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Bioeconomia. Accordo siglato tra Federchimica e ministero R&S argentino

Il presidente di Federchimica, Cesare Puccioni, e il Ministro della Ricerca e Innovazione della Repubblica Argentina, José Lino Salvador Barañao, hanno firmato venerdì 24 marzo a Milano un protocollo d’Intesa per promuovere gli investimenti nel campo della Bioeconomia in Argentina.

Protocollo d'Intesa tra il presidente di Federchimica e il Ministro della Ricerca e Innovazione della Repubblica Argentina, per promuovere gli investimenti nel campo della Bioeconomia in Argentina
La firma del protocollo d’Intesa tra il presidente di Federchimica Cesare Puccioni e il Ministro della Ricerca e Innovazione della Repubblica Argentina José Lino Salvador Barañao, per promuovere gli investimenti nel campo della Bioeconomia in Argentina

L’accordo durerà tre anni e prevede lo sviluppo di progetti imprenditoriali tra le due parti: partnership di Ricerca&Sviluppo pubblico-private, trasferimenti di know how, joint venture industriali, co-investimenti in start-up o in PMI miste.
Le aree di azione del protocollo devono ancora essere stabilite, ma Barañao ha già indicato alcune priorità: rifiuti urbani, biocarburanti, food/nutraceutici e miglioramento genetico di piante e animali.

Quali implicazioni per l’industria del Pharma?

Qualche spazio potrebbe esserci anche per l’industria farmaceutica anche se, avverte il ministro «si tratta di un’area che in Argentina è ancora molto poco sviluppata». La collaborazione con le imprese italiane, però, potrebbe essere utile proprio per sfruttare le potenzialità ancora inespresse. Che non sono poche.

In questo campo, ha spiegato il ministro, l’Argentina potrebbe mettere in campo le «risorse naturali e umane» di cui è ricca: molte sostanze naturali sono già state oggetto di un’intensa ricerca di base, ma mancano ancora le possibilità di commercializzare un prodotto farmaceutico finale.

La partnership con le imprese italiane già attive sui mercati potrebbe portare le competenze necessarie per valorizzare queste risorse. «Abbiamo alcune piante che sembrano “progettate” per i diabetici» esemplifica Barañao: si possono mangiare, sono dolci ma abbassano il livello di glucosio nel sangue. Si tratta di sostanze già descritte e analizzate scientificamente per le quali manca solo la fase di commercializzazione. Se un’impresa italiana volesse cogliere questa opportunità si potrebbe ottenere un “mutuo beneficio”.

Per l’industria farmaceutica argentina esiste anche un potenziale di conversione delle industrie in impianti di biosintesi: Eriochem, ad esempio, è un’azienda farmaceutica nella provincia di Entre Rios che esporta prodotti oncologici derivati dalle piante.

Alimenti funzionali, interessante area di sviluppo

Un’ulteriore promettente area di sviluppo, secondo il ministro argentino, riguarda gli alimenti funzionali: i consumatori, ha spiegato, non si limitano più a pretendere cibi e bevande naturali, ma chiedono anche prodotti arricchiti con additivi per migliorarne le caratteristiche nutrizionali. Si tratta di un tema molto dibattuto, date le difficoltà di dimostrare che un alimento è davvero “funzionale” e ha effetti positivi sulla salute ma «credo sia un mercato che sta crescendo molto» come i prodotti farmaceutici di origine naturale, ha affermato Barañao.

Bioeconomy Argentinean Regions

Struttura di appoggio per l’attuazione del protocollo sarà il BAR (“Bioeconomy Argentinean Regions”), il programma gestito dal ministero argentino che sostiene la ricerca e l’innovazione in tema di bioeconomia nel proprio Paese: un network di Università, Centri di R&S pubblici e privati, imprese biotecnologiche, incubatori, parchi scientifici e fondi di venture capital.
Entro trenta giorni dalla firma, le parti dovranno aver realizzato il piano d’azione per rendere operativo l’accordo.

