UPS® ha annunciato la prossima realizzazione di un nuovo centro di distribuzione dedicato al settore healthcare a Roermond (Paesi Bassi) per far fronte alla crescente domanda. La nuova struttura avrà una superficie di circa 28.000 metri quadrati e offrirà 41.000 posti pallet, creando 200 posti di lavoro.
UPS realizza nei Paesi Bassi una nuova struttura dedicata ai servizi healthcare
La struttura di Roermond, il cui completamento è previsto per gennaio 2016, rientra nel piano di espansione di UPS in Europa. Grazie alla sua vicinanza all’hub aereo europeo di UPS presso l’aeroporto di Colonia-Bonn in Germania, consente tempi di transito brevi, rendendo disponibili anche servizi di consegna il giorno successivo o nell’arco di due giorni verso destinazioni globali.
«Questa terza struttura dedicata all’healthcare nell’area cruciale per la logistica e i trasporti di Limburgo, rafforza significativamente la capacità del campus distributivo europeo di UPS» ha dichiarato Harld Peters, presidente di UPS West Europe. «La struttura permette ai mittenti di soddisfare gli standard internazionali di qualità in ambito healthcare e di servire un’ampia base clienti, sia direttamente attraverso il network globale di trasporto espresso di UPS che attraverso le strutture satellite di UPS negli altri paesi europei, quali Spagna, Italia, Polonia o Ungheria».
La nuova struttura, che sarà conforme alle linee guida europee sulla buona pratica di distribuzione dei medicinali (Good Distribution Practice) e autorizzata dal Ministero della Salute olandese, offrirà servizi di gestione delle scorte, stoccaggio di prodotti termosensibili e controllo qualità, con una connessione diretta via feeder con l’hub aereo di UPS presso l’aeroporto di Colonia-Bonn. Inoltre, il nuovo centro amplierà ulteriormente il network di distribuzione globale di UPS in ambito healthcare che attualmente conta oltre 50 siti tra Europa, Asia-Pacifico, Stati Uniti e America latina.
Aegate è stata nominata dall’Organizzazione Europea di Verifica dei Medicinali (EMVO- European Medicines Verification Organisation) fornitore ufficiale di servizi avanzati per l’autenticazione dei farmaci in ogni Paese europeo.
Aegate selezionata come fornitore di servizi per implementare l’autenticazione dei farmaci in Europa
Il servizio di Aegate garantirà un sistema nazionale “end-to-end” per l’autenticazione dei farmaci al punto di dispensazione, assicurando così la massima sicurezza del paziente fino all’ultimo punto della filiera farmaceutica.
Entro tre anni, la Direttiva Europea sui medicinali contraffatti sarà legge e tutte le farmacie in Europa dovranno adeguarsi attivando un software di autenticazione che soddisfi i requisiti legislativi. Con 7 anni di esperienza nel settore, in diversi Paesi europei, Aegate è nella posizione ideale per guidare questa attività.
Supportata a livello internazionale da produttori di farmaci e farmacisti, Aegate è un’azienda europea con sedi in tutta Europa. La missione dell’azienda è proteggere i pazienti da medicinali scaduti, falsificati, o richiamati. Aegate si avvale di un sistema per verificare, in tempo reale, l’autenticità delle medicine. Il sistema opera senza soluzione di continuità dal produttore alla farmacia e soddisfa i requisiti della legislazione europea per i medicinali falsificati. La rete Aegate supporta inoltre servizi di messaggistica che forniscono informazioni aggiuntive per il farmacista nel punto di erogazione, come la consulenza sulla regolamentazione o su tematiche legate alla sicurezza dei farmaci, l’educazione del paziente o le informazioni sull’aderenza alle terapie.
Nel corso del Consiglio dei ministri della Salute (Epsco) dell’Unione europea, tenutosi a Lussemburgo il 19 giugno, è passato il testo – presentato dalla presidenza lettone – di due proposte italiane che rivoluzionano il regolamento sui dispositivi medici e i dispositivi medico-diagnostici in vitro. «Erano 20 anni – fa sapere il Ministero della salute – che il quadro normativo dei dispositivi medici non veniva cambiato, sommando moltissime critiche come è successo, per esempio, per il caso “Poly Implant Prothèse Pip” che riguarda l’uso del silicone industriale anziché di grado medico per la produzione delle protesi mammarie, il che ha messo a rischio la salute di migliaia di donne».
Nuovo regolamento sui dispositivi medici e i dispositivi medico-diagnostici in vitro
«Le nuove regole – dice il Ministero – garantiscono un più elevato livello di sicurezza a beneficio dei pazienti, dei consumatori e degli operatori sanitari a livello europeo; aumenta anche la disponibilità dei dispositivi medici, la tempestività nella loro erogazione e la garanzia di una maggiore competitività».
