Il dolore cronico rappresenta un problema di salute di notevole gravità, che affligge sia gli esseri umani sia gli animali, compromettendo significativamente la qualità della vita e limitando le normali attività quotidiane. Un elemento cruciale nello sviluppo di questa condizione dolorosa è il fattore di crescita nervoso (NGF), una sostanza che in condizioni normali svolge un ruolo essenziale nel mantenimento e nella crescita delle fibre nervose sensoriali e simpatiche. Tuttavia, come sottolineato dai ricercatori dell’Università di Perugia e dell’Associazione Italiana per lo Studio del Dolore in una revisione pubblicata su Animals, in presenza di patologie l’NGF può esacerbare e prolungare i segnali del dolore, contribuendo in maniera determinante ai meccanismi di sensibilizzazione periferica e centrale e, di conseguenza, alla genesi e al mantenimento del dolore cronico.
In questo contesto, gli anticorpi monoclonali anti-NGF (bedinvetmab per il cane e frunevetmab per il gatto), originariamente sviluppati per il trattamento del dolore derivante dall’osteoartrite, si sono dimostrati estremamente efficaci. La revisione ha evidenziato che l’uso di questi farmaci in cani e gatti porta a miglioramenti significativi nelle scale di valutazione del dolore (come CBPI, LOAD, CSOM e FMPI), a un misurabile incremento dell’attività motoria, a un’ottima tollerabilità anche in trattamenti a lungo termine e a una riduzione della necessità di utilizzare altri analgesici in concomitanza. Sebbene il loro impiego clinico sia attualmente mirato principalmente alla gestione del dolore da osteoartrite, le evidenze scientifiche precliniche e cliniche suggeriscono un ampio potenziale terapeutico degli anticorpi monoclonali anti-NGF in una varietà di altre condizioni caratterizzate da dolore cronico.
Tra queste, si annoverano patologie oncologiche come l’osteosarcoma, la cistite idiopatica, le malattie infiammatorie intestinali e diverse neuropatie. La revisione fornisce dunque una panoramica aggiornata sulle possibili applicazioni cliniche di questi anticorpi al di là dell’osteoartrite, analizzando la logica fisiopatologica, le prove scientifiche disponibili, i potenziali benefici terapeutici e i limiti che dovranno essere affrontati in future ricerche.
Universal Pack il 18 e 19 settembre con Pharma UP ha riunito tra San Giovanni in Marignano, Cattolica e autodromo di Misano professionisti e decision maker del settore farmaceutico e parafarmaceutico. L’evento organizzato in occasione del 60° anniversario dalla fondazione dell’azienda avvenuta nel 1965 ha posto in primo piano i temi della legislazione, della ricerca e dell’innovazione rispetto ai principi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Due giorni di approfondimento tecnico dai quali è emersa la complessità del tema, dove non esiste alcuna procedura standard. Un percorso che ciascuna azienda dovrà affrontare con misure diverse “caso per caso” ma con un approccio sistemico. Lo scambio di idee e ispirare l’innovazione è avvenuto nel corso del Pharma Forum.
Suggestiva location dell’evento è stato l’autodromo di Misano
Moderato dal giornalista, podcaster e conduttore radiofonico Chicco Giuliani, il ciclo di interventi si è aperto con i saluti di Marco Nardini, Direttore Commerciale di Universal Pack. “L’idea di questo evento nasce dal desiderio di condividere insieme del tempo di qualità e per farlo abbiamo scelto l’autodromo di Misano che per noi romagnoli che siamo cresciuti col rombo dei motori è un posto magico pieno di passione e tanta energia. Un’occasione unica per vivere una giornata speciale, e per noi di creare una connessione tra motosport e packaging. Due mondi che secondo me sono molto simili: entrambi rappresentano l’eccellenza italiana in giro per il mondo e hanno raggiunto il successo grazie ad elementi in comune: la passione, l’innovazione, la cura dei dettagli e lo spirito di squadra, quello che stiamo cercando di fare oggi”.
Per gli approfondimenti tecnici si sono susseguiti sul palco Roberta Colotta (Public Affairs Manager, Flexible Packaging Europe) con la relazione “PPWR: impatti per il settore farmaceutico e il packaging flessibile”, Alberto Palaveri (Executive Member Sacchital Group, Managing Director Åkerlund & Rausing e Presidente di Giflex) sul tema “Flessibilità e nuove sfide: innovare il packaging nell’era del PPWR”, Stefano Angelini (Head of Macroeconomic Research CERVED Rating Agency) su “Rischio di credito e sostenibilità delle imprese farmaceutiche: gli impatti dei nuovi scenari internazionali”. Infine Giancarlo Scaturchio (Customer Sustainability Global Partnership Lead, Rockwell Automation) su “Sostenibilità e trasformazione digitale: sfide e opportunità”, Dario Marchese (Key Account Manager Pharma Videojet) sul tema “Il futuro del packaging farmaceutico: laser UV tra tracciabilità, sicurezza e sostenibilità” e Simon Clark (Commercial & Supply Chain Lead Pelle Tech LTD) con una relazione prospettica “Packaging the future: produttività guidata dall’AI nel pharma manufacturing”.
Marco Nardini, Direttore Commerciale di Universal Pack
L’esenzione temporanea per il settore farmaceutico: deadline al 2035
La sostenibilità è diventata la parola d’ordine nel mondo del packaging. Se da un lato gli imballaggi sono indispensabili per garantire igiene e durata ai prodotti di largo consumo, dall’altro l’industria è chiamata a compiere un passo decisivo rispetto a quanto previsto dal Regolamento (UE) 2025/40 (Packaging and Packaging Waste Regulation – PPWR) entrato in vigore l’11 febbraio 2025. “La normativa è applicabile dal 12 agosto 2026 – ha precisato Roberta Colotta (Flexible Packaging Europe) -. La legislazione primaria è quindi chiusa ma ancora non è tutto chiaro perchè ci sono più di venti atti di legislazione secondaria che dovranno fissare tutti i dettagli di questo regolamento”.
La parte più significativa dell’atto normativo riguarda i requisiti di sostenibilità, misure obbligatorie in tutti gli stati membri per immettere imballaggi sul mercato. “La misura più importante è sicuramente la riciclabilità” precisa l’esperta. Sono due le fasi previste: la prima fase riguarda il design (dal 2030), la seconda il concetto di “riciclabilità su scala” (dal 2035). “In sintesi – ha spiegato la relatrice – non basta più che un imballaggio sia teoricamente progettato per poter essere riciclato, dovrà esserlo anche nella pratica, in condizioni operative reali”. Le classi di prestazione di riciclabilità sono A, B, C, D, basate su criteri tecnici. “È molto importante essere consapevoli di questi criteri perchè la categoria D sarà esclusa dal mercato nel 2030, e quelli di categoria C dal 2038. Si alza l’asticella per avere imballaggi sempre più riciclabili per cui l’innovazione non va fermata”.
