del Gruppo di lavoro AFI. Ai primi, il compito di aggiornare il pubblico sugli sviluppi legislativi e tecnico-normativi che puntualmente modificano il panorama di riferimento a livello Comunitario, i secondi esporranno invece alcuni aspetti peculiari della vita di un D.M. individuati e definiti nel corso dei periodici incontri del Gruppo stesso.
Durante la II Sessione del Simposio saranno messe in evidenza analogie e differenze tra dispositivi medici e cosmetici
Risulta interessante evidenziare inoltre come quest’anno, per la prima volta nel corso del Simposio AFI, si tratterà anche di una categoria merceologica diversa dai D.M. stessi, i prodotti cosmetici, con la quale però più volte sono state messe in luce analogie e differenze. Il mondo dei cosmetici ormai si interseca e interagisce con i dispositivi medici e i medicinali di nostra consolidata conoscenza per tutta una serie di motivi, che vanno dalle Norme Tecniche di riferimento, ai materiali utilizzati sia come eccipienti che come principi attivi, alla stessa metodologia di produzione e controllo. La Sessione vuole appunto rappresentare anche un momento di riflessione su tali analogie e peculiari differenze.
Exposanità,l’unica manifestazione in Italia dedicata al servizio della sanità e dell’assistenza (Bologna Fiere, 18-21 maggio 2016), apre la Piazza della Prevenzione, grazie anche al contributo di alcune associazioni che si occupano di prevenzione delle malattie non trasmissibili più comuni.
Exposanità (Bologna Fiere 18-21 maggio 2016) richiama l’attenzione sull’importanza e sulla possibilità di prevenire l’insorgenza di malattie croniche come il diabete, dei tumori, delle malattie respiratorie e vascolari e di limitare le più gravi conseguenze di queste patologie. In Piazza della Prevenzione, nei giorni della fiera, è possibile effettuare screening gratuiti
I dati raccolti da Exposanità su base Istat mostrano che nel 2015 il 38,3% della popolazione italiana è stato afflitto da almeno una patologia cronica, mentre il 19,8% dichiara di avere almeno due patologie, con forti ripercussioni a livello economico e sociale. Sempre secondo l’Istat, nel 2013, in Italia sono state la malattie del sistema circolatorio ad avere la maggior incidenza, causando il 37,1% dei decessi pari a 222.324 casi, seguite dai tumori (176.217 pari al 29,4%). Seguono a distanza, le malattie del sistema respiratorio con 41.711 casi (7%).
Sono molte le patologie che con un accurato screening si possono prevenire, riducendo i costi per il servizio sanitario. Inoltre, la prevenzione può allungare l’aspettativa di vita soprattutto in ambito oncologico, diabetologico, vascolare.
Prevenire si sa è meglio che curare, anche se ultimamente gli italiani sembrano averlo dimenticato. Come ha ricordato il Rapporto Osservasalute, riprendendo dati Agenas, la spesa per la prevenzione ammonta in Italia a circa 4,9 miliardi di euro e rappresenta il 4,2% della spesa sanitaria pubblica, un dato lontano dall’obiettivo del 5% previsto dal Piano Sanitario Nazionale.
Exposanità con la Piazza della Prevenzione darà ai visitatori la possibilità di avere informazioni sull’importanza della diagnostica preventiva e di effettuare degli screening gratuiti.
Associazioni impegnate nella prevenzione presenti a Exposanità 2016
È soprattutto nella lotta ai tumori che la diagnosi preventiva gioca un ruolo fondamentale: ANT-Associazione nazionale tumori che, tra il 2004 e il 2015, ha realizzato 104.000 visite dermatologiche per la prevenzione del melanoma, offre nell’ambito di Exposanità la possibilità di uno screening con l’obiettivo di diagnosticare in anticipo i sintomi del tumore della pelle.
È presente alla manifestazione anche la sezione emiliana di LILT-Lega Italiana Lotta ai Tumori, che si occupa di diffondere la cultura della prevenzione oncologica, attraverso campagne di informazione e di screening per la diagnosi precoce delle principali neoplasie. Per l’occasione sarà ospitato uno spazio dove saranno distribuiti materiali sull’importanza della prevenzione nella lotta ai tumori, fornendo ulteriori informazioni sulle attività dell’associazione e su come prevenire e ridurre i fattori di rischio: un intervento necessario alla luce degli ultimi dati che riportano oltre 363.000 nuovi casi di tumore maligno.
Sul fronte della ricerca a sostegno della cura contro le malattie oncologiche, si segnala anche il contributo alla Piazza della Prevenzione di AIRC-Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro che, dal 1965, sostiene progetti scientifici innovativi, la quale, grazie alle raccolte fondi, ha sostenuto la ricerca oncologica con oltre 1 miliardo e cento milioni di euro.
