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Inibitori di Guab2 per la tubercolosi

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Due team di ricerca transnazionali hanno individuato una nuova classe di molecole che mostrano promettenti caratteristiche per lo sviluppo di un nuovo farmaco per il trattamento della tubercolosi.

inibitori di Guab2 tubercolosi
Due ricerche hanno individuato una classe di inibitori di Guab2 con azione antitubercolare. Queste molecole potrebbero aprire la strada alla formulazione di nuovi farmaci per la tubercolosi

Le molecole individuate sono dotate di una potente azione antitubercolare. In particolare, inibiscono Guab2, un enzima di Mycobacterium tuberculosis coinvolto nella sintesi delle basi pirimidiniche costituenti il DNA. Impediscono quindi la sintesi del DNA e causano la morte del batterio.

I lavori dei due team sono descritti in due articoli pubblicati tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre 2016 sulla rivista scientifica ACS Infectious diseases, il giornale di riferimento dell’American Chemical Society per ricerche sulle malattie infettive.

Le ricerche sono state coordinate da Valerie Mizrahi dell’Università di Cape Town (Sud Africa) e da Helena Boshoff del NIAID – National Institute of Health (Stati Uniti). In entrambe è coinvolto il gruppo di biochimica del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università del Piemonte Orientale, coordinato da Menico Rizzi.

Il gruppo di ricerca UPO ha curato soprattutto gli aspetti strutturali ed enzimologici del progetto che ha unito competenze in materia di sintesi chimica, biochimica, biologia strutturale, microbiologia, genetica, farmacologia e imaging molecolare in vitro ed in vivo. Oltre all’Italia, la ricerca è stata svolta in Sud Africa, Regno Unito, Stati Uniti, Svizzera, Ungheria e Francia.

«Al di là dell’elevato valore scientifico di questa scoperta — commenta Menico Rizzi, professore ordinario di Biochimica presso il Dipartimento di Scienze del farmaco UPO — va sottolineato come il lavoro abbia richiesto uno sforzo multidisciplinare e culturale eccezionale, che ha fatto ricorso al lavoro e alle competenze di decine di gruppi di ricerca attivi presso i migliori centri di ricerca a livello mondiale. È stato uno sforzo condotto con uno spirito collaborativo che tra Accademia e industrie farmaceutiche non è sempre scontato. La dedizione dei ricercatori coinvolti e il supporto finanziario della Comunità Europea, del National Institute of Health statunitense e della Bill & Melinda Gates Foundation ci hanno consentito di raggiungere questo traguardo, assai promettente per il futuro anche per la rete di collaborazioni che ha generato».

Informazioni sulla tubercolosi

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha certificato che nel corso del 2015 un milione e mezzo di persone sono morte a causa della tubercolosi.

I Paesi del Sud Est Asiatico e il Sud Africa registrano il maggior numero di decessi, nonostante siano già disponibili sul mercato farmaci in grado di curare l’infezione causata dal batterio M. tuberculosis. La malattia è causa in Italia di 350, circa una ogni giorno, vittime accertate nel 2015.

Questa tendenza potrebbe essere presto invertita grazie alle molecole in grado di inibire Guab2 individuate nei due studi.

Attenzione ai falsi test diagnostici per allergie e intolleranze alimentari

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L’Associazione italiana di Dietetica e Nutrizione clinica ha lanciato l’allarme contro il boom dei test per le intolleranze e le allergie alimentari privi di validità scientifica durante il XXII Congresso Nazionale a Vicenza.

L’Associazione italiana di Dietetica e Nutrizione clinica raccomanda di fare attenzione ai falsi test diagnostici per allergie e intolleranze alimentari
L’Associazione italiana di Dietetica e Nutrizione clinica raccomanda di fare attenzione ai falsi test diagnostici per allergie e intolleranze alimentari

«I test diagnostici di “intolleranza o allergia alimentare” pubblicizzati da fonti non scientifiche per il trattamento del sovrappeso e dell’obesità sono privi di qualsiasi validità». È l’allarme lanciato dall’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica, che da Vicenza, in occasione del XXII Congresso nazionale conclusosi il 23 ottobre 2016, ha dichiarato come questi test «non solo determinano un rischio nutrizionale per la salute, ma disorientano i pazienti che hanno realmente bisogno di perdere peso e che alla fine si ritrovano solo con le tasche alleggerite».

Connessioni tra allergie/intolleranze alimentari e sovrappeso/obesità

L’obiettivo del dibattito sollevato da ADI durante una sessione del congresso dedicata all’analisi delle connessioni tra allergie/intolleranze alimentari e sovrappeso/obesità è quello di denunciare l’utilizzo di test diagnostici privi di ogni fondamento scientifico e individuare i percorsi diagnostici accreditati con i relativi interventi terapeutici a beneficio della salute dei pazienti.