La proposta italiana – predisposta nel dicembre scorso e costituita da più di 90 articoli, più svariati allegati tecnici – ha formato un documento di mille pagine su quale si è cementato l’accordo degli Stati membri.
Dal canto suo, Assobiomedica– l’Associazione di Confindustria che rappresenta le imprese di dispositivi medici – nell’apprezzare il lavoro di mediazione fatto dal Ministero della Salute italiano nel semestre di Presidenza Ue, che ha permesso di far passare i due provvedimenti sul Nuovo Regolamento sui dispositivi medici e i dispositivi medico-diagnostici in vitro – afferma che: «Il cammino resta però lungo e rimangono dubbi e perplessità soprattutto su alcuni aspetti, come lo scrutiny e il reprocessing dei medical device».
«Nato per migliorare la sicurezza dei prodotti il nuovo regolamento sui dispositivi medici, contiene infatti alcuni aspetti critici – continua Assobiomedica – che rischiano di minare la sicurezza dei pazienti e l’accesso dell’innovazione sul mercato. I dispositivi medici monouso, come cateteri, protesi e pacemaker diventerebbero infatti riprocessabili, ovvero riutilizzabili per altri pazienti perdendo il principio per cui nascono: la sicurezza, la facilità d’uso e la prevenzione di contaminazioni. Nel caso diventasse infatti possibile il riprocessamento dei dispositivi monouso coloro che se ne occuperebbero – ospedali, aziende private – dovrebbero essere in grado di soddisfare tutti gli obblighi imposti ai fabbricanti e dovrebbero assumersi le relative responsabilità, anche in sede civile e penale, perché il ricondizionamento è assimilabile a una vera e propria fabbricazione. Inoltre, il provvedimento sullo scrutiny, che prevede controlli aggiuntivi da parte di un panel indipendente di esperti per i dispositivi impiantabili e di classe III, rischia di rendere il processo di immissione dei prodotti sul mercato troppo lento rispetto alla velocità di innovazione dei dispositivi bloccando l’accesso sul mercato dei prodotti di ultima generazione, senza però elevare in alcun modo il livello di sicurezza».
Stevanato Group, specializzato nella produzione di packaging farmaceutico primario in vetro, nella tecnologia per lo sviluppo di macchinari per la trasformazione del tubo vetro e sistemi di ispezione per l’industria farmaceutica, fa sapere di aver chiuso il primo trimestre 2015 con un fatturato consolidato di 69,8 milioni di euro, in crescita del 22,5% rispetto allo stesso periodo del 2014, e un EBITDA di 18,4 milioni di euro.
La famiglia Stevanato: da sinistra Franco, Sergio e Marco Stevanato
«Continuiamo a crescere secondo le previsioni in maniera organica e omogenea su tutti i mercati in cui operiamo – commenta Franco Stevanato, Amministratore Delegato del Gruppo. – Nel settore dei contenitori in vetro ad uso farmaceutico, che rappresenta il nostro core business, in questo primo trimestre dell’anno abbiamo registrato le migliori performance sul mercato Europeo, in Nord America e in Asia Pacific. In quest’area stiamo espandendo il business grazie anche allo stabilimento produttivo cinese di Zhangjiagang, dove attualmente siamo operativi con 7 linee produttive. Nei primi tre mesi di quest’anno abbiamo inoltre incrementato ulteriormente la profittabilità a livello consolidato, con un EBITDA che ha registrato un aumento del 34,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ciò evidenzia non solo che siamo riusciti ad essere più produttivi, ma che stiamo diventando una struttura sempre più efficiente, con una crescita del margine superiore a quella del fatturato».
Il Gruppo
Oggi Stevanato Group, che conta oltre 2.100 dipendenti e 7 stabilimenti produttivi, realizza più del 90% del fatturato sui mercati esteri, commercializzando i suoi prodotti in 150 Paesi del mondo attraverso un processo di internazionalizzazione molto spinto, sia per quanto riguarda la copertura del mercato che l’espansione della capacità produttiva, per servire i mercati farmaceutici localmente con lo stesso livello qualitativo e la stessa strategia di supporto al cliente. Frutto di questa filosofia, sono gli stabilimenti che il Gruppo ha acquisito e ha costruito in 5 Paesi. Oltre agli impianti di Piombino Dese e di Latina in Italia, il Gruppo è presente con propri siti produttivi in Danimarca, in Slovacchia, in Messico e in Cina.