Un allarme preoccupante sull’aumento dei casi di diabete è lanciato dall’onlus Diabete Italia, presente a Exposanità per promuovere la difesa degli interessi e dei diritti delle persone con diabete, che rileva come il numero di persone con diabete di tipo 2 sia in crescita anche in Italia a causa delle modifiche quantitative e qualitative negli stili di vita. Le stime dicono che 3,6 milioni di persone, un sedicesimo della popolazione italiana, hanno il diabete. Un numero eguale di persone è a rischio di svilupparlo e un quarto delle persone con diabete non è stato diagnosticato. L’attività di prevenzione da questa patologia cronica è portata concretamente in fiera dalla Confederazione Antel-Assitel-Aitic che ha predisposto per i partecipanti le analisi gratuite dei valori dell’emoglobina e della glicemia glicata.
Tra le altre associazioni presenti in fiera, GIV-Gruppo Italiano Vulnologi offre l’opportunità di eseguire una valutazione posturale.
È rappresentata a Exposanità 2016 anche FIV-Fondazione Italiana vascolare, impegnata nella definizione e realizzazione di progetti nell’ambito delle patologie vascolari. FIV ha stimato come l’incidenza del tromboembolismo venoso sia di 117 casi ogni 100.000 persone e che la mortalità legata all’embolia polmonare sia di circa il 15% entro i 3 mesi dall’evento acuto. La prevenzione risulta anche in questo caso l’arma vincente: a tale scopo è stato quindi previsto dall’associazione lo screening ultrasonografico gratuito per evidenziare le probabilità di insorgenza di malattie vascolari.
Daiichi Sankyo ha supportato lo sviluppo della app per il monitoraggio della pressione arteriosa ESH CARE.
La app per il monitoraggio della pressione arteriosa ESH CARE memorizza i valori pressori, di frequenza cardiaca e peso corporeo rendendoli disponibili al medico e fornisce anche informazioni generali su ipertensione e fibrillazione
ESH CAREè un’app per smartphone che aiuta a controllare la pressione arteriosa e a gestire l’ipertensione grazie a contenuti e dati forniti direttamente dalla Società Italiana di Ipertensione Arteriosa (SIIA) e dalla Società Europea di Ipertensione (ESH).
Il software, scaricato sui dispositivi personali, consente al paziente di monitorare e archiviare, in una piattaforma dedicata, i valori di pressione arteriosa, frequenza cardiaca e peso corporeo. Il medico curante sarà in grado di accedere a questi dati, migliorando l’interazione medico-paziente e ottimizzando la gestione della patologia.
La app offre inoltre numerose funzioni pratiche, come il calcolo del rischio cardiovascolare globale e l’ubicazione dei centri di eccellenza ESH, nonché una dettagliata informazione su come diagnosticare, prevenire e curare l’ipertensione arteriosa.
L’applicazione, tradotta in otto lingue e scaricabile gratuitamente dalla fine di maggio 2016, nasce da un’intuizione di Gianfranco Parati, Università di Milano-Bicocca e Istituto Auxologico Italiano di Milano, e presidente delle Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, che ha seguito lo sviluppo del progetto fino alla sua realizzazione.
«Le potenzialità enormi delle nuove tecnologie possono e devono essere messe al servizio della salute dei singoli pazienti. Da qui nasce l’idea di questa app, intuitiva e di facile utilizzo per chiunque possieda uno smartphone o un tablet, che consente finalmente ai pazienti di avere un ruolo attivo nel miglioramento dell’aderenza alla terapia e contemporaneamente fornisce dati utili al monitoraggio globale della patologia. È una novità assoluta, sia perché è la prima creata sotto l’egida di una società scientifica, sia perché costituisce un potente strumento educativo, con un’intera sezione dedicata a informazioni aggiornate su cause, sintomi, conseguenze dell’ipertensione e relativi trattamenti»
Daiichi Sankyo lancia sul mercato italiano un packaging pro aderenza al trattamento dell’ipertensione con apertura frontale e momorandum.
Packaging pro aderenza al trattamento dell’ipertensione con apertura frontale facilitata e spazi per l’indicazione dell’orario di assunzione e della segnalazione dell’ultima confezione, blister con i giorni stampati e QR code per accedere al bugiardino digitale
La “confezione promemoria” è stata progettata applicando le Linee Guida ESH / ESC 2013, che suggeriscono l’utilizzo di un packaging dotato di memorandum e di design che rendano più facile l’accesso alle pillole per favorire l’aderenza al trattamento antiipertensivo.
La mancata aderenza alla terapia non è dovuta sempre e soltanto alla resistenza al trattamento. Spesso, infatti, essa dipende dalla difficoltà dei pazienti a seguire diligentemente le prescrizioni, che prevedono una assunzione quotidiana del farmaco a un medesimo orario che resti invariato per tutta la durata della terapia.
Daiichi Sankyo ha quindi raccolto la sfida progettando per il suo farmaco anti-ipertensivo un nuovo packaging che ricorda costantemente al paziente di seguire la terapia.