«L’ampio interesse cresciuto negli ultimi anni verso i test diagnostici eseguiti su disparati campioni biologici come sangue, saliva, capelli ha generato molta confusione nella popolazione – commentano gli esperti ADIL’utilizzo inappropriato di questi test aumenta non solo la probabilità di falsi positivi, ma genera inutili restrizioni dietetiche e una ridotta qualità di vita. Le diete che escludono determinati alimenti, se non adeguatamente gestite e monitorate da un professionista sanitario competente, possono comportare un rischio nutrizionale non trascurabile, pericoloso per lo stato di salute e nei bambini,addirittura una scarsa crescita e malnutrizione».

«L’aspetto più preoccupante è che l’auto somministrazione di “diete di esclusione” è un fenomeno in forte crescita soprattutto in età pediatrica – spiegano gli esperti – Questo perché i genitori, molto spesso, presi dall’ansia si affidano a test non validi eliminando determinati alimenti dalla dieta del bambino senza affidarsi a un esperto del servizio sanitario nazionale (SSN). Ricordiamo che la diffusione delle diverse intolleranze alimentari è legata in gran parte alle abitudini di vita. Non a caso in Italia le reazioni più diffuse sono quelle legate al latte, al grano, l’uovo e la soia».

I temi del XXII Congresso nazionale dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica

Nel corso del congresso, gli esperti ADI hanno, inoltre, tenuto oltre 100 relazioni e simposi interassociativi e internazionali su:

  • obesità,
  • diabete mellito,
  • sensibilità al glutine,
  • malnutrizione,
  • nutrizione artificiale,
  • Disturbi del Comportamento Alimentare.

Una relazioni è stata dedicata al ruolo del microbiota intestinale nella malattia celiaca tenuta da Alessio Fasano, direttore del Center for Celiac Research del Massachusetts General Hospital.

Un’alta ha illustrato le interazioni tra sonno, stress e metabolismo. Carolina Lombardi ha spiegato come “dormire male” compromette non solo il funzionamento dell’organismo in generale, ma aumenta anche il rischio di sviluppare patologie metaboliche.

10 anni di evidenze real life sul primo vaccino anti Herpes Zoster

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Sanofi Pasteur MSD ha annunciato il 10° anniversario dall’autorizzazione all’immissione in commercio di Zostavax®, il primo vaccino a disposizione per la prevenzione dell’Herpes Zoster e della sua più comune complicanza, il dolore neuropatico cronico (nevralgia post-erpetica o PHN).

Zostavax è un vaccino per l’assistenza primaria di pazienti anziani che vanta una vasta esperienza nella protezione dal Fuoco di Sant’Antonio o Herpes Zoster e delle sue gravi conseguenze con una sola dose.

L’efficacia e la sicurezza del vaccino sono state dimostrate in 10 anni di utilizzo di routine.

10 anni di evidenze real life sul primo vaccino anti Herpes Zoster ne dimostrano la sicurezza e l'efficacia nel prevenire il Fuoco di Sant'Antonio e la PHN
10 anni di evidenze real life sul primo vaccino anti Herpes Zoster ne dimostrano la sicurezza e l’efficacia nel prevenire il Fuoco di Sant’Antonio e la nevralgia post-erpetica

«La disponibilità per dieci anni di Zostavax è un traguardo significativo per la prevenzione dell’Herpes Zoster e delle sue complicanze, offrendo alla popolazione anziana la possibilità di protezione da una malattia estremamente debilitante e la messa in atto di misure volte a garantire un invecchiamento in salute – ha affermato Andrea Rappagliosi, vice president Market Access, Medical Affairs and Health di Sanofi Pasteur MSD – Siamo impegnati per contribuire ad aumentare la consapevolezza dell’importanza dei programmi di vaccinazione della popolazione adulta e anziana in tutta Europa;  la disponibilità del vaccino anti Herpes Zoster a una sola dose Zostavax, che ha dimostrato nella vita reale efficacia e tollerabilità, sono una chiara dimostrazione del nostro impegno continuo. Il successo di un programma di vaccinazione sulla popolazione adulta si basa su un vaccino efficace, facile da implementare così da assicurare il suo ampio utilizzo nei programmi vaccinali».

Il vaccino anti Herpes Zoster Zostavax

Zostavax è un vaccino vivo attenuato che previene la riattivazione  del virus dell’Herpes Zoster latente nell’organismo. Il vaccino è stato sviluppato per aumentare adeguatamente l’immunità cellulare contro il virus della varicella-zoster, che controlla la riattivazione del virus e/o la sua replicazione.

È il primo strumento di prevenzione disponibile commercializzato in Europa contro l’Herpes Zoster o Fuoco di Sant’Antonio e contro il dolore neuropatico che può seguire la malattia, noto come nevralgia post-erpetica (PHN).

Zostavax è autorizzato in Europa per l’immunizzazione degli adulti sopra i 50 anni. La sua somministrazione in un’unica dose favorisce l’aderenza alla vaccinazione.

Zostavax ha una sicurezza consolidata, un profilo di tollerabilità dimostrato su oltre 57.000 adulti coinvolti in studi clinici e oltre 34 milioni di dosi distribuite in tutto il mondo dal 2006. Ha dimostrato di essere un’efficace misura preventiva in 10 anni di evidenze real life nella prevenzione primaria della popolazione adulta.