Medicinali per uso veterinario, le decisioni del comitato europeo

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Nel meeting di dicembre, il Comitato per i medicinali per uso veterinario (CVMP) ha approvato l’aggiunta della malattia respiratoria suina (SRD) tra le indicazioni del Zactran (gamithromycin).

Parere negativo, invece, per Bravecto (fluralaner) per il quale la Intervet International B. V. aveva chiesto l’introduzione di una nuova forma (soluzione spot-on) e l’aggiunta di una nuova specie target (il gatto).

Medicinali per uso veterinario. Veterinarian examining teeth of a cat while doing checkup at clinic
Tra le opinioni emerse dal meeting di dicembre del comitato per i medicinali per uso veterinario (CVMP), il parere negativo all’aggiunta del gatto come specie target per Bravecto

Sono invece stati autorizzati il rinnovo del Bluevac BTV8 e alcune modifiche di tipo II (variazioni che non implicano una variazione dei principi attivi ma, dato il potenziale impatto sulle proprietà del farmaco, necessitano di una formale approvazione) per Porcilis PCV M Hyo, Versican Plus DHPPi/L4, Versican Plus DHPPi/L4R, Versican Plus Pi/L4R, Versican Plus DHPPi, Versican Plus Pi, Versican Plus Pi/L4.

La Commissione ha anche raccomandato la definizione di un limite massimo per i residui di carbonato di rame in tutti gli animali destinati all’alimentazione e per i residui di eprinomectina in ovini e caprini.

 

Brevetto unitario europeo

Un’unica domanda per chiedere il rilascio del brevetto in tutti gli stati aderenti. Uno strumento vantaggioso, quello del Brevetto Unitario Europeo, che in Italia, in ritardo rispetto agli altri paesi UE, dovrebbe entrare in vigore a fine 2016.

Brevetto Unitario Europeo - Conceptual symbol of multiracial human hands making a circle on white background with a copy space in the middle
Un’unica domanda per il rilascio del brevetto in tutti gli stati aderenti. Il Brevetto Unitario Europeo dovrebbe entrare in vigore il Italia a fine 2016

L’Italia è il 26esimo Stato dell’UE ad aderire al progetto di Brevetto Unitario Europeo, il sistema centralizzato che consentirà di ottenere, con un’unica domanda, il rilascio del brevetto in tutti gli stati aderenti. Lo ha annunciato la stessa Commissione Europea, il 30 settembre 2015, ricordando che il nostro paese è il quarto maggior mercato europeo in termini di brevetti concessi. Il ritardo nell’adesione del nostro Paese (dopo di noi mancano solo Spagna, Croazia e Polonia) è imputabile alle controversie (e i conseguenti ricorsi alla Corte di Giustizia Europea) per l’esclusione della lingua italiana tra quelle utilizzabili per la compilazione delle domande di rilascio del nuovo brevetto. Gli accordi finali, infatti, prevedono che le richieste possano essere inoltrate solamente in inglese, tedesco e francese.

Un po’ di storia

L’idea di un sistema unico in Europa per il rilascio e la gestione dei brevetti ha una lunga storia: secondo il Dipartimento Italiano delle Politiche Europee, la prima proposta della Commissione su questo argomento risalirebbe all’anno 2000. Da allora si sono rese necessarie numerose negoziazioni (e svariati fallimenti) per raggiungere l’attuale accordo che promette di semplificare le procedure e ridurre i costi in modo sostanziale. Secondo lo studio “Patent costs and impact on innovation”, pubblicato nel dicembre 2014 dalla Direzione Generale della CE per la Ricerca e l’innovazione, l’aspetto economico non è secondario: l’istituzione di un sistema centralizzato permetterebbe, infatti, un risparmio di almeno 250 milioni di euro per il settore produttivo, di €43 milioni per l’EPO (European Patent Office, l’agenzia che si occupa del rilascio del Brevetto Europeo attualmente in uso) e di €78 milioni per i NPO (National Patent Office). A fronte di questo sono da attendersi perdite totali pari a €270 milioni per agenti di brevetto e traduttori e di almeno €121 milioni per gli uffici legali a causa della prevista drastica riduzione del numero di controversie parallele. Il Brevetto unitario europeo, infatti, prevede anche l’istituzione di un sistema unico e centralizzato per la composizione dei contenziosi presso una Corte unitaria del brevetto.