“Ho preso la mia medicina oggi?” A questa domanda risponde il blister che ha impressi i giorni della settimana in corrispondenza di ogni singola pillola. La confezione riporta, inoltre, l’indicazione dell’orario di assunzione per aiutare il paziente a ricordare più facilmente di assumere il medicinale alla stessa ora. Le informazioni sul fondo della confezione ricordano invece di programmare con largo anticipo un nuovo appuntamento dal medico per rinnovare le prescrizioni, riducendo così la possibilità di saltare l’assunzione una volta esaurita la scatola. L’apertura frontale rispetta le richieste dei pazienti, rendendo più facile l’accesso al farmaco rispetto a quella laterale, soprattutto per coloro che hanno difficoltà nei movimenti degli arti superiori. Infine il QR Code aiuta il paziente a consultare il foglio illustrativo in formato digitale in modo semplice, rapido e sempre aggiornato.
«La nostra nuova confezione è solo l’ultima conferma, in ordine di tempo, dell’impegno che Daiichi Sankyo profonde per colmare i bisogni dei pazienti attraverso un approccio olistico non limitato solo alla qualità dei farmaci – spiega Antonino Reale, amministratore delegato Daiichi Sankyo Italia – Per supportare l’obiettivo compliance, da un anno portiamo avanti un’iniziativa internazionale per sensibilizzare tutti sull’importanza che i piccoli cambiamenti nello stile di vita assumono nella prevenzione dell’ipertensione e nell’aderenza alle terapie per il controllo della pressione arteriosa».
Per celebrare la XII giornata mondiale contro l’Ipertensione Arteriosa, il 17 maggio, Daiichi Sankyo porta nella cucina degli italiani il CardioCooking, un sito www.protagon.it/cardiocooking/, ma anche una pagina Facebook (MyHypertensionCare) e un canale YouTube, dove dal 6 giugno si potrà imparare a prevenire e gestire l’ipertensione con l’alimentazione.
Saranno infatti visibili e scaricabili gratuitamente video di ricette preparate dallo chef dei Laboratori Mamà di Roma, utilizzando ingredienti della dieta mediterranea e seguendo le raccomandazioni della Società Italiana di Ipertensione Arteriosa per la riduzione del sale e le scoperte sui benefici di elementi nutritivi quali i nitrati presenti in molte verdure.
Dal 6 giugno, dal sito www.protagon.it/cardiocooking/ saranno scaricabili gratuitamente ricette della dieta mediterranea: un toccasana per l’ipertensione
«L’ipertensione è una patologia seria, che può avere ripercussioni importanti e persino fatali, ma purtroppo è ancora troppo sottovalutata. Questa iniziativa è solo una prosecuzione del continuo e sentito impegno in ambito cardiovascolare di Daiichi Sankyo. Poiché siamo consapevoli che i farmaci da soli non bastano, bisogna puntare sulla prevenzione e su una maggiore aderenza alle terapie, ed entrambe passano attraverso cambiamenti degli stili di vita, anche piccoli, come un’alimentazione più sana. E visto che viviamo in un Paese particolarmente sensibile alla buona tavola, abbiamo deciso di partire dal CardioCooking per declinare in Italia “Make your Heart Feel Good“, la nostra campagna internazionale di sensibilizzazione contro l’ipertensione, che ha reso disponibili gratuitamente sul sito dedicato programmi di alimentazione, danza e tai-chi, per aiutare il pubblico a nutrirsi meglio, fare attività fisica e gestire lo stress», ha commentato Antonino Reale, amministratore delegato di Daiichi Sankyo Italia.
Prevenire e gestire l’ipertensione con l’alimentazione e con uno stile di vita sano: il cardiocooking e altri accorgimenti
L’alimentazione può giocare un ruolo importante nell’aderenza al trattamento e nella prevenzione e gestione del rischio cardiovascolare.
«La percentuale di pazienti ipertesi che non raggiunge un adeguato controllo pressorio in Italia è allarmante e gli interventi nutrizionali sono ormai ampiamente riconosciuti come strategie importanti per la prevenzione primaria dell’ipertensione e come coadiuvanti delle terapie farmacologiche per ridurre il rischio cardiovascolare. Eppure noi italiani siamo i primi promotori e consumatori della dieta mediterranea, che diversi studi hanno dimostrato essere il modello alimentare più adatto a fornire protezione contro la malattia coronarica e il rischio cardiovascolare. Per questo ho accettato con entusiasmo di aderire all’idea del Cardiocooking proposta da Daiichi Sankyo, per dimostrare come tenere sotto controllo la pressione arteriosa e restare in salute seguendo un regime alimentare sano possa essere semplice e allo stesso tempo gustoso» ha spiegato Massimo Volpe, professore ordinario di cardiologia e direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università “La Sapienza” di Roma.
La dieta mediterranea tradizionale è caratterizzata da un elevato apporto di olio d’oliva, frutta, noci, verdure, legumi, cereali, da un consumo moderato di pesce e pollame, da un basso apporto di latticini, carne rossa, salumi, dolci e vino.
Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha dimostrato come la maggiore aderenza alla dieta mediterranea si traduca in benefici rispetto al rischio cardiovascolare anche nei pazienti che presentano alti fattori di rischio quali diabete mellito, ipertensione, ipercolesterolemia, obesità o con anamnesi familiare di malattie cardiovascolari precoci.
I risultati di questo studio sono coerenti con i numerosi studi epidemiologici precedenti, dove è stata osservata una correlazione inversa tra la dieta mediterranea o il consumo di olio d’oliva e l’incidenza di ictus e sono stati evidenziati cambiamenti favorevoli nel rischio cardio-metabolico.
Le regole di una cucina cum grano salis per prevenire e gestire l’ipertensione
Ridurre il sale
1 grammo di sale contiene circa 0,4 grammi di sodio. Un consumo eccessivo di sale, e quindi un elevato apporto di sodio, può favorire l’instaurarsi dell’ipertensione arteriosa, soprattutto nelle persone predisposte. Negli ipertesi la diminuzione del sale nella dieta comporta mediamente una riduzione della pressione sistolica di 5 mmHg e della diastolica di 3 mmHg.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non introdurre più di 2 grammi di sodio con la dieta giornaliera: 2 grammi di sodio corrispondono a circa 5 grammi di sale da cucina, che sono all’incirca quelli contenuti in un cucchiaino da tè raso. Il sale non è solo quello che viene aggiunto nella preparazione dei cibi, ma è anche quello naturalmente presente negli alimenti, soprattutto in quelli conservati e nei prodotti pronti.
Per rendere saporiti i piatti senza usare il sale si può:
ridurre progressivamente l’uso di sale sia a tavola che in cucina,
insaporire i cibi con erbe aromatiche (come aglio, cipolla, basilico, prezzemolo, rosmarino, salvia, menta, origano, maggiorana, sedano, porro, timo, semi di finocchio) e spezie (come pepe, peperoncino, noce moscata, zafferano, curry),
esaltare il sapore dei cibi usando succo di limone e aceto,
scegliere, quando sono disponibili, le linee di prodotti a basso contenuto di sale (per esempio pane senza sale e tonno in scatola a basso contenuto di sale),
consumare solo saltuariamente alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, olive da tavola, alcuni salumi e formaggi),
limitare l’uso di condimenti alternativi contenenti sodio come dado da brodo, ketchup, salsa di soia, senape ecc.
Aumentare il consumo di frutta e verdura
Questi alimenti contengono molte sostanze che contribuiscono a eliminare dall’organismo i radicali liberi, causa di danni ai vasi sanguigni. La frutta e le verdure contengono anche il potassio che è in grado di abbassarei valori pressori.
Inoltre uno studio pubblicato quest’anno sull’InternationalJournal of Hypertension, ha dimostrato che l’elevata concentrazione di nitrati inorganici (> 250 mg/100 g) contenuti in verdure come lattuga, bietola, rucola, spinaci e soprattutto barbabietole rosse aumentano i livelli dell’ossido nitrico nel sangue, favorendo l’abbassamento della pressione arteriosa, già con l’assunzione di una singola dose al giorno. Ciò è stato verificato per i pazienti ipertesi, soprattutto in quelli con valori pressori elevati all’inizio dello studio, nei quali è stato riscontrato l’effetto benefico dei nitrati della barbabietola.
Ridurre il consumo di grassi
Un apporto elevato di grassi, soprattutto di grassi saturi presenti negli alimenti di origine animale, può aumentare i livelli di colesterolo nel sangue, che a sua volta aumenta il rischio di infarto, ictus e arteriopatie periferiche. In particolare, è necessario evitare carni e latticini molto grassi.
Controllare il peso corporeo
Per ogni chilogrammo di peso in meno la pressione arteriosa si riduce di un millimetro di mercurio.
L’obesità è uno dei principali fattori di rischio cardiovascolari: mantenere il peso forma aiuta a tenere sotto controllo la pressione arteriosa e riduce il rischio di sviluppare ulteriori disturbi cardiometabolici quali diabete e malattie coronariche.
Consumare i “cibi sì”
Cacao: il cioccolato amaro (10 g al giorno circa), contenente alte percentuali di cacao, aiuta a ridurre la pressione.
Mirtillo: grazie all‘aumento della produzione di ossido nitrico, un vasodilatatore, il mirtillo aiuta anche a ridurre la pressione.
Aglio: sostanze derivate dalla metabolizzazione dell’aglio contribuiscono alla corretta regolazione dell’ossido nitrico endoteliale, sostanza con potere vasodilatante.
Peperoncino: è un vasodilatatore e conseguentemente può abbassare la pressione arteriosa.
Pomodoro: è ricco di potassio e contribuisce a tenere bassa la pressione.
Barbabietola rossa: è ricca di nitrati inorganici in grado di aumentare l’ossido nitrico nel sangue e abbassare la pressione, soprattutto nei pazienti già ipertesi
Evitare i “cibi no”
Liquirizia: un abuso di liquirizia può provocare ritenzione idrica e conseguente aumento della pressione.