Diversi paesi europei hanno deciso di raccomandare e/o rimborsare Zostavax. Tra questi Italia, Austria, Grecia, Regno Unito, Francia, alcune regioni in Germania e Spagna.

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“Scucire” i pregiudizi che vestono la psoriasi

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In occasione della 12a Giornata Mondiale della Psoriasi (29 ottobre 2016) sono stati premiati i vincitori del concorso ClearSkin Lovers.

Vincono Si Yu Wang con “Libertà” e Andrea Consalvo con “Skin: the most precious fabric”.

Il progetto ClearSkin Lovers nasce dalla collaborazione tra Novartis e l’Istituto Europeo di Design (IED), con il patrocinio dell’associazione di pazienti A.DI.PSO e delle società scientifiche di dermatologia ADOI e SIDeMaST con l’obiettivo di “scucire” i pregiudizi che vestono la psoriasi parlando di clear skinuna pelle libera dalle lesioni.

"Libertà" di Si Yu Wang
“Libertà” di Si Yu Wang

L’ispirazione di Si Yu Wang è stata quella di “disegnare abiti belli e confortevoli, grazie ai quali chiunque possa sentirsi sicuro”, realizzando un bozzetto per un outfit spezzato femminile in seta che vuole regalare libertà a chi lo indossa attraverso il rimando all’elemento dell’acqua e l’immagine di una nuvola.

“Skin: the most precious fabric” di Andrea Consalvo psoriasi
“Skin: the most precious fabric” di Andrea Consalvo

Andrea Consalvo si è invece ispirato al concetto della “pelle come importante biglietto da visita di cui bisogna avere cura” e a quello di diversità di superficie, sia in termini di colore che di forme. Consalvo ha presentato un bozzetto per un outfit di pellicce intarsiate effetto camouflage che si alternano a maglieria jacquard o con effetti pois 3D per la donna e per l’uomo, dove l’intarsio si sposta sul kaban in pelle.

Il concorso ClearSkin Lovers

Tutti gli studenti dello IED si sono cimentati nel mettere la propria creatività a servizio del superamento dei pregiudizi nei confronti della psoriasi attraverso la creazione di abiti e accessori che amano la pelle. Venti studenti hanno superato le selezioni per partecipare al concorso. I giovani talenti, seguiti da quattro docenti, per oltre sedici ore di progettazione, hanno disegnato capi spalla, accessori, completi e gioielli. Sei di loro sono giunti in finale e soltanto due sono stati premiati da una giuria tecnica con una borsa di studio che permetterà loro di proseguire il percorso formativo presso lo IED.

«Non dobbiamo dimenticarci che la pelle è il nostro vestito più bello, quello che indossiamo sempre e di cui dobbiamo prenderci cura – spiega Gaia Panina, Head of Immunology & Dermatology Franchise di Novartis – È questa l’ispirazione che ci ha spinti a lavorare a fianco di IED a cui siamo legati da un comune spirito di innovazione. Siamo convinti che questa iniziativa contribuisca a ridurre i pregiudizi nei confronti delle persone con psoriasi. Siamo inoltre felici di continuare a lavorare a fianco di A.DI.PSO. e delle società scientifiche investendo in ricerca, che ha già dato i suoi frutti dando la possibilità ai pazienti di raggiungere l’obiettivo della clear skin».

«La creatività è contagiosa, la psoriasi no – dichiara Mara Maccarone, Presidente A.DI.PSO Abbiamo patrocinato ClearSkin Lovers proprio per ribadire questo messaggio. Il progetto parla di ciò che conta di più per noi: la pelle. Parte dal gesto quotidiano del vestirsi e ci offre una nuova occasione per continuare a fare una corretta informazione su una patologia ancora molto sottovalutata».

«Una fucina di idee e suggestioni: questo è stato il workshop in collaborazione con Novartis che ha rappresentato per IED l’occasione di valorizzare il talento dei propri studenti in un contesto nuovo, connesso alla ricerca medica e al benessere dei singoli. La pelle è il tuo vestito più bello non è quindi solo un claim ma diventa una suggestione da trasmettere agli studenti, per renderli ancor più consapevoli delle infinite possibilità e opportunità che la creatività e il mondo del Fashion possono offrire a chi ne sa cogliere consapevolmente le potenzialità» – È quanto afferma Sara Azzone, direttore IED Moda Milano.

Abbigliamento e psoriasi

La scelta di un abbigliamento adeguato può diventare una sfida quando si ha la psoriasi.

Tessuti sintetici o indumenti stretti possono causare lo strofinamento delle placche pruriginose e portare perfino a sanguinamenti; scegliere l’abbigliamento più idoneo, quindi, contribuisce notevolmente a ridurre il prurito causato dalle lesioni.