Validità transnazionale del Brevetto Unitario Europeo

Paola Giaroni«La principale novità del Brevetto Unitario Europeo – spiega Paola Giaroni, Industrial Property and Documentation manager presso Lamberti spa – è la sua validità transnazionale dopo la concessione.

Attualmente, lo strumento di protezione brevettuale più vicino al Brevetto Unitario Europeo (BU) è il Brevetto Europeo (BE) che si ottiene tramite una procedura che è unificata solo in fase di deposito, esame, concessione e opposizione. Dopo concessione, il BE deve essere “validato” nei Paesi nei quali il titolare vuole mantenerlo efficace. Per fare ciò, nella maggior parte dei Paesi, è necessario presentare all’ufficio nazionale una traduzione del brevetto o delle sue rivendicazioni nella lingua ufficiale del Paese e spesso incaricare un agente della procedura. È poi necessario, in ciascun Paese dove si vuole mantenere in vita il brevetto, pagare una tassa annuale per gli anni a venire.

Attualmente, inoltre, dopo concessione e trascorsi i termini per un’eventuale opposizione, sono le corti dei singoli Paesi contraenti ad essere competenti nei giudizi di contraffazione e di revoca che concernono il BE. In pratica, quindi, dopo concessione, il BE si trasforma in una molteplicità di brevetti, ciascuno con validità nazionale. E, ovviamente, le sentenze delle corti sono valide solo per il singolo Paese e possono essere difformi da Paese a Paese, con grande incertezza per chi opera sul mercato.

Il Brevetto Unitario Europeo, invece, avrà validità contemporaneamente su tutti i Paesi e dovrà essere mantenuto in vita in tutti i Paesi aderenti mediante il pagamento di una singola tassa annuale. Ci sarà un’apposita Corte Unitaria che potrà decidere su validità e contraffazione emettendo un giudizio che avrà effetto su tutti i Paesi aderenti all’UPP (Unitary Patent Protection). L’effetto unitario riguarderà anche l’eventuale cessione del BU a terzi ma non le licenze, che potranno essere concesse per una selezione di territori.

Per arrivare ad avere un Brevetto Unitario Europeo si utilizzerà la stessa procedura di ottenimento del BE fino a concessione. Dopodiché, se entro un mese dalla concessione il titolare ne farà domanda, il brevetto diventerà un Brevetto Unitario Europeo. Lo stesso brevetto potrà anche essere validato nei Paesi non aderenti all’UPP o che non hanno ancora ratificato l’accordo; in questi Paesi il brevetto sarà ancora, a tutti gli effetti, un BE.

Come accennavo prima, per le azioni di contraffazione e nullità dei BU sarà competente un’apposita corte transnazionale, la Corte Unitaria (UPC), con sedi a Parigi, Londra e Monaco, e altre sedi locali.

Per mantenere in vita un Brevetto Unitario Europeo non sarà necessario pagare le tasse nei singoli Paesi, come avviene con un BE, ma si pagherà un’unica tassa annuale all’EPO».

Per approfondire

Se sei abbonato a NCF, per leggere l’intervista completa a Paola Giaroni, vai a pag. 40 del numero di dicembre.

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PRRS Research Award 2015. 75.000 euro in palio

Nonostante anni di duro lavoro da parte di scienziati, ricercatori, veterinari, produttori di carne di maiale e imprese operanti nel settore della salute, la PRRS (Porcine Reproductive and Respiratory Syndrome) rimane una sfida frustrante e costosa per l’industria suina globale. Per questo motivo, Boehringer Ingelheim Animal Health ha messo in palio tre premi da  25.000 per finanziare altrettanti progetti di ricerca sulla patologia suina.