Oltre alla focalizzazione su un processo di internazionalizzazione funzionale alla crescita, il Gruppo ha attuato uno sviluppo molto spinto nella realizzazione di prodotti ad alto valore aggiunto per passare dalla produzione del componente avanzato a quella del sistema completo per la somministrazione di farmaci iniettabili. Stevanato Group si è infatti strutturato con due diversi team,che si occupano rispettivamente di innovazione e di ricerca e sviluppo di prodotto e di processo. Inoltre ha attivato un percorso di acquisizioni mirate per posizionare le proprie attività nella fascia più alta della catena del valore aggiunto verso un sistema totalmente integrato.
Nella settimana dal 9 al 16 giugno, il Ministero della salute, l’AIFA, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute – Nas hanno condotto anche quest’anno, parallelamente a controlli e sequestri di farmaci sul territorio, un’operazione congiunta finalizzata al contrasto del commercio illegale di farmaci e di dispositivi medici veicolati a mezzo internet nelle principali sedi doganali del nostro Paese.
Le attività di controllo sulle spedizioni di farmaci dirette in Italia, effettuate dal 9 al 16 giugno presso i principali porti e aeroporti, hanno portato al sequestro di oltre 90.000 unità di farmaci illegali o falsi
L’attività – fa sapere l’Aifa – si è svolta nell’ambito di una più vasta operazione internazionale, coordinata da Interpol, che ha visto impegnati oltre 115 Paesi appartenenti all’Organizzazione Mondiale delle Dogane.
Nel corso dei controlli mirati, effettuati nei principali porti e aeroporti italiani, sono state ispezionate centinaia di spedizioni dirette in Italia contenenti farmaci. Oltre 93.000, complessivamente, le unità di farmaco sequestrate tra fiale, compresse e capsule, per un controvalore che supera il mezzo milione di euro.
I sequestri realizzati nel 2014, nel corso della medesima operazione, ammontavano invece a 30.000 unità.
Tali cifre, che sono in linea con i risultati degli altri Paesi partecipanti, dimostrano in maniera evidente come il fenomeno del commercio illegale di farmaci sia in grande crescita anche nel nostro Paese.
I prodotti per il trattamento delle disfunzioni erettili continuano indubbiamente a rappresentare la tipologia di prodotto illegale o falsificato maggiormente diffuso (64.714 unità bloccate); tuttavia è altrettanto evidente che la vendita illegale coinvolge sempre più anche prodotti appartenenti ad altre categorie terapeutiche, come per esempio quelli per la perdita di peso (3.849 unità bloccate), farmaci per il trattamento di problematiche psichiatriche o del sistema nervoso (3.616 unità bloccate).
«Questi risultati sono indubbiamente molto preoccupanti – dichiara il direttore generale dell’Aifa Luca Pani – quantitativi così significativi testimoniano che è in crescita il numero di pazienti italiani che acquista prodotti non controllati, esponendosi in tal modo al pericolo di assumere prodotti che, nell’ipotesi più ottimistica, sono inefficaci, ma che, in altri casi, possono determinare nel medio periodo effetti molti gravi. Nell’ultimo anno sono stati diversi infatti i casi di decesso riportati sulle pagine di cronaca nazionali e internazionali, dovuti all’assunzione di farmaci acquistati attraverso canali non controllati. Continua purtroppo ad essere scarsa la consapevolezza dei consumatori su questo tema, proprio per questo nell’ambito di un progetto finanziato dall’Europa, l’AIFA sta realizzando con altri partner italiani e stranieri AIFA una campagna mirata a sensibilizzare i consumatori sui rischi per la salute. Questo perché è senz’altro importante proseguire nelle attività di contrasto alla vendita illegale portata avanti quotidianamente in collaborazione con dogane e forze di polizia come i Carabinieri NAS, ma è altrettanto importante informare i consumatori”.
Daiichi Sankyo annuncia l’avvio di Hokusai-VTE Cancer, uno studio internazionale che valuterà l’efficacia e la sicurezza di edoxaban, inibitore orale selettivo del fattore Xa, in monosomministrazione giornaliera, per il trattamento del tromboembolismo venoso (TEV) associato a cancro (diverso da carcinoma della pelle a cellule basali o squamose), in pazienti per cui è previsto un trattamento a lungo termine con eparina a basso peso molecolare.
Saranno valutate l’efficacia e la sicurezza di edoxaban per il trattamento del tromboembolismo venoso associato a cancro
Lo scopo dello studio è valutare, nei pazienti malati di cancro, edoxaban rispetto a dalteparina nella prevenzione delle recidive di TEV o di sanguinamenti maggiori a seguito di una trombosi venosa profonda (TVP) o embolia polmonare (EP).