«Per i pazienti psoriasici, è fondamentale saper selezionare tessuti adatti alla propria pelle – dice Antonio Cristaudo Presidente ADOI e Direttore UOSD Dermatologia Infettivologica e Allergologica Istituto San Gallicano di Roma – Esistono infatti delle accortezze nella scelta dell’abbigliamento che possono aiutare i pazienti nella vita di tutti giorni, come ad esempio il preferire tessuti naturali evitando la lana. Un altro aspetto fondamentale è il colore: quelli scuri spesso sono composti da sostanze che possono provocare irritazione e aumento del prurito ed è quindi meglio scegliere vestiti chiari, di tessuti non sintetici. Anche la tecnologia è venuta in aiuto dei pazienti con la formulazione di tessuti ‘intelligenti’ in grado di far traspirare meglio la pelle».

Gli indumenti in cotone e lino sono traspiranti e con un alto potere assorbente.

I tessuti fatti di queste fibre assorbono infatti l’umidità e sono in grado di disperdere più facilmente l’acqua limitando notevolmente la sudorazione. A differenza dei tessuti sintetici, il cotone e il lino impediscono dunque il surriscaldamento della pelle e, di conseguenza, lo sfregamento delle zone desquamate e pruriginose.

Un tessuto di cotone o di lino può essere frapposto tra pelle e indumenti di lana che è un tessuto lanceolato che il paziente con psoriasi deve evitare di indossare direttamente sulla propria pelle. È, infatti, composta da fittissime “lame” che causano frizione e irritano fortemente le lesioni.

I tessuti sintetici quali acrilico, poliammide, poliestere, polipropilene, elastan, clorofibra, possono creare un effetto sigillo” riducendo la respirazione della pelle. Non essendo fibre permeabili, l’umidità prodotta continuamente dal corpo permane tra la pelle e il tessuto stesso, generando un ambiente adatto alla proliferazione di batteri. Nel caso della psoriasi l’umidità, e quindi la sudorazione eccessiva, aumenta il prurito e l’irritazione peggiorando così le condizioni patologiche.

Importanti passi avanti sono stati compiuti nella produzione e commercializzazione dei cosiddetti “tessuti intelligenti”. Si tratta di tessuti ipertecnologici composti da una fluoro-fibra sintetica che rende il capo d’abbigliamento impermeabile, sempre fresco, leggero e scivoloso. Questi tessuti rappresentano un valido aiuto dal momento che eliminano l’attrito, non assorbono creme e unguenti e consentono alla pelle di respirare, riducendo notevolmente le irritazioni dovute allo strofinamento degli abiti sulla pelle.

Un altro accorgimento utile per chi è affetto da psoriasi è quello di indossare indumenti chiari. Infatti, le manifestazioni dermatologiche causate da contatto con gli indumenti sono generalmente attribuite a coloranti che vengono aggiunti alle fibre tessili. In particolare, gli agenti responsabili sono rappresentati da prodotti per le tinture e per il fissaggio.

All’interno dei tessuti, le sostanze che danno più spesso problemi sono i cosiddetti coloranti “dispersi” utilizzati principalmente nella tintura del poliestere e di acetato ma anche di poliammide. Le zone del corpo maggiormente interessate sono le ascelle, l’inguine, il solco intermammario, la superficie interna delle cosce.

Sostanze irritanti possono essere contenute anche nei detersivi da bucato e da questi restare sui capi e successivamente trasferisi sulla pelle che le assorbe creando notevoli disagi per quanti sono affetti da psoriasi.

«La psoriasi – prosegue Giampiero Girolomoni, Past President SIDeMaST e Direttore Dermatologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona – è una malattia infiammatoria cronica che colpisce molto spesso i soggetti giovani. Questa patologia è in grado di influenzare la vita sociale di un individuo, determinando molto spesso le sue scelte personali e professionali. L’esigenza primaria dei pazienti è proprio quella di avere una migliore qualità di vita e una pelle pulita del tutto o quasi del tutto dalle lesioni e oggi, grazie ai farmaci biotecnologici di ultima generazione, è possibile ottenerla».

 

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Irinotecan liposomiale pegilato per l’adenocarcinoma metastatico del pancreas

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Irinotecan liposomiale pegilato per l’adenocarcinoma metastatico del pancreas ha ricevuto l’autorizzazione all’immissione in commercio da parte dell’EMA.

Irinotecan liposomiale pegilato è indicato per il trattamento dell’adenocarcinoma metastatico del pancreas, in pazienti adulti che abbiano precedentemente ricevuto un trattamento contenente gemcitabina.

AIC per irinotecan liposomiale pegilato (o nal-IRI o MM-398) per il trattamento dell'adenocarcinoma metastatico del pancreas in combinazione con 5-fluorouracile (5-FU) e leucovorina (LV) in pazienti adulti che hanno precedentemente ricevuto un trattamento contenente gemcitabina
AIC per irinotecan liposomiale pegilato (o nal-IRI o MM-398) per il trattamento dell’adenocarcinoma metastatico del pancreas in combinazione con 5-fluorouracile (5-FU) e leucovorina (LV) in pazienti adulti che hanno precedentemente ricevuto un trattamento contenente gemcitabina

A pochi giorni dal XVIII Congresso Nazionale AIOM (Roma, 28-30 ottobre 2016), Shire annuncia che la Commissione Europea ha emesso la decisione che autorizza l’immissione in commercio di irinotecan cloridrato triidrato in una formulazione liposomiale pegilata (pegylated liposomal irinotecan hydrochloride trihydrate), noto anche come nal-IRI o MM-398, in combinazione con 5-fluorouracile (5-FU) e leucovorina (LV), per il trattamento dell’adenocarcinoma metastatico del pancreas, in pazienti adulti che abbiano precedentemente ricevuto un trattamento contenente gemcitabina.