A partire dal 2035, sarà eseguita una verifica aggiuntiva sulla base del “materiale effettivamente riciclato” per ciascuna categoria di imballaggio, cioè quanto effettivamente è riciclato su scala reale, misurato in peso. Chi produce imballaggi dovrà fornire documentazione tecnica che dimostri che non solo teoricamente riciclabili, ma sono effettivamente riciclati all’interno di sistemi consolidati. Il Comitato Europeo di Normazione (CEN) sta giocando un ruolo importante nell’attuazione del PPWR. “Si sta lavorando sui criteri di riciclabilità per ogni categoria di imballaggio mentre l’ECHA si sta occupando delle sostanze preoccupanti, quelle che impattano negativamente sulla riciclabilità”. Lo studio non ha ancora pubblicato una lista definitiva, ma è certo che ci sarà una particolare attenzione ai PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche), soprattutto nei casi di imballaggi a contatto con alimenti.
In funzione del fatto che il settore farmaceutico utilizza imballaggi che spesso presentano caratteristiche specifiche e innovative, il legislatore europeo ha accordato al settore del pharma un’esenzione. “Nel 2035 la Commissione europea farà una valutazione sui risultati raggiunti – ha precisato l’esperta – pertanto l’innovazione non va fermata, è bene sottolinearlo, si tratta di un’esenzione temporanea”.
Roberta Colotta, Public Affairs Manager, Flexible Packaging Europe
Doppia visione: mercato e legislazione
Alberto Palaveri (Sacchital Group), ha descritto come la normativa andrà a impattare sulle scelte delle aziende e quanto sia importante procedere con l’alleggerimento dei packaging perché in ogni caso il legislatore premierà e aiuterà le aziende con questo approccio. “Oggi c’è una grande novità. In passato come driver di scelte abbiamo sempre avuto il mercato. Oggi il legislatore prende delle decisioni che definiranno il confine del mercato dove noi andremmo, quindi dobbiamo aver un occhio nuovo, non solo quello al mercato, che rimane, ma anche alla legislazione. Per quanto riguarda il packaging, i fari sono due: il tema strategico e quello di mercato. I driver sono sicurezza, competitività, compliance e sostenibilità”.
Sugli investimenti necessari per le nuove linee di confezionamento, Alberto Palaveri ha ricordato che non tutte le aziende hanno previsto per cui per rimanere competitivi questi invetsimenti portano un bene comune per cui ci sarà bisogno di un aiuto da parte dello Stato. “Come Giflex nei prossimi mesi chiederemo al Governo misure allargate anche al revamping, non solo alle macchine nuove, e di mettere risorse in modo che le industrie rispondano positivamente alle richieste legislative”.
Alberto Palaveri, Executive Member Sacchital Group, Managing Director Åkerlund & Rausing e Presidente di Giflex
La salute delle imprese: il merito creditizio
Stefano Angelini (Cerved Rating Agency) si è concentrato sull’analisi e l’andamento delle imprese italiane sotto una doppia lente, quella del merito creditizio e quello della sostenibilità attraverso la misurazione delle performance ESG mostrando la situazione prima e dopo l’evento pandemico. “Nel 2014 le imprese italiane senza criticità dal punto di vista finanziario oltre erano oltre il 60% con un livello in media superiore al 50% fino al 2019”. Con la crisi Covid si è poi passati dal 56% al 46% fino a giugno 2025, ultima rilevazione, con il dato che è tornato a 52,5%.
Dal focus sul settore farmaceutico italiano, è emersa la complessità del contesto economico e geopolitico, caratterizzato da tensioni commerciali, instabilità normativa e crescente protezionismo. “Secondo l’analisi condotta da Cerved Rating Agency, il comparto farmaceutico mostra una solvibilità superiore alla media nazionale, con una percentuale significativa di aziende classificate come investment grade, sia per le grandi (88%), sia per le PMI (57%). Il settore si distingue quindi per una bassa probabilità di default, anche tra le PMI, grazie a fondamentali solidi e una forte vocazione all’internazionalizzazione”. Il paniere di analisi è formato da 103 imprese, di cui 75 di grandi dimensioni e 28 di piccole, rappresentative di più del 70% del fatturato del comparto e 40 mila lavoratori.
Stefano Angelini, Head of Macroeconomic Research CERVED Rating Agency
Il tema della governace al centro delle politiche ESG
Dopo avere illustrato che cosa sono e quali obiettivi si prefiggono le misure di Scope 1, 2 e 3, Giancarlo Scaturchio (Rockwell Automation) ha sottolineato l’importanza della governace nelle temairche ESG. “La governance trasforma il singolo progetto o un insieme di iniziative disconnesse in un approccio coeso e una trasformazione del business nel medio lungo termine”. Sulla sostenibilità ha sostenuto che nel medio lungo termine determinerà chi rimane nel business e come sia necessaria per attrarre investitori, guadagnare quote di mercato ed entrare in mercati regolamentati. In sostanza diventare più competitivi e profittevoli nel medio lungo periodo. Sulla fattibilità tecnica dei progetti ha confermato come il digitale sia lo strumento principe per la gestione dei progetti di sostenibilità, dei dati e la loro interpretazioni. Ha quindi illustrato come avviene la valutazione dei progetti, la baseline, e come trovare con i clienti la roadmap per il raggiungimento degli obiettivi.
Giancarlo Scaturchio, Customer Sustainability Global Partnership Lead, Rockwell Automation
Tecnologie e linee di produzione
Si è concentrato sul tema dei marcatori per prodotti farmaceutici Dario Marchese (Videojet) evidenziando un aspetto chiave: l’integrazione delle soluzioni tecnologiche sulla linea di produzione in base ai prodotti, un aspetto fondamentale per avere una codifica di qualità. Nel dettaglio ha presentato le varie tecnologie concentrandosi sul primary packaging e tutte le caratteristiche della codifica laser in un’ottica di sostenibilità. “Se prendiamo tutte le tecnologie a disposizione, vediamo come quella laser abbia raggiunto il 45% e sia la più utilizzata – ha specificato l’esperto – e nelle nostre proiezioni crescerà ancora del 9,2 per cento”.
Simon Clark (Pelle Tech LTD) ha descritto come è evoluto il concetto di intelligenza artificiale sin dagli albori, a partire dal 1950 in poi con le scoperte di Alan Touring, considerato uno dei padri dell’informatica. “Intelligenza artificiale è un termine ampio che può essere definito attraverso tre lenti: capacità, tecniche e funzionalità” ha premesso andando poi a descrivere ciascun aspetto nei dettagli. Per quanto riguarda il settore pharma, ha elencato gli ambiti in cui l’AI troverà applicazione: drug discovery, medicina personalizzata, sicurezza nella suplly chain, clinical trials, produzione, conformità normativa.
Simon Clark, Commercial & Supply Chain Lead Pelle Tech LTD
I relatori del DML Summit organizzato da Horsa Group
ll nuovo paradigma produttivo Industry 5.0 è stato al centro del DML Summit organizzato da Horsa Group, consolidata e dinamica realtà informatica a livello nazionale. La prima edizione dell’evento, che ha registrato il sold out, si è svolto il 21 settembre a Borgo Lanciano, elegante location in territorio marchigiano, alla presenza di circa 200 manager del settore Operation, Supply Chain, Logistic, Packaging, IT, Quality, MES.