I suini possono essere colpiti da PRRS (Porcine Reproductive and Respiratory Syndrome)
Boehringer Ingelheim Animal Health ha messo in palio tre premi da € 25.000 per finanziare altrettanti progetti di ricerca sulla PRRS (Porcine Reproductive and Respiratory Syndrome)

Gli effetti della PRRS

Una ricerca pubblicata nel 2013 rivela, ad esempio, che l’efficienza riproduttiva media negli allevamenti USA si è ridotta di 1,44 suinetti svezzati per scrofa ogni anno (per un totale di 8,3 milioni di suinetti all’anno). Quando un allevamento viene contagiato per la prima volta, infatti, la mortalità pre-svezzamento può aumentare di oltre il 50%. Questo si traduce in un costo annuale di 302 milioni di dollari per gli allevamenti di scrofe e 362 milioni di dollari per quelli da ingrasso. Secondo altri studi, l’impatto del virus in Europa è ancora più impressionante. È stato calcolato, infatti, che il costo complessivo del contagio nel nostro continente possa valere 1,5 miliardi di euro all’anno con una situazione per i singoli stati variabile tra i €24 milioni annui dell’Austria e gli oltre €330 milioni della Germania (l’Italia si attesta sui €125 milioni).

Premi per finanziare progetti di ricerca

Da qui la volontà di Boehringer di estendere l’esperienza degli USA, dove il PRRS Research Award è già attivo da oltre 10 anni e la Boehringer Ingelheim Vetmedica ha stanziato oltre 900.000 dollari e finanziato 37 progetti di ricerca.

La versione europea del premio, che è alla sua seconda edizione, intende offrire sostegno a progetti riguardanti principalmente le aree della ricerca, diagnostica, scienza degli animali, pratica e medicina veterinaria, produzione di carne suina e salute degli animali. Le proposte dovranno essere presentate entro il 31 luglio attraverso il sito https://www.prrs.com/en e verranno valutate da una commissione di esperti indipendenti chiamati a giudicare soprattutto il significato della ricerca, il potenziale impatto sul settore suino, l’originalità e l’innovazione.

Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito della versione europea dell’iniziativa: http://www.europeanprrsresearchaward.com/prrs_research.html

Bando a sostegno dello sviluppo di medicine innovative. 95 milioni di euro

Il bando a sostegno dello sviluppo di medicine innovative (IMI 2 – Innovative Medicines Initiative), finanziato dall’EFPIA (European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations) e dall’Unione Europea, ha in dotazione un budget di 95 milioni di euro ed è focalizzato su sei punti: il primo riguarda le modalità e i tempi coi quali dovrebbe essere tenuto in considerazione il punto di vista dei pazienti durante il ciclo di vita del prodotto farmaceutico; il secondo è mirato all’identificazione di biomarker per la nefropatia diabetica; i rimanenti quattro sono incentrati su diversi aspetti della malattia di Alzheimer: infiammazione e modulazione delle funzioni della microglia (con un focus sui recettori CD33/TREM2), lo sviluppo di nuovi modelli di coinvolgimento dei pazienti per favorire una diagnosi precoce, l’identificazione dei meccanismi attraverso i quali l’ApoE porta all’insorgere della malattia e il miglioramento nella valutazione del livello di amiloidi.

Euro. Finanziamento IMI 2
Pubblicato il bando a sostegno dello sviluppo di medicine innovative: 95 milioni di euro per il programma finanziato dall’EFPIA e dall’Unione Europea

Si tratta di un bando strutturato in due fasi: nella prima i proponenti potranno presentare una proposta breve (“short proposal”) che illustri solamente i concetti chiave dell’idea progettuale; se questa verrà accolta positivamente dai valutatori, sarà possibile accedere al secondo stage e proporre il progetto completo.

Come presentare le short proposal

Entro il 13 ottobre 2015 dovranno essere consegnate le short proposal, la cui presentazione può avvenire solo attraverso un apposito sistema online denominato SOFIA (Submission OF Information Application). La valutazione dei progetti, effettuata da un team di 3-5 esperti, inizierà alla scadenza del bando e richiederà al massimo 5 mesi.