Irinotecan liposomiale pegilato: farmaco orfano

La formulazione è stata designata farmaco orfano dal Comitato per i Medicinali Orfani (COMP). I farmaci orfani sono medicinali potenzialmente utili per trattare  malattie rare, il cui status viene riconosciuto dalle autorità sanitarie e regolatorie per lo sviluppo e la distribuzione per gruppi molto ristretti di pazienti.

Con questa approvazione, Shire è autorizzata alla commercializzazione di irinotecan liposomiale pegilato nei 28 Stati membri dell’Unione Europea (UE), nonché in Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

Lo stesso farmaco è stato approvato negli Stati Uniti dalla Food and Drug Administration (FDA) nel mese di ottobre del 2015.

«Come unico trattamento per il carcinoma del pancreas metastatico dopo terapia a base di gemcitabina, questa formulazione liposomiale pegilata è un’ innovazione che offre la possibilità di migliorare la sopravvivenza per questa impegnativa popolazione di pazienti – ha affermato Philip J. Vickers, Ph.D., Global Head della ricerca e sviluppo di Shire. – L’approvazione segna un significativo passo in avanti nella messa a fuoco di Shire in merito allo sviluppo e commercializzazione di trattamenti che rappresentino la scienza più promettente in oncologia».

Evoluzione nelle opzioni di trattamento del tumore del pancreas metastatico

Le opzioni di trattamento disponibili per il tumore al pancreas sono limitate. La terapia a base di gemcitabina è comunemente usata come trattamento di prima linea per i pazienti con malattia metastatica o malattia localmente avanzata non trattabili mediante chirurgia.

«Il peso del carcinoma pancreatico per i pazienti, le loro famiglie e gli operatori sanitari è enorme e le opzioni di trattamento disponibili, in particolare per coloro che si trovano in fase metastatica, non si sono sostanzialmente evolute per decenni – ha detto Alfredo Carrato, MD, professore di Oncologia Medica presso Alcala Università e direttore del Dipartimento di Oncologia medica presso Ramon y Cajal University Hospital di Madrid, Spagna. – Con questa approvazione, abbiamo il primo e unico trattamento in formulazione liposomiale pegilata approvato per l’adenocarcinoma metastatico dopo la terapia a base di gemcitabina, una opzione che può migliorare la sopravvivenza dei pazienti. Si tratta di un importante passo avanti per il settore dell’oncologia e per la vita di coloro che sono colpiti da cancro al pancreas».

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Aggiornamento del RCP di pembrolizumab per il carcinoma polmonare

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L’aggiornamento del RCP di pembrolizumab per il carcinoma polmonare approvato dalla FDA riguarda il trattamento in prima linea di pazienti con carcinoma del polmone non a piccole cellule (NSCLC) in fase metastatica, EGFR negativi o ALK non traslocati, con elevata espressione di PD-L1.

Pembrolizumab, terapia anti-PD-1 approvata in prima linea per il trattamento del NSCLC, ha mostrato una riduzione del rischio di progressione del 50% e del rischio di morte del 40% rispetto alla chemioterapia.

L'FDA approva l'aggiornamento del RCP di pembrolizumab per il carcinoma polmonare metastatico, EGFR negativo o ALK non traslocato con elevata espressione di PD-L1
L’FDA approva l’aggiornamento del RCP di pembrolizumab per il carcinoma polmonare metastatico, EGFR negativo o ALK non traslocato con elevata espressione di PD-L1

MSD ha annunciato che l’FDA ha approvato pembrolizumab (Keytruda®) per il trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma del polmone non a piccole cellule (NSCLC) in fase metastatica, le cui cellule tumorali, sulla base di un test approvato dall’ FDA, esprimano ≥50% di PD-L1 e che non abbiano mutazioni EGFR o traslocazione di ALK.

Con questa nuova indicazione, pembrolizumab è attualmente l’unica terapia anti-PD-1 ad essere approvata in prima linea in questo setting di pazienti.

Le motivazioni dell’approvazione della FDA all’aggiornamento del RCP di pembrolizumab

L’FDA ha approvato un aggiornamento del Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) per includere dati provenienti dallo studio KEYNOTE-010  che ha esaminato pembrolizumab in un setting di seconda linea e oltre, per i pazienti con NSCLC in fase metastatica progrediti a una precedente chemioterapia a base di platino, i cui tumori, sulla base di un test approvato dall’FDA, esprimano PD-L-1.

I pazienti con mutazioni EGFR o ALK possono ricevere pembrolizumab solo se è presente progressione della malattia a seguito di una terapia approvata per queste specifiche mutazioni.