Produttori di tecnologia, end user e system integrator, si sono confrontati su tecnologie, soluzioni e servizi a supporto di produzione e logistica, convergendo su un argomento di strettissima attualità: l’Integrated Supply Chain Solutions per Smart Factory.
Si è quindi parlato di AIDC (Automatic identification and data capture), novità in ambito VOICE picking a soluzioni di RTLS (Real Time Location System), RFID (Radio Frequency Identification), IIOT (Industrial Internet of Things), Sistemi di Machine Vision industriali e AMR (Autonomous Mobile Robot), supportate da AI (Artificial Intelligence), AR (Augmented Reality) e VR (Virtual Reality) e integrazioni con soluzioni SW Industriali quali ERP (Enterprise Resource Planning), MES (Manufacturing Execution System), MOM (Manufacturing Operation Management), PLM (Product Lifecycle Management), LMS (Label Management System), WMS (Warehouse Management System) e YMS (Yard Management System). Ai temi sempre attuali su Track & Trace, Serializzazione, UDI e Soluzioni AIDC a supporto della Supply Chain Integrata, è stato approfondito quello della Cyber Security che nell’era dell’IT/OT Convergence.
L’agenda, particolarmente intensa, ricca di spunti e accompagnata da presentazione di casi studio, è stata moderata da Elia Traversa, Business Unit Manager di Geocom AIDC. Ad aprire i lavori Mauro Chiaraluce, Business Developement Manager della divisione Digital Manufactoring di Horsa. Queste le dichiarazioni a consuntivo.
“Il bilancio è sicuramente positivo, c’è stata una grande affluenza. I temi sempre caldi che abbiamo trattato, tra cui tracciabilità, serializzazione, supply chain in generale, cold chain, sono stati l’occasione per condividere idee e tecnologie per il settore life science, ma non solo, perché siamo sempre e comunque aperti a una contaminazione con altri settori industriali che magari hanno esigenze simili. Non siamo di fronte ad una quinta rivoluzione industriale, non ci sono cambiamenti di tecnologia. Industria 5.0, così come dichiara l’Unione Europea, pone ricerca e l’innovazione al servizio della transizione verso un’industria europea sostenibile, incentrata sull’uomo e resiliente. Quello che abbiamo voluto affrontare è stato quindi il tema riguardante un’industria più sostenibile, che affianchi le tecnologie dell’Industry 4.0, con un particolare riferimento al fattore umano, alla formazione, e un approccio complessivo all’azienda che d’ora in poi sia diverso. Gli obiettivi sono ridurre sprechi, rifiuti, lavorare meglio.”
Mauro Chiaraluce
Rispetto alle priorità è emerso un aspetto davvero importante. “Prima il processo poi la tecnologia – specifica Mauro Chiaraluce – . La tecnologia è il veicolo, non la soluzione. Devono essere chiari i processi, e se non si parte da questo il rischio è digitalizzare il caos. Oggi di tecnologia ne abbiamo tanta, non è questo il problema. Lo step zero è identificare per poter tracciare. Nell’healthcare – conclude Chiaraluce – la serializzazione e l’identificazione sono fondamentali. Penso ad esempio ai pazienti che entrano in ospedale, ai dispositivi medici in sala operatoria, ai farmaci lungo tutta la filiera su cui incombe il grande tema della cold chain, messa in evidenza dai colleghi di AFI Alberto Bartolini e Gian Paolo Baranzoni”.
Durante l’evento, che si è svolto su due sale in contemporanea, si sono susseguite le seguenti relazioni: Linda Vezzani (Senior Standard Specialist – GS1) su “Track&Trace: il potere degli standard GS1”, Alberto Bartolini (Coordinatore Area Supply Chain e Innovazione – AFI) su “Innovazione tecnologica a supporto di una supply chain in cambiamento), Domenico Portolese (Manufacturing Senior Account Manager – Zebra Technologies) su “La trasformazione verso l’eccellenza: l’evoluzione della produzione industriale nella Smart Factory”, Mauro Chiaraluce (Business Developement Manager – Horsa Next) su “MOVE: la piattaforma digitale industriale per integrare i processi produttivi elogistici in ottica Industry 4.0), Ales Omari (Regional Sales Manager – Loftware Nicelabel) su “Ridefinire il modo in cui creare, gestire e stampare le etichette”, Alberto Sforzini (Account Manager – SOTI) su “Come rendere le attività aziendali con dispositivi mobili e IoT più semplici, intelligenti e affidabili con la Piattaforma SOTI ONE”, Matteo De Angeli (CEO di Engynya) su “Sistemi intelligenti per la gestione del magazzino e il tracciamento della merce”, Fabrizio Prosperi (Channel System Engineer – Fortinet) su “Proteggere le infrastrutture OT con il Fortinet Security Fabric), Davide Raggi (Product Manager Video Analisi – Konica Minolta BSI) su “Efficienza, sicurezza e protezione. La video analisi a supporto di Produzione e Logistica”.
A queste si sono aggiunti una serie di approfondimenti con altrettanti relatori su tecnologie VOICE, Cold Chain, Digital Supply Chain, Trasporti, Logistica, Documenti, Digital Twin e Virtual Prototyping. Durante la sessione, moderata da Simone Zani, sono intervenuti: Cristian Michieletto (Division Manager S.T. & Jeelog Delivery – SIPE) su “L’utilizzo della tecnologia VOICE nei magazzini intensivi e soluzioni per lo Yard Management”, Gian Paolo Baranzoni (GdS Innovazione Tecnologica – AFI) su “Innovazione nella gestione della Cold Chain”, Anna Modugno (Distribution Sales Manager – HONEYWELL SPS), su “Honeywell Digital Supply Chain: rispondere in tempo reale al cambiamento”, Luca Cesana (Logistic Management Consultant – OPTA) su “Il metodo Think, Act, Change di Opta – L’Ospedale del futuro – Flussi Logistici e automazioni”, Andrea Saran (T&L Senior Sales Engineer – ZEBRA TECHNOLOGIES) su “Soluzioni per trasporti e logistica. Maggiore visibilità per un’attività proiettata nel futuro”, Luciano Balzarini (Managing Director – HORSA FLOW) su “ Digital DDT: come ottimizzare la gestione dei documenti di trasporto”, Riccardo Franco (Founder/Managing Director – METAVERSO) su “Digital twin e virtual prototyping”.