Caffè: contiene sostanze vasocostrittrici, è necessario consumarne con moderazione.
Salse pronte come ketchup, maionese e salsa di soia contengono grandi quantità di sale.
Salumi e carni lavorate: oltre a contenere elevate quantità di sale questi alimenti sono spesso ricchi di grassi.
Cibi in scatola, pronti o conservati sotto sale: questi prodotti sono spesso addizionati con sale, inoltre possono contenere zuccheri, grassi e conservanti, il cui consumo eccessivo può interferire con un sano regime alimentare.
In occasione della Giornata Nazionale del Mal di Testa, la Società Italiana di Neurologia fa il punto sulle nuove terapie per il mal di testa.
Il mal di testa nell’adultopuò assumere circa 200 diverse forme racchiuse in due grandi categorie, cefalee primarie e cefalee secondarie.
Tra le primarie, la più diffusa è l’emicrania che rappresenta la terza malattia in termini di prevalenza e la sesta causa di disabilità al mondo. In Italia ne soffrono 7,2 milioni di persone, il 12% della popolazione in generale e ben il 18% di quella femminile.
Giornata Mondiale del Mal di Testa: la Società Italiana di Neurologia fa il punto sulle nuove terapie per il mal di testa, come il CGRP e la neuro stimolazione esterna
In occasione della Giornata Mondiale del Mal di Testa, che si celebra il 14 maggio, la Società Italiana di Neurologiafa il punto della situazione sulle terapie per la cura di questi disturbi che spesso condizionano la vita di chi ne soffre.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica neurologica è molto impegnata sia per comprendere la patogenesi dell’emicrania sia per individuare le strategie più idonee non solo terapeutiche ma anche preventive.
«Dal punto di vista patogenetico – afferma Pietro Cortelli, professore ordinario di Neurologia e Direttore Scuola di specialità di Neurologia DIBINEM, Alma Mater Studiorum Università di Bologna IRCCS-ISNB – nel corso degli ultimi anni un numero crescente di studi con neuro-immagini svolte dal gruppo del professor Gioacchino Tedeschi dell’Università di Napoli, ha permesso una più approfondita conoscenza dei meccanismi di base delle cefalee ed in particolare dell’emicrania, identificando le regioni cerebralicoinvolte nel trasmettere l’insorgenza del dolore emicranico e dei sintomi associati. Da questi studi, infatti, è emerso che meccanismi di modulazione cerebrale modifichino l’ipersensibilità visiva, olfattiva e al dolore nei pazienti emicranici. Dal punto di vista terapeutico, uno studio internazionale, cui partecipa anche l’Italia, ha dato ottimi risultati sulla possibilità di preveniregli attacchi di emicrania attraverso la somministrazione mensile di una terapia in grado di ridurre il numero di attacchi. Si tratta degli anticorpicontro il CGRP, il recettore che ha assunto un ruolo chiave nell’insorgenza dell’emicrania».
Inoltre, tra i trattamenti non invasivi una nota di merito va alla neuro stimolazione esterna. Uno studio in doppio cieco indica l’efficacia e l’assenza di eventi avversi gravi e pericolosi per le tre modalità di neuro stimolazione non invasiva: stimolatore transcutaneo sopraorbitario, stimolazione magnetica transcranica e stimolatore esterno del nervo vago. Tra questi, la stimolazione del nervo vago è stata usata non solo nel trattamento acuto e preventivo dell’emicrania ma anche in quello della cefalea a grappolo.
L’informazione corretta è il presupposto essenziale per l’uso appropriato degli antibiotici: l’intervento del presidente AIFA nell’ambito del Corso di formazione “Batteri e antibiotici. Scenari di un conflitto permanente”.
Mario Melazzini, presidente AIFA, interviene nell’ambito del Corso di formazione professionale continua destinato ai giornalisti “Batteri e antibiotici – Scenari di un conflitto permanente”: l’informazione corretta è il presupposto essenziale per l’uso appropriato degli antibiotici
I superbatteri resistenti agli antibiotici rappresentano una delle più urgenti sfide per la salute pubblica, da combattere attraverso l’adozione dei principi della antimicrobial stewardship e la promozione degli incentivi all’introduzione di terapie innovative in grado di far fronte ai ceppi che non rispondono più ai trattamenti. Questo il messaggio chiave scaturito dalla discussione tra Istituzioni, clinici, rappresentanti di movimenti civici in occasione del Corso di formazione professionale continua destinato ai giornalisti “Batteri e antibiotici – Scenari di un conflitto permanente”, che ha avuto luogo a Roma e ha visto la partecipazione del presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco Mario Melazzini.
«Come più volte ricordato dall’OMS, dalle istituzioni europee e da quelle italiane, il fenomeno dell’antibiotico-resistenza costituisce una concreta minaccia globale, causata principalmente dall’utilizzo eccessivo e inappropriato di antibiotici, come ad esempio nei casi di prescrizione in presenza di un’infezione virale, di utilizzi inappropriati in termini di frequenza, dosi e durata del trattamento o di “autoprescrizione”, quando al paziente resta in casa una confezione del farmaco non esaurita e erroneamente decide di utilizzarla senza consultare il medico» – ha spiegato Melazzini.