Nel carcinoma del polmone non a piccole cellule in fase metastatica pembrolizumab è approvato alla dose fissa di 200 mg ogni tre settimane fino a progressione della malattia, tossicità inaccettabile o fino a 24 mesi in pazienti senza progressione di malattia.

«Pembrolizumab migliora la sopravvivenza, rispetto alla chemioterapia tradizionale, in pazienti con carcinoma del polmone non a piccole cellule i cui tumori esprimono alti livelli di PD-L1 – ha dichiarato Roger M. Perlmutter, M.D., Ph.D, presidente Merck Research Laboratories. – L’approvazione di pembrolizumab in prima linea potrà cambiare lo scenario terapeutico per questi pazienti».

«Con questa nuova indicazione, pembrolizumab ora può essere un trattamento di prima scelta al posto della chemioterapia per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico con alti livelli di PD-L1 – ha affermato Roy S. Herbst, MD, PhD, professore di medicina e capo dell’oncologia medica dello Yale Cancer Center e dello Smilow Cancer Hospital a Yale New Haven. – Questi dati ribadiscono l’importanza dei test per l’espressione di PD-L1 nel carcinoma polmonare non a piccole cellule al fine di identificare quei pazienti che hanno maggiori probabilità di trarre beneficio dal trattamento con pembrolizumab».

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Il futuro dell’innovazione. Impianto pilota per sperimentare nuove tecnologie

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La quarta rivoluzione industriale, come ormai è noto, sta modificando processi, prodotti, modi, tempi e dinamiche del lavoro. La manifattura, motore economico del nostro Paese, deve oggi confrontarsi con questo cambiamento, nuove sfide e opportunità.

In questo contesto si inserisce il workshop “Il futuro dell’automazione. Lavoro e innovazione sociale nella rivoluzione industriale“, organizzato da E.R.-AMIAT con il contributo dell’Associazione Amici del Museo del Patrimonio industriale, che ha avuto luogo il 25 ottobre presso il Museo del Patrimonio Industriale di Bologna.

proposta di E.R.-AMIAT di creare un impianto pilota per sperimentare nuove tecnologie
Nel workshop del 25 ottobre la proposta di E.R.-AMIAT di creare un impianto pilota per sperimentare nuove tecnologie e processi connessi con la rivoluzione digitale dell’industria

Un incontro con esponenti della politica e dell’impresa, grandi aziende e subfornitura per presentare la proposta di E.R.-AMIAT (Emilia-Romagna Advanced Mechanics and Industrial Automation Technology) di creare un impianto pilota per sperimentare nuove tecnologie e processi connessi con la rivoluzione digitale dell’industria.

Nuove tecnologie per un sistema industriale più competitivo

«Non è la digitalizzazione della manifattura a rendere più competitivo un sistema industriale, ma la corretta introduzione delle nuove tecnologie per far crescere insieme le imprese maggiori e le imprese di subfornitura», afferma Daniele Vacchi, segretario generale di E.R.-AMIAT, che da anni lavora a stretto contatto con le istituzioni europee per definire e strutturare le strategie di un’industria europea in continuo mutamento.

L’impianto pilota sarà gestito dalle imprese maggiori in collaborazione con le PMI e la subfornitura coinvolte più direttamente nei processi innovativi. Si tratta dell’unica strada per far compiere il salto evolutivo al distretto emiliano-romagnolo dell’automazione industriale

L’evento al quale hanno partecipato, tra gli altri, Luca Tomesani, Università di Bologna, Massimo Casalboni, Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna, Silvano Bertini, Assessorato alle Attività Produttive della Regione Emilia-Romagna, Stefano Firpo, Ministero dello Sviluppo Economico, e le più grandi aziende del distretto emiliano-romagnolo, rappresenta anche l’occasione per presentare il piano d’azione Industria 4.0 nazionale e regionale, le risposte che stanno arrivando dall’Europa e infine la proposta che il distretto industriale emiliano-romagnolo sta portando avanti in Europa attraverso l’associazione E.R.-AMIAT muovendosi tra innovazione digitale e innovazione sociale, facendosi dunque promotore di alcuni dei valori fondamentali che animano lo spirito imprenditoriale del territorio.

E.R.-AMIAT

Emilia-Romagna Advanced Mechanics and Industrial Automation Technology (E.R.-AMIAT) è un’associazione internazionale senza fini di lucro nata con l’obiettivo di rappresentare le aziende emiliano-romagnole in quanto portavoce in Europa delle necessità del territorio per lo sviluppo competitivo del tessuto industriale. Raggruppa aziende leader nel settore dell’automazione industriale come G.D, IMA, Marposs, Pelliconi & C., Sacmi Imola, Scm Group, Sil.Mac., Isanik, Studio Alfa, Poggipolini, System Group, Tiber Pack, Tmc Tissue Machinery Company che insieme generano un fatturato di oltre 5 miliardi di euro con circa 16.000 dipendenti.