MedTech e Healthcare italiano si sono dati appuntamento nel pomeriggio di venerdì 23 giugno all’Auditorium “Rita Levi Montalcini” del Biomedical Valley di Mirandola, in provincia di Modena, Headquarters del più importante distretto biomedicale e relativa filiera in Europa. Qui hanno sede oltre 100 imprese biomedicali, più di 300 compreso l’indotto, con oltre 5.500 addetti nel solo comparto biomedicale. Il contributo al prodotto interno lordo nazionale è superiore all’1%. Con il workshop “Time to Care”, dal cuore dell’Emilia Romagna, gli organizzatori sono riusciti perfettamente a mettere insieme e creare un dialogo, che è diventato esso stesso un “impegno per il futuro”, con istituzioni regionali e nazionali, aziende del distretto, cittadini, giornalisti e comunicatori. Ad aprire i lavori della terza edizione del Biomedical Valley, introdurre e contestualizzare la presenza sul palco dei numerosi ospiti è stata Alessandra Ferretti. Nel porgere i saluti, ha coinvolto il pubblico in importanti riflessioni, ripercorrendo anche le tappe di come dal greco, al latino, sino ai giorni nostri sia cambiato il significato di “cura”. Con la platea ha dunque condiviso una domanda cruciale rispetto al tema della giornata: come interpretare oggi il concetto di cura “dinanzi all’innovazione tecnologica e alle straordinarie potenzialità dell’intelligenza artificiale?” Ciascuno di noi – ha sottolineato nelle conclusioni – “ha il dovere etico di farsi interprete di questa cura, di mettersi a servizio dell’altro, di praticare la sollecitudine per quella parte che lo riguarda”.
Si è entrati così nel vivo dell’evento con Matteo Stefanini “deus ex machina” del Biomedical Valley. “Siamo qui con le eccellenze della filiera del MedTech italiano che ogni giorno in silenzio crea grandi cose per salvare la vita delle persone e renderla migliore. Il Biomedical Valley ha tante missioni: far crescere questo distretto guardando al futuro e alle nuove generazioni, per preservare le competenze che sono qui sul territorio e attrarre nuovi talenti. Per questo nel 2024 faremo un’iniziativa legata alle startup”. Il Biomedical Valley, infatti, è iniziato proprio nella mattinata occupandosi dei giovani talenti con il primo Career Day. Presso il Tecnopolo TPM di Mirandola hanno partecipato all’incontro 17 imprese e oltre 100 candidati da varie università del Nord Italia. L’edizione 2023 di Biomedical Valley ha posto al centro del dialogo con le istituzioni e con le eccellenze del territorio il tema del superamento del payback, in altre parole l’annullamento della norma che prevede il ripiano degli sforamenti della spesa sanitaria regionale a carico delle imprese per il 50%. “Salute e scienze della vita sono asset strategici per il Paese – ha ricordato Stefanini -. Sappiamo che il governo è al lavoro sull’annosa questione, una norma controversa su cui rimane molta incertezza e su cui è necessario trovare un equilibrio tra le esigenze dell’innovazione e il controllo della spesa”.
Sul futuro distretto biomedicale, Matteo Stefanini ha ricordato che “è cresciuto moltissimo rispetto al terremoto di dieci anni fa”. Dal tragico evento, da cui l’Emilia Romagna si è completamente ripresa, per Stefanini rimangono “tante carenze”. Tra cui le infrastrutture che “non sono cresciute alla stessa velocità del distretto” per cui ci sono “problemi di viabilità”. Su questa esigenza “dobbiamo farci sentire”. Proprio per questo all’ingresso dell’auditorium sono state raccolte “numerosissime” firme per la richiesta dello sblocco dell’arteria Cispadana e di altre infrastrutture strategiche per il distretto. Sul palco del Biomedical Valley si sono quindi susseguiti speaker d’eccezione con le loro idee di innovazione, cura e salute: Alberto Villa (Capgemini Engineering), Valentina Bianchini (Encaplast S.p.A.), Sara Menghini (Eurosets), Alessandro Ciavarino (Fresenius Kabi), Luca Sacchetti e Charlotte Costa (HMC Premedical), Kira Kotliarewsky (Innova Finance), Emiliano Bonetti (LivaNova), Letizia Bocchi, Manuela Melucci, Maria Cristina Pasi (Medica S.p.A.), Jessica Ori (Medtronic EMEA), Paola Busoli (Mold&Mold – R.B. srl), Giancarlo Peta (Olympus Italy), Gabriele Molari (Palladio Group), Ambra Volpe, Paolo Guerra (ProductLife Group), Piero Camurati (Sidam S.r.L.).
L’evento, che è proseguito il giorno seguente con terza edizione del TEDxMirandola, ha visto la partecipazione del Presidente dell’associazione GIMBE, Nino Cartabellotta e del Presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, a cui sono state affidate le conclusioni del workshop.
ll 62° Simposio dell’Associazione Farmaceutici dell’Industria (AFI) “La filiera della Salute: motore di sviluppo per il Paese” (Palacongressi Rimini 7- 9 giugno) si è aperto come di consueto con i saluti di benvenuto e l’introduzione ai lavori da parte del Presidente di AFI, Giorgio Bruno e la Lectio Magistralis affidata al neo presidente di Farmindustria Marcello Cattani, che vi ha partecipato per la prima volta con questo ruolo dopo la nomina ai vertici dell’associazione nel 2022 al posto di Massimo Scaccabarozzi. Giorgio Bruno ha spiegato perchè la filiera della salute è un asset strategico per il Paese sotto diversi punti di vista: salute, economia e sicurezza nazionale. “È un settore di eccellenza che ha avuto la lungimiranza e la capacità di fare dell’innovazione, delle competenze, della parità di genere, i propri pilastri. La forte crescita registrata nel 2022 conferma il ruolo di traino dell’economia che il nostro settore ha nei confronti di tutto il settore manifatturiero italiano con quote di export molto importanti, che garantisce opportunità di lavoro di alto livello qualitativo e genera significativi investimenti in ricerca, sviluppo e tecnologie innovative”. L’evoluzione delle tecnologie consente lo sviluppo di nuovi prodotti e terapie personalizzate ma – ha ricordato Giorgio Bruno – richiedono anche una maggiore interazione tra le diverse discipline scientifiche, tra pubblico e privato, istituzioni, mondo accademico, industria”.
Marcello Cattani ha inquadrato tutti i temi di rilevanza strategica partendo dalla “ricchezza numero uno”: l’effetto che il settore produce sul “benessere della società” argomentando così. “Abbiamo imparato con il Covid come la ricetta sia unica: ricerca e innovazione in un contesto di regole che devono accompagnare la velocità di chi ha un compito molto chiaro: quello di ricercare, sviluppare, produrre e distribuire farmaci“. Sugli standard: “Le agenzie regolatorie danno i perimetri, ma noi alziamo gli standard grazie al frutto di ciò che facciamo tutti i giorni”. I numeri che il presidente Cattani commenta sono da record. Tra il 2023 e il 2028 gli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore farmaceutico a livello globale raggiungeranno i 1.600 miliardi di dollari. “Una grande opportunità per l’Italia” ha commentato. Nel mondo sono più di 20mila, 20.109 per la precisione, i farmaci in fase di ricerca e sviluppo. “Siamo al picco dell’innovazione e degli investimenti. La domanda è esplosa, e sta esplodendo su scala globale. Una potenzialità enorme di cura, di innovazione, di competenze, occupazione, valore strategico. I Governi più intelligenti hanno capito che la salute, i farmaci, la diagnostica, la prevenzione, i percorsi, uniti alla tecnologia sono fattori essenziali di competitività per l’economia oltre che di cura e di sicurezza sanitaria”.