L’arruolamento è appena iniziato e coinvolgerà 1.000 pazienti nei centri clinici di 13 Paesi distribuiti tra Nord America, Europa, Australia e Nuova Zelanda.
«Il tromboembolismo venoso è una delle maggiori cause di morbilità e mortalità nei pazienti affetti da cancro, con un’incidenza annuale che può salire al 20 per cento, a seconda del tipo di cancro, del background di rischio e del tempo trascorso dalla diagnosi. Rispetto a coloro che non ne sono affetti, i pazienti con cancro sottoposti a chemioterapia vanno incontro ad un rischio da 4 a 7 volte maggiore di sviluppare TEV – dichiara Gary Raskob, ricercatore e professore di Epidemiologia e Medicina all’Health Sciences Center dell’Università dell’Oklahoma – Questo trial ci consentirà una più profonda comprensione dell’efficacia e sicurezza di edoxaban rispetto agli attuali standard di cura riservati a questo tipo di pazienti.»
Hokusai-VTE Cancer è un trial internazionale, prospettico, randomizzato, in aperto con endpoint in cieco, il cui scopo principale è confrontare edoxaban con la dalteparina, nella prevenzione delle recidive di TEV o di sanguinamenti maggiori in pazienti oncologici affetti da tromboembolismo venoso. Altri obiettivi dello studio andranno a valutare gli effetti del trattamento sulle recidive di TEV, i sanguinamenti clinicamente rilevanti, la sopravvivenza libera da eventi (la proporzione di soggetti che nel tempo non presentano recidive di TEV) e la mortalità. I pazienti, dopo trattamento per almeno 5 giorni con eparina a basso peso molecolare, saranno randomizzati per ricevere 60 mg di edoxaban in monosomministrazione giornaliera (ridotti a 30 mg per pazienti con clearance di creatinina [CrCL] 30-50 ml/min, peso corporeo uguale o inferiore a 60 kg, o uso concomitante di inibitori della glicoproteina P), o dalteparina SC 200 IU/kg in monosomministrazione giornaliera per 30 giorni, seguiti da 150 IU/kg una volta al giorno fino alla fine dello studio, che ha una durata totale di 12 mesi.
La definizione di tromboembolismo venoso include la trombosi venosa profonda e l’embolia polmonare. La prima è una patologia causata da un coagulo di sangue nelle vene profonde solitamente di gambe, cosce o pelvi, ma anche di altri distretti del corpo; l’embolia polmonare si verifica invece quando una parte del coagulo si distacca e raggiunge i polmoni, causando una condizione potenzialmente fatale. Il TEV è una delle maggiori cause di morbilità e mortalità nel mondo e nei pazienti affetti da cancro, i quali presentano fattori di rischio multipli, soprattutto se sottoposti a chemioterapia. Inoltre, i pazienti oncologici con TEV associato hanno una sopravvivenza inferiore rispetto a coloro che non ne soffrono.
Edoxaban è attualmente commercializzato in Giappone, Stati Uniti e Svizzera. In Europa ha recentemente ricevuto parere positivo dal Comitato per i Medicinali ad Uso Umano dell’EMA.
Sanofi Pasteur MSD annuncia la disponibilità in Francia del vaccino anti Herpes zoster Zostavax® per la prevenzione dell’Herpes zoster (o Fuoco di Sant’Antonio) e della sua complicanza più comune, il dolore neuropatico cronico (nevralgia posterpetica o PHN).
Vaccino anti Herpes zoster Zostavax raccomandato e rimborsato a tutti i francesi tra i 65 e i 74 anni
Zostavax è raccomandato e sarà rimborsato a livello nazionale in Francia per tutti gli adulti di età compresa tra i 65 e i 74 anni. È previsto, inoltre, un catch-up per gli adulti in età 75-79 anni fino alla fine del mese di febbraio 2017.
Dopo il Regno Unito, la Francia è il secondo paese in Europa che implementa la vaccinazione anti Herpes zoster a livello nazionale.
L’Herpes zoster o Fuoco di Sant’Antonio è causato dalla riattivazione dello stesso virus responsabile della varicella, il virus varicella zoster (VZV) che rimane silente nel sistema nervoso dopo la guarigione dalla varicella. Essendo la varicella molto comune in Europa, circa il 95% degli adulti ha già il virus ed è, quindi, a rischio di sviluppare l’Herpes Zoster con l’aumentare dell’età. La nevralgia post erpetica o PHN, la complicanza più comune dell’Herpes zoster, è un dolore neuropatico persistente nell’area del rash da zoster dopo la guarigione dell’eruzione cutanea. Esso può durare settimane, mesi e anche anni e la sua gestione risulta insoddisfacente e complessa, soprattutto negli anziani. Analogamente all’Herpes zoster, il rischio di sviluppare la nevralgia post erpetica aumenta con l’età e due terzi dei casi di PHN si verifica in adulti dai 65 anni in su.