Associazione Amici del Museo del Patrimonio Industriale

L’Associazione Amici del Museo del Patrimonio Industriale nasce nel 1997 come ONLUS, per consolidare la cultura d’impresa e il profondo legame tra realtà produttiva e mondo della formazione attraverso la promozione del progetto culturale del Museo del Patrimonio Industriale di Bologna. Raggruppa una settantina tra le più significative realtà aziendali del territorio ed è sostenuta da industrie, imprenditori, fondazioni e associazioni di categoria. L’Associazione, attraverso la collaborazione tra piccole e medie imprese, supporta il Museo del Patrimonio Industriale e promuove azioni di sviluppo e innovazione a sostegno della cultura storico industriale e per la valorizzazione dei saperi tecnico-scientifici.

Cladribina per la sclerosi multipla, dati su sicurezza ed efficacia

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Merck ha presentato i dati su sicurezza ed efficacia di Cladribina per la sclerosi multipla al 47° Congresso della Società Italiana di Neurologia a Venezia.

Cladribina per la sclerosi multipla, dati su sicurezza ed efficacia

I dati sono stati presentati nel Simposio satellite “Il futuro della sclerosi multipla: evidenze e prospettive”, moderato da:

  • Giancarlo Comi, direttore del Dipartimento di Neurologia Sperimentale IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e principale ricercatore degli studi di fase III CLARITY, estensione dello studio CLARITY e studio ORACLE-MS
  • Maria Trojano, direttore del Dipartimento di Neurologia, Università degli Studi di Bari.

Cladribina compresse

Cladribina compresse è un pro-farmaco costituito da una piccola molecola di sintesi che agisce in modo selettivo sui linfociti, ritenuti parte integrante del processo patologico della sclerosi multipla.

Attualmente Cladribina compresse è in fase di sperimentazione clinica per il trattamento della SM recidivante-remittente. Non è approvata in alcuna condizione negli Stati Uniti, in Canada e in Europa. Qui è in attesa di autorizzazione all’immissione in commercio da parte dell’EMA.

Se approvata, avrà uno schema posologico che prevede due brevi cicli di trattamento in 2 anni.

Cladribina compresse, presenta un profilo di sicurezza caratterizzato su più di 10.000 pazienti-anno.

I risultati degli studi clinici su cladribina per la sclerosi multipla presentati al Simposio

I risultati, ottenuti dallo studio di fase III CLARITY, dall’estensione dello studio CLARITY e dallo studio open-label di mantenimento della fase III dell’ORACLE-MS, hanno dimostrato una efficacia a lungo termine di cladribina compresse nei pazienti con sclerosi multipla (SM).

Lo studio CLARITY e l’estensione dello studio CLARITY hanno confermato che 20 giorni di dosaggio orale nel corso di 2 anni sono stati efficaci nella riduzione della frequenza delle ricadute e nel rallentare la progressione della disabilità fino a 4 anni.

«I risultati che abbiamo illustrato evidenziano come i benefici clinici di cladribina compresse possano essere mantenuti nella maggior parte dei pazienti per altri 2 anni senza la necessità di ulteriori somministrazioni» – ha dichiarato Giancarlo Comi.

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Lurbinectedina per il carcinoma ovarico platino-resistente

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PharmaMar ha annunciato che il reclutamento dei pazienti per lo studio CORAIL con lurbinectedina (PM1183) per il trattamento del carcinoma ovarico platino-resistente è stato completato con successo.

È stato completato il reclutamento dei pazienti per lo studio CORAIL su lurbinectedina per il carcinoma ovarico platino-resistente
È stato completato il reclutamento dei pazienti per lo studio CORAIL su lurbinectedina per il carcinoma ovarico platino-resistente

Lo studio CORAIL su lurbinectedina per il carcinoma ovarico platino-resistente

Lo studio randomizzato, cardine di fase III CORAIL valuta l’efficacia di PM1183 rispetto a topotecano o a doxorubicina liposomiale pegilata, standard di cura per questa patologia.

443 pazienti di oltre 100 ospedali in Europa e Stati Uniti sono stati inclusi nello studio.

Arturo Soto, direttore del reparto clinico dell’unità operativa oncologica PharmaMar, spiega:

«Lo studio è stato completato tre mesi prima del previsto, il che riflette l’interesse nel farmaco e nello studio, e anche la necessità degli sperimentatori di una nuova alternativa terapeutica per questi pazienti».

Lurbinectedina (PM1183)

PM1183 è un composto in corso di studio. È un inibitore dell’RNA polimerasi II. Questo enzima è essenziale per il processo di trascrizione, che risulta sovrattivato nei tumori con addiction trascrizionale.

L’efficacia antitumorale della lurbinectedina è in corso di valutazione in vari tipi di tumori solidi:

  • uno studio clinico di fase III sul carcinoma ovarico platino-resistente,
  • uno studio clinico di fase II sul carcinoma mammario metastatico associato a BRCA1 e BRCA2,
  • uno studio di fase III sul carcinoma polmonare a piccole cellule.  

Informazioni sul carcinoma ovarico  

I dati dell’International Agency for Research on Cancer indicano che, tra i tumori ginecologici, il carcinoma ovarico è la seconda forma più comune di cancro e la prima per indice di mortalità.