«È necessario un approccio condiviso e multidisciplinare che porti allo sviluppo di piani e strategie nazionali – ha dichiarato il presidente dell’AIFA. – L’Agenzia Italiana del Farmaco è convinta che la diffusione della conoscenza e la corretta informazione siano un presupposto essenziale per l’uso consapevole e appropriato degli antimicrobici. L’Agenzia da tempo conduce un’intensa attività di sensibilizzazione, rivolta sia agli operatori sanitari che alla popolazione generale, e ha dato vita, sin dal 2008, a una campagna di comunicazione multimediale, che si rinnova ogni anno e che ha l’obiettivo di diffondere la conoscenza del valore degli antibiotici, una risorsa terapeutica di straordinaria importanza, che deve essere utilizzata secondo regole ben precise per massimizzarne l’efficacia contenendo al minimo le conseguenze indesiderate per il singolo e per la collettività. L’impegno di AIFA comprende anche il supporto al Ministero della Salute per la redazione del Piano Nazionale per il contrasto alle resistenze antimicrobiche, attraverso la partecipazione attiva dei propri esperti al Gruppo di Lavoro appositamente costituito – ha aggiunto Melazzini. – Un altro strumento fondamentale messo a disposizione dall’Agenzia è il programma di Ricerca Indipendente AIFA, che potrà stimolare gli studi sull’uso degli antibiotici e lo sviluppo di farmaci attivi contro i microrganismi con elevata resistenza».
«Mi piace chiudere questo intervento – ha concluso Melazzini – ricordando l’esempio di una figura di primordine per la scienza in Italia e nel mondo, Rita Levi Montalcini, che ho incontrato nel mio cammino di medico e ricercatore. La Professoressa Montalcini invitava spesso ad avere il coraggio di osare, di operare con coraggio per risolvere anche i problemi più complessi. Seguendo il suo esempio potremo affrontare e vincere la temibile sfida per la salute globale rappresentata dall’antibiotico-resistenza».
Ornella Barra, Executive Vice President e President and Chief Executive of Global Wholesale and International Retail di Walgreens Boots Alliance, è stata premiata alla settima edizione del Premio Guido Carli che si è tenuta a Montecitorio.
Ornella Barra, Executive Vice President e President and Chief Executive of Global Wholesale and International Retail di Walgreens Boots Alliance
Il Premio Guido Carli è riservato a personaggi italiani del mondo dell’economia, dell’alta finanza, della cultura e dell’impegno sociale che si siano distinti per il proprio operato.
Le motivazioni alla base della premiazione di Ornella Barra sono state così espresse:
“È una delle 50 donne d’affari più influenti d’Europa, il cui percorso, volendo unire le tappe della sua vita tra Europa, USA e Asia, sembra una linea retta che parte da piazza delle Carrozze a Chiavari. Proprio da lì, da giovane laureata ha la scintilla imprenditoriale. È il 1979 quando, con il sostegno della famiglia, mette il primo mattone e compra la farmacia del paese. Capisce presto che il meccanismo della distribuzione non è efficiente e dà vita al centro di Lavagna per avviare un sistema di industrializzazione a livello internazionale che si rivelerà unico nel suo genere.”
Si è aperto a Bari il secondo congressodell’Accademia Italiana LIMPE-DISMOV per lo studio della malattia di Parkinson e dei Disturbi del Movimento (Bari 4 – 6 maggio 2016).
Le novità su distonie, malattia di Parkinson e tremore presentate al congresso dell’Accademia Italiana LIMPE-DISMOV a Bari
Presentati il Registro Italiano per le Distonie dell’Adulto (RIDA), che disegnerà la reale situazione della malattia nel nostro Paese con i dati di tutte le strutture che praticano il trattamento con tossina botulinica o con stimolazione cerebrale profonda (DBS), integrandoli con i registri regionali delle malattie rare di esenzione per patologia e il test che misura la concentrazione di alfa-sinucleina nella saliva per diagnosticare e valutare l’evoluzione della Malattia di Parkinson attraverso un metodo più semplice e meno invasivo rispetto all’analisi del liquor tramite puntura lombare.
Il punto sull’epidemiologia e le possibilità diagnostiche delle distonie
«La seconda edizione – afferma Alfredo Berardelli, presidente dell’Accademia LIMPE-DISMOV – fa il punto sull’epidemiologia delle distonie, ovvero quei disturbi del movimento caratterizzati da lenti movimenti ripetitivi, posture anomale e/o tremori muscolari incontrollabili volontariamente, di cui soffrono 40.000 italiani e per i quali la mancanza di test diagnostici e marcatori biologici provoca grave ritardo nella diagnosi con punte di 34 anni fra esordio dei sintomi e riconoscimento diagnostico».