Più di 27 milioni sono le dosi di Zostavax distribuite in tutto il mondo dal 2006; la vaccinazione rappresenta l’unica misura preventiva attualmente disponibile contro l’Herpes zoster e la PHN. Il vaccino è autorizzato in Europa per l’immunizzazione degli adulti sopra i 50 anni ed è somministrato con una singola iniezione. Il profilo di efficacia e sicurezza dimostrato dal vaccino negli studi clinici è confermato da nove anni di esperienza e dati real life.
Sanofi Pasteur MSD ha annunciato che la Commissione Europea ha autorizzato la commercializzazione per Gardasil® 9, vaccino anti HPV 9-valente.
La Commissione Europea ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio per Gardasil 9, vaccino anti HPV 9-valente
Gardasil9 è un vaccino 9-valente contro il papillomavirus umano HPV per l’immunizzazione attiva di maschi e femmine a partire dal nono anno di età contro le lesioni precancerose e i tumori che colpiscono il collo dell’utero, la vulva, la vagina o l’ano e contro i condilomi genitali (condilomi acuminati) causati dai tipi di HPV contenuti nel vaccino. L’approvazione di Gardasil9 segue il parere positivo del Comitato Europeo per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’EMA concesso il 27 marzo 2015.
L’autorizzazione all’immissione in commercio è sostenuta da un programma clinico completo avviato nel 2007; sette studi hanno coinvolto più di 15.000 persone in 30 Paesi. Gardasil9 ha dimostrato di essere efficace nel prevenire il 97% delle lesioni di alto grado della cervice uterina, della vagina e della vulva causate dai 5 ulteriori tipi oncogeni di HPV (31, 33, 45, 52, 58). Inoltre, il vaccino ha dimostrato di indurre risposte anticorpali contro i tipi di HPV 6, 11, 16 e 18 risultate non inferiori al Gardasil®, il vaccino leader nella prevenzione dell’HPV.
Mentre le Autorità sanitarie nazionali stanno iniziando a prendere in considerazione il ruolo di questo nuovo vaccino nei loro programmi, la vaccinazione con i vaccini anti HPV esistenti associata agli screening rimane lo standard per proteggere la popolazione contro i tumori causati da HPV. È stato dimostrato che i vaccini anti HPV attualmente disponibili proteggono contro i due tipi di HPV più diffusi e aggressivi, HPV 16 e 18.
Il vaccino 9-valente anti HPV Gardasil9
Gardasil9 è il primo e unico vaccino anti HPV 9-valente per la protezione di femmine e maschi contro le malattie genitali e i cancri causati da 9 tipi del papillomavirus umano (6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52, 58), causa, nel mondo, di circa il 90% dei casi di cancro del collo dell’utero e di circa l’80% delle lesioni cervicali di alto grado (lesioni precancerose cervicali, definite come CIN 2, CIN 3 e AIS). Questi tipi di HPV sono anche causa dell’85-90% dei tumori vulvari HPV-correlati, dell’80-85% dei tumori vaginali HPV-correlati e del 90-95% dei casi di cancro anale HPV correlati. I tipi 6 e 11 di HPV provocano circa il 90% dei casi di condilomi genitali.
L’indicazione di Gardasil9 si basa su:
immunogenicità non inferiore tra Gardasil e Gardasil9 per i tipi di HPV 6, 11, 16 e 18 su ragazze e donne dai 9 ai 26 anni di età; di conseguenza, è possibile dedurre che l’efficacia di Gardasil9 contro l’infezione persistente e le malattie legate ai tipi di HPV 6, 11, 16, o 18 sia paragonabile a quella di Gardasil;
dimostrazione di efficacia contro l’infezione persistente e le malattie legate ai tipi di HPV 31, 33, 45, 52 e 58 nelle ragazze e donne dai 16 ai 26 anni di età;
dimostrazione di immunogenicità contro i tipi di HPV inclusi in GARDASIL®9 non inferiore su ragazzi e ragazze dai 9 ai 15 anni di età e uomini dai 16 ai 26 anni di età rispetto alle ragazze e donne tra i 16 e i 26 anni di età.