Secondo la American Cancer Society, la maggior parte delle pazienti con carcinoma ovarico giungono a diagnosi con malattia già in fase avanzata e diffusa.

All’intervento di citoriduzione, finalizzato all’escissione della maggior parte del tumore, fa solitamente seguito la chemioterapia. Tuttavia, circa l’80% delle donne sottoposte a trattamento con platino o con un taxano vanno incontro a recidiva e possono beneficiare di diverse alternative terapeutiche. (Ann Oncol (2013) 24 (suppl 10):x69-x76.doi: 10.1093/annonc/mdt475).

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Bronchiolite e virus respiratorio sinciziale

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La bronchiolite è una malattia infettiva acuta delle vie aeree inferiori, altamente contagiosa. È caratterizzata, prevalentemente, da edema e muco delle vie aeree.

La bronchiolite è una malattia delle vie aeree inferiori. Il 75% dei casi di bronchiolite è causato dal dal virus respiratorio sinciziale
La bronchiolite è una malattia delle vie aeree inferiori. Il 75% dei casi di bronchiolite è causato dal dal virus respiratorio sinciziale

La sua più alta incidenza avviene nei mesi invernali tra novembre e marzo.

È nota la correlazione tra infezioni da RSV nella prima infanzia e successivo sviluppo di wheezing ricorrente e asma in età adulta.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno nel mondo si osservano 150 milioni di nuovi casi di bronchiolite. Il 75% di essi è dovuto al Virus Respiratorio Sinciziale (RSV).

Circa il 70% dei bambini nel mondo contrae l’infezione da RSV nel primo anno di vita. Nei Paesi in via di sviluppo è la seconda causa di mortalità dopo la malaria.

Il tasso di ospedalizzazione per bronchiolite è aumentato negli ultimi 10 anni sfiorando il 3%. Sono colpiti soprattutto bambini nati pretermine e quelli con patologie associate. La co-morbitità riguarda prevalentemente fibrosi cistica, malattie neuromuscolari, immunodeficienza, malattia cardiaca o respiratoria di base.

Il 35° Congresso Nazionale di Antibioticoterapia in età pediatrica tenutosi a Milano dal 19 al 21 ottobre 2016 ha trattato il tema del VRS e delle infezioni ad esso correlate in ambito pediatrico, con aggiornamenti su:

  • attuali strategie vaccinali
  • vaccini in sviluppo anche per le donne in gravidanza, bambini, adulti e anziani
  • nuovi trattamenti antivirali.

«Nei casi di bronchiolite – sostiene Susanna Esposito, presidente del Congresso, direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura del Policlinico dell’Università degli Studi di Milano e presidente WAidid, Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici –  le opzioni terapeutiche raccomandate sono, ad oggi, limitate. Non trovano indicazione i corticosteroidi, il ruolo dei beta2-stimolanti è dibattuto e l’effetto dell’adrenalina è controverso. Pertanto, le linee guida internazionali suggeriscono che il trattamento primario rimanga in gran parte sintomatico con la somministrazione di liquidi e di ossigeno, se necessario, ed eventualmente con un tentativo di terapia con broncodilatatori (salbutamolo o epinefrina)».

«Inoltre – continua Susanna Esposito – iniziare in tempo un trattamento efficace, come può essere quello con soluzione salina ipertonica, potrebbe temporaneamente contribuire a migliorare il muco ostruente e l’edema delle vie aeree e, di conseguenza, i sintomi respiratori del bambino. Gli antibiotici non sono raccomandati per la bronchiolite a meno che non vi sia sospetto di complicazioni come la polmonite batterica secondaria».

Misure preventive contro il virus respiratorio sinciziale

Lo sviluppo di misure preventive efficaci passa attraverso il perfezionamento di un vaccino sicuro e immunogenico contro il RSV.

Attualmente, la nuova frontiera della vaccinazione anti-RSV è rappresentata dallo sviluppo di:

  • vaccini vivi attenuati
  • vaccini inattivati a subunità.

«I vaccini a base di virus vivo attenuato – prosegue Susanna Esposito – rappresentano un’opzione preventiva estremamente attraente, poiché permettono di ovviare alla problematica dell’instabilità connessa ai vaccini anti-RSV. Tuttavia si rendono necessari ulteriori studi per ottenere il giusto profilo di immunogenicità e sicurezza soprattutto nella prima infanzia. Un differente filone di ricerca, poi, si sta dedicando allo sviluppo di vaccini a subunità virali per l’immunizzazione delle donne in gravidanza. Riguardo, infine, le nuove terapie antivirali, sono attualmente in corso diversi studi clinici nel bambino dei primi mesi di vita per valutare l’efficacia di alcune molecole con effetto antivirale con l’obiettivo di arrivare ad una terapia specifica per le infezioni sostenute da RSV».

A oggi, l’unica strategia preventiva approvata è l’immunoprofilassi passiva con Palivizumab, indicata in bambini a elevato rischio di contrarre l’infezione. Questa categoria di pazienti, tuttavia, incide in minima parte sul totale delle infezioni e delle ospedalizzazioni da RSV.