Marcello Cattani
Sul nostro Paese l’analisi di Marcello Cattani è su due livelli: Italia e Ue. “L’Italia sta bene come settore grazie a una forza di filiera che ha dimostrato negli anni di saper cogliere le varie sfide, pesiamo il 2% del Pil con 49 miliardi di valore di produzione, un 90% di export, che valgono 250 miliardi che se consideriamo tutto il settore life science”. Sulle sfide perse, Cattani ha messo in evidenza la dipendenza diretta e indiretta dell’UE da principi attivi farmaceutici prodotti extra UE (pari al 30-40% nel periodo 1970-1980, salita al 60-70% tra il 1990-2000, oggi tra il 70-80%) e la percentuale di investimenti in ricerca e sviluppo del Vecchio Continente (passati negli ultimi 20 anni dal 41 al 31%) rispetto ai blocchi Usa (+8%) e Cina (+7%).
Sulle criticità si è parlato di riduzione delle marginalità come “un problema serio che si è innescato a valle della pandemia e degli scenari geoeconomici e politici legati alle tensioni tra i blocchi”. Dove si potrebbe fare molto di più? Sicuramente, spiega Cattani, “nella gestione dei dati e degli algoritmi” prima ancora dei modelli di assistenza che “in maniera aberrante seguono ancora la logica del mattone rispetto alla tecnologia” per “scoprire e brevettare nuovi farmaci” con “una ricerca clinica più semplice e veloce”. Studi clinici in cui ogni anno s’investono circa 700 milioni di euro e dove per un euro investito dalle imprese il beneficio per il SSN è pari a tre euro (fonte: ALTMES). Sui dossier europei per Cattani “quello più critico” riguarda le potenziali implicazioni della nuova legislazione farmaceutica. “Come Europa, prima ancora che come Italia – ha detto – abbiamo un unico benchmark: la ricerca si sposa con il rafforzamento della proprietà intellettuale, non ci sono altre soluzioni se non un indebolimento che provoca forse un attacco alle aziende ma soprattutto alla capacità dei cittadini europei di avere accesso ai farmaci innovativi”.
È stato presentato al Grand Hotel di Rimini, in occasione della fiera internazionale Ecomondo dedicata alla transizione energetica e l’economia circolare, il 28° Rapporto Responsible Care di Federchimica curato dalla Federazione nazionale dell’Industria chimica. Il programma, nato in Canada nel 1984, attualmente è adottato da 70 Paesi nel mondo e nel 1992 è stato introdotto in Italia da Federchimica per incentivare le imprese del settore all’integrazione, nelle proprie strategie aziendali, delle dimensioni ESG (Environmental, Social and Governance). Più precisamente sono otto le aree prese in esame: sicurezza e salute, ambiente, sicurezza prodotti, economia circolare, energia e cambiamenti climatici, stakeholder engagement, digitalizzazione, security. Durante l’evento Paolo Lamberti, Presidente di Federchimica, coinvolgendo relatori di spicco in rappresentanza di istituzioni e organizzazioni sindacali, ha fatto notare il lavoro svolto dalla prima edizione del Rapporto andando poi a tracciare gli obiettivi futuri, esprimendo con determinazione l’auspicio che sempre più aziende del settore aderiscano al programma. All’incontro sono intervenuti Franco Bettoni (Presidente INAIL) a cui sono state affidate le conclusioni, Raffaele Cattaneo (Assessore all’Ambiente e Clima Regione Lombardia), Nora Garofalo (Segretaria Generale FEMCA-CISL) in rappresentanza di tutte le Organizzazioni Sindacali e Filippo Servalli, Presidente del Programma Responsible Care.
La sostenibilità a 360°
“Trent’anni fa questi temi e valori erano appannaggio di un ristretto numero di pionieri – ha dichiarato il Presidente di Federchimica Paolo Lamberti in apertura – Oggi lo scenario è completamente cambiato e la sostenibilità è intesa a 360 gradi. Include quindi aspetti sociali, ambientali e di governance. Coinvolge direttamente le funzioni aziendali apicali ed è un fattore chiave per la definizione della strategia delle nostre imprese. Quelle che non rispetteranno tutti i vari parametri ESG e altri avranno, ad esempio, un costo del capitale più alto e saranno più rischiose, con una maggiore difficoltà nell’accesso al credito. L’intervento concesso costerà di più rispetto alle imprese in linea con i parametri della sostenibilità”. Mettendo in luce i principali dati presenti nel rapporto con un’attenzione particolare a quelli riguardanti la sicurezza sul lavoro e dello sviluppo sostenibile, l’evento di presentazione del 28° Rapporto Responsible Care di Federchimica ha visto anche un momento dedicato alla premiazione dei migliori progetti di sostenibilità da parte delle imprese aderenti al programma. Quest’anno il prestigioso riconoscimento, consegnato dalle mani dell’assessore Raffaele Cattaneo, è stato assegnato a ERCA per il progetto “From grey we make green”, METLAC per lo sviluppo di vernici a ridotta impronta ambientale per imballaggi alimentari e a NIPPON GASES ITALIA per il progetto “Remote Job Safety Observations”.
Il principio delle “3 P”
Attraverso l’adozione dei principi guida le imprese che aderiscono al programma Responsible Care di Federchimica, attualmente 173 con 453 stabilimenti, perseguono valori e comportamenti orientati alla sicurezza, alla salute e all’ambiente, nell’ambito più generale della responsabilità sociale d’impresa sulla base delle “3 P”: Persone, Pianeta e Prosperità. “La transizione ecologica – ha aggiunto a questo proposito Paolo Lamberti – è uno strumento chiave purché non si perda di vista il rapporto tra costi industriali, benefici della collettività e tempi necessari per la sua piena e concreta attuazione. Occorre inoltre che tutte le parti del sistema sociale, in altre parole imprese, istituzioni, pubblica amministrazione, consumatori, associazioni, collaborino per la creazione e l’attuazione di strumenti regolatori ed economici coerenti, snelli, efficienti ed efficaci, passando da una situazione lineare del passato a una circolare. Mi rivolgo quindi alle istituzioni e delle organizzazioni sindacali. Le sfide che ci attendono sono estremamente impegnative e credo che lavorando tutti insieme, condividendo obiettivi e azioni, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo, tutto questo, sarà un aspetto fondamentale per il nostro Paese”.