Gli studi clinici per Gardasil9 (7 trial di efficacia e / o di immunogenicità e sicurezza) stanno dimostrando l’efficacia contro i 5 ulteriori tipi di HPV, 31, 33, 45, 52 e 58, e contro i 4 originari tipi di HPV, 6, 11, 16, 18 attraverso l’immunobridging.
I dati di efficacia emersi nello studio pivotale sull’efficacia, immunogenicità e sicurezza che ha coinvolto più di 14.000 donne di età compresa tra i 16 e i 26 anni – P001 – sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine nel febbraio 2015. Gli obiettivi dello studio erano di dimostrare la non inferiore immunogenicità per i tipi di HPV 6, 11, 16 e 18 rispetto a Gardasil, dimostrare l’efficacia sulle malattie correlate ai tipi di HPV 31, 33, 45, 52 e 58, e valutare la tollerabilità del vaccino.
Nella popolazione dello studio di efficacia per-protocol (PPE), con un follow-up medio di 40 mesi, GARDASIL 9 ha dimostrato di essere:
– efficace per il 96,7% nel prevenire l’incidenza combinata di lesioni cervicali di alto grado e lesioni precancerose vaginali e vulvari causate dai 5 ulteriori tipi oncogeni di HPV (31,33,45,52,58);
– efficace per il 96,3% nel prevenire neoplasie epiteliali cervicali di alto grado, adenocarcinoma in situ e cancro cervicale causati dai 5 ulteriori tipi di HPV oncogeni (31,33,45,52,58);
– efficace per il 96,0% contro l’infezione da HPV persistente per sei mesi con tipi di HPV 31, 33, 45, 52, 58 nella popolazione di efficacia per-protocol;
– in grado di suscitare risposte anticorpali contro i tipi di HPV 6, 11, 16 e 18 non inferiori a Gardasil con quasi il 100% dei partecipanti sieroconvertiti ai 9 tipi di HPV un mese dopo la terza dose.
La sicurezza del vaccino anti HPV 9-valente è stata valutata in più di 15.000 soggetti negli studi clinici.
Il vaccino è stato generalmente ben tollerato.
Le reazioni avverse più comuni osservate con Gardasil9 erano reazioni avverse nel sito di iniezione (per l’84,8% dei vaccinati entro 5 giorni dopo ogni seduta di vaccinazione) e cefalea (per il 13,2% dei vaccinati entro 15 giorni successivi alla seduta vaccinale). Queste reazioni avverse sono state di solito di lieve o moderata intensità.
Roche ha annunciato che la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha concesso lo status di Breakthrough Therapy Designation (BTD – designazione di terapia fortemente innovativa) a tocilizumab per la sclerosi sistemica (SSc). Tale designazione è stata concepita al fine di accelerare lo sviluppo e la valutazione di medicinali destinati a curare patologie gravi e contribuire a garantirne l’accesso da parte dei pazienti nel più breve tempo possibile. Roche ha anche avviato uno studio globale di fase III nella SSc.
Roche riceve la Breakthrough Therapy Designation dalla FDA per tocilizumab nella sclerosi sistemica
Tocilizumabnell’ARprecoce
Tocilizumab ha dimostrato di fornire ai pazienti con AR una protezione dal danno articolare e di aiutarli a ottenere una migliore qualità della vita. La ricerca clinica ha dimostrato che un trattamento efficace durante la fase precoce della malattia può prevenire i danni irreversibili alle articolazioni e la disabilità a lungo termine. Nei pazienti che avevano ricevuto la diagnosi meno di un anno prima dell’arruolamento allo studio senza alcuna precedente terapia modificante la malattia all’anamnesi, tocilizumab ha quasi raddoppiato i tassi di remissione sostenuta (SR) con risultati comparabili come monoterapia e in combinazione. I tassi di SR erano dell’84% per tocilizumab in monoterapia, dell’86% per tocilizumab + metotressato (MTX) e del 44% per MTX in monoterapia. Il tempo mediano alla SR è stato osservato in poco più di due mesi: 9,9 settimane per tocilizumab + MTX e 12,7 settimane per tocilizumab in monoterapia (i risultati di MTX in monoterapia non erano misurabili). Il profilo di sicurezza è stato comparabile con i dati riportati precedentemente.