La descrizione e la struttura del bando sono visionabili al seguente link: http://www.imi.europa.eu/content/stage-1-16 mentre il dettaglio degli obiettivi specifici, ambiti di azione e risultati attesi è scaricabile in formato pdf:

http://www.imi.europa.eu/sites/default/files/uploads/documents/IMI2Call5/IMI2_C5_PUBLICATION.pdf

Finanziamenti Horizon 2020. Infoday CE su come fare

La Commissione Europea ha organizzato per il 18 settembre 2015, a Bruxelles, una giornata informativa sul programma europeo di ricerca, innovazione e finanziamenti Horizon 2020 (Societal Challenge 1 – SC1), dedicata in modo specifico alla sezione su Health, demographic change and wellbeing“.

L’area del programma “Salute, cambiamento demografico e benessere” vanta un budget complessivo di 7,4 miliardi di euro.

Durante l’infoday CE, gli esperti:

  • illustreranno gli obiettivi e le priorità su questi temi inseriti nel nuovo piano di lavoro 2016-2017 (la cui pubblicazione è prevista per il prossimo autunno);
  • forniranno ai partecipanti tutte le informazioni basilari per sviluppare una buona proposta di progetto;
  • aiuteranno a trovare i partner giusti per svuluppare il progetto;
  • offriranno l’opportunità di avviare contatti con chi ha già ottenuto finanziamenti dai progetti Horizon 2020;
  • daranno risposte a eventuali domande, che potranno essere inviate entro il 7 settembre all’indirizzo email: RTD-QUESTIONS-HEALTH-INFODAY@ec.europa.eu.
Banconota da 50 euro
Infoday CE su “Salute, cambiamento demografico e benessere” in Horizon 2020 – 18 settembre 2015 a Bruxelles (e in diretta streaming)

La registrazione all’evento potrà essere effettuata online a partire dal 27 luglio.

Chi non potesse recarsi a Bruxelles, avrà comunque l’opportunità di seguire l’incontro sul web, in diretta streaming e potrà scaricare dal sito tutti i file delle presentazioni (che saranno disponibili qualche giorno dopo l’evento).

In aggiunta, verranno organizzati anche alcuni incontri informativi a livello nazionale: in Italia il national contact point (NCP) per Horizon 2020 è rappresentato dall’APRE (Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea) e la referente per l’area Salute è Caterina Buonocore (buonocore@apre.it).

I collegamenti per la diretta streaming, l’iscrizione all’evento e il programma degli interventi saranno disponibili al seguente link:

http://ec.europa.eu/research/index.cfm?pg=events&eventcode=7829B368-BCD2-7BA8-039C396F0C62FA5D

 

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Horizon 2020 un’opportunità da non perdere

 

 

 

Guide EMA sulla gestione degli errori terapeutici

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Il 14 aprile, l’EMA (European Medicines Agency) ha rilasciato, per conto del Regulatory network dell’Unione Europea (una partnership tra Commissione Europea, autorità regolatorie nazionali e la stessa EMA) le bozze di due nuove guide destinate all’industria farmaceutica e alle istituzioni regolatorie dei Paese membri.

I due documenti illustrano le buone pratiche relative agli errori terapeutici definendo, in particolare, le corrette modalità di valutazione, prevenzione e comunicazione alle autorità competenti.EMA_Errori terapeuticiGli errori terapeutici, spiega l’EMA, riguardano tutti i casi in cui una scorretta procedura di prescrizione, fornitura o somministrazione di un farmaco può causare danni al paziente. È stato stimato che questo tipo di imprecisione costituisce la causa prevenibile più comune di eventi avversi nella pratica medica tanto da rappresentare un onere significativo per la sanità pubblica: si calcola ad esempio che, nei pazienti ospedalizzati, una percentuale variabile tra il 18,7% e il 56% di tutti gli eventi avversi relativi ai farmaci, risulti da errori commessi nell’esecuzione delle terapie. Con l’entrata in vigore, nel 2012, della legislazione europea sulla farmacovigilanza, le aziende farmaceutiche e le agenzie nazionali di regolamentazione sono obbligate a segnalare tutte le possibili reazioni avverse associate ad errori terapeutici. Lo scopo delle due guide presentate dall’EMA è proprio quello di aiutare queste organizzazioni nell’adempiere ai loro obblighi legali. Gli argomenti sono stati divisi in due blocchi con un documento che affronta il tema della prevenzione degli errori e un altro che si concentra sulle modalità per registrarli, codificarli e riportarli. I due documenti sono ancora in fase di bozza e l’EMA invita tutti gli interessati a inviare i propri commenti e a suggerire eventuali modifiche, entro il 14 giugno.