Le distonie sono il terzo disturbo del movimentoper prevalenza dopo malattia di Parkinson e tremore, con il triste primato della mancata diagnosi.
In tutto il mondo il tempo d’attesa medio per una diagnosi dei pazienti è di 3 anni durante il quale continuano a soffrire, consultando in media 5 medici diversi. Risulta inverosimile che ciò possa accadere quando sono disponibili cure efficaci seppur sintomatiche (tossina botulinica) la cui validità è stata ribadita alla riunione dell’American Academy of Neurology a Vancouver, come riferisce l’organizzatore del congresso di Bari Giovanni De Fazio, professore associato di Neurologia presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
Il Registro Italiano per le Distonie dell’Adulto RIDA
Per mettere a fuoco la condizione dei soggetti affetti da distonia sul territorio italiano, l’Accademia LIMPE DISMOV mette a punto il RIDA, cioè il Registro Italiano per le Distonie dell’Adulto che disegnerà la reale situazione della malattia nel nostro Paese con i dati di tutte le strutture che praticano il trattamento con tossina botulinica o con stimolazione cerebrale profonda (DBS), integrandoli con i registri regionali delle malattie rare di esenzione per patologia.
Con il RIDA s’intende mettere a fuoco la reale situazione dei soggetti affetti da distonia dell’adulto residenti nelle diverse regioni Italiane, puntando principalmente su cinque obiettivi:
1) raccogliere, valutare, organizzare e archiviare in modo continuativo e sistematico informazioni clinico – demografiche rilevanti sui casi di distonia ad esordio adulto rendendole disponibili per studi e ricerche,
2) promuovere nelle strutture aderenti al RIDA l’uso di sistemi di classificazione e registrazione uniformi e confrontabili,
3) descrivere le distonie dell’adulto e le sue variazioni territoriali e temporali attraverso misure di prevalenza e incidenza a livello locale e nazionale,
4) tracciare la storia naturale delle distonie dell’adulto
5) identificare sottotipi clinici e fattori di rischio e protettivi.
Queste informazioni consentiranno non solo di migliorare le conoscenze sulle distonie dell’adulto, ma anche di delineare corretti percorsi diagnostico-terapeutici e progettare interventi di prevenzione. Questi dati potranno diventare indicatori dei bisogni sanitari della popolazione (consumo di risorse, quantità e tipologia di prestazioni richieste) per migliorare il governo e la gestione della sanità pubblica facendo diventare il RIDA un utile strumento di miglioramento delle conoscenze soprattutto per quanto riguarda la correttezza diagnostica, premessa fondamentale in condizioni dove oggi sono disponibili terapie efficaci, seppur sintomatiche, al di là dei farmaci tranquillanti maggiori e minori, spesso abusati per una presunta eziologia psicogena.
Il progetto Marsden per le distonie sommerse
Allo scopo di far emergere casi misconosciuti è inoltre partito un progetto collaborativo parallelo che ha lo scopo di formulare linee guida diagnostiche per le varie forme di distonia dell’adulto.
Il progetto parte a distanza di esattamente 40 anni dallo storico articolo di Carl David Marsden che per primo ha stabilito l’origine organica delle varie forme di distonia focale, descrivendone i principali caratteri clinici.
Novità nella diagnosi della malattia di Parkinson
Un miglioramento della diagnosi della Malattia di Parkinson è rappresentato dalla scoperta dei ricercatori della Sapienza di Roma, guidati da Alfredo Berardellidella possibilità di individuare le variazioni di alfa-sinucleina direttamante nellasaliva, invece che nel liquor cefalorachidiano con poco maneggevoli e rischiose punture lombari come si è fatto finora. La scoperta è stata pubblicata su PLOS ONE.
Altri marker prognosticinon motori sono importanti, a partire dalle alterazioni olfattive ai disturbi del sonno, come il disturbo delle gambe senza riposo che si manifesta anni prima dei tre sintomi classici di Malattia di Parkinson: tremore, rallentamento motorio e rigidità.
Importanti novità anche nella diagnosi e trattamento dei disturbi del sonno e del sistema nervoso vegetativo nel Parkinson e nei parkinsonismi.
L’ipotensione ortostatica che colpisce fino al 50% dei malati di Parkinson e oltre il 70% dei Parkinsonismi, può determinare cefalea, ipostenia, vertigini, acufeni, svenimenti e l’insonnia che colpisce circa il 70% dei malati di Parkinson e ne altera la qualità di vita: ne parla il professore ordinario di Neurologia dell‘Università di Bologna Pietro Cortelli.
Chi pratica attività fisica regolare e modesta ha un rischio di sviluppare la Malattia di Parkinson ridotto del 43% e mantiene nel tempo una migliore autonomia con un’evoluzione più lenta e meno invalidante di malattia. Questo è il risultato illustrato da Giovanni Abbruzzese, presidente Fondazione LIMPE per il Parkinson ONLUS e professore Ordinario di Medicina Fisica e Riabilitazione presso l’Università degli Studi di Genova.