L’artrite idiopatica giovanile (AIG) colpisce circa 100 bambini su 100.000,10 di cui la AIGs, una forma grave e rara di artrite dell’infanzia, rappresenta il 10-20%. Lo studio di fase 3 TENDER ha dimostrato che il 97% dei pazienti ha ottenutoil 30% di miglioramento dei sintomi della malattia (AIG ACR30) e il 64% ha ottenuto un miglioramento del 90% (AIG ACR90). L’efficacia di tocilizumab è stata mantenuta fino alla settimana 260 (4,9 anni) senza alcuna variazione del profilo disicurezza osservato. Tocilizumab è l’unico agente approvato per il trattamento sia della AIGs, sia dell’artrite idiopatica giovanile poliarticolare (AIGp) in pazienti di età pari o superiore a due anni.
Tocilizumabnellasclerosisistemica(SSc)
La SSc è un disturbo cronico, raro, caratterizzato da anomalie dei vasi sanguigni, nonché da alterazioni degenerative e cicatricizzazione della cute, delle articolazioni e degli organi interni. L’incidenza della SSc è difficile da misurare, ma si stimache colpisca circa 2,5 milioni di persone nel mondo, e presenta la mortalità più elevata di qualsiasi altra malattia reumatica. Tocilizumab ha ottenuto lo status di BTD da parte della FDA sulla base dei dati dello studio di fase 2 faSScinate. Sebbene non si sia raggiunto l’endpoint primario di miglioramento nell’ispessimento della pelle a 24 settimane, valutato in base al punteggio Rodnan, si è osservata una tendenza significativa. In questa seconda parte dello studio, si è avuto un miglioramento continuo nell’ispessimento della pelle tra le settimane 24 e 48. Il profilo degli eventi avversi globale è risultato paragonabile fra entrambi i gruppi. La portata e la gravità dell’ispessimento della pelle sono correlate a peggioramento della malattia, incremento della disabilità e riduzione della sopravvivenza. Sulla base di questi risultati di fase 2 e della necessità incolmata dei pazienti con SSc per i quali non esistono opzioni terapeutiche modificanti la malattia approvate, Roche ha avviato uno studio multicentrico, globale, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, di fase III.
Tocilizumab
Tocilizumab è il primo anticorpo monoclonale umanizzato antagonista dell’interleuchina-6 (IL-6) approvato per l’uso in combinazione o senza metotressato, per il trattamento dell’AR da moderata a grave in pazienti adulti che hanno avuto una risposta inadeguata o sono intolleranti a una precedente terapia con uno o più DMARD o antagonisti del fattore di necrosi tumorale (TNF).
L’ampio programma di sviluppo clinico di tocilizumab include cinque studi clinici di fase III e ha arruolato più di 4.000 persone affette da AR in 41 paesi. Inoltre, lo studio di fase IV ADACTA ha dimostrato che la monoterapia con tocilizumab IV(ev) è superiore alla monoterapia con adalimumab nel ridurre i segni e i sintomi dell’artrite reumatoide in pazienti intolleranti all’MTX o pazienti per i quali il trattamento con MTX è stato considerato inefficace o inappropriato. Il profilo di sicurezzaglobale di entrambi i farmaci è risultato in linea con i dati riportati precedentemente. Questi dati sono stati riconosciuti nelle recenti raccomandazioni della European League Against Rheumatism per la gestione dell’AR, in cui tocilizumab viene raccomandato come biologico di prima linea e posto in evidenza per l’uso come monoterapia.
La formulazione di tocilizumab IV è anche approvata per il trattamento dell’artrite idiopatica giovanile poliarticolare (PJIA) e dell’artrite idiopatica giovanile sistemica (SJIA) attiva nei pazienti di età pari o superiore a due anni.
Tocilizumab fa parte di un accordo di co-sviluppo siglato con Chugai Pharmaceutical. È approvato in Giappone dal mese di aprile 2005 per la malattia di Castleman, e dal 2008 per AR, SJIA e PJIA. Dalla prima immissione nel mercato, sonostati trattati con tocilizumab oltre 275.000 pazienti. Tocilizumab è approvato in più di 100 paesi del mondo, tra cui paesi dell’Unione Europea, Stati Uniti, Cina, India, Brasile, Svizzera e Australia. Il farmaco è commercializzato in oltre 90 paesi.
Harvoni® (ledipasvir 90 mg/sofosbuvir 400 mg) per il trattamento delle infezioni da HCV di genotipo 1 e 4 in pazienti adulti è disponibile in Italia in regime di rimborsabilità A-PHT, vincolata ai criteri di eleggibilità previsti nella scheda di registro AIFA. Il trattamento è basato su una sola compressa (STR – Single Tablet Regimen) da assumere una volta al giorno, per 8, 12 o 24 settimane, a seconda del genotipo o delle caratteristiche del paziente.