Scarica le guide:

Good practice guide on risk minimisation and prevention of medication errors 
Good practice guide on recording, coding, reporting and assessment of medication errors

 

Efficientamento energetico

Entro il 5 dicembre di quest’anno, molte aziende di grandi dimensioni o fortemente energivore, dovranno dotarsi di un sistema di diagnosi energetica. Lo stabilisce il decreto legislativo 102/14, approvato lo scorso 4 luglio, con il quale il governo italiano ha recepito la direttiva europea 27/2012/EU in materia di efficienza energetica. Il decreto affronta diversi aspetti di questo tema, stabilendo una serie di misure volte a promuovere e migliorare l’efficienza energetica nel nostro Paese e a rimuovere tutti gli ostacoli che ne frenano la diffusione sia nella fase di fornitura che durante gli usi finali. Di quest’ultimo punto, in particolare, vengono affrontati gli aspetti legati alla promozione dell’efficienza energetica negli edifici, il controllo delle prestazioni degli immobili di proprietà della Pubblica Amministrazione, le norme che la PA deve seguire in caso di acquisto o affitto di immobili, la regolamentazione del regime obbligatorio di efficienza energetica, le modalità di misurazione e fatturazione dei consumi, le diagnosi energetiche e i sistemi di gestione dell’energia. 

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Entro il 5 dicembre 2015, molte aziende di grandi dimensioni o fortemente energivore dovranno dotarsi di un sistema di diagnosi energetica

L’obiettivo finale di risparmio energetico entro il 2020 è fissato, in coerenza con la Sen (Strategia energetica nazionale), a 20 milioni di Tep (tonnellate equivalenti di petrolio) di energia primaria (vale a dire l’energia contenuta nelle fonti energetiche primarie, come il petrolio o il sole, prima che vengano trasformate e rese disponibili per il consumo). Questo valore è considerato equivalente a 15,5 milioni di Tep in termini di energia finale (quella trasformata e trasportata agli utenti finali: industrie, trasporti, famiglie, servizi e  agricoltura).

All’Enea sono stati affidati diversi compiti dal D.Lgs 102/14, tra i quali la raccolta dati, il monitoraggio, l’elaborazione di proposte per interventi su immobili pubblici e privati, la preparazione di report ecc.

Abbiamo chiesto all’ing. Nino Di Franco, direttore dell’Unità Tecnica per l’Efficienza Energetica dell’Enea, di approfondire alcuni aspetti del decreto.

Per quali motivi l’UE richiede un adeguamento così importante sull’efficienza energetica?

Fondamentalmente per tre motivi: per ridurre le emissioni; per questioni di dipendenza energetica e per aumentare la competitività del sistema

Piuttosto che un sistema impositivo, non sarebbe stata più efficace una soluzione come quella usata in Germania per incentivare la certificazione ISO 50001 (Eliminazione dalla bolletta dei contributi per le energie rinnovabili a chi si fosse certificato)?

È stata prodotta una direttiva, la 32 del 2006, che non ha centrato tutti gli obiettivi nell’ambito dell’efficienza energetica, soprattutto in termini di diffusione di best practices. Si conta di penetrare l’universo degli utenti finali industriali in modo più deciso tramite l’imposizione di esecuzione di una diagnosi. In questo momento, non penso che il governo possa fare a meno dei contributi sulle rinnovabili nelle bollette, quindi non potrebbe sostenere in modo oneroso la diffusione della ISO 50001.

La questione, al momento, riguarda solo le grandi imprese (o quelle energivore): ritiene che possa essere la premessa per interventi anche sulle PMI?