I dati del settore
Durante l’incontro sono stati mostrati e commentati numerosi dati, tra cui uno di partenza. L’industria chimica italiana investe il 2% del fatturato in salute, sicurezza, ambiente. In merito agli infortuni, l’incidenza nel settore è inferiore del 41% rispetto alla media manifatturiera. Dal 2010 il numero degli infortuni, a parità di ore lavorate, è diminuito del 40% e mostra un ulteriore calo (quasi il 12%) rispetto al 2019. L’osservazione di Paolo Lamberti. “Questi risultati sono frutto di un ingente impegno economico delle nostre imprese, che investono per sicurezza, salute e ambiente mediamente oltre il 2% del fatturato annuo, pari circa a un quarto degli investimenti totali. Un impegno testimoniato anche dalla proficua collaborazione con INAIL, in atto da oltre da 15 anni”. Il Rapporto dimostra anche l’impegno del settore sul fronte del consumo energetico. Rispetto al 1990, l’industria chimica ha migliorato la propria efficienza energetica del 60% a parità di produzione: un risultato rilevante e ben superiore all’obiettivo fissato dalla UE (32,5% entro il 2030). Ciò anche grazie a investimenti in cogenerazione, utilizzo di energie rinnovabili ed economia circolare. Dal 1990 le emissioni dirette di gas serra si sono ridotte del 62% e le emissioni in atmosfera sono diminuite in media di oltre il 95%, grazie a miglioramenti di processo e prodotto e all’adozione di nuove tecnologie. È stato poi sensibilmente ridotto, a parità di produzione, il consumo di acqua (-44%), in particolare di acqua dolce (-56%), più pregiata in quanto indispensabile per gli ecosistemi. Diminuisce anche la produzione di rifiuti (-3,4% in un anno) e migliora la loro gestione: il riciclo è la prima modalità di trattamento ed equivale a quasi il 30% del totale.
La versione integrale del 28° Rapporto Responsible Care di Federchimica è disponibile sul sito dell’associazione nella sezione Area Stampa (Pubblicazioni) oppure cliccando qui.
Il trend dell’industria italiana degli API è positivo. Con un fatturato che ha toccato i 4,8 miliardi nel 2020, il settore dei principi attivi deve confrontarsi con i cambiamenti legati ai paradigmi di una nuova era. Il punto della situazione è stato fatto nel corso della Sessione V “Il settore degli API: compliance regolatoria e nuove strategie di sviluppo” del 61° Simposio AFI (Rimini, 8-10 giugno 2022). Moderata da Piero Iamartino e Luisa Torchio (Aschimfarma), la sessione ha visto la partecipazione di Marcello Fumagalli (CPA – Milano), Gian Mario Baccalini (Aschimfarma) e Rita Pacello (AIFA). Il settore degli API in Italia (72 imprese produttrici, 109 siti produttivi, quasi 12 mila addetti), può e deve in tempi creare le nuove solide basi per il futuro. Vediamo come.
Il passato e le raccomandazioni per il futuro
Marcello Fumagalli
Con la relazione “Officine farmaceutiche italiane di API tra passato e futuro, analisi non solo storica”, Marcello Fumagalli (CPA – Milano) ha avviato i lavori ripercorrendo tutte le principali tappe su come è evoluto il settore dagli anni del “boom economico” a oggi. Nelle sue raccomandazioni per il futuro, Fumagalli ha voluto evidenziare quattro aspetti: adeguare gli impianti alle nuove necessità, indipendenza economica, innovazione e portafoglio equilibrato. “Ci sono imprese del settore che si autofinanziano, sono poche, però ci sono; anche qui occorre cambiare paradigma. Il must assoluto però è sicuramente l’innovazione. Se lasciamo tutto così e se non facciamo la vera innovazione – come abbiamo fatto per qualche decennio – abbiamo poco futuro. Occorrerà avere un portafoglio equilibrato per offrirci tutte le opportunità del caso”.
Volgendo lo sguardo in Asia, Fumagalli ha fatto notare come anche altri Paesi attueranno nuove forme legislative sui codici a barre sugli imballaggi farmaceutici a tutti i livelli. “India e Taiwan stanno per introdurre regole per migliorare la tracciabilità, anche se queste non entreranno in vigore fino a gennaio 2023. In Cina si sta progressivamente migliorando i sistemi per l’innovazione, con regolamenti di brevetto più rigide, ma con processi di approvazione più rapidi. In questo momento, ad esempio, le aziende biotecnologiche cinesi stanno crescendo rapidamente, aiutate soprattutto da finanziamenti statali dell’area militare e privati. Tutte queste criticità – ha poi aggiunto Fumagalli – pur rendendo lo scenario difficile da prevedere con un minimo di certezza, non impediranno gli investimenti e lo sviluppo innovativo in tutte le direzioni. Uno di questi è l’accesso e l’uso dei dati digitali per guidare la ricerca”.
Il mercato e le reazioni
Gian Mario Baccalini
Gian Mario Baccalini (Aschimfarma) è intervenuto con una relazione dal titolo “Strategia farmaceutica per l’Europa: quali opportunità può offrire ai produttori di API?”. Con chiarezza e determinazione ha spiegato come i produttori di API possono dare un contributo fondamentale alla crescita del Paese. Che cosa possono fare i produttori di API? Il mondo degli API – ha ricordato Baccalini – è un settore di altissima tecnologia, che però ancora deve consolidare una visione del futuro. Abbiamo un concetto di qualità ormai consolidato, creatività dal punto di vista tecnologico, chiarezza sul concetto di sostenibilità. Sappiamo che dobbiamo cambiare e avere un’organizzazione differente, puntando su quelli che sono stati finora davvero i nostri punti di forza: siamo bravi in ricerca, in produzione, sappiamo trasformare un processo da laboratorio a industriale come nessun altro Paese al mondo sa fare, lo abbiamo dimostrato da quasi cinquant’anni. Non siamo più solo dei produttori, ci stiamo espandendo, siamo integrati nello sviluppo, nel servizio, con un’interfaccia molto più facile con tutti gli altri quello che dobbiamo fare, è che il dialogo all’interno del paese fosse preso in maniera seria perché noi cosa serve per far crescere il paese tramite i produttori di API lo conosciamo”.
Per il futuro la parola d’ordine è migliorare. Dove? “Sicuramente dobbiamo essere bravissimi nei costi energetici, nel trattamento ecologico, nella chimica avanzata e diventare altrettanto di eccellenza nella biocatalisi, flow chemistry, mechanochemistry e in tutte le nuove tecnologie in cui si sente da tutti la necessità di esserci – dice Baccalini, che sui mercati aggiunge – Non è vero che esiste solo India, Giappone e Cina, ci sono mercati emergenti molti attrattivi dove si può lavorare, fare promozione. Dobbiamo ragionare in maniera diversa. Oggi le autorità devono capire che il mondo è cambiato”. C’è poi un aspetto davvero urgente da affrontare. “La semplificazione a livello europeo sulla registrazione di marchi e inserimenti di nuovi fornitori per materie prime e intermedi, è fondamentale”. Infine, sulle regole. “In un sistema fondamentale per la vita dell’essere umano come il mondo della salute non è possibile pensare che non esistano delle regole tutte uguali. Questo non va bene. Deve esserci un’armonizzazione”.