Autorizzata in Italia la combinazione ledipasvir/sofosbuvir per la cura dell’epatite C
L’azione combinata dei due principi attivi sofosbuvir e ledipasvir permette di bloccare rapidamente la replicazione virale e di abbattere la viremia, in una percentuale media di casi superiore al 90%.
Il 13 maggio 2015 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la determina AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) che autorizza nel nostro Paese Harvoni di Gilead Sciences. Il trattamento è dispensato in regime di rimborsabilità A-PHT (Prontuario della Distribuzione Diretta) vincolata ai criteri di eleggibilità previsti nella scheda di registro AIFA, in base all’urgenza clinica definita dalla Commissione Tecnico Scientifica dell’AIFA secondo le indicazioni del Tavolo tecnico sull’epatite C.
Ledipasvir/sofosbuvir combina l’inibitore di NS5A ledipasvir (LDV) con l’analogo nucleotidico, inibitore dell’RNA polimerasi, sofosbuvir (SOF), approvato dalla Commissione Europea con il nome commerciale Sovaldi® nel gennaio 2014. L’azione combinata dei due farmaci consente una rapida inibizione della replicazione virale che si traduce, nella quasi totalità dei pazienti, nell’eradicazione dell’infezione.
«L’innovatività di Harvoni consiste nell’estrema semplificazione dello schema terapeutico e soprattutto nell’applicabilità della cura a tutte le tipologie di pazienti con epatite C inclusi i pazienti decompensati e quelli con trapianto d’organo – afferma Massimo Colombo, professore ordinario di Gastroenterologia dell’Università degli Studi di Milano. – Infatti, aver unito in una sola compressa da assumere una volta al giorno le due molecole necessarie alla cura dell’infezione, contribuisce a un deciso miglioramento nell’aderenza alla terapia. Questo, insieme alla breve durata del trattamento, da 8 a 24 settimane, e ai pressoché assenti effetti collaterali, si traduce in alte percentuali di successo con evidente beneficio clinico per il paziente»
Gli studi di fase 3 (ION-1, -2, -3, -4, oltre 2200 pazienti analizzati) hanno consentito la registrazione del farmaco da parte di FDA (Food and Drug Admistration) e successivamente di EMA (European Medicine Agency). Nei trial della serie ION sono stati inclusi pazienti naïve, pazienti che avevano fallito precedenti terapie (incluse quelle a base di inibitori della proteasi), pazienti cirrotici e non, e pazienti con co-infezione da HIV. La combinazione ledipasvir/sofosbuvir ha mostrato tassi elevati di SVR12 (fino al 99%), sia nei pazienti treatment naïve (mai esposti al trattamento), che treatment experienced (che hanno già avuto un precedente trattamento), con infezione cronica da genotipo 1 negli studi ION 1-3. I tassi di risposta virologica sono stati sovrapponibili nei sottogruppi di pazienti analizzati, inclusi quelli con fattori prognostici negativi. Nei pazienti con co-infezione da HIV di genotipo 1 e 4, un regime di 12 settimane con ledipasvir/sofosbuvir ha mostrato un’efficacia globale del 96%.
Importanti informazioni, giunte da ulteriori studi di fase 2, hanno considerato tipologie particolari di pazienti, come ad esempio quelli con malattia di fegato avanzata o post-trapianto. In particolare, lo studio Solar-1ha valutato l’efficacia e la sicurezza di Harvoni in associazione a Ribavirina in soggetti con cirrosi scompensata (classi di Child B e C) HCV-correlata e pazienti che avevano subito un trapianto epatico. I tassi di SVR12, sono stati dell’86 -89 % nei pazienti con cirrosi scompensata e del 96-98% nei pazienti trapiantati, senza cirrosi o con cirrosi compensata.
In Italia sono candidabili al trattamento: (Registro Aifa)
Pazienti con cirrosi in classe di Child A o B e/o con HCC con risposta completa a terapie resettive chirurgiche o loco-regionali non candidabili a trapianto.
Recidiva di epatite dopo trapianto di fegato con fibrosi METAVIR ≥2 (o corrispondente Ishak) o fibrosante colestatica.
Epatite cronica con gravi manifestazioni extra-epatiche HCV-correlate (sindrome crioglobulinemica con danno d’organo, sindromi linfoproliferative a cellule B).
Epatite cronica con fibrosi METAVIR ≥3 (o corrispondente Ishak).
In lista per trapianto di fegato con cirrosi MELD <25 e/o con HCC all’interno dei criteri di Milano con la possibilita di un’ attesa in lista di almeno 2 mesi.
Epatite cronica dopo trapianto di organo solido (non fegato) o di midollo con fibrosi METAVIR ≥2 (o corrispondente Ishak).