Il D.Lgs prevede all’art. 8 un cofinanziamento Ministero sviluppo economico-Regioni proprio per diffondere la pratica delle diagnosi presso le PMI.

A suo parere questa legge può costituire una buona opportunità per le imprese per ottimizzare i propri processi oppure le disposizioni sono troppo onerose?

I vantaggi supereranno sicuramente gli oneri.

Vi sono dei servizi di assistenza pubblici per accompagnare le aziende in questo percorso?

È previsto che le regioni, assistite da ENEA, attuino un piano di formazione per gli auditor. ENEA renderà disponibile un sito per fornire informazioni alle imprese, e già sta rispondendo a domande e raccogliendo suggerimenti tramite la casella diagnosienergetica@enea.it.

L’articolo 7 del Decreto recepisce l’obbligo imposto dalla Direttiva Europea di stabilire un regime di efficienza energetica in modo che i distributori di energia conseguano un obiettivo fissato di risparmio energetico entro il 31 dicembre 2020. L’Italia stabilisce che questo regime sarà quello dei Certificati Bianchi.

Questi ultimi vengono considerati un fiore all’occhiello per il nostro paese: perché?

Perché l’Italia è il primo Paese al mondo ad aver attuato (nel 2005) un programma di incentivazione all’efficienza energetica basato su meccanismi di mercato.

 

Per approfondire

Se sei abbonato a NCF, vai a pag. 102 del numero di aprile per leggere l’articolo “È necessario un sistema di diagnosi energetica”

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Contaminazione ambientale da farmaci, premiato uno studio italiano

Una ricerca sulle quantità di farmaci e di metaboliti che vengono eliminati dall’organismo e riversati nell’ambiente attraverso le acque di scarico è valsa il premio “Recipharm International Environmental Award” a Ettore Zuccato, capo del laboratorio di tossicologia della nutrizione dell’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri.

Recipharm International Environmental Award
Il CEO di Recipharm Italia Roberto Teruzzi (a destra) consegna il “Recipharm International Environmental Award” a Ettore Zuccato

Il riconoscimento è stato istituito nel 2008 per premiare le migliori performance aziendali e le innovazioni più promettenti nel campo della sostenibilità ambientale per il settore farmaceutico. Quest’anno, per la prima volta, il premio è stato consegnato a una ricerca italiana, con una cerimonia che si è svolta ieri presso la sede dell’istituto di ricerca.

«Gli studi del prof. Zuccato – ha spiegato ai nostri microfoni il CEO di Recipharm Italia Roberto Teruzzi – sono particolarmente interessanti perché coprono un duplice aspetto: oltre a occuparsi del controllo e della salvaguardia dell’ambiente, offrono uno strumento utile alle aziende del settore farmaceutico, sia per regolamentarsi e tutelare gli aspetti ambientali, sia per verificare la effettiva compliance dei farmaci che vengono prescritti e dispensati». Le ricerche del team di Zuccato, infatti, seguono due strade: da un lato l’analisi ambientale, che ha portato allo sviluppo di una metodologia per rilevare la presenza contemporanea di diverse sostanze anche appartenenti a differenti categorie farmacologiche; dall’altra, una sorta di “filone epidemiologico” come ci spiega lo stesso ricercatore: «noi esaminiamo le acque che arrivano ai depuratori e che costituiscono una sorta di specchio delle sostanze utilizzate nelle città. Analizzando le sostanze, siamo in grado di definire il quantitativo di farmaco o di droga che ha prodotto i residui e quindi stimarne il consumo reale». In questo modo è possibile raccogliere informazioni sulla compliance effettiva dei farmaci e sul consumo reale di droghe.
«Queste ricerche aprono un grandissimo settore di indagine – ha confermato Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri – perché permettono di stabilire la diffusione reale dei farmaci leciti, o qualche volta illeciti, che assumiamo. Queste sostanze, nell’ambiente, sommano i loro effetti e quindi dobbiamo pensare allo studio tossicologico di gruppi di sostanze» anziché dei singoli composti come avviene solitamente.