Le attività degli Uffici AIFA
Rita Pacello
Rita Pacello dell’Ufficio GMPAPI ha illustrato le principali attività su cui è concentrata l’operatività in questo periodo. Sulle istanze presentate all’Ufficio, i dati al 30 maggio 2022 mostrano una tendenza in linea con gli anni precedenti. Sul sito dell’Agenzia si trovano tutti i moduli classificati e definiti per ogni istanza. Dal punto di vista operativo è molto importante utilizzare il modulo corretto e, in caso ad esempio di duplici istanze presentate ad entrambi gli Uffici GMP, è bene farlo presente perché in questi casi l’Agenzia può al proprio interno coordinarsi al meglio ed eventualmente rilasciare un atto autorizzativo con tempistiche simili. In relazione alla possibilità di ottenere il rilascio lotti in modalità remota sulla base del Position Paper di EMA dell’11 maggio 2022 (EMA/INS/16900/2022), è stato sottolineato che, al momento, si conferma solo la modalità prevista dall’art. 52 del D.lgs 219/2006 che prevede cioè l’intervento, in presenza, della persona qualificata. Sulle novità in ambito digitale si è parlato dell’integrazione delle piattaforme EudraGMDP-SPOR ricordando l’importanza per le aziende di attivarsi e registrarsi nella nuova piattaforma SPOR dell’EMA perché solo in questo modo l’Agenzia può emettere, ad esempio, certificati GMP/APIREG su EudraGMDP.
Maggiori approfondimenti sul numero di settembre di NCF.
In Italia nel 2021 gli investimenti nell’equity di startup di hi-tech italiane hanno toccato quota 1,461 miliardi di euro rispetto ai 669 del 2020 (+118%). Un dato straordinario, emerso durante la sessione “La Piazza delle Start up”, che si è svolta durante il 61° Simposio AFI lo scorso 9 giugno in collaborazione con InnovUp. Un appuntamento che l’Associazione Farmaceutici Industria, dopo il successo delle passate edizioni, ha voluto fortemente riproporre per creare un’opportunità di scambio e incontro tra visitatori, aziende farmaceutiche, investitori e addetti ai lavori. Ciò è stato possibile grazie alla tavola rotonda dal titolo: “Fare Start-Up in Italia, missione impossibile?”.
L’incontro, moderato da Lorenzo Cottini (Coordinatore del Gruppo di Studio AFI sulla Ricerca Clinica) e Francesco Maria Senatore (Fondazione Toscana Life Science) è iniziato con sei pitch. Sono intervenuti Alessandro Bruno (Ingeno), Gaia Colombo (PlumeStars), Matteo Corradini (VST, spin-off dell’Università di Modena e Reggio Emilia), Enrico Paccini (eDialog), Beatrice Riva (Chemicare), Valentina Trotta (Hollycon Italy). Hanno poi preso la parola per la tavola rotonda Laura Guerra (Pfizer), Alessandro Porcu (Zambon), Marco Dotto (Angelini Venture), Graziella Pellegrini (Holostem), Simone Gardini (Genome-up) che, a vario titolo, si occupano di open innovation. Ci si è concentrati, in particolare, su come la grande impresa si apre al mondo delle startup, in che modo e con quali prerogative.
I due moderatori, Francesco Maria Senatore e Lorenzo Cottini
L’importanza del dialogo
Laura Guerra (Pfizer) ha approcciato l’argomento citando l’esperienza che in ambito internazionale e in Italia ha avuto con Pfizer Healthcare Hub, nato nel 2018 per la ricerca e la condivisione di idee innovative. “All’inizio abbiamo approcciato l’innovazione come un fatto culturale – ha specificato – In azienda i nostri progetti sono sempre orientati al farmaco e al vaccino. Poi ci siamo resi contro che era opportuno trovare la modalità anche di offrire dei servizi con un impatto positivo e reale sul paziente, al di là del farmaco, con soluzioni innovative e, allo stesso tempo, coinvolgere le nostre strutture interne per far sì che potesse esserci un dialogo con le startup”.
Il Gruppo Zambon, invece, mette in campo due società operative: Open Zone, Parco Scientifico che adesso ospita trentaquattro aziende e ZCube. “Ospitiamo unicamente aziende del settore life science – spiega Alessandro Porcu, Presidente e Ceo di Open Zone – che mettono in piedi centri di ricerca, laboratori e ricerca avanzata che poi seguiamo in ZCube attiva nell’innovazione e nello sviluppo di soluzioni, non sempre farmaceutiche o farmacologiche, sul life science molto mirate alla salute nelle sue declinazioni diverse”.
Tra venture capital e spin-off
Marco Dotto, di Angelini Venture, arriva dal mondo delle startup. Ne ha fondate quattro nel biotech nel settore della genomica e ovviamente sa molto bene quanto sia importante il fatto che venture capital o corporate venture capital abbiano un focus sull’helthcare. “Angelini ha creato una società di investimenti di lungo periodo con un portafoglio molto importante che farà capo alla holding. A breve saranno comunicati tutti i dettagli ma, di fatto, sarà il più importante fondo di corporate venture italiano per startup in Italia, focalizzato non solo su biotech e farmaceutico, ma su tutto ciò che è salute e può avere un impatto sociale sul paziente e sui medici che lo curano”.
Graziella Pellegrini ha parlato di Holostem Terapie Avanzate, spin-off universitario nato nel 2008 dal connubio tra gli scienziati Michele De Luca e la stessa Pellegrini, l’Università di Modena e Reggio Emilia e Chiesi Farmaceutici S.p.A. facendo notare come le aziende che hanno collaborato ai progetti hanno avuto “un ritorno sull’indotto immediato e non trascurabile”, ma con break even che invece arriva dopo molti anni data la complessità e tempi lunghi legati della tipologia di business (terapia cellulare e genica). Simone Gardini (Genome-up), infine, si è concetrato su pregi e difetti del nostro Paese. “In Italia la maggiore complessità è quella di trovare fondi. Però la sanità e la ricerca scientifica sono a livelli di eccellenza. Abbiamo know how su cui costruire startup e poi esportarle. Quello che manca – ha precisato Gardini – è l’ecosistema, servono più collaborazioni e collegamenti tra startup e fondi d’investimento che, a mio parere, dovrebbero essere più avventurieri e investire non solo in società che fatturano e sono stabili, ma nell’early stage. Si creerebbe un circolo virtuoso. Se noi cominciamo a investire come fondi italiani, poi arrivano quelli esteri, a noi è successo così. Senza fare nulla di particolare abbiamo attratto investimenti”.
Il 16 giugno si è svolto il webinar “API: orientamenti del mercato e tecnologie di produzione innovative”. Hanno partecipato ai lavori Maurizio Battistini (AFTI-AFI-EIPG), Piero Iamartino (AFI-EIPG), Marino Nebuloni (Redox), Claudio Pozzoli (Cerbios), Marco Terreni (Università di Pavia), Antonella Volpe (Chemo, Italia). Tutti i relatori si sono soffermati sui più recenti orientamenti nello sviluppo di API focalizzando l’attenzione su alcune tecnologie di produzione che si stanno consolidando a livello internazionale sia per finalità produttive specifiche sia per miglioramenti dal punto di vista ambientale e di sicurezza. Il webinar è stato concepito nell’ambito delle attività del gruppo di studio AFI/Aschimfarma sugli API allo scopo di completare, con interventi di carattere tecnico, il quadro sugli aspetti strategici e regolatori che sono stati presentati nella Sessione V del 61° Simposio AFI (Rimini 8-10 giugno 2022).