Assosalute, Associazione nazionale farmaci di automedicazione, e Simg (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie)hanno organizzato l’incontro “I Mille Volti del Dolore”, un confronto tra esperti finalizzato a eleggere il percorso più appropriato per riconoscere il dolore acuto e per affrontarlo nel migliore dei modi.
Assosalute e Simg spiegano come affrontare il dolore acuto: si può gestire quello provocato da semplici disturbi con l’uso corretto farmaci da banco
In uno studio condotto dalla SIMG sono stati selezionati i pazienti che hanno richiesto unconsultoal proprio medico a causa del proprio dolore. Sono stati considerati solo i pazienti che denunciavano un dolore con intensità maggiore di 3 alla scala NRS (Numerical Rating Scale), un sistema di valutazione del dolore che viene compilata chiedendo al paziente di assegnare un punteggio da 0 a 10 corrispondente al dolore provato.
Secondo lo studio, il 70% di quelli che consultano il proprio medico per un problema di dolore, lo fa per la presenza di un dolore “acuto”.
In caso di una causa scatenante netta e chiara – la presenza del ciclo mestruale, una piccola contusione, un arrossamento degli occhi, un’indigestione o un mal di testa – il dolore acuto può essere controllato in autonomia, tramite la corretta assunzione di farmaci di automedicazione o da banco, acquistabili senza obbligo di prescrizione.
Il dolore acuto e il dolore cronico
Nell’esperienza medica il dolore rappresenta una tra le manifestazioni più importanti di un disturbo o di una malattia, inoltre, fra i sintomi, è quello che mina maggiormente la qualità di vita.
Per imparare ad affrontare correttamente il dolore, è opportuno saper distinguere le varie forme di dolore. In generale, il dolore si distingue in due diverse categorie: acuto e cronico.
Il dolore acuto è il primo segnale che l’organismo trasmette a seguito di un evento scatenante: un movimento innaturale del corpo, un piccolo trauma, un’emicrania o il mantenimento della stessa scorretta posizione sul posto di lavoro.
Il dolore diventa cronico quando persiste oltre la guarigione della malattia che lo ha chiaramente provocato e/o per un periodo maggiore di tre mesi.
Questa suddivisione non è netta poiché, spesso, anche in Medicina Generale il dolore persiste in quanto non è stata individuata la causa.
I numeri del dolore
Durante l’incontro è emerso che, secondo un’indagine condotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), su 5447 soggetti ospitati da 15 centri di tutto il mondo, il dolore persistente nell’ambito delle cure primarie risulta avere una prevalenza del 20%. In Italia, uno studio osservazionale pubblicato nel 2005, che ha coinvolto 89 medici di medicina generale, ha rilevato come circa un terzo dei contatti ambulatoriali che il medico ha durante la sua attività routinaria lamenti dolore, classificato dai medici ricercatori nel 52,8% dei casi come “cronico”. Inoltre, in una recente ricerca condotta dalla SIMG sono stati selezionati i pazienti che hanno richiesto un consulto al proprio medico a causa del proprio dolore. Sono stati considerati solo i pazienti che denunciavano un dolore con intensità maggiore di 3 alla scala NRS (Numerical Rating Scale), un sistema di valutazione del dolore che viene compilata chiedendo al paziente di assegnare un punteggio da 0 a 10 corrispondente al dolore provato. All’interno di questo campione, il dolore cronico (maggiore del valore 3 alla scala NRS con durata superiore ai tre mesi) era presente nel 3% del totale della popolazione assistita, con proiezione su base annua e rappresentava circa il 27% dei primi accessi per dolore. Il restante 70% circa consulta il proprio medico per un problema di dolore acuto.
«Tra i principali obiettivi che la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie si propone, figura anche quello di supportare le persone costrette a convivere con alcuni problemi di salute che, nella maggior parte dei casi, provocano la comparsa di dolore – commenta Ovidio Brignoli, vice presidente di SIMG. – È per questo che il medico di famiglia, quando opportunamente consultato, sarà in grado di prescrivere una terapia idonea o, in caso di lievi sintomi da leggeri disturbi, indirizzare il paziente verso una gestione autonoma del dolore, tramite l’assunzione responsabile di farmaci di automedicazione».
«Oltre a limitare in maniera impattante la qualità della vita, il dolore è causa di una serie considerevole di costi sociali, in termini di rendimento al lavoro, conseguenze psicologiche e ripercussioni fisiche – conclude Pierangelo Lora Aprile, responsabile Area dolore SIMG. – Per arginare in maniera efficace questo fenomeno complesso, in presenza di sintomi derivanti da semplici disturbi è opportuno educare la popolazione a una gestione autonoma del dolore, tramite una terapia che preveda l’assunzione responsabile di farmaci da banco. In caso di dolori caratterizzati da un’intensità più forte che non si risolvono a breve e non sono strettamente correlati a eventi acuti e/o traumatici, è opportuno consultare un medico per una diagnosi più puntuale e l’inizio di un trattamento specifico».