Antonella Volpe ha introdotto l’argomento ricordando la direttiva 2001/1983 – ripresa all’art. 23 del D.Lgs 219/2006 – per cui “ogni azienda ha l’incarico e la responsabilità di progredire e adeguarsi a quello che è il progresso scientifico quindi riesaminare periodicamente tutti i metodi di produzione al fine di migliorarne la performance e di offrire, per la tutela della salute pubblica, prodotti di sempre maggiore qualità”. La definizione di innovazione, la sua valutazione e il conferimento dello status di medicinale innovativo spettano all’AIFA e alla sua Commissione Tecnico Scientifica. Tale status “presuppone la valutazione di tre elementi basilari: bisogno e valore terapeutico e solidità delle prove scientifiche a supporto”. I riferimenti normativi sono contenuti nella determina Aifa 1535/2017 che illustra i criteri per la classificazione dei farmaci innovativi.
Per quanto riguarda i dettagli tecnici, Claudio Pozzoli (Cerbios) ha illustrato quali siano le specificità degli ADCs (Antibody Drug Conjugates – Anticorpi monoclonali coniugati) dal punto di vista di una CDMO; Marco Terreni (Università di Pavia) ha approfondito il tema della biocatalisi che sta evolvendo e rappresenta di per sè un aspetto innovativo di particolare rilevanza; Marino Nebuloni (Redox), infine, ha fornito una serie di aggiornamenti sul processo di cristalizzazione
Il 61° Simposio AFI dal titolo “Il mondo farmaceutico: i paradigmi di una nuova era” si è aperto lo scorso mercoledì 8 giugno al Palacongressi di Rimini con i saluti istituzionali di benvenuto da parte del Presidente Giorgio Bruno. In una sala gremita dai professionisti del settore, alla presenza dei più autorevoli rappresentanti del mondo accademico, delle associazioni di categoria, delle associazioni scientifiche e delle istituzioni, il presidente Bruno ha evidenziato come AFI nel 2021 abbia ottenuto dal Ministero della Salute lo status di Società Scientifica, proprio in seguito ai drammatici eventi legati alla pandemia da SARS-CoV-2. Ha poi chiesto un caloroso e affettuoso applauso per chi ha fondato l’AFI, a colui chi è stato l’anima di tutti i sessanta precedenti simposi: il Prof. Alessandro Rigamonti, ora Presidente Onorario.
“Il titolo del simposio 2022 è una scelta emblematica che testimonia la volontà dell’AFI di focalizzarsi sulla rivoluzione che il mondo della salute ha dovuto affrontare nell’ultimo periodo e ha posto ciascuno di noi oltre la nuova normalità – ha dichiarato entrando nel vivo dei lavori – È in atto un cambiamento per certi versi radicale e irreversibile. Siamo tutti più consapevoli che se non c’è salute non c’è vita sociale, non c’è economia. Il nostro approccio alle terapie, dall’aderenza delle stesse, punto fondamentale di ogni tipo di cura, all’accesso alle nuove terapie con maggiore consapevolezza, sono i segnali di questo cambio di mentalità che inevitabilmente si deve, e si dovrà riflettere, in ogni politica sanitaria”.
È stato poi ricordato come in Italia ci sia già un tessuto produttivo capace di supportare i farmaci più innovativi e dove le eccellenze “vanno valorizzate in un contesto in cui pubblico e privato devono lavorare insieme per dare ai pazienti le risposte di cui hanno bisogno”.
L’intervento introduttivo del presidente AFI, Giorgio Bruno
La Lectio Magistralis
Al saluto istituzionale di AFI, è seguita la Lezione Magistrale del Presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. L’intervento, che si è concretizzato con una relazione descrittiva del mondo farmaceutico di oggi orientato al paradigma della nuova era, è stato un resoconto, lucido e appassionato, che è servito anche per rispondere alle principali critiche che sono state rivolte alla categoria quando, in piena crisi pandemica, si ipotizzava l’impossibilità da parte delle imprese farmaceutiche di produrre un numero adeguato di vaccini per la gestione dell’emergenza sanitaria. “Stiamo invece raccontando una bellissima storia, perché nel nostro Paese il vaccino non è solo stato trovato e distribuito, ma sono state somministrate 140 milioni di dosi per cui a oggi il 91% della popolazione sopra i 12 anni ha ottenuto un ciclo vaccinale completo. Inoltre, l’Italia nel 2021 è stato il quarto Paese per export di vaccini”.
Nella sua overview, il presidente di Farmindustria ha mostrato e commentato tutta una serie di dati mostrando il fermento che c’è nel settore e come in futuro ci sarà una crescita diffusa e straordinaria a livello mondiale un po’ in tutti gli ambiti. “Solo da parte di EMA, abbiamo 90 nuovi prodotti in attesa di approvazione e nel mondo, fino al 2026, ci sono 1.600 i miliardi di risorse a disposizione per fare ricerca e di questi dobbiamo essere bravi a portarne il più possibile nel nostro Paese – ha precisato Scaccabarozzi che ha poi posto l’accento sul cambio di paradigma che c’è stato dal 2000 a oggi nel mondo della ricerca – Oggi il modello di ricerca è aperto, con partnership, reti multidisciplinari, università, enti pubblici, enti di ricerca, startup. Credo che sia una cosa straordinaria pensare che la ricerca interna, che era all’80% nei primi anni duemila, oggi si è ridotta al 20%”.
Un dato che – secondo Farmindustria – tenderà ancora a diminuire per via della notevole riduzione dei costi legati alla ricerca, come ad esempio quelli per eseguire una sequenza genomica passati da centinaia di migliaia di dollari agli attuali 300. Cosa succederà alla ricerca quando si arriverà a “3-4 euro”, si è chiesto il presidente. Per quanto riguarda la posizione di leadership dell’Italia con 34 miliardi di produzione, “le cose stanno un po’ cambiando” perché “Francia e Germania non sono rimaste a guardare e hanno investito molto nell’industria farmaceutica. “La cosa che mi preoccupa di più – ha dichiarato Scaccabarozzi – è che anche la Spagna si sta avvicinando ai nostri livelli con un valore della produzione di 28 miliardi. Questo è un dato che ci deve far pensare”.
Dopo avere mostrato i principali dati del settore, incusi quelli relativi all’occupazione, alla transizione energetica, allo sviluppo del digitale e delle implicazioni legate alla medicina personalizzata e di precisione per gli over 65 in continua crescita, il presidente di Farmindustria ha auspicato di riuscire a fare trasformare in ordinario tutto ciò che si straordinario è stato fatto in questi due anni. Anni durante i quali la comunità scientifica, le aziende, le autorità regolatorie hanno collaborato come non mai.